ALLA SCOPERTA DEI SEGRETI DI FANTASIA

ALLA SCOPERTA DEI SEGRETI DI FANTASIA

L’enorme successo di critica e di pubblico del primo lungometraggio animato uscito nel 1937, Biancaneve e i sette nani, convinse Walt Disney di lavorare a un altro film innovativo: Fantasia.

Disney realizzava per il cinema numerosi cortometraggi che venivano proiettati prima del film. Per la maggior parte si ispiravano a racconti popolari o fiabe europee, alternati alle avventure di Topolino e compagni.
Questi cortometraggi della durata di sette minuti si intitolavano Silly Symphonies, erano differenti da quelli di Topolino perché la loro particolarità era data dalla colonna sonora. Non era un semplice accompagnamento, ma un elemento che si “fondeva” con il movimento dei personaggi.
Disney si ispirò a questi piccoli capolavori per realizzare quello che definì “il concerto filmato”, con diversi episodi rigorosamente accompagnati da un brano di musica classica.

Per realizzare quest’opera di proporzioni titaniche, Disney dovette chiedere cospicui prestiti alle banche. Secondo il progetto iniziale il film sarebbe stato in continuo divenire, anche dopo la morte dell’autore: ogni anno si sarebbero dovuti aggiungere episodi a quelli precedenti.
Scelto il titolo Fantasia, gli animatori degli studios si costrinsero a turni estenuanti per completare i vari episodi. Continue riunioni si rendevano necessarie per organizzare ogni singola sequenza, adeguatamente “pensata” per “sposarsi” con la colonna sonora e dare l’effetto movimento e musica in sincronia.
Furono scelti brani di musica classica eseguiti appositamente per il film dalla Filarmonica di Philadelphia, diretta dal maestro Leopold Stokowski.

ALLA SCOPERTA DEI SEGRETI DI FANTASIA

 

Fantasia si apre come un teatro del quale si intravedono le ombre dei componenti dell’orchestra, la sagoma del maestro Stokovski e le introduzioni con relativa descrizione dei pezzi musicali del compositore e critico Deems Taylor (la parte in cui appare Taylor è stata tagliata nel vhs per poi essere ripristinata nella versione in dvd del 2006).

Si comincia con un brano particolare che non narra una storia ben precisa, ma che crea una situazione isolata come un quadro dalle pennellate astratte e dalle animazioni fuori dai canoni consueti: Toccata e fuga in Re minore di Johan Sebastian Bach.
Per la realizzazione dell’episodio, Walt Disney e i suoi animatori fecero studi approfonditi sulla pittura astratta, le opere di Kandinsky furono preponderante fonte di ispirazione.

Il secondo episodio di Fantasia ha come protagonista Tchaikovskij con il suo celeberrimo Schiaccianoci.
Disney non si ispirò al balletto, che rievoca ambientazioni natalizie, ma volse la sua immaginazione in tutt’altra direzione: il susseguirsi delle stagioni con protagonisti, quali creature magiche come le fate del ghiaccio, culminanti con il trascinante valzer dei fiori.

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L’animazione presenta effetti speciali prodigiosi, se si considera che furono sperimentati e realizzati alla fine degli anni trenta. Animazioni che ancora oggi sono fonte di ispirazione per coloro che hanno intrapreso la carriera dell’animazione.

Veniamo al terzo episodio, il più noto di Fantasia: L’apprendista stregone di Paul Dukas, un compositore contemporaneo.
Disney trasferì tutti gli elementi della storia in musica, usando Topolino che per la prima volta subisce un lifting facciale. Lo staff gli dona uno sguardo più antropomorfo, che ora possiede dei veri occhi al posto delle due macchie nere entro una specie di mascherina.

Forse non tutti sanno che il mago dal pastrano blu, che viene in soccorso al topo pasticcione dopo l’esperimento di magia mal riuscito, altri non è che una caricatura di Walt Disney (battezzato Yen Did dagli animatori, che letto al contrario diventa Disney).

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Si noti la dinamicità dell’animazione nel momento in cui Topolino governa il potere conferitogli dal copricapo conico di mago, ma ne perde subito il controllo causando guai all’apparenza irrisolvibili.
Come un maestro d’orchestra, Topolino dirige il moto dei pianeti, le stelle cadenti e i movimenti ondosi, cosi come le scope impazzite con i secchi d’acqua che il poveretto non saprà più gestire.
Fino all’arrivo del proprietario del cappello magico, il mago Yen Sid, che trasforma il caos in una inaspettata pace, sia a livello sonoro sia di animazione. In contrasto con il ritmo e dinamicità peculiari di questo gioiello incastonato in mezzo al film.

