HEARTBREAKER: RICORDANDO TOM PETTY

HEARTBREAKER: RICORDANDO TOM PETTY

Tom Petty è morto alcuni giorni fa. Non ce lo aspettavamo. È vero che oramai l’elenco delle rockstar nella fossa è lunghissimo. Avete visto gli Stones a Lucca? Per Keith Richard l’orologio sembra essersi fermato, ma per anni, leggendo delle sue gesta spericolate abbiamo udito dei sinistri rintocchi. Eppure zio Keef è ancora lì sul palco, alla faccia di chi gli vuole male.

Tom Petty

Tom Petty non era particolarmente celebre in Italia: troppo americano, anzi la quintessenza dell’americanità. Troppo soft e troppo anni settanta-ottanta. Non sembrava uno rovinato da droghe e alcool. O almeno, se lo ha fatto l’ha nascosto bene. Un personaggio incolore? Eppure chi conosce la storia del rock sa che lui un posto nella Storia se lo era guadagnato da tempo.

Il suo fascino e la “qualità” stavano proprio in quel tanto di “easy” che in Petty sembrava genuino e si riversava nella sua musica. Riusciva a trarre qualcosa dalla vita quotidiana, quella di ognuno di noi, e a tradurla in quelle istantanee che sono le sue canzoni più memorabili.

La sua musica si potrebbe definire “l’epica di tutti i giorni”, la colonna sonora di un film che è la vita. Canzoni romantiche e mai retoriche.

Sono certo che i giovani e i meno giovani che amavano la musica di Tom Petty avevano questa sensazione, quando erano convinti che nessuno li capisse o che l’universo “non li voleva”. Come in You Don’t Know How It Feels, dal classico di Petty del 1994, Wildflowers: “Ma lasciate che arrivi al punto / facciamo un altro giro / alziamo il volume della radio  / sono troppo solo per sentirmi orgoglioso / non sai come ci si sente / non sai come mi sento”.

Petty è riuscito ad avere successo per 40 anni senza compromettersi o alienarsi i suoi fan. Ha continuato a suonare il suo rock anche dopo la morte del genere. Non è mai stato un divo o un mito, e a lui non interessava esserlo. Le sue canzoni parlano per lui e anche per noi.

Tom Petty

Ci sono stati momenti in cui si è battuto per i suoi fan, come nel 1981, prima dell’uscita di Hard Promises, quando Petty ritardò la pubblicazione dell’album perché la Mca Records aveva deciso l’aumento di un dollaro ad Lp.

Petty allora aveva dichiarato in un’intervista al New York Times: “Molti fan sono con noi da molto tempo e credo che abbiano fiducia in noi. Mca ha fatto un ottimo lavoro vendendo i nostri dischi, ma non hanno capito quello che sta succedendo là fuori. Non si rendono conto che aumentare il prezzo dell’album non sarebbe giusto”.

Petty aveva la capacità di ammettere quando sbagliava. Nel 1985, durante il tour degli Heartbreakers negli stati del sud, la bandiera confederata, divenuta in certi ambienti più retrivi simbolo della segregazione razziale, era stata utilizzata nella campagna di marketing. Essendo quella bandiera molto popolare nel sud, Petty non ci aveva dato peso. Ma qualche anno dopo aveva ammesso: “Nel 1985 ho pubblicato un album, Southern Accents. Voleva essere un concept album su quello che per me era il Sud (gli stati del sud degli Usa – NdR), ma la parte concettuale per il 70 per cento è passata inosservata. Non me ne sono preoccupato più di tanto, e per giunta la bandiera confederata è diventata parte del marketing per il tour. Vorrei essere stato più attento. È stata un cazzata”.

Tom Petty

Durante un concerto nel 1990, un fan aveva lanciato una bandiera confederata sul palco. Petty si era avvicinato al microfono e aveva detto alla folla che era un errore usare la bandiera come parte della scenografia di Southern Accents. Alcuni della folla avevano iniziato a protestare e allora Petty aveva troncato ogni polemica dicendo: “Quindi non lo facciamo più”, aveva gettato la bandiera tra la folla e aveva proseguito il concerto.

Durante tutta la sua carriera, Petty è stato sempre presente nella programmazione delle radio dedicate al classic rock, è stato una improbabile stella di Mtv e ha suonato nell’intervallo del Super Bowl. Ma nel far ciò non ha mai avuto l’aria del relitto degli anni settanta che cerca di restare a galla.

Tom Petty

Tom Petty e Bob Dylan.

È cresciuto senza compromessi e non ha mai fatto la parte del vecchio che fa di tutto (e non fa niente) per sembrare coerente. L’integrità non è mai stata per lui una sorta di dannazione: un onesto musicista rock, autodidatta e senza velleità di profeta.

I giovani musicisti lo hanno adottato e anche imitato. Ascoltando quella degli Strokes, Last night (2009), ci sembrerà di sentire American Girl (2007). Persino un giovane di successo come Sam Smith deve qualcosa a Petty per Stay With Me, la cui melodia è molto simile a quella di I Won’t Back Down. Persino il nostro Ligabue.

Tom Petty

Ma Petty, per rispondere alla polemica sul presunto plagio, si era limitato a scrivere  sul suo sito web: “La mia esperienza di autore di canzoni mi insegna che queste cose possono succedere”.

Nella sua sterminata discografia puoi trovare una canzone per ogni occasione. Gli artisti capaci di far questo non dovrebbero mai lasciarci. Petty e la sua musica sono come l’amico che sa sempre cosa dire al momento giusto.

Molti dicono che non ci sarà mai un altro come lui.
Io sostengo che non c’era mai stato. Riposa in pace, Tom.

E grazie per averci lasciate le tue canzoni.

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