CECCHI GORI, IL CINEMA DA MARIO A VITTORIO

CECCHI GORI, IL CINEMA DA MARIO A VITTORIO

Dai primi film con Totò, al decennale e quantomai proficuo sodalizio con il “mattatore” Vittorio Gassman, fino ai premi ottenuti da Troisi e Benigni, Mario e Vittorio Cecchi Gori con le loro produzioni hanno contribuito in modo determinante al successo della commedia all’italiana, a cui il marchio Cecchi Gori è indubbiamente legato.
Nella filmografia dei due produttori tuttavia non mancano, come vedremo, riuscite incursioni in altri generi.

CECCHI GORI, IL CINEMA DA MARIO A VITTORIO

Mario e Vittorio Cecchi Gori

 

In Ladro lui, ladra lei, diretto nel 1958 da Luigi Zampa, il truffatore di borgata Cencio coinvolge nei suoi colpi la bella Cesira (Sylva Koscina), di cui è innamorato. Cencio si tira indietro quando  sta per restare vittima di una delle truffe  il commerciante Raimondi, con cui Cesira ha una relazione. Alla fine viene arrestato per l’ennesima volta, mentre Cesira e Raimondi si sposano.

 

Totò nella Luna (1958, regia di Steno) è un omaggio ironico al cinema di fantascienza, in un periodo nel quale in Italia il genere poteva contare solo su qualche sporadica produzione. Il carattere affettuoso del film è dimostrato dall’editore interpretato da Totò, che disprezza i viaggi spaziali e la narrativa di fantascienza (la definisce “fantaschifezza”). Ma sulla Luna ci finisce davvero e troverà un motivo per apprezzarla.

 

Mario Cecchi Gori produce per Steno e Totò anche I tartassati, del 1959. Costruito essenzialmente sulla coppia formata da Totò e Aldo Fabrizi, al loro terzo film insieme, può contare anche sulla partecipazione del grande comico francese Louis De Funès.
Il maresciallo della Guardia di Finanza Fabio Topponi è incaricato di procedere a una verifica dei conti del cavalier Pezzella, proprietario di un lussuoso negozio di abbigliamento. Mario Cecchi Gori fa una comparsata nella scena in cui il figlio di Pezzella esce dal negozio dove lavora come commessa la figlia di Topponi.

 

Dal 1959 al 1963 Mario Cecchi Gori produce ben cinque film di Dino Risi, che culminano con il grande successo, di pubblico e di critica, ottenuto da Il sorpasso (1962) e I mostri (1963), entrambi interpretati da Vittorio Gassman.
Nel primo Gassman è Bruno, uno sfaccendato che vuole insegnare allo studente Guido (Jean-Louis Trintignant), conosciuto il giorno di Ferragosto, a godersi la vita. I mostri, in venti episodi, ritrae in maniera satirica e in alcuni casi davvero impietosa la società italiana attraverso una serie di personaggi che vanno dal baraccato romano che si reca allo stadio per tifare per la Roma al padre di famiglia (Ugo Tognazzi) che acquista la tanto sospirata Fiat 600.

 

Vittorio Gassman è uno degli attori con cui Mario Cecchi Gori ha lavorato più spesso. Nel 1965 esce Slalom, regia di Luciano Salce. Uno dei tanti film che negli anni sessanta si rifacevano in chiave spesso umoristica alle gesta di James Bond. In vacanza al Sestriere con moglie e amici, Lucio perde la testa per una bellissima bionda, Helen (Beba Loncar), che lo coinvolge in un’intricata e pericolosa vicenda spionistica.
L’anno successivo è la volta di uno dei capolavori di Mario Monicelli, L’armata Brancaleone. Storia di una compagnia di ventura formata da briganti di mezza tacca capeggiata da Brancaleone da Norcia, che vuole impossessarsi di un ricco feudo.