Con il brano La sagra della primavera di Igor Stravinsky, gli artisti della Disney non si limitano a rappresentare un semplice balletto tribale, il loro estro li conduce oltre… Nel vero senso del termine: oltre le nuvole e l’atmosfera terrestre.
E ci porta anche indietro nel tempo, quando nel sistema solare stava per crearsi un piccolo globo, il pianeta Terra.

Gli animatori per la prima volta ebbero a che fare con un tipo di animazione basato sullo studio realistico e scientifico dell’evoluzione del pianeta Terra, con i suoi sconvolgimenti iniziali (terremoti, eruzioni vulcaniche, maremoti). Per passare alla comparsa di organismi pluricellulari nei fondali marini, che nel susseguirsi delle ere lasciano il posto ai dinosauri.

La sfida degli animatori si fa sempre più intensa. Interessante vedere come le impressioni derivate dai musei di storia naturale vengano ridisegnate per farle rivivere nel modo più realistico possibile e renderci spettatori di ciò che accadde miliardi di anni fa.

Impressionante la lotta tra il tirannosauro e lo stegosauro, che muore battendo la coda in sincronia con il coro degli ottoni e dei tamburi. La fine in dissolvenza, sia scenica sia musicale, ci avverte che, finita l’era dei dinosauri, inizierà una nuova fase della vita nel minuscolo pianeta appena nato.

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Come in tutte le opere teatrali e musicali, c’è un intervallo tra le due parti di Fantasia. Rappresentato in maniera davvero originale, perché vengono mostrati i musicisti intenti a rilassarsi qualche minuto prima di ricominciare a suonare.

Ed eccoci all’episodio più colorato e idilliaco di Fantasia. La Sesta sinfonia di Beethoven, detta anche La pastorale, perché dedicato alla natura e la campagna.
Disney, come al solito, diede una sua interpretazione particolare mettendo in scena il monte Olimpo abitato da creature mitiche quali centauri, unicorni dalle enormi ali, satiri e amorini immersi in nuvole dai colori sgargianti, talvolta mai visti prima.
ALLA SCOPERTA DEI SEGRETI DI FANTASIAL’animatore Ray Huffine disse che Disney gli diede la possibilità di utilizzare qualsiasi colore la creatività gli suggerisse, anche un colore mai creato prima. Così una mattina, mentre faceva colazione, Huffine vide un panino con sopra della marmellata di more preparata dalla moglie, ed ebbe un’intuizione particolare. Ecco il colore che avranno le foglie degli alberi “color marmellata di more”.

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Il compositore del penultimo episodio, che accompagna un insolito balletto classico, è Amilcare Ponchielli con la sua Danza delle ore.
Nel lento scorrere delle ore, sin dalle prime luci dell’alba, entrano in scena degli aggraziati struzzi con scarpette da ballo pronti a salutare il giorno appena iniziato.

 

Sparendo poi dietro le quinte per dare spazio, ma tanto spazio, ad altrettanto “leggiadri” ippopotami vestiti da una nuvola di tutù velato, che ballano sulle note delle ore pomeridiane.
Il lavoro degli animatori fu talmente abile e scrupoloso che ogni volta che osserviamo queste enormi creature se ne percepisce l’incredibile assenza di peso, tanto sono agili.

 

Giunge la sera e alla luce del tramonto compaiono i cugini elefanti, che saltellando elegantemente da un punto all’altro del palcoscenico vengono improvvisamente assaliti da creature misteriose: le creature della notte, i ghignanti alligatori.
Ora l’animazione sorprende gli spettatori, che non si aspettano di vedere questi ballerini animaleschi danzare tutti insieme, in un rincorrersi tra pazze coreografie così ben congegnate da sembrare normali. Gli alligatori sollevano gli ippopotami. Gli struzzi portano in groppa gli alligatori e gli elefanti fanno roteare questi ultimi come se fossero leggeri pupazzi di stoffa.
Stravaganze della musica e, di conseguenza, dell’animazione, in un crescendo che stupisce il pubblico fino alla chiusura fragorosa di tamburi e di due porte che sbattono in maniera scomposta.

L’ultimo episodio di Fantasia è stilisticamente associato a due brani in netta opposizione: Una notte sul Monte Calvo di Modest Mussorgski e l’Ave Maria di Franz Schubert.
Per creare questo pezzo della storia dell’animazione, i tecnici di Disney misero a punto uno strumento in grado di realizzare scene tridimensionali, la cosiddetta multiplane camera.
La cinepresa sovrasta i disegni (i rodovetri) disposti uno sopra l’altro, su cui sono dipinti i fondali. Ognuno di essi ha un ruolo ben preciso poiché deve integrarsi a livello scenografico in modo da dare, a fine ripresa, l’effetto tridimensionale e quindi l’illusione della profondità a chi guarda.

