AMMAZZALE TUTTE, KRIMINAL!

AMMAZZALE TUTTE, KRIMINAL!

Kriminal nasce nel 1964, due anni dopo Diabolik, per sfruttarne lo spettacolare successo.

Si tratta, però, di un prodotto completamente diverso. Diabolik è stato creato da una donna, Angela Giussani, e si vede: le storie alternano situazioni alla James Bond con quelle nello stile di Liala, la scrittrice di romanzi sentimentali. Kriminal, invece, era realizzato da due maschi e si vede altrettanto bene. kriminal-620x340

Lo sceneggiatore Luciano Secchi (Max Bunker) fa di Kriminal la quintessenza del cinismo, che il disegnatore Roberto Raviola (Magnus) arricchisce con verve grottesca. Forse è proprio lo stile di Magnus a stimolare questo elemento nelle sceneggiature di Luciano Secchi, che in seguito utilizzerà anche con altri autori meno predisposti.

latestLa parte drammatica e quella umoristica delle storie si coniugano alla perfezione, facendo di Kriminal un personaggio unico nella storia del fumetto.
kriminal-4Solo apparentemente Kriminal è un supercriminale alla Fantomas. In realtà, si tratta di un personaggio che si pone a difesa del maschio schiacciato dall’imminente ascesa femminile.

Sì, Kriminal è il vendicatore degli uomini, e in questa luce ripercorreremo la sua gloriosa carriera.
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Nel n. 1, intitolato “Il re del delitto”, uscito nell’agosto 1964, Kriminal rende giustizia allo sfortunato padre, fregato da soci privi di scrupoli. La copertina è di un Corteggi ancora maldestro, il fumetto di un Magnus alle prime armi.

Il n. 3, “Il museo dell’orrore”, ha un particolare interesse antropologico, perché offre l’attestazione storica dell’ultima ragazza rimasta vergine fino ad età avanzata. Una sorta di animale mitico ambìto dai cultori dei sacrifici umani.

Nel n. 5 gli autori mettono da parte il tema fantasessuale della castità protratta a oltranza, preferendo trattare di una ragazza dai principi morali più consueti e accettabili.

Per Anthony Logan, alias Kriminal, le femmine sono solo “un vuoto a perdere” dopo l’uso. Concetto suggestivo e filosoficamente pregnante ribadito nel n. 6, “Morte a domicilio”.

Si noti anche il tentativo encomiabile di Magnus di far vedere almeno parte delle tette della moritura, vanificato dalla macchia di nero passata a mo’ di reggiseno da quel bacchettone di Max Bunker/Luciano Secchi.

All’epoca mostrare i capezzoli di una donna su carta stampata era impensabile. La Democrazia Cristiana, al potere dalla fine dell’ultima guerra, cercava di fare della pur democratica Italia un paese con una morale cattolica di stampo franchista. Merito dei beat (in italiano “capelloni”) e poi del ’68 è di avere fatto fallire questo insano progetto. Ma ci vorrà ancora qualche anno.

La sbirra Gloria, che vediamo sotto, è fidanzata con Patrick Milton, l’ispettore di Scotland Yard acerrimo nemico di Kriminal (dal n. 7, “Trappola infernale”).

Diavolo di un Kriminal: gli è bastato limonare duro con la tipa di Milton, per farla innamorare. La struggente vicenda sentimentale non finisce così.

Infatti, nel n. 9, “Giustizia spietata”, dopo che Milton è quasi riuscito a farlo impiccare, Kriminal si vendica sulla fidanzata Gloria.

Dai continui fallimenti professionali, si intuisce che l’ispettore Milton, come il tenente Trent di Satanik, si è laureato a pieni voti alla prestigiosa Ginko’s Police Academy.

In queste prime storie, Kriminal ammazza all’ingrosso che è un piacere (n. 11, “Il tesoro maledetto”).

L’amore tra un uomo e una donna, negli albi di Kriminal, appare sempre del tutto disinteressato (n. 19, “La morsa d’acciaio”).

Miao. Una volta ho letto su un muro questa scritta firmata con il simbolo femminista (quindi deve essere stato molto tempo fa): “Maschi, ve la faremo pagare!”. Più sotto, in piccolo e con mano malferma, qualcuno aveva aggiunto: “Perché, quando ce l‘avete data gratis?”.

Nello stesso numero c’è una frecciatina all’inesorabile magistrato di Lodi che continua a sequestrare i tascabili neri: Diabolik, Kriminal, Satanik, Killing, Zakimort, Sadik… insomma, aveva una morbosa antipatia per la lettera kappa. Nella pagina del giornale immaginario esposto in un’edicola vediamo la caricatura dell’editore Andrea Corno (quando l’ho conosciuto era decisamente più anziano) accusato di magistraticidio.
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Il n. 52, “Il prezzo della gola”, è uno dei miei episodi preferiti perché la fusione tra dramma e comicità raggiunge l’apice (per apprezzarlo bisogna leggere tutto l’episodio).

Però la pacata signorina Gaylord (un cognome che tradotto potrebbe essere una bestemmia) rimane fregata. Come scopre amaramente nel n. 53, “Bramosia d’oro”.

