BRUNETTA, ARTISTA ECLETTICA DEL NOVECENTO

BRUNETTA, ARTISTA ECLETTICA DEL NOVECENTO

L’anno scorso, in un articolo dedicato alle illustrazioni di tre disegnatori che avevano profuso la loro arte nel creare singolari carte da gioco (pubblicate poi da La Matta, Almanacco dei giochi, 1940), avevo accennato a Brunetta, che per l’occasione aveva dato la sua interpretazione delle Regine.

Bruna Moretti Mateldi © Farabolafoto, Milano foto

Bruna Moretti, al secolo Brunetta (1904 – 1989), non è stata solo disegnatrice di moda originale, nel cui tratto innovativo e ironico confluiscono storia della moda, costume ma anche una descrizione arguta e gentilmente irriverente della società in cui viveva. È stata anche giornalista, pittrice, costumista, cartellonista. Ha disegnato per tutte le maggiori testate che si sono alternate da prima della Seconda guerra fino agli anni Settanta. La sua firma era ambita. Era ambita la sua presenza negli eventi mondani culturali, e in molti ha fatto parte di giurie. È stata richiesta oltreoceano più di una volta, in diversi tempi (lei aveva preferito restare in Italia, una prima volta per motivi familiari: il marito, il bravissimo disegnatore Filiberto Mateldi, di cui era innamoratissima, non poteva più alzarsi dal letto).

Ha attraversato indenne più periodi storici, sempre indaffaratissima, alle prese con schizzi perfino in quelle zone di tempo che dovrebbero essere una pausa. Che erano invece spunto continuo per un ritratto di gente, vita, vezzi, contraddizioni, singolarità, ironie eleganti. Lampi veloci trasfusi sulla carta in uno stile veloce e scarno, eclettico. Conosceva a fondo la storia dell’arte, la restituiva originale ai suoi contemporanei.

Brunetta, copertina di “Scena Illustrata”, n. 5, maggio 1938 – Fonte: Biblioteca Nazionale Centrale, Roma. Courtesy of “Scena Illustrata” (da “L’ironia è di moda”, di P. Biribanti)

Brunetta, copertina di “Grazia”, 22 giugno 1939 – Fonte: © Arnoldo Mondadori Editore (da “L’ironia è di moda”, di P. Biribanti)

Brunetta, copertina di “Il Dramma”, 1 Aprile 1943 (ritratto dell’attrice Anna Proclemer)

Quando si parla di moda in Italia oggi, e in Italia di moda si parla sempre, dobbiamo ringraziare anche lei, che fu pioniere e artefice nel passaggio avuto da prima della Seconda guerra al dopoguerra, dove si produsse l’inizio di quella che sarebbe stata la grande epoca italiana della moda, non ancora tramontata.