 

Nella seconda metà degli anni sessanta Mario Cecchi Gori realizza varie pellicole che hanno per protagonista Maria Grazia Buccella, in quel periodo definita “la Marylin Monroe italiana”. Alcune pellicole sono dirette da Pasquale Festa Campanile, una delle migliori è la commedia Dove vai tutta nuda?, del 1969.
Protagonista è il bancario Manfredo (Tomas Milian) che durante una festa conosce una ragazza molto disinibita, Tonino (Maria Grazia Buccella appunto), e la sposa. Il frate francescano e giornalista Nazareno Fabbretti sul film di Festa Campanile scrisse che “è rimasto sul terreno delle buone intenzioni, sopraffatto più dalla descrizione del nudo che dalla sua satira”.

 

Nel 1970 esce Brancaleone alle Crociate, seguito di L’armata Brancaleone, diretto sempre da Monicelli e con Gassman protagonista. Il regista spiegò che aveva accettato di girarlo perché “Brancaleone è l’unico, fra i film che ho fatto, a cui credo di poter aggiungere delle idee nuove, delle situazioni talmente originali che me lo fanno piacere forse più del primo”. Brancaleone questa volta va in Terrasanta per combattere gli infedeli.

 

Marcello Fondato, regista e sceneggiatore di … Altrimenti ci arrabbiamo, prodotto da Mario Cecchi Gori nel 1974, ha raccontato qual era la sua idea di partenza del film in un’intervista ad Andrea Pergolari (pubblicata nel libro La fabbrica del riso – 32 sceneggiatori raccontano la storia del cinema italiano, unmondoaparte edizioni, 2004): “Io dicevo sempre: «Voglio fare un fumetto». Un fumetto animato, in cui la gente casca dal quinto piano, fa una buca per terra, si rialza e cammina. Questo è: … Altrimenti ci arrabbiamo! è un fumetto. Fu molto difficile farlo, perché allora i produttori, compreso Cecchi Gori padre, consideravano i film di Bud Spencer e Terence Hill dei filmetti di serie B, un’occasione per fare soldi sfruttando il loro nome e facendo costare i film il meno possibile”.
Tra i film interpretati da Bud Spencer e Terence Hill è quello che ha fatto registrare il maggior incasso, anche se Cecchi Gori, non credendo che potesse funzionare, lo vendette alla Cineriz, che lo distribuì nelle sale.
Due amici appassionati di motori lottano contro un gangster che al posto di un luna-park vuole fare costruire un grattacielo.

 

Anche se il nome di Mario Cecchi Gori è legato soprattutto alla commedia, non mancano tra le sue produzioni film di altri generi. Per esempio il poliziottesco Vai gorilla, diretto nel 1975 da Tonino Valerii.

 

Mani di velluto (1979), di Castellano e Pipolo (Franco Castellano e Giuseppe Moccia) vede Adriano Celentano nei panni di Guido Quiller, che ha inventato un nuovo vetro antiproiettile. Quando si invaghisce di una borseggiatrice (Eleonora Giorgi), le fa credere di essere anche lui un ladro. I due registi presentarono così il film: “Non fa ricorso né alla violenza, né alle parolacce, né al sesso”.

 

Il primo film in cui Vittorio Cecchi Gori affianca ufficialmente come produttore il padre è Mia moglie è una strega, del 1980. I registi Castellano e Pipolo realizzano uno dei più grandi successi della stagione mettendo insieme Eleonora Giorgi e Renato Pozzetto.
Una strega, Finnicella, condannata al rogo nel 1656, viene fatta rinascere trecento anni dopo dal Diavolo perché si vendichi sul discendente del prete che la incriminò. Solo che Finnicella si innamora di Emilio e fa di tutto per salvarlo.

 

Negli anni settanta Mario Cecchi Gori produce due film con Adriano Celentano, ma è nel decennio successivo che comincia la proficua collaborazione con il Molleggiato. Dal 1980 al 1985 escono ben nove film prodotti da Mario e Vittorio Cecchi Gori e interpretati da Celentano, a cominciare da Il bisbetico domato, diretto da Castellano e Pipolo, nel quale l’attore e cantante fa coppia con Ornella Muti.
Un ricco campagnolo, scontroso e poco propenso ad avere relazioni sentimentali dopo alcune spiacevoli esperienze con le donne, conosce casualmente una ragazza di città, la quale decide di conquistarlo a ogni costo.

