YAZIDI, I FEDELI DELL’ANGELO-PAVONE CHE HANNO RISCHIATO LO STERMINIO

YAZIDI, I FEDELI DELL’ANGELO-PAVONE CHE HANNO RISCHIATO LO STERMINIO

Una sera d’estate al bar davanti un bicchiere, chiediamo a un conoscente qualche informazione sul cristianesimo, cattolico, protestante o ortodosso, sull’islam, senza scendere nella diatriba sciiti e sunniti, o sul buddismo o l’induismo. Molto probabilmente qualche nozione, grande o piccola, anche se confusa o parziale, riuscirebbe comunque a fornircela. Prendiamo ora il medesimo conoscente e chiediamogli: tu sai qualcosa dello yazidismo?

Sguardo assorto. Lo vedo, vorrebbe prendere il cellulare e cercare su Google. La cosa sicuramente più probabile sarà un qualche vago ricordo legato al Medio Oriente. Sì, al telegiornale. Sulla carta stampata ne avrà certamente letto qualcosa. Sono un popolo, o no, forse è un dialetto arabo o una qualche eresia islamica. Forse ha a che fare con l’Isis e la guerra in Siria. Il terrorismo? La Turchia di Erdogan, il Pkk, l’Iraq, i guerriglieri curdi? L’impressione è che le informazioni siano poche e confuse. Son solo chiacchiere da bar ma forse un poco di curiosità si sta facendo strada.

Nell’epoca di internet la cultura yazida è riuscita a mantenere il fascino del mistero, dell’esoterismo. I manuali di storia le dedicano poche parole e anche la celebre Wikipedia fornisce solo nozioni frammentarie.

Di misteriose origini, gli yazidi sono conosciuti in Italia solo per l’eco delle persecuzioni e per le grida di dolore dei sopravvissuti a pulizia etnica, stupri e schiavitù. Mentre scrivo a Berlino, la piccola comunità dei fedeli yazidi e i suoi sostenitori sono scesi in piazza a denunciare l’orrore. E si moltiplicano  le interviste a bambine e ragazze sopravvissute agli abusi degli aguzzini del Daesh.

Attualmente la comunità yazida pare sia composta di circa 250mila unità. La maggior parte risultava stanziata in quella terra incognita compresa tra la Turchia sud orientale, il nord-est della Siria, il nord dell’Iraq e l’Iran occidentale. Dico risultava perché le recenti repressioni hanno portato a esodi biblici e olocausti che stanno cambiando le mappe. Prendete Google Maps o, se proprio siete all’antica, un polveroso atlante cartaceo e cercate. Cercate Lalish, la vallata sacra dove si elevano le tombe dai tetti conici. Chiedete ancora, se siete curiosi e maldestramente insistenti, chiedete e chiedetevi dov’è il Kurdistan e perché non esiste.  Anche se esistono una etnia, una lingua e una cultura multireligiosa non esiste uno stato.

Melek Ṭāʾūs, l'Angelo Pavone, divinità dello Yazidismo.

Melek Ṭāʾūs, l’Angelo Pavone, divinità dello Yazidismo.

Non stavamo parlando però di politica ma di una religione, una religione monoteistica che risale a un’epoca precedente alla diffusione del cristianesimo e dell’islam. Influenzata nel corso del tempo da queste “superpotenze del culto”, come anche da elementi di ebraismo, zoroastrismo, manicheismo, gnosticismo e tracce di vedismo, gli yazidi preservano ancora nuclei di una cultura precedente, il cui simbolo è Melek Ṭāʾūs, l’Angelo-Pavone, il supremo dei Sette Grandi Angeli generati dall’unico Dio primordiale, creatore del Bene e del Male. I rari testi yazidi raccontano come si ribellò e divenne il demiurgo. Che generò il nostro mondo, si pentì e pianse per settemila anni fino a spegnere le fiamme dell’inferno. Un mito, una fiaba e una poesia fuse assieme; una piccola storia come non se ne raccontano nel nostro mondo di realtà aumentata per cellulari, pornografia violenta, calciatori, social network e film in computer grafica.

L’Angelo-Pavone viene interpretato come una figura simile all’ebraico-cristiano Lucifero, per questo gli yazidi vengono oggi additati come blasfemi adoratori del diavolo, qualcuno potrebbe dire “satanisti”, e a dirlo son quegli stessi che negli ultimi anni hanno distrutto le statue assiro-babilonesi a colpi di martello pneumatico.
Sembrano piccolezze concettuali e dottrinali appartenenti a un passato per noi medievale, fatto di streghe, eretici e inquisitori. In quella che un tempo fu l’antica Mesopotamia, ancora oggi, invece, questi sono pretesti per giustificare assassini e stupri, e avviare conflitti che in realtà celano la volontà di appropriarsi di risorse e territori.
Al telegiornale dell’ora di cena sentiremo ancora parlare degli yazidi. La prossima sera che vi troverete a chiacchierare al bar, provate a raccontare la storia di quella gente misteriosa che prega un Angelo Pavone.

Per fortuna le prossime notizie su di loro saranno meno tragiche: l’Isis, che aveva cercato di sterminare questi ultimi “pagani”, è in ritirata da tutti fronti.

http://www.iranicaonline.org/articles/yazidis-i-general-1

Una versione antropomorfa di Melek Taus compare anche in alcuni fumetti della DC.

Una versione antropomorfa di Melek Taus compare anche in alcuni fumetti della DC.

2 commenti

  1. Il tuo articolo mi è piaciuto moltissimo.

    • Grazie Grazia (ehm scusa il giuoco di parole).

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*