L’avventura artistica di Brunetta nasce ancora prima degli anni Trenta, i futuristi hanno già sfondato la linea come avanguardia e si sono espansi in Europa, c’è fermento in ogni settore dove l’arte si può spingere. I dettami fascisti vogliono una donna florida e materna, dalle linee prosperose e rassicuranti, e spingono una moda e uno stile autarchici. Le donne filiformi e quasi scheletriche di Brunetta sono poco adatte a questo diktat e lei sarà ripresa più di una volta per questo motivo. Per contro, proprio questo veto che impedisce l’importazione o la copiatura di modelli esteri per favorire una produzione esclusivamente italiana, sarà la spinta verso quella supremazia nazionale nel campo della moda che ancora oggi il Paese detiene.
È un periodo in cui nascono numerosi rotocalchi femminili che diffondono l’idea di moda anche nei ceti popolari. Brunetta già lavora da anni (in un primo periodo senza firmare), e collabora regolarmente a La Domenica del Corriere e ad altre riviste aperte al tema della moda, spesso illustrando in coppia con il marito o dividendosi tra figurinismo, illustrazione di novelle, pittura e caricatura, pubblicità. In questi anni in cui si sta affermando presso il grande pubblico, è l’inizio della sua collaborazione alla rivista di teatro Il Dramma, diretta da Lucio Ridenti, collaborazione che andò avanti fino agli anni Cinquanta. Il quotidiano torinese, la Gazzetta del Popolo, primo fra tutte le testate che poi lo avrebbero imitato, aveva una sua pagina di moda a colori, e anche lì le illustrazioni furono commissionate a Brunetta.
Commesse le provenivano da ogni dove: Il Balilla, La Donna, Dea, L’Illustrazione del Popolo, e poi, in seguito alla difficile malattia del marito, anche La Lettura, la storica rivista mensile illustrata del Corriere della Sera, il settimanale romano per l’infanzia Novellino.
Negli anni Quaranta presta la sua collaborazione a numerose altre testate: la rivista Tessili Nuovi. Italviscosa, dove si alternarono artisti di altissimo spessore, Il Romanzo mensile, collana periodica di narrativa edita da Il Corriere della Sera, Novella e I Romanzi di Novella di Angelo Rizzoli, Scena illustrata, rivista mensile di arte letteratura e scienze, L’Illustrazione Italiana, Bertoldo, settimanale umoristico di Rizzoli, Le Grandi Firme, altra rivista di successo nata dagli sforzi di Pitigrilli (Dino Segre), il quindicinale illustrato La Donna, il mensile illustrato Amica, la fortunata Grazia di Arnoldo Mondadori, Fili Moda, mensile di moda pratica della casa editrice Domus, il periodico femminile Bellezza, con uffici a Londra, Parigi e Zurigo (siamo ormai nel primissimo dopoguerra), in grado di competere con le prestigiose riviste Vogue e Harper’s Bazaar.

Brunetta, Eleganze femminili estive per le spiagge, in “La Domenica del Corriere”, 6 luglio 1924 – Fonte: Biblioteca di Storia moderna e contemporanea, Roma. Courtesy of Fondazione Corriere della Sera – Archivio Storico (da “L’ironia è di moda”, di P. Biribanti)

Brunetta, illustrazione per la rubrica La moda e i bambini, in “Corriere dei Piccoli”, 24 novembre 1940 – Fonte: collezione dell’autrice. Courtesy of Fondazione Corriere della Sera – Archivio Storico (da “L’ironia è di moda”, di P. Biribanti)

Brunetta: pubblicità per Italviscosa, 1940

Brunetta, 1932

Brunetta, modello Favro, in “Bellezza”, n. 1, novembre 1945 – Fonte: Biblioteca Nazionale Centrale, Roma (da “L’ironia è di moda”, di P. Biribanti)

Brunetta, 1949

In realtà, fare la storia delle collaborazioni di Brunetta, significa raccontare, oltre alla storia della moda e a quella spicciola del Paese, anche quella dell’editoria e del giornalismo italiani del Novecento.
Il dopoguerra rappresenta per l’Italia il momento in cui nasce l’occasione per andare oltreconfine e far conoscere la propria produzione di moda. Christian Dior stava sbancando con la sua collezione del 1947, la Corolle (ribattezzata New Look). Nel febbraio del 1951 Giovanni Battista Giorgini apre per tre giorni Villa Torrigiani a Firenze, portando in sfilata la moda italiana e invitando i più importanti compratori statunitensi e l’aristocrazia nazionale. È un trionfo tale che a luglio si deve trasferire la rassegna al Grand Hotel, sul Lungarno Ognissanti, dove sono invitati esponenti dell’arte e della cultura, giornalisti di moda e affermati disegnatori. Non può mancare Brunetta.
Il battesimo italiano era stato fatto, Firenze diventa capitale della moda italiana. A Roma l’alta sartoria romana conosce il suo grande momento, vestendo le dive d’oltreoceano venute a Cinecittà, sul set e fuori dal set. Milano veste la borghesia e l’aristocrazia, rispettando stili più sobri.

