VIAGGIARE A FUMETTI IN EGITTO

VIAGGIARE A FUMETTI IN EGITTO

I forti sapori speziati dell’Egitto… il fumetto, sin dalle origini, ha saputo far viaggiare con la fantasia migliaia di appassionati lettori.
Nella età d’oro del fumetto, i personaggi più amati si muovevano tutti in ambientazioni esotiche.

Cino e franco
Cino e Franco in Africa.

Terry

Jungle Jim nel Sudest asiatico.

Max friedman

Terry in Cina.

Uno dei territori che ha maggiormente affascinato i fumettisti di ogni epoca è indubbiamente il medio oriente.
Qui è nata una grande civiltà, qui si sono sviluppati imperi che hanno lasciato una impronta indelebile nella storia dell’umanità.
Cairo blues
Tra questi un posto a parte lo merita di diritto la civiltà egizia.

Tintin e i sigari del faraone

Cover
Il grande Hergé conduce Tintin in Egitto nel suo quarto albo: “I sigari del faraone”, uscito nel 1934. L’approccio di Hergé a un paese straniero è qui meno colonialista che in precedenza. Forse perché avviene sull’onda lunga della egittomania che si era diffusa in tutto il mondo, in seguito alla scoperta della Tomba di Tutankhamon da parte di Howard Carter (e forse perché da lì a un paio di anni l’Egitto sarebbe diventato un Paese indipendente).
Porto said
Tintin arriva a Porto Said via mare. In questa pagina l’ambientazione egiziana è resa soprattutto attraverso gli abiti e le architetture.
Giza

Nella pagina successiva siamo già al Cairo (che dista 200 km da Porto Said), dove compaiono il deserto e sullo sfondo le piramidi di Giza.

Dentro la tomba

Piramid
A pagina 7 finalmente Tintin entra in quella che assomiglia a una delle tombe sotterranee disseminate lungo la Valle dei Re (che però si trova nei pressi di Luxor, a circa 500 km da Giza).
L’idea dell’aldilà per gli egiziani è strettamente legata alla materialità della vita terrena: credevano che il corpo dovesse rimanere integro per poter rinascere, ecco il motivo della pratica della mummificazione che simboleggiava anche il rito compiuto da Anubi sul cadavere di Osiride per renderlo immortale. All’interno della tomba troviamo tutto il repertorio tipico di sarcofaghi, pitture murali, statue votive, passaggi segreti e via dicendo.
L’atmosfera intrigante contribuisce alla costruzione di una storia più strutturata del solito. Tintin cessa di essere il protagonista di una serie di gag slegate tra di loro e inizia ad agire all’interno di un plot ben congegnato.

Pittura murale egizia e linea chiara

Cigar
Anche i disegni sembrano subire l’influsso dell’arte egizia lineare e bidimensionale, cominciando a dare vita a quello stile unico che passerà alla storia con il nome di linea chiara. Come l’arte di Hergé, la pittura dell’antico Egitto è caratterizzata da grande vivacità e ricchezza seguendo un tipo di espressività astratta e concettuale.
Lo spazio è riportato su due dimensioni, le composizioni seguono criteri simbolici, le forme si sviluppano con grande eleganza ed essenzialità.
I colori sono puri e brillanti, si dispongono armonicamente e con accostamenti a contrasto. Infine, e forse è la cosa più importante, come tutte le arti degli egizi, anche la pittura è una pratica religiosa, dedicata agli dei.

Blake e Mortimer nella camera di Horus

Blake e m

Qualche anno dopo, nel 1950, sarà la volta di Edgar P. Jacobs, storico collaboratore di Hergé, a portare in Egitto il suo professor Mortimer nell’albo intitolato “Il mistero della grande piramide”. Si tratta di una vetta probabilmente irraggiungibile da qualsiasi altro racconto sull’Egitto. Un po’ alla maniera di Kubrick, quando Jacobs approcciava un genere ne ricavava una specie di opera totale che finisce per diventare una pietra di paragone. Il fascino della descrizione del Cairo, del Museo Archeologico e della Piramide con la sua camera segreta di Horus fatti da Jacobs rappresentano ancora oggi una esperienza irripetibile per il lettore.
Almaza

La storia inizia con l’arrivo di Mortimer, di notte, all’areoporto di Almaza nei pressi del Cairo.

