DEVIL E LA RIVOLUZIONE DI FRANK MILLER

DEVIL E LA RIVOLUZIONE DI FRANK MILLER

Devil (Daredevil), uno degli eroi di punta della Marvel, ha faticato non poco per raggiungere il successo, che arrivò a quasi venti anni dall’esordio, grazie a Frank Miller, artefice di una vera e propria rinascita del personaggio.

 

Un eroe alla ricerca di un senso

Creato nel 1964 da Stan Lee e Bill Everett (già ideatore di Sub-Mariner), Devil è la quintessenza del “supereroe con superproblemi” che ha fatto la fortuna della Marvel.
Stan Lee, già co-creatore di personaggi portatori di handicap come il claudicante Donald Blake (all’epoca alter ego di Thor), il cardiopatico Tony Stark alias Iron Man e il paraplegico professor Xavier, guida degli X-Men, inventa con Bill Everett un personaggio che ha proprio in un handicap la fonte della sua peculiarità.

Ispirato ai pochi noti romanzi del detective cieco Duncan Mclain, Stan Lee immagina un supereroe non vedente che combatte il crimine (mentre Bill Everett sosterrà che l’idea è venuta a lui osservando lo sviluppo ipertrofico dei sensi rimanenti alla figlia cieca).

DEVIL E LA RIVOLUZIONE DI FRANK MILLER

Copertina del primo numero di Devil: matite di Jack Kirby e chine di Bill Everett

Salvando un passante che stava per essere investito, il giovane Matt Murdock viene accidentalmente a contatto con del materiale radioattivo caduto dal veicolo, che lo rende cieco.
I sensi del ragazzo vengono però accresciuti dalle radiazioni a un livello superumano (tanto da permettergli di riconoscere le persone dal battito del cuore e di leggere un giornale sfiorando con le dita l’inchiostro in rilievo), e fornendogli un “senso radar” simile a quello dei pipistrelli che gli permette di distinguere perfettamente le sagome delle persone e degli oggetti che lo circondano.

Concepito per essere il Batman della Marvel, Devil mostra fin dalle origini una natura noir. Matt, ormai avvocato, diventa Devil per catturare il gangster che aveva fatto assassinare suo padre, un pugile in declino che si era rifiutato di farsi mandare ko in un incontro di boxe truccato. Storia che per l’atmosfera ricorda il film Lassù qualcuno mi ama con Paul Newman.

Seppur intervallata da alcune avventure di natura più fantascientifica, questa linea viene confermata dall’arrivo del disegnatore Wally Wood, dove peraltro Devil comincia a diventare un personaggio più interessante, dopo l’intermezzo dell’incolore Joe Orlando. Finché Wally Wood lascia il personaggio, accusando Stan Lee di mettere il proprio nome alle sue storie.

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Wally Wood

 

Il declino dei testi

In seguito Stan Lee, non più sostenuto da validi co-sceneggiatori come Everett e Wood, non ha modo con i pur bravissimi disegnatori John Romita e Gene Colan di sviluppare i personaggi di contorno e di creare avversari memorabili.

Lee caratterizza Devil facendone una sorta di secondo Uomo Ragno, ugualmente guascone durante i combattimenti, e ripete tematiche amorose in stile soap opera già viste su Iron Man (il triangolo amoroso tra Matt, la segretaria Karen e il socio Foggy ricalca quello tra Tony Stark, Pepper Potts e Happy Hogan).

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Gene Colan: tempo di soap opera

Andando avanti negli anni, Stan Lee alterna pochi episodi di qualità come “Fratello, prendi la mia mano”, in cui Devil aiuta a ritrovare la voglia di vivere a un reduce del Vietnam rimasto cieco, a strafalcioni di sceneggiatura come “La prigione vivente”, in cui il geniale Dottor Destino entra con la mente nel corpo di Devil e, pur vagando per la città, non si accorge che questi è cieco.

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Copertina di Gene Colan per un numero speciale

Le storie diventano più accurate dal 1969 con l’arrivo ai testi di Roy Thomas e in seguito di Gerry Conway, il quale sposta l’azione da New York a San Francisco e lo mette in coppia con la seducente Vedova Nera.

La testata di Devil continua a essere come una squadra che ristagna a metà classifica senza riuscire a raggiungerne la vetta. Per le scarse vendite la periodicità da mensile diventa bimestrale.

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La testata “condivisa” di Devil e Vedova Nera

 

La rinascita di Devil con Frank Miller

Dopo l’interregno di Marv Wolfman, che vede l’esordio di Bullseye e il ritorno di Matt a New York nel quartiere di Hell’s Kitchen, sul finire degli anni settanta a scrivere il personaggio arriva Roger McKenzie.

Lo sceneggiatore torna alle origini restituendo a Devil atmosfere noir e nemici dal background urbano, introducendo anche un comprimario destinato a diventare fondamentale, il giornalista Ben Urich.

