DARIO FO CONTRO GOLDRAKE

DARIO FO CONTRO GOLDRAKE

Reduce da epiche battaglie intergalattiche contro le temibili truppe di Re Vega, sul finire degli anni settanta il prode Actarus si prepara a un nuovo, difficile conflitto, da affrontare all’interno dell’atmosfera terrestre, tra i rigorosi opinionisti che affollano i salotti del suolo italico.

 

«DARIO FO CONTRO GOLDRAKE? È SOLO UN REAZIONARIO QUALUNQUISTA»

A minacciare l’integrità di Goldrake non è un sistema meccanico di lame rotanti, né il potere offensivo di un raggio laser superperforante. Questa volta a incombere sulla testa del gigante metallico è un’arma invisibile, ma dall’immensa forza distruttiva: la censura.

Fronteggiare un simile armamento è per un eroe la sfida più difficile. L’Alabarda spaziale non sortisce alcun effetto. A nulla valgono i raggi antigravità, la pioggia di fuoco e i disintegratori paralleli.

Per uscire indenne dallo scontro il potente robot non può che contare sul suo piccolo grande esercito: i seguaci in carne e ossa di cui dispone in tutto il Paese. Sono tanti, agguerriti ed estremamente determinati.

«Caro direttore, sono una ragazza di quattordici anni di nome Edvige. Ho letto gli articoli pubblicati sull’Unità del 13 aprile che si riferiscono alla polemica che è nata attorno alla trasmissione Atlas Ufo Robot. Dopo quasi tre anni di trasmissione l’opinione pubblica si accorge che Goldrake è violento e banale. Io vorrei dire a quei seicento genitori e insegnanti di Imola che la nostra stessa vita è violenta, banale e ripetitiva e noi tutti ne abbiamo colpa. Accusano Goldrake, ma non è vero che a loro fa piacere se i figli stanno incollati al televisore? Così non danno fastidio. E Remì non è violento? Se “l’eroe” viene tormentato, costretto a piangere e la sua storia vi costringe a piangere, in futuro nulla vieta che saranno costretti a subire le stesse violenze o le faranno subire agli altri. I vostri figli, genitori di Imola, possono diventare terroristi non perché guardano Goldrake ma perché voi li costringete ad accettare le vostre scelte: li obbligate a guardare cose che per voi sono istruttive e pacifiche e non sapete che la violenza la subiscono comunque anche se guardano un telefilm poliziesco o il telegiornale. Il problema è che il vero messaggio di Goldrake i genitori di Imola non lo comprendono: il futuro di Goldrake è un futuro in cui la scienza, e la tecnica vincono e ricacciano la violenza. Questa è la verità. Ed infine. Ho letto l’articolo di Dario Fo che io considero un reazionario e un qualunquista. Dario Fo dice che lui può battere Goldrake: che abbia il coraggio di farlo se ne ha le possibilità: ma io credo di no perché io e tanti altri amiamo troppo Goldrake e gli eroi spaziali e possiamo dimostrare che in lui non c’è alcuna forma di violenza».

 

IL CULTO DEL “SUPERUOMO” E L’ODIO VERSO IL “DIVERSO”

È la primavera del 1980 quando la lettera della piccola Edvige viene pubblicata, tra le altre, nello spazio dedicato alla posta dei lettori sul quotidiano L’Unità, organo del Partito comunista italiano. L’argomento è molto sentito, Goldrake si rivela una figura particolarmente amata dai più piccini ed è con loro che bisogna fare i conti adesso. Sono ben 620 i genitori di bambini delle elementari di Imola che hanno firmato un documento di protesta indirizzato alla Rai, alla commissione di vigilanza, al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e a quello della Pubblica Istruzione per invitare chi di dovere a prendere provvedimenti contro una «trasmissione diseducativa».

«Abbiamo deciso che bisognava fare qualcosa quando nostro figlio di nove anni ha annunciato con preoccupante serietà che da grande avrebbe fatto il supereroe», afferma con apprensione la moglie del promotore dell’iniziativa.

