TIPI DA FESTA

TIPI DA FESTA

“Ehi, vieni alla mia festa?”

Dietro a una domanda apparentemente innocente si nasconde un mondo intricato e complesso, così aggrovigliato di passato, presente e futuro che ci si potrebbero scrivere almeno cinque tomi enciclopedici.

Perchè l’invito alla festa viene fatto per ragioni svariate, a volte fin troppo articolate: perchè se viene lui si porta anche quell’altro che mi piace, perchè se viene lui si porta anche l’altro che piace alla gente, perchè devo fare numero, perchè lui mi è simpatico; perchè lui è antipatico, ma è simpatico al resto del mondo. Perchè ho prenotato un locale intero e praticamente l’ottanta percento degli invitati quel sabato ha il dentista, e siccome io ho rinunciato al dentista per fare la festa mi girano a elica. Visto? E questi sono solo alcuni esempi! Fatevi un bell’esame di coscienza e vedrete che troverete almeno altri cinque punti con i quali popolare la lista.

Tornando alla domanda originaria, ci sono molti modi per rispondere al Ehi, vieni alla mia festa?, ma molto sinteticamente si possono racchiudere in due macro categorie: SI e NO (chiaro, no?).

I signori del NO non sono un’unica famiglia, ma appartengono alle più disparate tribù: quelli che hanno sempre altro da fare (gli Impegnati), quelli che se non ce l’hanno se lo inventano (i Mendaci) e quelli che hanno una love story con il loro divano e si farebbero tagliare un braccio pur di non uscire da casa (i Culipesanti).

I tipi da festa sono quelli che rispondono sì alla sopra citata domanda, e si dividono in sotto categorie.

I Sonoilredellaserata
Quelli che arrivano in anticipo e se ne vanno in ritardo, e solo dopo ripetute sollecitazioni dell’organizzatore della festa. Quelli che ai matrimoni urlano Bacio, Bacio ogni sette minuti, quelli che intonano cori da stadio come se avessero ingoiato un megafono, quelli dell’HipHipHurrà ululato. Quelli che alle feste aziendali si sciolgono la cravatta e se la avvolgono attorno alla testa, quelli che ballano per cinque ore di fila e sudano come cammelli. E con la fronte imperlata in modo decisamente imbarazzante vanno ad attaccare bottone con chiunque, anche con gli impianti di climatizzazione.

I Tappezzieri
Quelli che vanno alla festa con la speranza di conoscere gente nuova, ma che non sono in grado di staccarsi dal loro angolino di muro neppure per andare a fare pipì. Loro non sanno socializzare, non ne sono capaci, sono timidi, impacciati e introversi. Oppure non lo erano finché la loro ex fidanzata li ha mollati, distruggengoli nel cuore e nell’anima. Che poi, scusate, se sperate di attaccare bottone raccontando questo pezzo della vostra vita avete proprio sbagliato numero.

I Gomblottisti (perchè quelli, si sa, sono ovunque)
Loro impegnano il tempo che passa tra l’invito e il party a pensare al motivo per il quale sono stati invitati alla festa. Nell’attesa, pubblicano una pessima recensione del locale su Tripadvisor, perchè tanto sicuramente farà schifo. E quando finalmente è ora di far festa, girano con sguardo torvo tra gli invitati, come se fossero tanti Tenenti Colombo alle prese con i peggiori malviventi del piccolo schermo. Loro cercano l’inghippo, la buccia di banana sulla quale l’organizzatore sicuramente scivolerà. Assaggiano il cibo come se fossero i giudici della finale di Masterchef, alzano le palettine per votare i prodigi del malcapitato barman e i giudizi sono sempre negativi. E che te lo dico a fare.

I Wannabe, altrimenti detti Vorrei ma non posso
La loro vita è un forse, un non so, un ci provo. Un faccio il possibile. Se, e solo se, riescono ad andare alla festa, ci stanno poco e pure a fatica, perchè devono andare, lavorare, dire fare baciare lettera e testamento. E ovviamente mentre sono alla festa rispondono a diciotto telefonate. Sono sotto pressione costantemente, vorrebbero rilassarsi, vorrebbero ridere, mettere per un momento il telefono in tasca. Vorrebbero abbuffarsi perchè hanno saltato pure il pranzo ma sono a dieta, vorrebbero bere ma hanno la pressione alta (lo stress, sai…). Vorrebbero, ma non possono, per l’appunto.

Poi ci sono loro, una piccola minoranza in via di estinzione: i Serenissimi
Quelli che vanno alle feste con piacere, ballano, chiacchierano e ridono; che se il cellulare gli si scarica non si fanno venire una crisi epilettica, che non si fanno cinquanta sfumature di selfie, ma bensì si godono la serata. Quelli che dicono Grazie ai camerieri, che quando devono scegliere il regalo per il festeggiato si prendono del tempo e ci pensano, che non comprano le mutande di lana ai nati ad agosto. Quelli che ci tengono agli amici. Sono pochi ma ne esistono ancora, e il sogno di tutti gli organizzatori di feste è che i Serenissimi si moltiplichino miracolosamente, modello pani e pesci. Perchè si sa, volere è potere.

Pasticcera per vocazione. Lavoro leggo scrivo faccio la moglie, madre, figlia e spirito santo. O almeno ci provo.

1 commento

  1. Beh… su questo argomento Nonno Alfredo, già alcuni decenni or sono, ha disegnato alcune pagine memorabili, che rispecchiavano appieno l’atmosfera di quei festini casalinghi del sabato pomeriggio degli anni ’60.

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