Emilia Kuster Rosselli, reduce dalla sua collaborazione direttiva con Grazia, nel 1950 fonda Novità, una rivista che poi per modello, impostazione, grafica e target si sarebbe avvicinata così tanto a Vogue, che il gruppo Conde Nast (editore di Vogue America) l’avrebbe assimilata alle sue testate, per assumere il titolo definitivo di Vogue Italia. Tra i collaboratori c’era Brunetta.
Come è presente in qualità di delegata italiana al Primo incontro internazionale della moda tenuto a Venezia nel 1956, a Palazzo Grassi.
L’innovativo quotidiano Il Giorno, nato nello stesso anno, ospita anche articoli di moda, tra cui troviamo collaborazioni di Brunetta.
Apre anche delle sue personali di pittura. Realizza un manifesto pubblicitario per Martini & Rossi, settore in cui si era già cimentata negli anni Trenta e Quaranta lavorando per Davide Campari e altre case di pellicceria e cosmetici, tanto che nel 1956 l’Aiap, Associazione italiana artisti della pubblicità, le conferisce il premio Giarrettiera pubblicitaria.

Persona carismatica, ironica e allo stesso tempo temuta per l’occhio vivace e verace che non conosce ipocrisia, diventa naturale il suo sodalizio con Camilla Cederna che sul settimanale L’Espresso, fondato nel 1955, tiene la rubrica che avrebbe preso il titolo conosciuto dai più di Il lato debole, un misto innovativo di informazione e consigli dalla vena ironica e graffiante, illustrato dai lavori di Brunetta.
Alle sue collaborazioni degli anni Sessanta, si aggiungono Amica, La Donna, Annabella, La Moda e l’edizione italiana di Vogue.
La casa di moda Albertina la vuole tra i suoi collaboratori come ideatrice di abiti.

Brunetta, illustrazione per Il nuovissimo Galateo della contessa Clara illustrato da Brunetta, in “Annabella”, 24 novembre 1966 – Fonte: Biblioteca Nazionale Centrale, Roma. Courtesy of Fondazione Corriere della Sera – Archivio Storico (da “L’ironia è di moda”, di P. Biribanti)

Brunetta, 1959

Brunetta, manifesto pubblicitario Calze SiSi, 1956 ca. – Fonte: Museo Nazionale Collezione Salce, Treviso, su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Polo museale del Veneto (da “L’ironia è di moda”, di P. Biribanti)

Brunetta, 1959

Piovono i premi: nel 1968 il Sunday Mirror, l’edizione domenicale del quotidiano britannico Daily Mirror, la annovera tra le Eighteen World’s Most Powerful Women dell’anno. Le viene assegnato in ex aequo con altre il Montenapoleone d’oro (all’interno del premio Montenapoleone Moda) dato ogni anno alle giornaliste che hanno saputo valorizzare la moda italiana. L’anno dopo, nel 1969, riceve il Premio Illustrazione, promosso dal settimanale Epoca. Il gallerista milanese Ettore Gian Ferrari la invita ad allestire una sua mostra nella propria prestigiosa galleria. E sempre nel 1968, Brunetta pubblica Metamorfosi, una sorta di percorso evolutivo personale in cui le immagini sono le padrone di un viaggio dentro la moda. E non sono da meno gli anni Settanta, in cui le viene conferito il Premio Irene Brin e l’Oscar dell’Arte e della Moda. Continuano collaborazioni a testate prestigiose, tra cui la nuova GT Giornata Tessile fondata dal giornalista Gianni Bertasso. Partecipa a giurie, a sfilate, la sua presenza è autoriale. Affianca Giulia Borgese sulle pagine del Corriere, illustrandone i testi.

Pubblica nel 1981 Il vizio del vestire, una sua raccolta di disegni, schizzi e bozzetti creati in oltre cinquant’anni di attività, a cui seguiranno altre pubblicazioni, anche con testi redazionali di suo pugno. È sempre impegnata tra gallerie e collaborazioni.
Dona al Centro studi e archivio della comunicazione (Csac) dell’Università di Parma una importante collezione di suoi disegni, schizzi e bozzetti, tuttora conservati in questa sede.