«I ragazzi non salutano più: quando ti incontrano ti sferrano un “pugno atomico” nello stomaco», aggiunge un’altra mamma dinnanzi ai microfoni dei giornalisti. La questione, tuttavia, non è nuova. Non molto tempo prima qualche personaggio pubblico aveva già definito questo cartone animato un prodotto «pericoloso», «violento» e addirittura «terroristico» e «fascista». I bambini però non ci stanno e respingono al mittente tutte le accuse.

La polemica più nota nasce nel 1979, quando un deputato del partito di sinistra Democrazia Proletaria, Silverio Corvisieri, accusa Goldrake di «esaltare nelle menti dei bambini atteggiamenti psicologici pericolosi».

Secondo il parlamentare sarebbero tre le principali componenti negative di questa animazione d’oriente:

1) Il culto del «superuomo» al quale i più piccoli rischiano di avvicinarsi.

2) Il principio della «delega» secondo il quale i terrestri sembrerebbero incapaci di salvarsi da soli.

3) L’odio verso «il diverso», poiché diversi vengono raffigurati gli alieni.

DARIO FO CONTRO GOLDRAKE

Silverio Corvisieri (Ponza, 1938) inizia l’attivià politica come militante del Partito comunista italiano e in seguito della IV Internazionale. Cofondatore di Avanguardia Operaia, confluita poi in Democrazia Proletaria, è stato deputato per tre legislature (1976-87)

 

 

«IL RAGAZZO SPOSA UN ATTO DI VIOLENZA CHE APPARE POSITIVO PERCHÉ RICCO DI CONTENUTI LIBERATORI»

Sempre secondo Silverio Corvisieri, apparirebbero costanti le esaltazioni di concetti perniciosi e ad altissimo rischio di emulazione come l’uso della violenza e la volontà di totale annientamento dell’avversario.
Il deputato chiede dunque un intervento della commissione vigilanza sulla Rai e spiega ulteriormente la sua motivazione: «Se pensiamo che nel bambino questo bisogno di un eroe buono al quale appoggiarsi, e questa insicurezza, ci sono già, ecco che il bombardamento psicologico di Goldrake è devastante. E mi preoccupa sia come genitore che come parlamentare. Come genitore perché mi rendo conto ancora una volta di quanto poco si possa fare, spesso, contro queste altre persone che ti entrano in casa attraverso la tv portando messaggi assolutamente diversi da quelli con cui tu cerchi di educare i tuoi figli. Come parlamentare, perché mi chiedo quanto serva discutere in commissione di tribune politiche e sindacali e di programmi culturali che vedono in dodici, quando poi i contenuti veri che la televisione propone sono tutta un’altra cosa e non vengono mai pesati criticamente».

Quello di Corvisieri non è un caso isolato. Negli ambienti degli intellettuali politicamente impegnati si fanno sentire anche voci artistiche di rilievo, come quella di Dario Fo, che non ama parlare di censura e afferma di volersi mettere in gioco per sconfiggere Goldrake sul suo stesso campo di battaglia, quello dello spettacolo. Il noto drammaturgo si propone dunque per un duello a colpi di indici d’ascolto per distogliere i più piccoli da un cartone animato diseducativo mostrandone le contraddizioni.

Ma perché? Cosa c’è che non va in Goldrake secondo Fo? Il futuro Nobel per la letteratura lo scrive tra le pagine de L’Unità:

«La lotta è tremenda, senza esclusioni di colpi e ogni mezzo è valido, sembra giustificato, per opporsi a questo nemico, per far trionfare il Bene, che alla fine arriva puntuale all’appuntamento: è la catarsi, la liberazione […] Il mostro distrutto produce un forte sentimento di piacere. Il ragazzo sposa spontaneamente l’atto di violenza che appare positivo perché ricco, appunto, di contenuti liberatori».