Nelle successive vignette, la signorina riesce a ferire e a catturare Kriminal. Vedendo il seguito, se fossimo degli irriducibili maschilisti, penseremmo che questo deve essere uno di “quei giorni” della Gaylord.

Poi Kriminal si libera e le parti si invertono, così abbiamo nella stessa storia entrambi gli aspetti del genere sadomaso. Do ut des.

E qualcuno si permette di dire che i fumetti sono diseducativi! Ma leggeteli bene, prima di parlare per dare aria ai denti!

“Dramma in collegio”, n. 54, è importante perché il nostro antieroe trova la propria Eva Kant: Lola. Se Diabolik è moro, Kriminal è biondo; se Eva è bionda, Lola è mora. Ebbene sì, il maturo Kriminal si sistema con una minorenne timorata di dio. Be’, timorata fino a un certo punto.

Cosa piacciono alle femmine? Ma i covi superaccessoriati, naturalmente! Dal n. 58, “La superbia è donna”.

Come sempre, alla donna non fa schifo il maschio facoltoso. Anzi, lo trova piuttosto afrodisiaco. Lui, grato della condiscendenza, le bacia i capezzoli.

Max Bunker e Magnus, da uomini impegnati nel sociale quali indubbiamente sono, non tralasciano gli scottanti problemi del mondo del lavoro (n. 71, “Sciopero!”). Ora che Kriminal si è messo carponi sotto la gonnella di Lola, i nemici bisogna cercarli tra i cattivi.

E se poi il magistrato di Lodi sequestra pure questo numero, significa che è un fascista servo dei padroni!

Lo jus primae noctis, evocato dal galantuomo, sarebbe il diritto del feudatario medievale di trombare per primo la villica appena maritata. In realtà questo diritto non è mai esistito (i nobili trombavano le plebee senza bisogno di leggi bizzarre), come non esistevano le cinture di castità al tempo delle crociate. Le hanno inventate, pare a Venezia, durante il rinascimento: le donne le indossavano per poche ore (di più non sarebbe stato materialmente possibile), per non essere violentate quando scendevano in strada.

Anche se dopo essere sfuggito al cappio di Milton si è fatto mettere il guinzaglio da Lola, Kriminal ogni tanto deve pur concedersi ad altre ragazze per conseguire i suoi onesti obiettivi criminali (n. 75, “Il precettore”).

Evvai, Kri! Sei tutti noi! Quello che ci limitiamo a fantasticare, tu lo fai davvero!

Ma poi Lola, presa da malsana gelosa, ammazza la tipa. Per fortuna, Kriminal dimostra di non essere ancora del tutto rammollito e la dà la lezione che merita.

Non dobbiamo però nasconderci che nelle storie di Kriminal ci sono anche delle plateali esagerazioni. Per esempio, chi ha mai sentito parlare di corruzione politica? Leggendo queste pagine sembrerebbe quasi che i politici siano affamati di soldi e di figa. N. 84, “I pescecani hanno i denti aguzzi”.

A questo punto cosa ti combina quell’oca giuliva di Lola?

Bla! Bla!… Gne! Gne!… “Tu ti ritieni giustamente vittima della società”? E noi che pensavamo, certo sbagliando, che fosse la società vittima di Kriminal! E quel salame finirà per darle retta salvando l’orfanotrofio, manco fosse il terzo incomodo dei Blues Brothers! Ma perché questa Boldrini dei ricchi non l’ha fatta fuori subito come le altre?

Uffa, tra le tante femmine normali che ci sono al mondo (come questa, per esempio), proprio di Lola doveva innamorarsi? N. 132. “La ballata dell’oro nero”.

Le donne seminude scompaiono dalle storie di Kriminal per evitare altri guai con la censura. Lo stesso accade nelle testate degli altri criminali in maschera, continuamente messe sotto processo. Stranamente, i tascabili esplicitamente erotici, come Isabella e Goldrake, hanno meno problemi con la legge.

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Lola continua a rompere le balle fino al n. 200, “L’ira del cielo”. Quando accadono cose belle e giuste come questa il mio solido ateismo va in crisi: allora c’è davvero qualcuno lassù!

 

Bravo! Bersaglio centrato, un bel pupazzetto in premio a quel distinto signore con il mitra.
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Finalmente hanno capito che Lola era una zavorra così come lo era Molok, il rifugio insulare che costringeva Kriminal a prendere il sommergibile anche per andare in città a comprare il giornale o bere il caffè al bar!

Ma leggendo l’editoriale si capisce che l’ammosciamento di Kriminal è da considerarsi definitivo. Anche nei romanzi di Arsenio Lupin era capitata la stessa cosa: gli autori invecchiano, fanno figli e vogliono diventare persone rispettabili.

Si va avanti di male in peggio fino alla fine della serie, avvenuta con il numero 419 del 1974.

Per darvi un’idea della profonda degenerazione avvenuta nel personaggio, soffermiamoci (a caso) sul n. 251, “A.d.a.m.”.

Il disegno di Magnus si è fatto più maturo e dettagliato.

