VADE RETRO CROCIFISSO

VADE RETRO CROCIFISSO

L’ennesima polemica è servita. La giornalista Marina Nalesso ha condotto il TG1 con il crocifisso al collo provocando nervosismo nel popolo del web che “s’indigna, si commuove o si scatena” sul caso umano del momento e può toccare a Tiziana Cantone o a Diletta Leotta, per restare ai casi recenti, di subire sacrileghe offese postume l’una o sprezzanti commenti bestiali l’altra. Sempre e comunque il popolo del web segue la regola di dividersi in fazioni, l’una pro e l’altra contro, perché tante volte per la ragione non c’è posto in nessuna delle due.

Stavolta a subire le ira e gli urrà del web è una donna che ha letto le notizie in diretta TV con al collo la croce. Sui social da baciapile a Santa il post è breve, e le bacheche si ingolfano di rumore prodotto dal tremore delle coscienze che novelle agenzie di marketing trasmettono slogan a tinchitè (traduco per i non siciliani: in abbondanza) perché bisogna svendersi anche nello spazio privato più pubblico che ci sia mai stato, altrimenti si è condannati all’esistenza invisibile. Chi scrive è vittima e carnefice quanto chi legge della struttura social-virtuale che governa la realtà e perciò eccovi il mio slogan: vade retro crocifisso. Tre parole. Per dire tutto e niente. Vade retro crocifisso è il pensiero di quelli che hanno attaccato in nome della malintesa laicità la giornalista (e credo non ci sia nulla da spiegare), ma è anche il pensiero di quelli che hanno premiato il coraggio di Marina, perché per loro portare il crocifisso è sintomo di eroismo (e questo vuol dire che sommessamente hanno già incoronato quelli che pensano che il crocifisso sia da bandire).

Libertà vera sarebbe poter indossare un crocifisso e poter non indossarlo, senza nessuno che commenti la scelta. Niente applausi e nessun fischio, solo il silenzio di chi rispetta le ragioni dell’altro e sarebbe un piccolo passo verso la laicità praticata e non teorizzata. Questa è la parola di chi pensa che la ragione se ne fotte di vincere perché aspira a convincere. E qui non c’entra la fede, perché quella punta alla salvezza eterna e non alla pace sociale.

Filosofo. Giornalista. Fannullone. Ha scritto per Libero, LiveSicilia, BlogSicilia, I Love Sicilia, I Vespri, The Front Page, Gli Stati Generali, Iene Sicule, Giornale Pop, La Spia Press e diretto i quotidiani online Tweet Press e L’Urlo. Ha pubblicato due saggi per la rivista Samgha e un libro, Archeologia del concetto di politico in Carl Schmitt (Mimesis, 2017). L’uscita del suo prossimo libro, La Rinuncia, Nota teologico politica (Algra Editore), è previsto per giugno 2017.

1 commento

  1. Io penso che in un paese moderno e civile il rispetto delle idee altrui si dovrebbe dare per scontato.Io non porto effigi di qualsiasi genere appese al polso o al collo, all’orecchio o al naso, ma se la legge italiana permette di farlo, perché reagire negativamente di fronte all’ ìmmagine di una ragazza che porta il crocefisso al collo. Questo è il punto sul quale fare una riflessione.
    Questi esagitati intolleranti non sono persone che praticano la democrazia, se potessero obbligherebbero gli altri a fare come pare a loro. Come potremmo sbrigativamente etichettarli? Mah, penso che comunque a questi bei tipi andrebbe bene un regime totalitario con loro in posizione di potere. Siamo ad una situazione vecchia -purtroppo- come il mondo.

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