 

DARIO FO CONTRO GOLDRAKE

Dario Fo (1926-2016)

 

«L’ALABARDA SPAZIALE EQUIVALE ALLA BAIONETTA, IL MAGLIO PERFORANTE AL MANGANELLO»

«È la mistica del fascismo», continua Fo, «che faceva sempre apparire l’avversario come laido, orrido. In fondo Goldrake non è una novità. Ricordate anche la storia di San Giorgio e il drago? Il drago chiedeva in olocausto corpi di fanciulle e terrorizzava le popolazioni: San Giorgio libera tutti dall’incubo. Una storia completamente inventata, non è mai esistito San Giorgio. Era Goldrake. Era l’essere soprannaturale della situazione, rappresentava l’elogio della casta dei cavalieri, dell’aristocrazia, era il simbolo esclusivo della casata regnante in Inghilterra. Goldrake è il discendente di questa deteriore forma di spettacolarità teatrale delle parabole proprie del cattolicesimo feudale. Ma Goldrake ha anche altri genitori. Nasce da un accoppiamento morboso tra la cultura originaria giapponese, la letteratura dei samurai e i miti del superman americano. Goldrake e suo fratello Mazinga sono, insomma, figli di tanti padri. E il punto è che oggi molti ragazzini li vorrebbero per fratelli, ne seguono le avventure a tutte le ore su tutti ì canali. Una vera e propria saga della stupidità e della violenza».

Per lo scrittore Alberto Bevilacqua «il pugno rotante equivale al pugno di ferro; l’alabarda spaziale alla baionetta; il maglio perforante al manganello […] Goldrake è lo stadio che può precedere la droga vera e propria».

Ma non tutti sono di questa opinione.

 

Il giornalista Luca Goldoni replica in questo modo alle accuse rivolte al noto cartone: «Non credo che i terroristi sparino con la P38 perché da piccoli giocavano alla guerra. Queste crociate mi sembrano assurde. I bambini si formano, io credo, con ben altre suggestioni. Con ben altre realtà».
Dello stesso avviso di Goldoni è anche lo scrittore e poeta (nonché pedagogista) Gianni Rodari: «I cartoni animati sono come i gattini di casa. I bambini ci giocano ma non ne prendono niente». Contrario all’iniziativa di censura è anche il sindaco di Milano, Carlo Tognoli: «Non condivido l’allarme. C’è la vittoria del buono sul cattivo e solo i robot finiscono disintegrati».

 

Gianni Rodari (1920-1980)


Ad avere un approccio differente, tra le eccezioni di sinistra, c’è anche il quotidiano Lotta Continua, che pubblica un articolo dal titolo: «Bambini tenete duro che arriva Goldrake contro i genitori babbalei». Disapprovando l’iniziativa dei 620 genitori di Imola si concentrano su una critica generale ai mass-media, lasciando spazio, con una breve intervista, alle opinioni del piccolo Michele, un bambino di 7 anni patito di Goldrake e Jeeg Robot: «Mio padre ogni tanto li guarda pure lui — afferma Michele— mio nonno invece dice che me li sogno la notte perché ci sono i mostri e le facce strane. Secondo me ha paura di sognarseli lui».

 

(Da Spazio70).

 

 

 

18 commenti

  1. Molto interessante. Atlas Ufo Robot ha segnato profondamente la mia infanzia, al pari dell’Uomo Ragno di Romita. Penso che a Goldrake sia capitato di essere loro spartiacque nell’immaginario collettivo tra i nostri genitori, zii e fratelli maggiori, baby boomer “impegnati” e noi della generazione X, un peletto più… qualunquisti? No, direi semplicemente disillusi.

  2. I “sinistri” ce l’hanno per abitudine quel [fingere di] essere così preoccupati che ogni programma o film “action” faccia diventare i bambini violenti e fascisti! Il politically correct internazionale ha anche peggiorato questa situazione.

    • ma allora il politicamente corretto non si sapeva nemmeno che cosa era e dentro la sinistra c’era gente di ogni tipo e personaggi grandiosi e personaggi che lo erano molto meno. comunque citare goldoni e bevilacqua a favore di goldrake – a Rodari tanto di cappello comunque – non serve molto dato che erano due parolai, giornalista servile uno e scrittore da dimenticare l’altro però guarda un pò collocati non nella sinistra e quindi anche loro difendendo Goldrake facevano politica come gli altri se non peggio perchè valevano proprio poco

  3. Ho vissuto in pieno l’arrivo di Goldrake in tv rispettando ogni sera in religioso raccoglimento il nuovo episodio del cartone animato. Per fortuna ai miei non è mai passata per la testa di limitare l’accesso ai cartoni animati nonostante tutti quei pareri negativi e nonostante tutto (e Gigi la trottola o Ataru Moroboshi) son cresciuto normalmente senza mettere bombe o il bisogno di guardare delle mutandine bianche nei momenti calo di energie!

