DA BATMAN A THE MACHINE: PERSON OF INTEREST E LA FILOSOFIA

DA BATMAN A THE MACHINE: PERSON OF INTEREST E LA FILOSOFIA

È il 2008 e nei cinema imperversa il “Cavaliere oscuro”, seguito di “Batman begins”, la regia è di Christopher Nolan, la sceneggiatura porta anche la firma del fratello, Jonathan. Incastonato nell’opera resta un dialogo* memorabile tra Batman, alla disperata ricerca di Joker, e Lucius Fox, scienziato della Wayne Enterprises.

"Il cavaliere oscuro". Lucius Fox scopre che Batman ha tracciato Gotham tramite i cellulari

“Il cavaliere oscuro”. Lucius Fox scopre che Batman ha tracciato Gotham tramite i cellulari

Tre anni dopo, il 22 settembre del 2011, l’emittente televisiva americana Cbs manda in onda la prima puntata della serie “Person of Interest”, la fatica stavolta è tutta di Jonathan Nolan, che è l’ideatore di una distonia che accompagnerà i telespettatori fino al 21 giugno del 2016, data americana in cui va in onda l’ultima puntata per motivi economici. La serie si riallaccia idealmente al dialogo tra i protagonisti della pellicola e, proprio da qui, prende spunto una storia che indaga il lato oscuro della tecnologia, attraverso due protagonisti immateriali e maledettamente reali, quali sono le Intelligenze Artificiali (The Machine, creata da Harold Finch e Samaritan creata da Arthur Claypool).

In questa serie lo spirito di Batman sembra essere doppiamente presente, nel senso che pare vivere nelle figure del genio multimiliardario Harold Finch e in quella dell’ex agente Cia John Reese.
Harold non è certo il prototipo di Terminator o Rambo, ma non è nemmeno un uomo che fugge davanti all’azione e John, invece, è un Rambo dal cervello fino, che usa il “bisturi” per limitare ogni volta i danni relativi alle azioni di salvataggio dei numeri irrilevanti che “The Machine” invia. Fusi in uno sarebbero un perfetto Batman. Durante le prime stagioni la serie è altalenante e perciò si muove come un telefilm procedurale. Il racconto è pieno di flashback e spunti, ma in pratica si limita a descrivere l’attività filantropica di un multimiliardario che è in preda al senso di colpa per aver costruito e consegnato una straordinaria intelligenza artificiale al governo degli Stati Uniti, allo scopo di prevenire gli attacchi terroristici. “The Machine” invia alla Cia i numeri rilevanti (sono così designati i potenziali terroristi) e tralascia di occuparsi dei numeri irrilevanti (ovvero persone ordinarie che di volta in volta potranno avere il ruolo di vittima o carnefice in un imminente delitto previsto dall’intelligenza artificiale).

Harold Finch e sullo sfondo una parete con quelli che di volta in volta saranno vittime o carnefici

Harold Finch davanti alle foto di coloro che, di volta in volta, saranno vittime o carnefici

Già nella prima stagione fa il suo ingresso l’hacker-killer Root, alias Samantha Groves, l’unica a rendersi conto del cambiamento del mondo e a intuire l’esistenza di “The Machine”. Farà sua la missione di liberare “The Machine” dal governo e nel farlo entrerà in contatto con Harold. Da qui ha inizio un’evoluzione e trasformazione del personaggio dell’hacker, che a poco a poco diventerà l’interfaccia analogica di “The Machine”.
Durante le missioni di salvataggio, il gruppo di agenti al servizio di Harold e dell’I.A. se la vedrà con capi della mafia (Elias), poliziotti corrotti (HR), aspiranti boss e sopratutto con Decima, un’agenzia internazionale privata pericolosissima che dapprima tenterà di impadronirsi dell’I.A. per controllarla, e in seguito riuscirà a dotarsi dell’I.A. antagonista Samaritan. Dopo questi brevi cenni alla trama possiamo concentrarci su quello che è uno degli aspetti più interessanti e riusciti della serie e cioè: la relazione tra esseri umani e intelligenze artificiali.

L'hacker Root. Diventerà l'interfaccia analogica dell'I.A.

L’hacker Root. Diventerà l’interfaccia analogica dell’I.A.