 

Gli incassi sono talmente elevati che i produttori mettono subito in cantiere un secondo film con Celentano e la Muti, Innamorato pazzo, sempre per la regia di Castellano e Pipolo. Una sorta di rifacimento italiano dell’hollywoodiano Vacanze romane (di William Wyler, con Audrey Hepburn e Gregory Peck)
La Muti è una principessa che, arrivata a Roma con i genitori e desiderosa di libertà, si avventura in giro per la capitale e conosce un autista di autobus.

 

Celentano divide la scena con Diego Abatantuono, Carlo Verdone, Enrico Montesano ed Eleonora Giorgi, diretti di nuovo da Castellano e Pipolo, in Grand Hotel Excelsior, del 1982.
Ambientato nel Grand Hotel di Stresa dove, sotto gli occhi del severissimo capo Taddeus, vede incrociarsi le vicende dei vari personaggi fra i quali Ilde, proprietaria di una banca e segretamente innamorata dello scontroso Taddeus. Altri personaggi sono il mago di Segrate, giunto all’hotel per effettuare un esperimento di levitazione dalla finestra della sua camera, il pugile Pericle, che deve allenarsi in vista di un incontro e il nuovo cameriere Egisto, che mantiene la figlioletta in un collegio svizzero e le ha detto d’essere un ricco uomo d’affari.

 

Carlo Verdone dirige e interpreta il primo film degli anni ottanta, Borotalco (del 1982), proprio grazie a Cecchi Gori e diventa un altro dei protagonisti delle loro produzioni. Come ha dichiarato lo stesso Verdone, Borotalco rappresenta una svolta importante nella sua carriera, perché “o diventava il film della mia consacrazione o lo stop definitivo ai miei sogni. Per un anno non facemmo altro che scrivere e buttare soggetti. Quando arrivammo alla versione finale di Borotalco, Cecchi Gori lo trovò bellissimo” (Malcom Pagani, Quando non riuscivano a chiamarmi autore, Vanity Fair, 31 ottobre 2017).
Sergio e Nadia lavorano come rappresentanti di enciclopedie musicali. Però, mentre la ragazza primeggia, Sergio è timido e impacciato e non riesce a vendere nemmeno un volume. Decide perciò di telefonare a Nadia per chiederle di insegnargli un po’ di trucchi del mestiere. Scambiato da lei per un cliente, l’architetto avventuriero Manuel Fantoni, Sergio glielo lascia credere e finisce per cacciarsi nei guai. Sceneggiato da Verdone insieme a Enrico Oldoini, il film è ancora oggi uno dei migliori dell’attore/regista.

 

Dello stesso anno è La casa stregata, diretto da Bruno Corbucci e con protagonista Renato Pozzetto, affiancato questa volta dall’icona sexy del cinema italiano Gloria Guida. I due peraltro avevano già recitato insieme nel film di Steno Fico d’India, del 1980 (non prodotto però da Cecchi Gori).

 

Mario e Vittorio Cecchi Gori hanno costruito molti dei loro successi sulle coppie di comici di grande popolarità. È successo anche nel 1984 con I due carabinieri, nel quale a Carlo Verdone, che firma anche la regia, si aggiunge Enrico Montesano. Con la coppia c’è Massimo Boldi, che però al cinema non aveva ancora sfondato definitivamente. Entrati nell’Arma, Marino e Glauco fanno subito squadra, ma l’amore per la stessa ragazza li rende rivali.

