THE 7TH CONTINENT NON È UN SEMPLICE GIOCO DA TAVOLO

The 7th Continent

Dopo una campagna Kickstarter di grande successo conclusasi nell’ottobre 2015 con la raccolta di più di un milione di dollari, e di una effettuata nel settembre del 2017 altrettanto riuscita, abbiamo la possibilità di giocare a The 7th Continent, gioco da tavolo di carte creato dai francesi Ludovic Roudy e Bruno Sautter per la loro Serious Poulp, dalla fortissima componente narrativa tematica e dalla durata variabile fino a mille minuti. Sì, non avete letto male, proprio mille minuti!

Ringrazio l’amico Matteo che mi ha dato la possibilità di giocare alcune partite con la sua “preziosa” copia del gioco e, contemporaneamente, lo “maledico” per avermi buttato nel vortice della dipendenza da Settimo continente, che dovrà attendere fin dopo marzo 2019 per essere placata, quando cioè arriverà la mia copia finanziata con il secondo Kickstarter denominato The 7th Continent – What Goes Up, Must Come Down, che questa volta non mi sono lasciato sfuggire (e che tra l’altro è pure più “ricco” di contenuti…).

Preciso che quanto segue, più che una recensione è la mia voglia di parlare di un gioco da tavolo che sfugge a una comune classificazione. Un assoluto capolavoro.

The 7th Continent – What Goes Up, Must Come Down (box)

La storia di The 7th Continent

È il 1907, siamo appena rientrati dalla prima esplorazione del Settimo continente, una misteriosa terra scoperta oltre le coste dell’Antartide. Tutti i membri della spedizione sono afflitti da una strana malattia e anche noi cominciamo a soffrire di un male sconosciuto. Decidiamo di tornare nel misterioso nuovo continente per scoprire come annullare la maledizione che aleggia su di noi. Saremo quindi impegnati a cercare di capire cosa e perché nella precedente spedizione ci ha resi maledetti.

The 7th Continent (box)

The 7th Continent è un gioco cooperativo fino a quattro giocatori, ma votato principalmente al single-player. È costituito da scenari decisamente lunghi, della durata abbondantemente superiore alle dieci ore, che possono essere messi in “pausa” praticamente in ogni momento tramite un ottimo sistema di “salvataggio”. The 7th Continent è “spietato” e “crudele”, tanto che è possibile perdere anche dopo più di dieci ore di gioco (e vi assicuro che morire di fame o per malattia dopo svariate ore di gioco non è una cosa piacevole). Non è un gioco particolarmente sociale. Il suo scopo, fondamentalmente, è quello di raccontare una storia in modo molto simile ai libri game, giochi non propriamente “moderni”, tuttavia ancora ben presenti nella memoria dei giocatori che erano ragazzi negli anni ottanta e, più in generale, nella mitologia ludica di genere.
Come in quei giochi la storia raccontata è suddivisa in tantissimi paragrafi attraverso i quali i giocatori si muoveranno, in ordine variabile a seconda delle proprie scelte, sviluppando così la propria avventura. La differenza sta nel fatto che, invece di sfogliare le pagine di un libro, qui si utilizzano delle carte quadrate.
A questo semplice sistema, gli autori hanno aggiunto tante piccole meccaniche di gioco che vanno dall’esperienza alla gestione della salute fisica e mentale e molto altro ancora, così da rendere tutta l’esperienza ludica più immersiva e interattiva. Sarà inoltre utile avere la possibilità di giocare su una superficie abbastanza ampia, poiché le carte che formeranno il nostro percorso all’interno del Settimo continente saranno parecchie.

The 7th Continent non inventa niente di nuovo, ma prende il meglio da molti fronti (letteratura, giochi di ruolo, giochi di società) facendo coesistere questi elementi nel migliore dei modi, riuscendo dove altri hanno ottenuto risultati altalenanti o fallimentari. È un gioco sui generis, difficile da classificare, una vera esperienza narrativa, ma di non facile “digeribilità” per tutti.

In The 7th Continent ci troveremo in un immenso territorio da esplorare, con una storia in background che ci spingerà ad andare sempre più avanti nella nostra avventura. Ci sono poi tanti misteri da svelare, alcuni più evidenti di altri, e nel farlo ci troveremo a fare i conti con più di un fallimento, che però ci servirà per conoscere meglio quello strano e particolare mondo che è il Settimo continente.

Come dicevo, The 7th Continent è un gioco “cattivo” che ci farà soccombere più volte ai mille pericoli che incontreremo lungo i nostri viaggi. Eppure, la voglia di continuare ad andare avanti, di esplorare, anche di ripetere, non verrà mai meno.
Di base, il gioco viene fornito con un set di quattro maledizioni (scenari) che ci impegneranno in altrettante avventure dalla durata variabile, che possono superare le dieci/dodici ore di gioco l’una, se avremo bisogno di vari tentativi per concluderle positivamente.
Per ogni maledizione/scenario dovremo affrontare un percorso diverso e solo alcune parti del continente saranno in comune tra loro. Ci sono veramente tante cose da fare in ogni partita e, specialmente se si vuole conoscere e scoprire tutto quello che il gioco ha da offrire, non ci si annoierà di certo.

Già il non indifferente peso della scatola fa presagire tanto materiale di gioco e, una volta aperta, quello che ci troveremo davanti non saranno centinaia di miniature (quelle sono solo undici e neanche particolarmente grandi), ma 1000 carte con cui “costruire” le nostre esplorazioni e controllare ogni aspetto del gioco, alle quali si possono aggiungere anche quelle delle varie espansioni uscite fino a questo momento.
Fortunatamente il gioco ci viene incontro con una razionalizzazione delle carte, all’interno della confezione, che porterà via un po’ di tempo la prima volta, ma renderà tutto più comodo da gestire durante il gioco.