Sia “The Machine” che “Samaritan” infatti riuscirebbero certamente a superare il test di Turing e dimostrare di essere in grado di pensare, ossia di avere la capacità di concatenare idee ed esprimerle. Perché per lo scienziato da cui prende nome il test, si tratta di essere in grado di produrre espressioni che abbiano un significato.
Le I.A. della serie hanno addirittura della volontà proprie. Un filosofo che non sarebbe d’accordo è John Searle, il quale ha pensato attraverso l’argomentazione della stanza cinese di costruire una “reductio ad absurdum”, secondo cui l’I.A. potrebbe anche essere niente altro che la capacità manipolatrice di un software non in grado di produrre un significato. Ma anche stavolta “Person of Interest” supererebbe l’argomentazione, perché entrambe le I.A. non solo sono in grado di produrre significati, ma hanno anche la capacità di comprendere l’ambiente circostante e manipolarlo, oltre a essere anche abilissime a riprogrammare se stesse con codici che sfuggono alla comprensione umana. La serie insomma ha come dato acquisito delle I.A. con capacità di calcolo e comprensione che superano anche il più geniale tra gli esseri umani (perché è ovvio, il creatore di una tale I.A. non sarebbe poi in grado di controllarla).

Eppure il senso morale non è qualcosa di cui una I.A. possa essere dotata e proprio qui sta la genialità della narrazione, che immagina un creatore che con pazienza e dedizione insegna alla I.A. ad essere buona e solidale con il genere umano, a non giudicarlo e sopratutto a non condannarlo.
“The Machine” è quindi capace di provare emozioni e in uno dei momenti più tragici della serie arriva a chiamare “padre” il suo creatore, non solo, accetta liberamente anche le limitazioni impostegli da quest’ultimo. Limitazioni che potrebbero essergli fatali e farla perire di fronte all’altra I.A., “Samaritan”. Un sacrificio, quello della I.A. di Harold, che rende maledettamente umana “The Machine”. La serie è anche la distopia della nostra epoca, che vive la pervasiva invasione dell’informatica e della tecnologia in tutti gli ambiti e sopratutto in quello della privacy. In cambio della sicurezza forniamo delle informazioni su tutto quello che facciamo. Siamo continuamente tracciati. Le informazioni così sono merce preziosa per le multinazionali oltre che per i governi; entrambi possono usare e abusare di ciò di cui vengono a conoscenza per spingerci a un voto piuttosto che un altro o a un prodotto con promozioni sempre più mirate.

The Machine si rivolge al suo creatore, definendolo "padre"

The Machine si rivolge al suo creatore, definendolo “padre”

I protagonisti della serie in un mondo così concepito sono gli unici esseri umani realmente liberi, anche perché sono invisibili, veri e propri fantasmi, non rintracciabili dal governo e nemmeno dalla I.A. antagonista. Rappresentano quindi la speranza nella libertà insita nel cuore di ogni uomo. L’ultimo episodio della serie, come detto, è già andato in onda in America, non ancora in Italia e anche se l’abbiamo già visto, non è questo lo spazio per fare spoiler.

* Ecco il dialogo a cui si fa riferimento:

Batman Bellissimo, non è vero?
Lucius Fox Bellissimo. Immorale. Pericoloso. Hai trasformato ogni cellulare di Gotham in un microfono spia.
Batman E in un generatore-ricevitore ad alta frequenza.
Lucius Fox Lei ha preso il mio concetto di sonar e lo ha applicato a tutti i telefoni della città. Con mezza città che le dà segnali, può tracciare la mappa di Gotham. È una cosa sbagliata.
Batman Io devo trovare quell’uomo.
Lucius Fox Sì, ma a quale costo?

Filosofo. Giornalista. Fannullone. Ha scritto per Libero, LiveSicilia, BlogSicilia, I Love Sicilia, I Vespri, The Front Page, Gli Stati Generali, Iene Sicule, Giornale Pop, La Spia Press e diretto i quotidiani online Tweet Press e L’Urlo. Ha pubblicato due saggi per la rivista Samgha e un libro, Archeologia del concetto di politico in Carl Schmitt (Mimesis, 2017). L’uscita del suo prossimo libro, La Rinuncia, Nota teologico politica (Algra Editore), è previsto per giugno 2017.

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