CONTAMETRI

Feci due passi per andare in bagno e subito, come di norma, scattò il conta-metri. Questo maledetto governo se ne era inventata un’altra delle sue: una tassa in base al numero di metri percorsi durante il giorno. Come se già non bastasse la tassa sull’aria inspirata (espirare era gratuito), quella sui chilometri percorsi al giorno e, non ultima, la tassa sul consumo dell’asfalto cittadino. Ecco un’ottima scusa per darmi ammalato e restarmene a letto, pensai.

Con due balzi felini saltai sul lettone e da lì non mi mossi più. Ma ogni giorno che passava sul mio tablet si leggevano aggiornamenti sempre più inquietanti con l’introduzione di nuove tasse giornaliere. I cittadini ormai se ne stavano rintanati nelle proprie case, i bambini stipati in stanze minuscole e buie (per calmierare la tassa sulla “quantità di luce in entrata”) così come i nonni, immobili sulle loro sedie a dondolo. Possibilmente si stava tutti in un’unica stanza, per evitare ulteriori salassi, ma il governo centrale, si sa, aveva sempre più bisogno di soldi come un pozzo senza fondo.

Quando introdussero la tassa sulle “cose osservate” molti cittadini cominciarono a vivere con gli occhi chiusi e così feci io. Non so quanto tempo passò, so solo che un bel giorno, finalmente, morii. Per l’ultimo saluto non venne nessuno: né mia moglie, né i miei figli e nemmeno i miei fratelli. Si viveva nel terrore di dovere accedere a un mutuo anche per assistere a una cerimonia funebre.

Proprietà letteraria riservata © Pietro Vanessi 2017

 

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