  4. Goldrake appariva dentro una trasmissione che mi pare fosse Buonasera Con dove si alternavano tanti personaggi illustri che presentavano tanti programmi tra cui anche un telefilm di 25′ come Quella Casa nella Prateria e Amore in Soffitta.
    A quell’ora ero fuori con gli amici ma qualche volta la guardavo. Mi interessava il personaggio, i telefilm erano da poco, e Goldrake mi faceva proprio schifo come animazione e storie. Non l’ho mai veramente guardato più.
    Io condividevo le opinioni qui ricordate di Fo e Corvisieri e mi sembravano troppo ottimistiche quelle di Rodari.
    Cosa devo dire adesso a distanza di 50anni ?
    Fo non mi è mai stato simpatico, ha utilizzato le tematiche della sinistra, giuste, per fare carriera. Il suo teatro comico faceva pena e diventando un personaggio di sinistra ha ottenuto un successo che non meritava. Corvisieri era uno dei tanti capetti della sinistra extraparlamentari dove c’erano anche menti fini ma lui non mi ha mai detto niente di particolare.
    Però a distanza di 50anni sono sempre del loro parere ma non tanto per l’analisi politica che fanno (che ci sta anche se pensiamo ai cartoni successivi e al degrado del gusto in tv) ma perché secondo me con Goldrake (non solo con lui certo) è iniziato il degrado che poi si è riversato sulle tv private che hanno incominciato a rincoglionire la gente prima che rai e mediaset diventassero una macchina sola di stupidità.
    Solo che allora pensavo ci fosse uno spazio anche per questa roba mentre oggi se potessi tornare indietro e avessi il potere di eliminarlo lo farei di sicuro.
    Per la sinistra di allora bisogna rendersi conto dei tempi che erano e di cosa era stata la rai prima.
    Oggi ci sembra che esagerino mentre forse non hanno esagerato abbastanza anche se la battaglia era perduta fin dall’inizio.
    Anch’io avevo degli amici più piccoli che dicevano che Goldrake era forte ma ne avevo tanti che dicevano che faceva schifo. Anche per loro passare dai cartoni intelligenti di Mille e una sera trasmessi quasi di nascosto al sabato sera mentre sul primo canale andava il varietà a Goldrake che passava quando la gente stava per cenare era una cosa che faceva un pò schifo e metteva anche malinconia.
    Ricordo un fatto. Quando morì Peppino De Filippo su Rinascita la rivista del Pci dove allora c’erano delle firme che oggi ce le sognamo qualcuno scrisse che era morto facendo la spalla a Goldrake perchè allora la simpatia della Sinistra andava tutta al fratello Eduardo.
    C’erano tanti sbagli e tanti errori come questo. Ma c’era una sinistra che oggi io rimpiango che era una sinistra capace di analizzare anche Goldrake mentre poi non è stata capace neppure di chiedersi se certe invasioni erano positive per gli spettatori piccoli e grandi oppure li rincoglionivano.
    La tv di schifo di oggi è cominciata anche con Goldrake.

  5. Come tutti quelli della mia età ci sono cresciuto con Goldrake, Mazinga e Jeeg, ma non vorrei fermarmi a questo. Quello che mi lascia triste e depresso come la cultura italiana dominante, impersonata da tanti intellettuali ancora celebrati, sia stata per anni talmente cieca, provinciale e arretrata, da essere assolutamente incapace di analisi critica dei fenomeni in grado di andare oltre trita dicotomia fascista/anti fascista (ovvero marxista) a servizio dello scontro politico.
    Una piccolezza non solo intellettuale ma d’animo e di spirito sconcertante.