Cercando un altro Egitto

Jacobs fa atterrare Mortimer in un Egitto a lui contemporaneo, un Paese più aperto di quello odierno. Un Paese che va modernizzandosi e dove la religione non occupa uno spazio centrale. L’autore delinea un Egitto molto più occidentalizzato di quello attuale. Non ci sono donne con il velo nei disegni di Jacobs.
Continental
Il professore alloggia al Continental-Savoy, ai tempi uno degli hotel più prestigiosi al mondo.

L’arte della splash page
Museo

A pagina 4 l’azione si sposta al Museo Egizio, un luogo impregnato di storia, cultura, fascino e mistero. Nelle pagine seguenti una splash page immaginifica ci mostra uno degli splendidi saloni del museo avvolto nella penombra.

Sfinge

Verso la fine del primo tomo, Mortimer si reca a Giza a cavallo. Qui vediamo un bel disegno della sfinge eseguito dal collaboratore Albert Weinberg, che in seguito avrebbe creato Dan Cooper.

Giza

A seguire una splendida splash page con una prospettiva inconsueta della grande piramide. Nella seconda parte dell’albo (la camera di Horus) la storia prende il volo nelle viscere della grande piramide, mostrandoci i contorni di un Egitto senza tempo, impregnato di esoterismo, magia, mistero, trabocchetti e colpi di scena. In questa storia si definisce anche la versione jacobsiana della linea chiara, che accetta i consigli di Hergé semplificando il segno e rendendolo meno realistico.

Lo sconosciuto a Dendera

Magnus
Verso la metà degli anni settanta Roberto Raviola detto Magnus comincia, in un momento particolare della sua vita, ad approfondire il suo interesse per il medio oriente e la cultura araba. Quando nel 1975 crea il suo personaggio più riuscito, Lo Sconosciuto, lo colloca nella prima apparizione sulla scacchiera mediorientale.
Guerrigliero
Nel 1982, quando Magnus “resuscita” Lo Sconosciuto, lo fa con una storia di ambientazione egiziana: “Full moon in Dendera”. Magnus ha rispetto e ammirazione per la cultura araba, soprattutto per i filosofi e per i poeti. Per questo il suo approccio all’Egitto è più sincero e partecipe di quello di altri colleghi. La storia entra subito nel vivo mostrandoci una coppia di egittologi che discute all’interno del museo egizio del Cairo. Magnus ci mostra solo alcuni particolari, non interi ambienti come aveva fatto Jacobs alle prese con la stessa location.
Champollion
Il professor Champollion viene rapito nella penombra di una stanza del museo. L’egittologo viene poi trasportato su una feluca a due vele che risale il nilo in direzione di Assuan.

Nel tempio di Hator

L’azione si sposta a Dendera, in arabo “la città della dea”, a 600 km dal Cairo. Magnus ci introduce, mediante una coppia omosessuale, fin dentro al maestoso tempio di Hator risalente al periodo greco-romano.
Full moon
Il tempio è raffigurato in un paio di vignette, immerso nella fredda luce della luna piena. La storia non è una delle migliore della serie, sia per i disegni che per la trama. L’autore inizia qui un percorso alla ricerca di una perfezione formale fin troppo fine a se stessa, dimenticando il felicissimo equilibrio tra sintesi grafica e necessità espressive raggiunto nella prima serie. La storia si ramifica in troppe sottotrame che non sempre vengono portate avanti con la necessaria lucidità.

Il deserto di Hugo

Scorpioni
Hugo Pratt aveva un’innata passione per le culture del mondo, la storia, le filosofie, le situazioni di conflitto e le tradizioni magiche. A queste si è sempre avvicinato miscelando realtà e fantasia. I viaggi del maestro di Malamocco ci hanno accompagnato ben oltre le carte geografiche per condurci dritti al centro rappresentato dalla spiritualità più profonda dei paesi visitati. Corto Maltese non passa per l’Egitto, che invece costituisce lo sfondo per la prima avventura degli scorpioni del deserto.
Cammello

Un oceano di sabbia

Si tratta di un Egitto ben differente da quelli visti sino ad allora. Un Egitto di sabbia, ferro e fuoco. Il deserto la fa da padrone. Gli spazi della guerra d’Africa sono sterminati. I nemici appaiono e scompaiono all’improvviso, in una atmosfera tesa e sospesa.
Koinsky
Il luogotenente Koinsky e i suoi uomini viaggiano verso l’oasi di Suwa attraversando una sterminata distesa di sabbia. Dopo essere stati attaccati da un aereo, attraversano il deserto delle Pietre nere. Durante la traversata scampano all’attacco di un blindato tedesco. Da Suwa prendono il treno per Suez dove la storia avrà il suo epilogo finale.

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