 

Nonostante Alberto Sordi abbia battezzato l’esordio produttivo di Mario Cecchi Gori, non sono molti i film realizzati con il grande attore romano. Da Gastone, del 1958, si passa infatti a Sono un fenomeno paranormale, diretto nel 1985 da Sergio Corbucci.
Il film ironizza con una serie di trovate plateali, ma gustose, su un genere che in quegli anni andava per la maggiore: il fantasy. Ed è chiaramente scritto su misura per la strabordante personalità di Alberto Sordi, che qui è il giornalista televisivo Roberto Razzi, sempre pronto a smascherare maghi truffatori e ciarlatani vari. Recatosi in India, dopo un incidente si risveglia dal coma con poteri paranormali.

 

L’ultimo film prodotto da Cecchi Gori padre e figlio con Celentano protagonista è Il burbero, del 1986.
L’avvocato fiorentino Tito Torrisi aiuta una ragazza italo-americana (Debra Feuer), presa di mira da una banda di malviventi. Forse a causa degli incassi modesti, con questa pellicola s’interrompe anche il rapporto tra Celentano e Castellano e Pipolo, fino a quel momento i suoi registi di fiducia.

 

Curiosamente, uno dei grandi protagonisti del cinema brillante italiano, Nino Manfredi (di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita), è apparso soltanto in tre film dei Cecchi Gori. Del 1986 è Il tenente dei carabinieri, diretto da Maurizio Ponzi. Enrico Montesano è il tenente Duilio Cordelli, che indaga su un traffico di denaro falso. Manfredi è il suo superiore, il colonnello Vinci. Torna anche Massimo Boldi, che questa volta è il maldestro carabiniere milanese Nautico Lodifé.

 

Un’altra coppia vincente è quella formata da Renato Pozzetto e Carlo Verdone per 7 chili in 7 giorni, girato da Luca Verdone nel 1986.
Laureatisi in medicina (con il minimo dei voti) nello stesso anno, Alfio (Verdone) e Silvano (Pozzetto) non hanno avuto molta fortuna nella loro professione. Il primo si occupa di un centro estetico e ha sposato una donna ricca, il secondo fa il rappresentante. Un giorno si incontrano e decidono di aprire una clinica per dimagrire con i soldi della moglie di Alfio. Ma anche qui le cose non vanno molto bene.
Benché in quegli anni il cinema comico italiano cominciasse a mostrare segni di stanchezza, 7 chili in 7 giorni ha molti momenti azzeccati e divertenti, e il duetto Verdone/Pozzetto funziona. Lo stesso Verdone dichiarò che con Pozzetto fu “fantastico il rapporto, perché è una persona divertentissima (…) soprattutto è un attore estremamente educato e estremamente di stile”. Il merito della riuscita del film va anche agli sceneggiatori Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, che negli anni ottanta e novanta scrivono gran parte dei film prodotti dai Cecchi Gori.

 

Il bravo e un po’ sottovalutato regista Maurizio Ponzi nel 1987 gira Noi uomini duri, nel quale Pozzetto duetta con Montesano.
I protagonisti sono Mario, tranviere alienato da un lavoro monotono, e Silvio, banchiere con problemi di impotenza. L’incontro con Cora (Isabel Russinova), moglie trascurata di un fanatico dell’esercizio fisico, lo guarisce.

 

Nel 1987 i Cecchi Gori producono Opera, di Dario Argento.
L’idea venne al regista quando doveva mettere in scena Macbeth per lo Sferisterio di Macerata, spettacolo che poi non realizzò. Parte dell’idea teatrale si riversa nello spettacolo che si vede all’inizio del film, con i corvi liberi sul palcoscenico. Una famosa soprano finisce sotto una macchina e a sostituirla viene chiamata una debuttante, che ben presto comincerà a essere minacciata da un fantomatico assassino.

 

Mario e Vittorio Cecchi Gori, fiorentini doc (anche se Mario è nato a Brescia), hanno contribuito non poco all’affermazione di attori e registi della loro regione. Nel 1988 escono tre film diretti o interpretati da toscani. Fantozzi va in pensione, di Neri Parenti; Il piccolo diavolo, di e con Roberto Benigni; e Caruso Pascoski (di padre polacco), di e con Francesco Nuti.
In quest’ultimo caso, i Cecchi Gori affiancano il viareggino Gianfranco Piccioli, produttore a cui va gran parte del merito d’aver lanciato la carriera cinematografica di Nuti.