Brunetta, Mode Story, in “Corriere dei Ragazzi”, 2 gennaio 1972 – Fonte: Biblioteca Nazionale Centrale, Roma. Courtesy of Fondazione Corriere della Sera – Archivio Storico (da “L’ironia è di moda”, di P. Biribanti)

Brunetta: abito da sera, 1972

Dal taccuino di Brunetta, in “Amica”, a. i, n. 4, 15 aprile 1962 – Fonte: Biblioteca Nazionale Centrale, Roma. Courtesy of Fondazione Corriere della Sera – Archivio Storico (da “L’ironia è di moda”, di P. Biribanti)

Brunetta, 1975

Brunetta, 1975

Brunetta: 1968-69

Brunetta, anni Settanta

Brunetta, 1966

Brunetta, anni Sessanta

Brunetta: “Il vizio del vestire” (Milano, Edizioni delle Donne, 1981)

Ho scoperto che proprio nel marzo di quest’anno Paola Biribanti ha pubblicato un bel saggio su questa nostra disegnatrice, intitolato L’ironia è di moda – Brunetta Mateldi Moretti, artista eclettica dell’eleganza, Con prefazione di Maria Vittoria Alfonsi (Carocci, 2018).
Un saggio ben scritto e interessante anche per l’aspetto storico e non solo culturale e di costume, dove il lavoro indefesso e paziente della saggista si indovina per la stupefacente e ricchissima ricerca bibliografica, le interviste “in diretta” ottenute da chi Brunetta l’ha conosciuta, l’umanità con cui ha saputo raccontare una personalità-pilastro della cultura italiana.
Ne è uscito un ritratto di Brunetta fresco è vivo, capace di interessare anche chi del Novecento ha un’immagine morta. Un ritratto accuratissimo, documentato, corredato di moltissime immagini, e anche un po’ da brividi, se si pensa che ogni volta in cui un grande se ne va, resta un’eredità altrettanto grande da raccogliere che prima si deve far propria, se poi la si vuol superare per raccontare qualcosa di nuovo. Un’eredità difficile da mettere a frutto, oggi, un po’ perché lo spessore culturale generale si è andato assottigliando e il gusto per la qualità è in discesa, un po’ perché non si permette ai veri talenti di emergere schiacciati sotto il peso di relazioni parentali e amicali che spingono l’improbabile in virtù di una connessione personale, un po’ perché son tempi in cui troppo spesso si grida al miracolo perché non si sa più che quel miracolo c’era già stato e se ne sta guardando solo una copia, il più delle volte fatta male e senza la consapevolezza che sia una copia. Son tempi di realizzo veloce, i nostri. Contano più la campagna pubblicitaria e un incasso immediato che non il valore delle cose. L’importante è vendere e vendersi, non importa se anche sia solo aria.
Per forza poi le cose che dovrebbero essere belle, il cinema, la letteratura, l’arte, il fumetto, la musica, durano una stagione o due nei casi più fortunati, poche repliche, uno striminzito numero di albi, montagne di copie invendute. Spesso sono all’oscuro di un prima, pretendono di reinventare il presente, annoiano subito.
In Brunetta lo spessore e il senso di qualità erano profondi.

Chi fosse e come abbia potuto dare così tanto in modo eclettico e aggiornato via via che i tempi cambiavano, mantenendosi al contempo sempre a un livello qualitativo altissimo, lo leggiamo nel saggio di Paola Biribanti, scorrevole, approfondito, accattivante. Si può leggere quasi come un romanzo, se ne esce più sapienti e con l’impressione di avere vissuto ogni epoca in prima persona, grazie alla sua penna leggera e accurata che riporta in luce una personalità chiave del nostro Novecento culturale, oggi mi pare un po’ dimenticata. Eppure, non si può parlare di moda né di storia dell’illustrazione italiane senza citarla.

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