Ad accompagnare McKenzie ai disegni c’è un giovane disegnatore originario del Maryland, Frank Miller, che di lì a poco, nel 1981, lo soppianta nel ruolo di sceneggiatore.
Miller compie una rivoluzione trasformando Devil in un vero e proprio hard boiled. Il suo stile di scrittura è asciutto e diretto, privo di didascalie descrittive. Piuttosto utilizza le didascalie per la narrazione in prima persona dei protagonisti, proprio come nei romanzi dei detective.

Miller dona a Devil l’arcinemico per eccellenza, una figura che fino a quel momento era totalmente mancata all’eroe: Wilson Fisk alias Kingpin, lo zar del crimine.
Seppure nato come avversario dell’Uomo Ragno, è sulla pagine del Devil di Miller che Kingpin si consacra come uno dei più carimastici e spietati criminali dell’universo Marvel.

Kingpin non è più il collerico bruto che distrugge la mobilia durante i combattimenti come ai tempi dell’Uomo Ragno di John Romita, ma un glaciale e spietato boss che non perde mai la calma. Orchestra trame machiavelliche per colpire i propri nemici protetto da uno scudo di omertà e corruzione che lo rende intoccabile, a metà tra Al Capone e don Vito Corleone de Il Padrino.

La sfida con Devil, quindi, non avviene tanto sul piano fisico, ma su quello psicologico. Un’appassionante sfida a scacchi dove Devil rappresenta l’ordine e la legge e Kingpin colui che si districa tra le sue maglie. Devil cerca in tutti i modi di far arrestare Kingpin, che invece riesce sempre a trovare il modo di farla franca.
La loro sfida perenne rimarrà uno dei punti fermi della serie, anche per gli sceneggiatori successivi.

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Kingpin

Frank Miller approfondisce il passato di Matt Murdock, introducendo retroattivamente la figura di un mentore, Stick, un ninja cieco che gli ha insegnato a combattere e ad amministrare gli ipersensi attraverso le discipline marziali, lo yoga e la meditazione.
Miller allarga le fila dei nemici introducendo la setta ninja La Mano e caratterizza in modo inquietante Bullseye, rendendolo uno psicopatico assassino seriale.

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Bullseye

Il sigillo definitivo di Miller è l’introduzione di Elektra, una figura che diventa subito di spicco.
Ispirata fisicamente alla bodybuilder Lisa Lyon e caratterialmente alla Sand Saref del fumetto The Spirit di Will Eisner, Elektra è una figura moralmente ambigua (una killer a pagamento non priva di un lato emotivo), ed è anche l’amore di Matt Murdock ai tempi del college.

Elektra incarna la figura della letale femme fatale con in più capacità di combattimento non inferiori a quelle del nostro eroe. Tutto ciò ne fa una figura adorata dai fans tanto da avere, negli anni successivi, delle miniserie personali (come Elektra Assassins e Elektra Vive Ancora, sempre di Miller) e in seguito delle serie continuative. Nel 2003 sarà anche protagonista assoluta di un film, non particolarmente riuscito, con Jennifer Gardner.

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Elektra

La morte di Elektra, avvenuta per mano di Bullseye nell’aprile del 1982, e tutto quello che ne consegue fino alla resurrezione (nel 1983 per un rituale ninja magico della Mano) è uno dei vertici più alti della vita editoriale di Devil.

DEVIL E LA RIVOLUZIONE DI FRANK MILLERDEVIL E LA RIVOLUZIONE DI FRANK MILLER

Dopo la perdita di Elektra, Matt Murdock ha una sorta di stress post-traumatico. Celebre in tale senso è la storia “L’Ultima Mano” di Miller, in cui Devil parla a Bullseye, l’assassino di Elektra, che si trova immobilizzato in ospedale dopo la caduta da un tetto.
Gli racconta di un bambino che, dopo avere visto il loro combattimento al telegiornale, ha preso la pistola del padre per farsi giustizia da solo sparando a un coetaneo.

Devil è frustrato e con i nervi a pezzi: mentre parla, gioca alla roulette russa con Bullseye… solo alla fine scopriamo che un realtà la pistola è scarica.

 

“Rinascita” di Frank Miller e David Mazzucchelli

Il vero capolavoro di Miller, l’opera per la quale è maggiormente ricordato, è senza dubbio “Rinascita” (“Born Again”), scritta nel 1986 con i disegni di David Mazzuchelli. Una delle migliori storie non solamente di Devil e della Marvel, ma del fumetto mondiale.

“Rinascita”: la saga scritta da Frank Miller e disegnata da David Mazzucchelli

Si tratta di una storia di redenzione, una simbolica discesa negli inferi di Devil, sul punto di soccombere a causa di un complotto ordito contro di lui, per poi reagire e (appunto) rinascere.

Torna Karen Page, la prima storica fidanzata di Matt, ma non è più la dolce segreteria perennemente in ansia per il nostro eroe degli anni sessanta. Miller la descrive come un attrice fallita che per sbarcare il lunario si è data ai film porno ed è caduta nella dipendenza da eroina. In cambio di una dose, vende a un criminale l’identità segreta di Devil.