    • scusami se mi permetto ma essere antifascisti non significa essere marxisti e le analisi su Goldrake e Mazinga non erano solo fatte da marxisti (che applicavano il metodo di lettura marxista tanto è vero che Rodari che era marxista lo applica anche) si trattava semmai di un metodo educativo che veniva da un mondo diverso dove anche il divertimento doveva cercare di servire a migliorarsi e questo metodo era applicato da tanti da destra a sinistra in cui si colloca bene un paraculo come Fo però non dobbiamo mischiare la politica spiccia (o l’odio spiccio per certe idee) con le analisi di questi fenomeni.
      Io non mi sentivo un ragazzo strano (ero un pò più grande forse) e non si sentivano ragazzi strani tanti che conoscevo che andavano ancora a scuola o avevano già cominciato a lavorare come apprendisti e Goldrake lo schifavano senza sapere cosa avevano detto Fo e altri.
      Sono vissuto in un altro pianeta o ci siete vissuti voi ? Ma non prendete questa come una polemica che vuole incattivire questa discussione (sempre che filiate quello che dico) ma prendetela come lo stupore di uno che è vissuto anche lui ai tempi di Goldrake e Mazinga e come tanti altri preferiva quando tornava a casa a quell’ora leggersi Eureka e farsi un sacco di risate o guardare in tv altre cose belle e divertenti

      • Caro Giorgio, ovviamente essere antifascisti non significa essere marxisti, la mia era una battuta per illustrare come la pensava certa gente a quei tempi per la quale valeva il semplice mantra: se non eri marxista e non avevi la tessera del partito giusto eri automaticamente fascista. Dato che Goldrake, mazinga (e neppure Tolkien) erano tesserati e frequentavano la sezione NON potevano essere, in questa semplice dicotomia per le menti semplici di questi lodati pseudo intellettuali, che fascisti, cripto fascisti, ur-fascisti o qualunque cosa andasse di moda per stigmatizzare quello che non capivano

  6. Molto bella e ponderata la lettera di Edvige. Avrebbe dovuto dirigere il Pci. O almeno l’unità.
    Straniante il semplicistico scartare la simbologia del mito di San Giorgio, da parte di Fo.
    Oggi , sì, ci vorrebbe un mitico San Giorgio contro Draghi.
    Buona Fortuna a tutti!

  7. Fa molto male vedere personaggi così importanti dare una lettura così – invece – superficiale dei Super-robot nipponici… Fa male perché penso a quanto certi personaggi siano stati formativi per una generazione come la mia. È vero che in queste opere c’erano due schieramenti stereotipati con i brutti e cattivi da una parte ed i belli e buoni dall’altra, ma c’erano anche nemici degni del rispetto dei protagonisti e quell’idea di sacrificio per il bene degli altri che oggi, in questa civiltà egoistica, manca totalmente…

  8. Leggo commenti agghiaccianti… State sicuri che i peggiori soggetti venuti fuori da quegli anni Goldrake non lo guardavano, altrimenti avrebbero una caratura morale tale da essere persone migliori. Perché il meglio di me, lo posso dire tranquillamente, io l’ho imparato dagli eroi di quei cartoni animati…

    • 96 minuti di applausi!

  9. A quei tempi io leggevo Ken Parker, Corto Maltese e guardavo cartoni (ammetto che certi più per piccoli non li guardavo più) come Fritz Il Gatto e alla sera in tv i film di Jiri Trinka e Norman McLaren, leggevo Linus, Eureka, e stavo facendo l’ultima raccolta di Gordon che usciva con le copertine per rilegarli dai fratelli Spada.
    Ma davvero pensate che io mi sarei messo a vedere Goldrake ?
    Io non ricordo a quei tempi tutto questo affetto per il personaggio e ricordo invece che i ragazzi sopra i sedici anni lo schifavano alla grande. La Rai dava cose bellissime ma perché guardare Goldrake ci si chiedeva ?
    E’ vero che le analisi di Fo oggi fanno pena ma bisogna inquadrare le cose nel loro periodo storico e allora la sinistra si preoccupava anche di questo. Era all’opposizione ma cercava di dare un contributo a non peggiorare un paese che stava andando verso la fine dei bei tempi.
    Non fa pena vedere oggi che tante personalità non abbiano capito Goldrake ma fa tristezza, scusatemi, vedere che pensate con nostalgia alla vostra visione di allora e, mi sembra e se mi sbaglio scusatemi, che non volete capire come i più adulti anche non colti per niente vedevano Goldrake come l’invasione del cattivo gusto nei cartoni per i loro figli e nipoti.
    Era un’altra epoca ! Quei non si tratta di fare politica che sarebbe uno sbaglio ma di fare un pò di storia di un periodo dove Goldrake appariva come una presenza negativa e non per niente in Svezia e Norvegia ecc (non so se poi sia sempre stato così) i cartoni asiatici avevano deciso di non esportarli per il contenuto che consideravano anche loro negativi e non ditemi che anche lì c’era una mentalità chiusa. Aveva deciso così anche la Bbc che era il modello della Rai di allora.
    Comunque ho visto che il mio commento di ieri pomeriggio non ve lo siete proprio filato (volevo parlare di quando la stessa cosa successe con alcuni telefilm americani) forse per colpa mia e del fatto che non sono un grande scrittore dei miei pensieri. Però la sostanza si dovrebbe capire.
    Anch’io sono stato bene, a livello personale, in quegli anni e in quelli dopo, ma non mi sognerei mai di dire che Goldrake o Lando erano belli perché allora io mi godevo la vita. Bisogna capire il mondo di allora e ricordarlo bene. Questa è, scusate, la mia opinione.