Una notte sul Monte Calvo descrive la notte del sabba dei demoni. Chi muove le fila di questa notte è lo spaventoso Lucifero, animato da Bill Tytla, noto per aver lavorato su Topolino in diversi corti.
Tytla fece molti studi sulla anatomia umana, sulle luci e le ombre, su sculture del passato, per ottenere un personaggio di Lucifero che desse l’impressione di una reale consistenza, presenza fisica terrificante.

 

Siamo lontani dalle allegre avventure di Topolino. Qui le emozioni sono intense, e forse il tema è piuttosto forte per essere fruito dai bambini a cui comunque il film è sostanzialmente destinato.
Il tema principale sia scenico sia musicale ha i toni di un film dell’orrore. Inizialmente Tytla voleva fare riferimento alla figura dell’attore Bela Lugosi, interprete del film di Dracula degli anni trenta, per rendere il volto di Lucifero più realistico possible. Poi, dopo una prova con l’attore, cambiò idea.
Le pennellate infuocate di movimenti e danze convulse sulle note macabre di Mussorgski, su uno sfondo dai toni cimiteriali, formano un quadro in movimento. Un’opera che sconvolge emotivamente, ma che come tutte le cose ha una conclusione e quindi si dissolve alle prime luci dell’alba.
I rintocchi di una campana stonata del campanile di una chiesa, ripetuti da un’eco, suscita gli ultimi brividi e apre le porte a uno scenario mistico, di raccoglimento in preghiera.

Gli animatori adesso hanno un compito opposto: creare l’atmosfera rarefatta di un momento di pura religiosità in cui la preghiera è protagonista. Questo viene ottenuto magistralmente dall’Ave Maria di Schubert.
E qui che si può ammirare il risultato della multiplane camera.
Un susseguirsi di immagini tridimensionali danno l’impressione allo spettatore di entrare in un giardino dalle tonalità azzurrognole, dove l’alba rende i colori indistinguibili poiché una leggera foschia ricopre tutto.

 

La scena commovente ci invita a riflettere sul fatto che le notti demoniache hanno fine e l’alba di un nuovo giorno restituisce luce al mondo ed elevazione agli spiriti.
In questo modo gli animatori concludono la scena finale enfatizzandola, anche grazie all’apporto musicale, con tonalità di colore ed effetti speciali che ricordano i raggi del sole.
La vita dunque vince sulla morte, ci spinge metaforicamente verso l’alto, oltre le nubi, che i disegnatori riproducono con una drammaticità toccante.

Un simpatico e arzillo Frank Thomas, uno degli Nine old man (“i nove vecchi”) degli studios, ha raccontato che durante la ripresa dell’ultima scena in multiplane camera ci fu un terremoto: i rodovedri “ballarono” e i personaggi schizzavano da tutte la parti, e quindi si dovette ricominciare tutto daccapo… Misero così i rodovetri al loro posto, uno dietro l’altro, e la nuova ripresa riuscì perfettamente.
La pellicola fu imbustata e spedita, pronta per essere proiettata.

In occasione della prima, il 13 novembre 1940 al Broadway Theatre di New York, Walt Disney si premurò affinché l’impianto stereo chiamato Fantasound, a cui gli operai lavorarono per circa una settimana, offrisse l’ascolto avvolgente creato apposta per il film.

Gli spettatori provarono un senso di grande armonia, un’esperienza mai vissuta prima. Forse troppo innovativa per molti e soprattutto per quei critici tradizionalisti che non risparmiarono frecciate a Walt Disney (“un passo più lungo della sua gamba”, “un insulto alla musica classica”).
Disney decise che non avrebbe mai più osato realizzare film “intellettuali”, si sarebbe rivolto solo alla produzione “commerciale”, realizzando favole dal sapore antico e con una trama classica come Biancaneve e i sette nani.

Il pubblico, che si aspettava un film coerente allo stile Disney e con una storia vera e propria, rimase spiazzato e gli incassi furono disastrosi, tanto che l’azienda rischiò il fallimento. Ma si sa, le storie Disney prima o poi hanno un lieto fine, e molti anni dopo Fantasia fu riscoperto e portato al successo: le riedizioni cinematografiche furono frequenti catturando sempre più pubblico entusiasta.

Nel 1999 i Disney studios portarono avanti il sogno di Walt Disney aggiungendo episodi nuovi con la realizzazione di Fantasia 2000, ma il film non ottenne il riscontro atteso.

1 commento

  1. Da ragazzino, vedendo una riedizione di “Fantasia” mi invaghii letteralmente delle centaurine pin-up (in particolare la prima, che esce lentamente dal laghetto e poi si asciuga scrollandosi) dell’episodio La Pastorale: le adoro!

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