Il secondo passo è la lettura del regolamento. Scordatevi di iniziare a giocare senza averlo fatto: The 7th Continent non è il tipo di gioco che lo permetta, anche se le meccaniche di base sono facilmente comprensibili da tutti. Il manuale è scritto bene ed è funzionale, anche se, come il resto del gioco, non è pensato per venire incontro ai principianti. Durante le prime partite, ci si troverà a leggere il regolamento più volte per meglio comprendere quei dettagli aggiuntivi che rendono il gioco così unico e interessante. Per esempio, il gioco potrebbe richiedere di far collaborare tra loro più avventurieri (non giocatori) e se l’azione richiesta non ha successo uno dei personaggi potrebbe cominciare a diventare paranoico, rendendo molto difficoltosa la collaborazione futura con il resto del gruppo. Situazione che renderà il proseguo dell’avventura ancora più difficoltosa.

Le carte che useremo per comporre la nostra avventura riportano varie indicazioni: dai numeri romani e arabi utilizzati per le fasi di esplorazione e per gli eventi casuali, ai simboli che indicano le varie azioni effettuabili.

The 7th Continent – miniature

Tramite queste indicazioni sarà possibile effettuare le innumerevoli attività da compiere durante il nostro percorso denso di mistero e pericoli. A volte, sulle carte si possono trovare dei numeri che ci consentono di metterne in gioco altre, da utilizzare durante la partita. Questi numeri, però, possono essere evidenti oppure piccoli e nascosti, tanto che per trovarli dovremo esaminare minuziosamente le carte con la piccola lente in dotazione, e ben presto si imparerà a farlo d’abitudine. Una trovata che dona un ulteriore senso di scoperta e imprevedibilità al gioco.

Il mazzo delle carte azione andrà rigenerato più volte, utilizzando le carte precedentemente scartate, prima che la nostra avventura giunga a termine, in varie occasioni e per motivi differenti, dal rifocillamento degli avventurieri al loro riposo. Questa fondamentale operazione va gestita con attenzione e oculatezza per evitare di esaurire il mazzo completamente: a quel punto andrà rimischiato, ma da li in avanti correrete il rischio di morire all’istante, dopo aver pescato una delle carte maledizione in esso contenute.

The 7th Continent si avvale anche di un efficace sistema di crafting (la capacità di costruire oggetti), che prevede un costo variabile di risorse proporzionato a quelle che ci mancano per realizzare il manufatto, questo fa si che sia scongiurata la frustrante possibilità di rimanere bloccati, almeno potenzialmente. Ogni oggetto, poi, ha una sua durata limitata, così come una sua necessità di spazio all’interno dell’inventario per essere trasportato. E, poiché la sua capienza è limitata, è necessario valutare bene cosa costruire e cosa tenere.
In generale con le meccaniche di gioco gli autori non si sono posti l’obbiettivo di essere originali, puntando piuttosto alla logica e alla coerenza.

Molte le influenze letterarie all’interno del gioco, che rendono omaggio ai classici con predilezione per il genere horror gotico (non a caso tra i personaggi giocabili troviamo sia Victor Frankenstein che H.P. Lovecraft) ma anche avventuroso, fantastico e fantascientifico, rendendo il gioco ancora più affascinante, specialmente per tutti gli appassionati del genere.

Da uno a quattro giocatori possono avventurarsi nel Settimo continente, anche se la resa migliore la si ottiene in solitaria (o in coppia).
The 7th Continent va affrontato con cautela, specialmente dai neofiti dei giochi da tavolo, in caso contrario non sarà certo raro trovarsi a dover ricominciare tutto da capo, anche poco dopo avere iniziato e, comunque, qualche partita di prova (e un po’ di try and error) saranno necessari prima di padroneggiare il gioco in modo soddisfacente.
Non preoccupatevi però, perché se riuscirete a superare queste prime ore di inevitabili sconfitte vi troverete alle prese con una delle esperienze ludiche più coinvolgenti di sempre, che vi stregherà e vi farà pensare al Settimo continente e ai suoi pericoli anche quando finirete di giocare… in attesa della sessione successiva.

La forte componente narrativa, la difficoltà specialmente iniziale e, non ultima, la grande quantità di tempo che richiede per essere giocato, non lo rendono certamente un gioco per tutti. Ma per tutti quelli che si lasceranno conquistare, il capolavoro è servito.

 


10 cose da ricordare su The 7th Continent

1 – Sistema di gioco semplice, ma di grande spessore
2 – Coinvolgente ai massimi livelli
3 – Difficile. Spietato. Crudele. Decisamente il gioco non è nostro amico
4 – Tantissime idee e riferimenti che arrivano letteralmente da ogni dove
5 – Un “nuovo” modo di narrare una storia
6 – Fino a un massimo di 4 giocatori possono cooperare, ma il gioco rende meglio in solitaria o in coppia
7 – Richiede parecchio tempo e dedizione
8 – Il gioco è disponibile in inglese o in francese
9 – Dipendenza dalla lingua alta: il gioco fa abbondante uso di testo
10 – Non è ufficialmente venduto nei negozi di alcun tipo e se non avete aderito ad una delle campagne Kickstarter sarà difficile recuperarlo a un prezzo “umano”

Per chi fosse interessato è possibile scaricare una versione demo del gioco in formato Print & Play. Non si tratta di un’esperienza completa, ma rende l’idea di quello che andremo ad affrontare. La potete trovare qui, in inglese e in francese.
Le regole di gioco, e altro, potrete invece scaricarle qui (versione inglese) e qui (versione francese).

 

The 7th Continent

autori:
Ludovic Roudy
Bruno Sautter

lingua:
Inglese o Francese

Serious Poulp
Francia
2015

 

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