SULLA SERIETÀ, UN RICORDO DI UGO GREGORETTI

Ugo Gregoretti

Non voglio raccontarvi qui la vita di Ugo Gregoretti, morto il 5 luglio 2019. I giornali sono pieni di sue biografie e ognuno di voi potrà richiamarlo seguendo i propri ricordi. Voglio invece dirvi perché Gregoretti abbia formato parte del mio modo di guardare al mondo.

Erano i primi anni Novanta, su qualche canale Rai trasmettevano una serie di brevi inchieste di Gregoretti, su argomenti di per sé non particolarmente importanti, e a dire il vero non ne ricordo neanche una. A parte l’ultima della serata, dedicata a un gruppo di ragazzi, più o meno quattordicenni, che con proprie apparecchiature esploravano luoghi abbandonati alla ricerca di “presenze spirituali”, ritenendo di individuarne, di quando in quando.

Gregoretti faceva domande precise ottenendo risposte precise e fondate. Anche se quegli anni non erano ancora negativamente panironici come quelli attuali, quei ragazzini che giravano cercando fantasmi sarebbero stati comunque preda facile di una presa in giro. Ma mi resi subito conto che Gregoretti si rivolgeva loro con lo stesso rispetto che avrebbe mostrato intervistando un pontefice o un importante scienziato, senza mai formulare dubbi generici, semmai cercando chiarimenti.

Il giornalista terminò il servizio commentando che “chiunque nella vita dovrebbe comportarsi con il rigore e la serietà di quei ragazzi, a prescindere dal contenuto del proprio agire”. Fu una affermazione di grande convincimento, e sentii che era giusta.

Anni più tardi mi capitò una situazione conviviale assieme a un piccolo industriale e il noto fotografo   Roberto Masotti. Feci sentire al gruppetto la registrazione di un vecchio disco, dei primi anni Sessanta, che avevo appena trovato, in cui un allora famoso  presentatore recitava poesie d’amore con accompagnamento di musiche suadenti. Qualcosa che certamente era ormai fuori moda e che – ancora – poteva prestarsi a qualche sorriso ironico. In effetti l’industrialotto si mise a fare smorfie, e io mi diedi dello sciocco per essermi ficcato in quella situazione, anche perché il presentatore era persona a me cara. Ma Masotti intervenne subito molto pacatamente dicendo che era una cosa fatta molto bene, con grande serietà, e che dunque non c’era alcun motivo di riderne, anzi era da ammirare. Mi tornò in mente Gregoretti, e fui grato a Masotti per avere confermato con voce diretta e per me autorevole quella impressione soltanto televisiva di anni prima.

Roberto Masotti

Roberto Masotti

Anche grazie al consiglio indiretto di Ugo Gregoretti, nel valutare l’operato altrui (ché per campare bisogna anche spesso e purtroppo crearsi opinioni cartesianamente provvisorie) mi attengo da tempo a questa semplice ed efficace regola: la serietà e la qualità dell’agire, molto più del contenuto e del risultato.

 

(Testo copyright © 2019 Andrea Antonini, Berlino; immagini di pubblico dominio).

 

 

 

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