Riguardo al rapporto di Kriminal con le donne, ossia il tema centrale del personaggio, ormai siamo al capolinea. Certo, ora che Lola è morta il nostro deve sfogare i suoi bassi istinti sulle altre femmine, ma il rapporto che instaura con loro è del tutto simile a quello menoso tra moglie e marito.

E la defunta rompiballe torna pure in sogno, come Bucky con Capitan America. Solo che Bucky era inutile, mentre Lola dannosa (per la sensibilità di noi lettori).

Prima Kriminal le donne le violentava e le ammazzava in maniera cruenta, ora il massimo della trasgressione è sorprendere una segretaria che armeggia con la giarrettiera…

… invece di stuprarla lì dove si trova e poi massacrarla, si limita a scompigliarle i capelli! Che pochade! Kriminal, Kriminal, come sei finito?… Non è uno spettacolo edificante vederti cadere così in basso. Chiudete gli occhi ai bambini, per favore.

Per non soffrire troppo, raccontiamo il resto in breve. Dunque, nel n. 306 Lola torna in vita (“Lola vive”). Mannaggia la pupazza, direbbe Jacovitti. Perché questa scelta rivoltante? Probabilmente per il grosso calo delle vendite causato dal minore numero di albi di Kriminal realizzati dall’affiatata coppia Bunker e Magnus. Invece Secchi avrà pensato che la causa è stata l’assenza di Lola. Come se non bastasse, la rediviva stracciac***i diventa sempre più molesta, tanto da cazziare Kriminal perché non si fa crescere i capelli come vuole la moda. Almeno queste minchiate non le deve più disegnare Magnus, ormai completamente assorbito dal ripetitivo Alan Ford. Nell’ultimo numero dell’albo (che non è quello qui sotto), Kriminal, colpito da una raffica di proiettili, cade in acqua e scompare.

A proposito, ora Magnus disegna solo le copertine. Ormai i capezzoli si possono rappresentare.

4600021-kriminal386 Ma diamo anche un’occhiata retrospettiva alle magiche e memorabili copertine che Luigi Corteggi ha realizzato fino al suo passaggio alla Bonelli (dove, tra l’altro, disegnerà le noiose copertine del Piccolo Ranger).

Secondo me, Corteggi si ispirava all’illustratore William Teason.

Max Bunker farà risorgere sporadicamente Kriminal nelle sue nuove serie dallo scarso successo, a partire dal n. 18 di Daniel (1976).

Kriminal non ha avuto fortuna all’estero. In Francia hanno tentato di lanciarlo due volte, ma non c’è stato niente da fare. Tradurlo, del resto, non è facile, dato il linguaggio particolare di Max Bunker.

Simpatico Krimi, anche se io l’avrei chiamato Krimen.

Kriminal è stato il primo personaggio dei fumetti italiani ad apparire sul grande schermo: Glenn Saxon lo interpretò in due film, nel 1966 e nel 1967; il primo diretto da Umberto Lenzi e il secondo da Fernando Cerchio.

La Mondadori aveva annunciato il ritorno di questo personaggio e nel 2015 ha presentato un portfolio, del quale riproduco la copertina di Giuseppe Camuncoli e l’illustrazione più strana, quella di Gianluca Maconi: eh no, un Kriminal femmina manda a puttane tutto il discorso che ho fatto finora!

Nel maggio del 2016, il progetto del nuovo Kriminal mondadoriano è abortito.

Come spiega Onofrio Catacchio in questa intervista che ci ha rilasciato.

 

Contatto E-mail: info@giornale.pop

9 commenti

  1. Bellissimo articolo come al solito. Kriminal fa parte anche dei miei amori, anche se pure amando gli episodi cattivi (in particolare quelli intorno al 20-30) ero così perverso da essere innamorato di Lola anche io, sarà questo che mi ha rovinato

  2. […] sceneggiatore Luciano Secchi (Max Bunker). Insieme crearono personaggi originali e di successo come Kriminal e […]

  3. […] CORNO Sicuramente la mia preferita, essendo stato un lettore accanito dei tascabili di Kriminal e Satanik realizzati dalla coppia Max Bunker (Luciano Secchi) e Magnus (Roberto Raviola). Poi […]

  4. […] Kriminal e Satanik, Max Bunker (Luciano Secchi) e Magnus (Roberto Raviola) lanciano, nel 1969, quello che […]

  5. […] nei primi tempi, formavano una coppia eccezionale paragonabile a quella di Bunker e Magnus su Kriminal e Satanik. Ai quali Torpedo ricorda un […]

  6. […] dei disegni di questa storia è forse poco adatto al testo, mi sono sempre ispirato ai fumetti di Kriminal e Satanik della coppia formata da Max Bunker e Magnus, che tanto mi colpirono da piccolo. […]

  7. […] i personaggi che Max Bunker lancia negli anni successivi non ottengono più lo stesso successo di Kriminal, Satanik e Alan Ford disegnati da […]

  8. […] sceneggiatore Luciano Secchi (Max Bunker) racconta che Satanik sarebbe dovuto essere il nome di Kriminal, per assonanza con Diabolik al quale si ispirava. Invece, venne utilizzato qualche mese dopo, nel […]

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