 

Dalla fine degli anni ottanta i Cecchi Gori hanno cominciato a distribuire sul mercato italiano film stranieri dei generi più disparati, inizialmente insieme alla Columbia. Nell’ottobre del 1988 esce nelle sale italiane Danko (Red Heat), reduce da un’incasso di oltre 40 milioni di dollari negli Usa.
Due poliziotti dai caratteri e le idee opposte (uno è americano, l’altro sovietico) devono collaborare per portare a termine una pericolosa indagine. Dopo tutta una serie di schermaglie e avventure diventano amici.
Tra sprazzi umoristici, dialoghi eccellenti e azione pura, il regista Walter Hill realizza uno degli ultimi grandi polizieschi del decennio.

 

Il 1989 vede la nascita di una nuova società, la Penta Film, controllata, con quote egualmente divise, dalla Fininvest di Silvio Berlusconi e dal Gruppo Cecchi Gori. La loro collaborazione in realtà era iniziata già nel 1980, quando il proprietario di Canale 5 aveva acquistato i diritti televisivi dell’intero pacchetto di film dei Cecchi Gori. L’ambizione della Penta Film è di realizzare pellicole che possano competere sul mercato internazionale con quelle delle case di produzione straniere.
Il primo a essere girato è Dimenticare Palermo, diretto da Francesco Rosi con un cast in gran parte hollywoodiano: Jim Belushi, Mimi Rogers, Joss Ackland, ma anche Vittorio Gassman e Philippe Noiret.

 

Nel 1990 i Cecchi Gori ottengono un nuovo successo con un film di Neri Parenti, Le comiche, che ha per protagonisti Paolo Villaggio e Renato Pozzetto.
Usciti dallo schermo di un cinema dove si proietta una vecchia comica, i due vivono tutta una serie di disavventure che omaggiano le pellicole del muto, lo slapstick eccetera.
Come ha spiegato Parenti in un’intervista, “l’idea delle Comiche è stata di Mario Cecchi Gori. Nacque dal fatto che lui si chiedeva: Perché i film che facciamo noi sono così divertenti ma non si riescono a vendere all’estero? Perché non si fa un film quasi muto?” (R. Frini, Neri Parenti, Gremese Editore, 2005).

 

Essere riusciti a far lavorare Roberto Benigni e Paolo Villaggio insieme al più importante regista del nostro cinema, Federico Fellini, è un merito non da poco. È pur vero che in quel periodo i due attori erano sotto contratto con Cecchi Gori e che Fellini non ha mai nascosto l’interesse per i comici (ricordiamo le piccole parti di Alvaro Vitali e la partecipazione di Ciccio Ingrassia ad Amarcord). In ogni caso, per La voce della Luna (1990), tratto da un poema di Ernesto Cavazzoni e che sarà il suo ultimo film, Fellini “si è reputato fortunato (…) di avere a disposizione Roberto Benigni e Paolo Villaggio, suoi magnifici clowns, riconoscente che lo abbiano accettato come capocomico, senza pretendere il copione, recitando anche con la pronuncia dei numeri, o di un menù, fiutando, quasi con telepatia, le sue esigenze” (Mario Verdone, Federico Fellini, Il Castoro Cinema, 1994).

 

Oltre al film di Fellini, nel 1990 i Cecchi Gori co-producono con i francesi l’interessante Nikita, un noir d’azione diretto da Luc Besson con Anne Parillaud protagonista, nei panni di una ragazza tossicodipendente addestrata dai servizi segreti francesi per diventare una killer professionista.