  10. la faccenda penso vada considerata da un altro punto di vista già menzionato da altri commenti; per la visione di sinistra (visione, ché la cultura non sapevano eanche che cosa fosse) e quella cattolica (idem), la letteratura e in generale qualsiasi comunicazione sociale e privata doveva essere istruttiva e edificante, ovviamente nel senso desiderato dalle varie parti;
    lo svago e soprattutto il divertimento non era neppure considerato in quanto tale, e se lo era doveva comunque mantenersi in una dimensione approvata: “Porci con le ali” fu un mediocrissimo libro porno, ma spacciandolo per interessante documento sulal dimensione giovanile gli autor (di sinistra)i ne vendettero milioni di copie, ma era un libro porno e basta, e anche noioso; ma gli intellettualini borghesi che guardavano con vergogna le riviste porno del giornalalio si sentirono finalmente autorizzati a leggersi di scopate senza ritegno; la pagina dei cinema dell’Avvenire, a quei tempi riportava le indicazioni per i lettori che andavano dal “per famiglie” a “inaccettabile”: inaccettabile, capite? e in quell’inaccettabile c’era pressoché qualsiasi cosa divertente;
    un cantante come De Gregori rischiò di essere pestato dai compagni extraparlamentari perché cantava canzoni senza troppo senso e dunque inutili alla edificazione del popolo, e ricordo polemiche a non finire sulle radio di sinistra quando qualcuno osava trasmettere un pezzo di disco music;
    Goldrake così come Happy Days e i fumetti e la musica di Baglioni erano intrattenimento puro, con qualche semplice morale, ma erano svago; chi guardava Goldrake se ne strabatteva delle problematiche proletarie, così come le mie amiche dei quartieri operai di Milano si scopavano i ragazzi che volevano senza passare dai consultori del PCI, e questo non andava bene, perché scopare era male, fare sesso con coscienza del proprio ruolo di donna nella società, qualsiasi cosa volese dire, invece andava meglio; bene no, perché comunque anche per i compagni prima dle matrimonio nisba, per le figlie, ovviamente;
    i cartoni giapponesi sfuggivano alle logiche dei compagni, raccontavano cose che non si erano mai viste prima e che comunque non servivano alla causa, dunque erano combattuti preventivamente, oppure assolti dai vari Rodari nel ruolo del poliziotto buono: assolti! come se avessero avuto bisogno dell’approvazione di un Rodari, che peraltro era l’autore più pubblicato nei paesi comunisti; tutte le pippe interpretative degli intellettuali rispoecchiavano l’angoscia dei censori pseudoculturali di fronte a qualcosa che non capivano, fine;
    pochi hanno capito che quando arrivò Berlusconi con le sue televisioni, molte persone tirarono un sospiro di sollievo, tutte quelle persone cui piaceva sbaciucchiarsi le morose / i morosi, andare in moto (Honda, non Gilera) al mare, sognare una vita con soldi, case non da suicidio progettate da nipoti in malafede di Le Corbusier, cose normalissime, che però i media ufficiali, RAI per prima, avevano sempre implicitamente osteggiato;
    così per fortuna si sfaldò la “sinistra”, con Goldrake e Dancing Days e i paninazzi dei fast food; certo non c’era altro a sostituirla, e così si finì nell’edonismo reaganiano;
    quanto al commento di GiorgioI, non so se nei Paesi scandinavi osteggiassero i cartoni giapponesi, ma quei Paesi non sono e soprattutto non erano quelli della semplificazione riminese della svedesina disponibile; erano paesi di stampo fortemente socialdemocratico con chiusure estreme e aperture altrettanto estreme;

