TINÌ CANSINO, LA MAGGIORATA DI DRIVE IN

TINÌ CANSINO, LA MAGGIORATA DI DRIVE IN

Come si è arrivati a Tinì Cansino, la divetta della trasmissione Drive In?

In Italia, a partire dagli anni cinquanta, le dive del grande schermo sono Sophia Loren, Silvana Mangano, Marisa Allasio, Silvana Pampanini. In particolare, è l’aspetto fisico di Gina Lollobrigida a tenere a battesimo il termine “maggiorata”.

Nell’episodio Il processo di Frine del film di Alessandro Blasetti Altri tempi – Zibaldone n. 1, il personaggio della Lollobrigida, Mariantonia Desiderio, si merita la definizione di “maggiorata fisica” coniata dall’avvocato interpretato da Vittorio De Sica.

 

Anche le altre cinematografie in quel periodo puntano sulle attrici dalle forme floride. Marylin Monroe, Kim Novak, Jayne Mansfield, Anita Ekberg a Hollywood. E poi l’inglese Diana Dors, la tedesca Elke Sommer eccetera.

Il fenomeno torna poi in auge in modo prepotente verso la metà degli anni ottanta. Questa volta però è soprattutto la televisione a esaltare la procacità femminile, in particolare le reti di Berlusconi.
Non a caso, forse, le reti Fininvest nel primo periodo di programmazione puntano sui protagonisti dell’allora declinante commedia sexy. I comici Lino Banfi, Gianfranco D’Angelo, Gigi e Andrea, le attrici Edwige Fenech, Barbara Bouchet, Lory Del Santo, Carmen Russo. Proprio quest’ultima può essere considerata la soubrette che rilancia in maniera definitiva la figura della maggiorata grazie al successo ottenuto con lo show di Antonio Ricci Drive In, la cui prima edizione va in onda nel 1983 su Italia 1.

Anche se esempi di soubrette maggiorate se n’era già avuti nel periodo televisivo immediatamente precedente: va ricordata ad esempio Tiziana Pini, che affianca Erminio Macario nello spettacolo Macario più, trasmesso da Rai Uno nel 1978 e diretto da Vito Molinari.

 

In ogni caso, e veniamo al punto, Drive In lancia in particolare una ragazza piuttosto avvenente, Tinì Cansino, che per buona metà degli anni ottanta conquista parte del pubblico maschile italiano. Ripercorriamone la carriera attraverso i vari programmi e i pochi film di cui è stata protagonista.

TINÌ CANSINO, LA MAGGIORATA DI DRIVE IN

Enzo Braschi e Tinì Cansino nel programma “Drive In”

 

Nata a Volos, in Grecia (il suo vero nome è Photina Lappa), arriva in Italia per una vacanza alla fine degli anni settanta. Un agente le consiglia di assumere Tinì Cansino come nome d’arte, notando una certa somiglianza con Rita Hayworth (il cui cognome era appunto Cansino).

Nei primi anni di carriera la giovane showgirl non fa nulla per smentire una presunta e inesistente parentela con la diva di Hollywood. Esordisce in televisione nel 1982 con uno show trasmesso da Rai 2, Playgirl. È grazie a Luigi Reggi, allora capostruttura della Fininvest, che Tinì Cansino approda a Drive In, a cui partecipa sin dalla prima edizione (in onda nel 1983 su Italia 1 con la regia di Giancarlo Nicotra) e che ne decreta il successo.

Di Drive In senza dubbio è diventata, nonostante le tante altre presenze femminili, la figura simbolo. Dalle curve generose, esageratamente svampita e capace di incarnare lo spirito dell’epoca.

 

Tra le parodie che sono state realizzate nel corso delle varie stagioni di Drive In, Tinì Cansino ha preso parte, nel ruolo dell’ingegnere Tinix, a una delle più divertenti, Bold Trek. Al suo fianco Massimo Boldi, Teo Teocoli e Silvio Orlando che dava la voce al robot B-12.

 

Mentre partecipa a Drive In, Tinì Cansino recita anche in alcuni film, come il comico Arrapaho, diretto nel 1984 da Ciro Ippolito. Il film è ispirato all’album omonimo degli Squallor, che ne sono i protagonisti. A dare un’idea del tono demenziale e goliardico della pellicola (e del mondo musicale irriverente degli Squallor), bastano i nomi dei personaggi. Tinì Cansino è Scella Pezzata, Daniele Pace (uno dei fondatori e componenti del gruppo) interpreta il Grande Capo Palla Pesante.

 

In sostanza la carriera cinematografica della Cansino è andata di pari passo con il successo televisivo e non è proseguita oltre. I film d’altra parte non sono granché, soprattutto perché cercano di riproporre situazioni e generi ormai usurati. Come accade con l’erotico Delizia, del 1987.

La pellicola, diretta da Aristide Massaccesi (che in questo caso si firma Dario Donati) è ispirata a Malizia (grande successo del 1973): almeno nelle intenzioni, tanto che per promuoverlo la Cansino afferma di aver visto il film di Salvatore Samperi con Laura Antonelli quattordici volte.

Michele Giordano, nel libro “La commedia sexy italiana” (2000, Gremese Editore) su Delizia ha scritto: “Con la ‘Drive In’ girl Tinì Cansino, filmetto indegno del suo regista, il buon artigiano Aristide Massaccesi”.

In questo periodo Silvio Berlusconi (che secondo alcune versioni avrebbe scelto personalmente Tinì Cansino dopo un provino) ha in mente di affidarle una trasmissione notturna che possa sfruttare il potenziale seduttivo della showgirl greca. Trasmissione mai realizzata, ma la Cansino nel 1989 è la protagonista femminile del varietà Trisitors, ideato dallo stesso Berlusconi e che rappresenta la sua ultima apparizione televisiva di rilievo.

 

La pellicola interpretata nel 1989, Arabella l’angelo nero, un thriller erotico che ha una protagonista dalla doppia personalità, sostanzialmente ne affossa ogni ambizione recitativa. Da sottolineare comunque che la sua bellezza, anche in questo film, è fuori discussione. Prodotto da Armando Novelli, viene diretto da Stelvio Massi (che si firma Max Steel) per ragioni puramente alimentari. Il regista anni dopo non nasconde la propria insoddisfazione per il risultato finale: “Novelli, però, è una brava persona, uno che di cinema se ne intende… in quel periodo aveva bisogno di realizzare e mi disse: ‘Stelvio, dai che faccio ‘sti due film svelti, svelti e incassiamo qualche liretta’. Poi, ovviamente, in quelle condizioni non può altro che venire fuori una schifezza come Arabella” (Manlio Gomarasca, Speciale Stelvio Massi – Pace e tranquillità, Stelvio Massi: identikit di un cineasta, Nocturno Cinema n. 10, luglio 1999).

 

 

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