 

In questo periodo il gruppo Cecchi Gori cerca con maggiore insistenza di diversificare la propria attività, non fossilizzandosi sulla commedia all’italiana. Stringe perciò alleanze con vari produttori: oltre a Dario Argento, con cui realizzano due film horror di Michele Soavi (La chiesa del 1989 e La setta del 1991). Vanno ricordati l’inglese Jeremy Thomas (con la Penta nel 1993 distribuisce il film di Bernardo Bertolucci Piccolo Buddha) e soprattutto Mario Kassar e Andrew G. Vajna, proprietari della Carolco Pictures, di cui i Cecchi Gori acquistano i diritti per l’Italia di varie pellicole (tra cui il già citato Danko).
Nel 1989 esce Atto di forza (Total Recall), di Paul Verhoeven. Tratto da un racconto di Philip K. Dick e sceneggiato da Dan O’Bannon e Ronald Shusett, è uno dei più riusciti film di fantascienza degli anni ottanta. Fantasy e azione in un’opera che evidenzia la capacità degli sceneggiatori e del regista di immaginare un mondo futuro.

 

Notevole è anche Allucinazione perversa (Jacob’s Ladder), diretto dal regista britannico Adrian Lyne e sempre prodotto dalla coppia Kassar/Vajna, che arriva in Italia nel febbraio del 1991. Vagamente ispirato allo splendido racconto di Ambrose Bierce Accadde sul ponte dell’Owl Creek, è sceneggiato da Bruce Joel Rubin, che lo scrive di getto dopo un incubo.
Jacob (Tim Robbins) è un reduce della guerra del Vietnam tormentato da visioni inquietanti e dal dolore per la perdita del figlio. Poco a poco l’uomo si rende conto d’essere perseguitato da spaventose entità demoniache.

 

Lo strapotere dei Cecchi Gori risulta abbastanza evidente scorrendo i titoli dei film prodotti e co-prodotti nel 1991. Spiccano Mediterraneo, diretto da Gabriele Salvatores (che l’anno successivo vince l’Oscar come migliore film straniero); Piedipiatti, di Carlo Vanzina; e Le comiche 2, di Neri Parenti.
Notevoli sono le pellicole dei “due grandi cineasti indipendenti” (secondo Enrico Ghezzi) dell’epoca: Pensavo fosse amore… invece era un calesse, diretto e interpretato da Massimo Troisi, e Johnny Stecchino, di e con Roberto Benigni.

 

Mario Cecchi Gori muore a Roma nel mese di novembre del 1993. Una dei suoi ultimi lavori è la coproduzione italo-franco-belga Il postino, diretta dal regista inglese Michael Radford, che esce in Italia nell’autunno del 1994, poco dopo la scomparsa del protagonista Massimo Troisi.
L’attore napoletano offre un’interpretazione intensa e sofferta nel ruolo del postino Mario, che diventa amico del poeta cileno Pablo Neruda (Philippe Noiret), esule su un’isola della Campania. Nel cast si ritaglia una parte di rilievo Maria Grazia Cucinotta, che interpreta Beatrice, la giovane donna di cui si innamora Mario e che riesce a sposare anche grazie all’aiuto di Neruda.

 

Nel 1993 Rita Rusić, ex modella e attrice, moglie di Vittorio Cecchi Gori dal 1983 (i due si conoscono sul set del film Asso), comincia a occuparsi della produzione di alcuni film insieme al marito. Il primo è Arriva la bufera, per la regia di Daniele Luchetti, interpretato da Diego Abatantuono, Margherita Buy e Silvio Rolando.
Un giudice milanese viene inviato in un paesino del Sud minacciato dall’eruzione di un vulcano e da un sistema corrotto.

 

Segue I laureati, prima regia di Leonardo Pieraccioni, che ne è anche protagonista insieme a Massimo Ceccherini, Rocco Papaleo, Gianmarco Tognazzi, Maria Grazia Cucinotta e, in un piccolo ruolo, Manuela Arcuri. Il film è la sorpresa italiana al botteghino del 1995.
Leonardo divide un appartamento a Firenze con tre amici: Rocco, metronotte e improbabile fratello di Letizia, di cui Leonardo è innamorato, Bruno, che ha sposato la figlia di un ricco imprenditore, e l’aspirante cabarettista Pino.

