DONATO BILANCIA, IL SERIAL KILLER CHE HA UCCISO 17 PERSONE

DONATO BILANCIA, IL SERIAL KILLER CHE HA UCCISO 17 PERSONE

«Uscivo di casa e decidevo di ammazzare», ricorda Donato Bilancia in carcere, «così come avrei potuto decidere di andare al ristorante».


Donato Bilancia nasce nel 1951 vicino a Potenza, cinque anni dopo si trasferisce con la famiglia a Genova. Il padre, Rocco Bilancia, è impiegato all’Inam, mentre la madre, Anna Mazzaturo, fa la casalinga. Non sono genitori ideali. La mamma sembra divertirsi a umiliarlo: per esempio, già adolescente, lo denuda davanti alle cuginette curiose. Il papà non parla quasi mai con lui o con l’altro figlio, Michele, ma picchia spesso entrambi per futili motivi.

Donato smette di andare a scuola dopo la terza media, iniziando senza successo un lavoro dopo l’altro: meccanico, barista, fornaio, ragazzo delle consegne. Arrotonda i magri guadagni rubando autoradio e gli arredi delle chiese. Diventa sempre più bravo nell’arte del furto, anche se dall’età di 15 anni ogni tanto viene pizzicato dalla polizia.
A vent’anni un grave incidente automobilistico gli procura diverse fratture multiple e un coma di dieci giorni. Riavutosi, torna all’attività di scassinatore. Una volta la polizia lo arresta mentre ruba alcuni panettoni da un furgoncino, un’altra lo imprigiona per rapina. Nel 1982, apparentemente senza alcun motivo, il fratello Michele si butta sotto un treno tenendo tra le braccia il figlio neonato.

Per Donato l’ultimo duro colpo è un nuovo incidente automobilistico che, nel 1990, lo fa cadere in coma per altri cinque giorni. Da questo momento inizia a giocare nei casinò, indebitandosi fino al collo. Nonostante ciò, lo si vede alla guida di costose Mercedes o Porsche.
Donato Bilancia, Walter per gli amici, per un qualche complesso di inferiorità ha sempre ricoperto di regali tutti coloro che lo stimavano. O per meglio dire, che fingevano di stimarlo per estorcergli denaro. Dopo qualche mese si accorgeva regolarmente di essere stato sfruttato, ci stava male e cambiava amico. L’unico di cui si fida da sempre è Maurizio Parenti, installatore di videogiochi in locali pubblici e legato alla mafia delle bische.

Un giorno del 1997, Maurizio propone a “Walter” di seguirlo nella casa da gioco di un suo conoscente, Giorgio Centanaro. Lì, la prima serata Donato Bilancia vince, mentre nelle successive perde fino a cinquecento milioni di vecchie lire. Andando in bagno, sente casualmente Parenti dire a Centanaro: «Hai visto come sono riuscito a convincere quel fesso a venire qui?». Dopo aver passato tutta la notte a piangere per l’ennesima delusione, nella mente di Bilancia nasce un’insopprimibile voglia di vendetta, che lo trasformerà nel più famigerato serial killer italiano di tutti i tempi.
Elencheremo le sue vittime una a una.

1) Genova, 16 ottobre 1997: Giorgio Centanaro, il proprietario della bisca, viene trovato morto a casa sua. Si pensa a un infarto, ma è stato Donato Bilancia che l’ha soffocato premendogli in faccia un cuscino. Naturalmente ha usato i guanti, per non lasciare impronte.

2 e 3) Genova, 24 ottobre: Maurizio Parenti, l’ex amico del cuore di Donato, e la moglie Carla Scotto, appena tornati dalla luna di miele, sono costretti a denudarsi e poi vengono legati con il nastro adesivo, prima di essere uccisi a colpi di pistola. C’è anche un bottino di 13 milioni.

4 e 5) Genova, 27 ottobre: Bilancia, spacciandosi per un postino, entra nella casa di una coppia di orefici in pensione, Bruno Solari e Maria Luigia Pitto. I due reagiscono attaccando l’aggressore, che però li fredda con la pistola. Il fatto che non abbia portato via niente è secondario, dopo gli omicidi commessi per vendetta. Bilancia ha scoperto che il sangue lo eccita: scendendo le scale, fischia dietro a una ragazza che incrocia.

6) Genova, 13 novembre: Bilancia ha appena perso 70 milioni di vecchie lire al tavolo da gioco. Per rifarsi punta su un cambiavalute, Luciano Marra. L’uomo vive in una casa blindata, ma quando porta fuori la spazzatura lascia aperta la porta. Il killer ne approfitta per entrare e costringe il cambiavalute ad aprire la cassaforte. Mentre si mette in tasca 45 milioni di lire, l’altro cerca di ribellarsi e lui gli svuota in testa il caricatore della pistola.

7) Genova, 25 gennaio 1998: Bilancia è spinto di nuovo dalla sete di vendetta. Stavolta nei confronti delle forze dell’ordine. Sceglie un metronotte a caso, Giangiorgio Canu: entra prima di lui in un portone che deve ispezionare e poi gli spara.

8) Varazze (Savona), 9 marzo: Bilancia prova ad associare gli omicidi con il sesso. Chiede a una prostituta albanese, Stela Truya, 25 anni, di mettersi nuda su una scogliera, poi, pren- dendola alle spalle, le avvolge la testa in un asciugamano e preme il grilletto. Anche in seguito coprirà spesso le sue vittime con un indumento, per usarlo come “silenziatore” e per evitare di sporcarsi con gli schizzi di sangue.