    • Superfluo aggiungere che condivido quasi al 100% ciò che scrive Andrea (pur non essendo io mai stato un fan dei cartoni animati giapponesi). Cartoons e manga-anime a parte, sia la sinistra che i cattolici all’epoca ti facevano “dù palle” così favorendo (imponendo?) programmi, film, fumetti, ecc, che dovevano essere “anche” educativi (“educativi”, naturalmente “a modo loro”: mi è rimasto impresso quel che scrisse anni dopo il critico cinematografico di sinistra Morando Morandini, che si lamentava e persino scandalizzava che i critici più giovani nati dalle rivistine amatoriali o su Internet non tentassero più come ai tempi suoi di “educare” lo spettatore!).

      Ricordo il critico musicale de “La Stampa”, quotidiano da sempre piuttosto a sinistra, che negli anni settanta si scagliò contro gli ABBA (che comunque, anche se poi diventeranno una sorta di icona, almeno in Italia non è che avessero ‘sto successo, se non ricordo male solo il loro brano S.O.S. entrò nei primi posti delle classifiche, seguito, ma in postazione ben più bassa, da Dancing Queen…) per mettere in guardia il lettore sul fatto che c’era stato un gigantesco equivoco e che il gruppo svedese non rappresentava assolutamente la musica “migliore” (sic!) per i giovani e che dunque non si doveva seguirli! Per tacere quello che scrisse il critico del Secolo XIX nel giugno 1970 sul programma “Questo è Tom Jones” di cui la RAI mandò temerariamente in onda un assaggino!

      Non faccio fatica ad ammettere che in quel periodo io divenni più “cinefilo” che telespettatore proprio perché i programmi che mi imponeva mamma RAI mi annoiavano enormemente. E al cinema trovai pane per i miei denti. Prima il boom dei film del kung-fu (non a caso ritenuto “fascista” dai sinistri) e poi le Rassegne sulla Fantascienza d’antan, dal Planetario di Roma in poi. Ne ho già parlato, non è una mia fissazione: è un errore sottovalutare quell’evento, seppur abbastanza marginale, dal punto di vista politico-sociale. Non so se Luigi Cozzi organizzandole, si rendesse conto di quel che faceva “politicamente”, giacché immettendo improvvisamente sul mercato cinematografico tutti quei B-movies, ci consentì di evitare la noia dei programmi e dei coevi film “progressisti” tanto amati dalla Sinistra, riscoprendo un genere “reazionario”, o di puro svago apolitico.

  11. I sinistri hanno sempre avuto idee balzane

  12. Vedo che ancora resiste la distinzione tra destra e sinistra…
    Uno zoomer direbbe che siamo boomer e diciamo cose cringe 😛

    • si parla di anni Settanta, quando uno che usava scarpe a punta Barrow rischiava di essere ammazzato di botte dai compagni;
      viceversa se la nonna ti regalava una sciarpa rossa potevi esser quasi certo di non tornare a casa vivo;
      siccome però i compagni erano in rapporto 50 a 1 con i camerati, la maggior parte dei macelli li combinavano loro, ricordo benissimo le manifestazoni con certa gente che conoscevo lanciare biglie di ferro con la fionda contro i poliziotti, quei poveri Cristi che secondo le grandiose ideologie rivoluzionarie avrebbero dovuto difendere;
      ah, ma adesso che ci penso, anche adesso quando un poliziotto spara per difendersi o difenderti poi va lui in grane, non il delinquente; sì, credo che esista ancora una distinzione non dichiarata tra destra e sinistra;

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*