 

Prestigiosa è la co-produzione con il francese Philippe Carcassonne che Vittorio Cecchi Gori realizza nel 1995: Al di là delle nuvole è un film in quattro episodi diretto da Michelangelo Antonioni, adattamento cinematografico di quattro suoi racconti, con la collaborazione del regista tedesco Wim Wenders. Il maestro ferrarese torna alla regia dopo un periodo di inattività dovuto a problemi di salute, come per Fellini si tratta del suo ultimo film. Eccezionale il gruppo di attori che vi partecipa: Marcello Mastroianni, Fanny Ardant, Sophie Marceau, Inés Sastre, Kim Rossi Stuart, John Malkovich, Peter Weller, Jean Reno.

 

Durante le feste natalizie del 1996 trionfa al botteghino il secondo film diretto da Leonardo Pieraccioni, Il ciclone, che fa registrare un incasso di quasi 70 miliardi.
Una commedia leggera, ambientata in un paesino della provincia di Firenze, nella quale la tranquilla esistenza di Levante (interpretato dallo stesso Pieraccioni) e della sua famiglia viene sconvolta dall’arrivo di una compagnia di ballerine spagnole.
Enrico Lucherini, in quel periodo capo dell’ufficio stampa di Cecchi Gori, afferma che Il ciclone è un film “magico: magico per i caratteri (anche quelli minori), i paesaggi, le ragazze” (Giulia Comolli, Arriva il film di massa, Film Tv, 9 marzo 1996). Il cast comprende Massimo Ceccherini, Paolo Hendel, Sergio Forconi, Lorena Forteza e Natalia Estrada.

 

Scream (Id.), diretto nel 1996 da Wes Craven e prodotto dai fratelli Weinstein, viene distribuito dai Cecchi Gori nel 1997 ed è accolto molto bene dal pubblico e dalla critica. Scritto da Kevin Williamson, è una sorta di meta-thriller che cerca di evidenziare i meccanismi del genere (slasher, soprattutto), decretandone il definitivo superamento. E l’assassino con la maschera che riproduce il celebre dipinto “L’urlo” di Munch entra di diritto nella storia del cinema del terrore.

 

Nel Natale del 1997 Vittorio Cecchi Gori e Rita Rusić bissano il successo ottenuto con Il ciclone grazie a Fuochi d’artificio, ancora diretto e interpretato da Leonardo Pieraccioni. Ottone, dopo aver scoperto il tradimento della moglie, conosce Luna (Vanessa Lorenzo), ricca e viziata, e se ne innamora. La forza del film risiede soprattutto nella gradevole miscela di romanticismo e comicità.

 

Non c’è solo Pieraccioni tra i registi e attori toscani della scuderia di Cecchi Gori, che produce vari film di Paolo Virzì, Giovanni Veronesi, Giorgio Panariello, Alessandro Benvenuti, oltre a La vita è bella, diretto e interpretato nel 1997 da Roberto Benigni, con cui vince tre Oscar. Del 1999 inoltre è Lucignolo, che segna il debutto dietro la macchina da presa di Massimo Ceccherini.

 

Uno degli ultimi successi di Vittorio Cecchi Gori è L’amore è eterno finché dura, ennesima produzione realizzata per la regia di Carlo Verdone.
Lo stesso Verdone interpreta Gilberto, un oculista di mezza età che un giorno decide di partecipare a uno “speed-date”. La ragazza con cui si è intrattenuto però scompare e per Gilberto cominciano i guai. Come scrive Valerio Cappelli (Corriere della Sera, 17 febbraio 2004), L’amore è eterno finché dura “è l’ultimo film che lo lega (Verdone, n.d.a) al produttore Vittorio Cecchi Gori: «Non mi ha mai fatto mancare niente»”.

 

 

1 commento

  1. Non dimentichiamo poi “Tempi duri per i vampiri” (1959), dove Mario Cecchi Gori faceva anche un piccolo, brevissimo cammeo come attore!

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