9) Pietra Ligure (Savona), 18 marzo: dopo un rapporto orale con Ludmila Zubskova, ucraina di 23 anni, le spara in testa.

10) Genova, 20 marzo: a essere preso di mira è un altro cambiavalute, Enzo Gorni. Bilancia aspetta che esca a pulire la vetrina per entrare nel suo negozio. Quando se lo trova davanti, Gorni cerca inutilmente di prendere la pistola dietro una mensola. Dopo averlo ucciso, il rapinatore fugge con 10 milioni di lire e 20mila franchi francesi.

11 e 12) Novi Ligure (Alessandria), 24 marzo: mentre Bilancia ha un rapporto in auto con una trans nota come Lorena, viene sorpreso da due metronotte. La trans, sconcertata dai comportamenti strani del suo cliente armato di pistola, afferma di essere vittima di una violenza sessuale. Bilancia scende rapidamente dall’auto e uccide le guardie notturne Candido Randò e Massimilano Gualillo, prima che riescano a mettersi in contatto con la centrale. La trans ne approfitta per sgattaiolare tra i cespugli, verso i quali il killer spara senza centrarla. Quando si rende conto che ha svuotato il caricatore, la trans gli salta addosso. Bilancia si difende colpendola più volte con il calcio della pistola e poi fugge.

13) Cogoleto (Genova), 29 marzo: Bilancia carica in auto la prostituta nigeriana Tessy Edshoe, 27 anni. Quando si vede puntare la pistola, la ragazza reagisce mordendogli la mascella, ma non ha scampo.

14) Treno La Spezia-Venezia, 12 aprile: sul vagone, il serial killer segue una donna che entra in bagno. Si chiama Elisabetta Zappetti, è un’infermiera di 32 anni. Per un abile scassinatore come lui è un gioco da ragazzi aprire la porta del bagno. La donna inizia gridare, ma lui, con una mossa rapida, le copre la testa con la giacca e spara. Se gli omicidi delle prostitute avevano fatto poco clamore, l’uccisione di un giovane donna “per bene”, per di più in un treno pieno di gente, finisce sulle prime pagine dei giornali.

15) Pietra Ligure (Savona), 14 aprile: dopo un rapporto sessuale con la macedone Menta Vaibona, 22 anni, la fa sedere per terra, la copre con un giubbotto e le spara alla tempia.

16) Treno Ventimiglia-Genova, 18 aprile: uscito dal casinò di Sanremo, dove ha appena perso alcuni milioni di lire, Bilancia prende il treno per tornare a casa. Sul vagone segue la domestica Maria Angela Rubino, 29 anni, mentre entra in bagno. Intrufolatosi anche lui nel solito modo, la costringe a inginocchiarsi dandogli le spalle. Con la giacca che la giovane aveva appoggiato sul lavandino, le copre la testa e le spara. A questo punto commette un’azione che lo incastrerà: si masturba sopra il corpo senza vita, permettendo agli inquirenti di individuare il suo Dna sulla spalla della ragazza.

17) Arma di Taggia (Imperia), 21 aprile: al benzinaio Giuseppe Mileto, Bilancia rapina l’incasso della giornata, che ammonta a un milione di lire. Siccome arriva un’auto per fare il pieno, lascia che il benzinaio esegua il suo lavoro. Notando però che Mileto parla sottovoce all’autista, quando questi se ne va il killer si vendica uccidendolo.

Da qualche tempo, gli inquirenti pensano che il serial killer possa essere Donato Bilancia, soprattutto grazie alla testimonianza della trans colpita con il calcio della pistola, che ha descritto anche l’auto, una Mercedes, usata da Bilancia. Ora si potrà averne la certezza.

Due agenti in borghese seguono l’uomo sospetto in un bar e, quando esce, raccolgono i mozziconi delle due sigarette che ha lasciato nel portacenere. La scientifica ricava il Dna dalla saliva sul filtro e lo confronta con quello dello sperma trovato sul treno: non ci sono dubbi, appartengono alla stessa persona.

Il 6 maggio 1998, due carabinieri arrestano Donato Bilancia nel centro di Genova. Nella sua auto trovano la pistola calibro 38 con la quale l’uomo ha commesso molti dei suoi delitti. Pochi giorni dopo, l’uomo confessa gli omicidi di cui non era accusato. Sempre freddo e distaccato, Bilancia racconta che è iniziato tutto quando si è sentito tradito da quello che credeva essere il suo unico amico. Aveva sempre sperato «che la cosa finisse al più presto, magari a seguito di una sparatoria con la polizia».
Nel 1999, per i 17 omicidi commessi tra il 1997 e il 1998 in Liguria e nel basso Piemonte, viene condannato a 13 ergastoli e 28 anni di reclusione. Pena confermata in appello due anni dopo.

Torna a far scalpore quando, nel 2004, Paolo Bonolis lo intervista per Domenica In. «Cosa mi spingeva a uccidere?», Bilancia ripete pensoso la domanda che gli ha fatto il conduttore, «Non posso rispondere, non posso tutt’ora dare nessun genere di spiegazione. Con il mio psichiatra stiamo cercando di arrivare a svelare questo mistero. Non ci sono risposte: è un salto nel buio e più avanti non riesco ad andare. Perché io ricordo tutto, momento per momento, quello che è successo fisicamente, materialmente. Però se lei mi chiede il perché, non so che dire».

 

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