BOB DYLAN… PITTORE!

BOB DYLAN… PITTORE!

Bob Dylan dipinge fin dall’inizio della sua carriera di musicista, ma solo nel 2008 le sue opere hanno debuttato in una mostra aperta al pubblico e sul mercato dell’arte.
Dunque, anche se famoso a livello internazionale come cantante e cantautore, autore, regista, attore, disc jockey, premio Nobel, Bobby è anche un artista visivo.

Uno dei più influenti e, come scrivono i giornalisti, “una delle più controverse figure della musica degli ultimi cinque decenni”, un uomo che ha venduto oltre 110 milioni di dischi in tutto il mondo e dal 1988 ha tenuto circa 100 spettacoli all’anno, nell’interminabile Never-Ending Tour, dipinge più o meno da una vita:

“Sono più o meno interessato a persone, storie, miti, e ritratti; persone di tutti i tipi”.

banner

Oggi Bob Dylan riflette sull’ispirazione della sua arte visiva in un pezzo Vanity Fair scritto per promuovere The Beaten Path – la strada battuta, quella sicura, conosciuta, che non riserva sorprese – una mostra di pitture acriliche, schizzi e acquerelli perlopiù di paesaggi americani dipinti dal cantautore negli ultimi anni.

“Per questa serie di dipinti, l’idea era di creare immagini che non avrebbero potuto essere fraintese, da me come da chiunque altro”, ha detto della mostra che si apre sabato 5 novembre presso Halcyon Gallery di Londra.
Discutendo di “realismo” e semplici temi e soprattutto spiegando dettagliatamente la sua opera pittorica Dylan, piuttosto banalmente, ci rivela le sue intenzioni di artista figurativo che vuole rappresentare la realtà “senza idealizzare”.

image

dylan_untitled_vi_1440

Nel suo libro di memorie del 2004, Chronicles: Volume One, Dylan ha scritto che il tema unificante delle sue canzoni è il paesaggio americano: “Come lo vedi, attraversando il paese e come riesci a vederlo, per quello che è”, ha scritto. “Restare fuori dal mainstream e viaggiare per le strade secondarie, libero. Credo che la chiave del futuro è in quello che resta del passato”.
Aggiunge che “questi quadri appartengono alla fase del realismo-arcaico. Sono molto statici, ma allo stesso tempo, almeno in apparenza, vibranti. Sono in contraddizione con il mondo moderno. Tuttavia, questo è quello che faccio. A San Francisco la Chinatown street si può descrivere come due isolati tra edifici commerciali senza finestre”.

bob-dylan-retrospective

“Ma queste strutture giganti e fredde non hanno alcun significato per me, nel mondo che vedo o scelgo di vedere o di essere parte o in cui ho voglia di entrare.
Se si guarda a mezzo isolato di distanza dalla bancarella degli hot-dog, a Coney Island, il cielo è disseminato di grattacieli: ho scelto di non vederli nemmeno. Lungo l’autostrada, c’è un campo da golf ben curato. Ma ha poco significato rispetto alla vecchia capanna apparentemente inutile che invece mi dice tanto”.

bob_dylan_two_sisters_75657_900

Dylan sembra volere estranearsi dalla modernità. Ma se è lecito che la modernità gli ripugni, non può pensare di esserne impermeabile. Crede di non idealizzare ma idealizza eccome.

Dylan ha anche scritto che i suoi acquerelli e acrilici sono stati creati per essere “poco spettacolari o emozionanti”, anche se non vogliono nemmeno essere opere “emotivamente rigorose”. Anche se dovrebbe essere il pubblico a decidere se emozionarsi o meno.

bob_dylan_side_tracks_900

“Il tentativo è quello di rappresentare la realtà e le cose così come sono, senza idealizzare”, ha ribadito. “La mia idea è quella di comporre opere che diano un senso di stabilità, lavorare con oggetti comuni, universali, facilmente identificabili. In generale, vi è il tentativo di rappresentare scene di vita e oggetti inanimati così come sono” (Ice Cream Shack, Arcade, il cielo minaccioso).

È un continuo ribattere su un realismo e su una rappresentazione quasi anaffettiva che si contraddice sia con l’opera che con le sue stesse parole: immagini che ci appaiono, al contrario, vibranti, quasi a volersi animare,  il racconto di un paesaggio che sta scomparendo dietro qualcosa (il futuro che non c’è senza il passato? Il brutto? I palazzi senza finestre?) che lui ha deciso di non vedere.

In un momento di modestia, Dylan afferma che “Da Vinci dipinge un cielo fondendo i colori – non vedi linee, ma nubi che si dissolvono l’uno nell’altro con diverse combinazioni di colori, all’opposto Mondrian e Van Gogh definiscono i volumi di spazio con linee rigorose e in mezzo, da qualche parte, c’è Kandinsky e Rouault e questi dipinti probabilmente rientrano in questa categoria”.

bob-dylan1

Quando il mese scorso gli è stato assegnato il premio Nobel per la letteratura, ha suscitato polemiche il suo rifiuto di rispondere agli organizzatori del premio per settimane.

Tutti lì a dire quanto è figo Dylan, che nemmeno si fila quei pinguini svedesi dell’Accademia.

Poi il cantautore ha accettato il premio in un’intervista a The Telegraph, definendolo un onore “incredibile, incredibile”, e aggiungendo: “chi poteva mai sognare una cosa del genere?”.
Dylan farà “assolutamente” tutto il possibile per partecipare al gala 10 dicembre Nobel a Stoccolma. Anzi no, in un secondo tempo ha detto che il tempo non riuscirà a trovarlo.

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*