Il nome di Matt arriva fino all’orecchio di Kingpin, che ha così l’occasione di eliminare il suo rivale. Il re della malavita non colpisce direttamente Devil, ma agisce attraverso il sistema legale a lui tanto caro per distruggerlo.
Attraverso la dichiarazione di un pluridecorato agente di polizia, fa accusare Matt Murdock di corruzione, ottenendo la radiazione dall’albo degli avvocati. Dopodiché, gli fa saltare in aria la casa.

Senza lavoro, senza un’abitazione, con i soldi in banca congelati, Matt vaga per le strade di New York in preda alla paranoia e sull’orlo di una crisi di nervi. Decide di andare da Kingpin per affrontarlo a viso aperto, ma viene picchiato e sconfitto.

Gettato nel fiume Hudson, Matt ha la forza di reagire e riemergere. Viene trovato in fin di vita da una suora.

Questa lo prende con sé e lo aiuta a guarire. La donna ha un che di familiare per Matt e sebbene lei lo neghi, grazie ai suoi sensi capisce che è sua madre, creduta morta quand’era un bambino.

Questo dà a Matt Murdock la forza di rialzarsi e riprendere le redini della propria vita, ribellandosi a Kingpin e salvando tutte le persone a lui care che nel frattempo Kingpin, ossessionato dal fatto di non aver trovato il cadavere di Murdock, ha preso di mira allo scopo di stanarlo.

Tra queste c’è la stessa Karen, che in un momento di lucidità capisce la gravità della sua azione e trova la forza di smettere con l’eroina.

Matt la perdona e i due, riconciliati, trovano ognuno nell’altro la ragione di vivere e di andare avanti.
Matt Murdock ha perso tutto… la casa, la reputazione, il benessere economico, ma grazie all’amore delle due donne più importanti per lui trova una nuova ragione di vita.

Questa è la beffa più grande per Kingpin, e il non essere stato in grado di spezzare moralmente il suo avversario alimenterà ulteriormente l’odio per lui.

Frank Miller si congeda da Devil e dalla Marvel nel 1987 passando alla Dc Comics, dove prova a ricostruire anche il mito di Batman, con opere come “Batman Anno Uno” (sempre con David Mazzuchelli ai disegni) e “Il ritorno del Cavaliere Oscuro”, ambientato in un vicino futuro.

Torna brevemente a occuparsi di Devil nel 1993, quando reinterpreta le sue origini in una chiave più cupa e drammatica nella “graphic novel” intitolata “L’uomo senza paura”, con ai disegni John Romita Jr.

“L’uomo senza paura” di Frank Miller e John Romita Jr.

Frank Miller è diventato con il tempo lo sceneggiatore definitivo di Devil, un punto di arrivo per chiunque voglia cimentarsi col personaggio.

 

Devil dopo Frank Miller

Altri scrittori di run di successo di Devil come Ann Nocenti, Kevin Smith e Brian Bendis hanno seguito la linea tracciata da Miller, descrivendo Matt Murdock come un uomo sofferente, sempre sul baratro, sul punto di raggiungere il proprio punto di rottura. Ma in grado di rialzarsi e di saper distinguere il bene dal male, proseguendo la sua infinita lotta contro il lato oscuro della nostra società.

Devil è stato protagonista di un discutibile film del 2003, interpretato da Ben Affleck, e di una serie Netflix da tre stagioni, con Charlie Cox.
In entrambi i casi il ciclo di Frank Miller è stato preso come fonte di ispirazione.

 

 

 

 

1 commento

  1. Non gettatosi, ma lanciato nel fiume in un taxi da Kingpin e la sua posse. Matt Murdock non è un suicida – nemmeno nei suoi gg + duri quando doveva vedersela con ceffi letali come Matador e l’Uomo Rana – e financo negli incubi in ospedale in cui è degente, DD si vede come un pugile sul ring.
    Vero sicuramente che quasi tutti gli sceneggiatori post Miller al suo lavoro si rifanno. Persino JM DeMatteis che cita la miniserie del 1993 di Miller/JRJR e la prostituta che un implume DD lancia in preda al panico e senza volerlo da una finestra ( e che Joe Kelly in una acrobatica retcon trasforma in Typhoid Mary ndr ).
    Segnalo solo x completezza che la citata Ann Nocenti ed il dimenticato D. G. Chichester ( che non sfugge al canone milleriano e ripesca il Garrett di Elektra Assassin ) hanno indagato la contraddizione di un avvocato e quindi uomo di legge di giorno che dopo il crepuscolo si trasforma in un vigilante col manganello.
    FM a mio modo di vedere aveva introdotto anche il concetto interessante dell’isotopo radioattivo che era solo un innesco perchè MM accedesse a capacità che sono di alcuni e non di tutti ( per esempio i Casti di Stick suo mentore ). Forse non proprio una idea da spacciare ad un pubblico di bimbi – negli anni ottanta Byrne scrisse e disegnò una storia dei F4 in cui Johnny Storm affronta il trauma di un bambino che si è dato fuoco per imitarlo ed èè di qualche giorno fa la notizia di tre bimbi che si sono fatti pungere da una vedova nera x diventare come Spidey – ma qualcosa sospeso tra la Forza di Guerre Stellari e nuovi punti di vista sulla realtà come la intendiamo decenni prima di Matrix e di alcuni film di Nolan.

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