TENSHI NO TAMAGO, L’ARTE DI EMOZIONARE PER IMMAGINI

TENSHI NO TAMAGO, L’ARTE DI EMOZIONARE PER IMMAGINI

Era il 1985 quando Mamoru Oshii, reduce dai successi di pubblico di alcuni anime famosissimi anche da noi come Yattaman, Gatchaman e soprattutto Lamù (Urusei Yatsura), decide di dare una svolta personalissima e autoriale alla propria carriera artistica, dirigendo e realizzando a quattro mani insieme a Yoshitaka Amano un Oav molto particolare, Tenshi no Tamago, noto in occidente come Angel’s Egg, visibile solo in maniera non ufficiale alle nostre latitudini.

Fu un flop commerciale netto, senza appello, al momento della sua uscita in Vhs in Giappone, avvenuta il 15 Dicembre del 1985, e anche le successive proiezioni al cinema non godettero di miglior sorte.

Il pubblico rimase assolutamente spiazzato da quest’opera, così distante dalla spensieratezza e dalla dolcezza di Lamu: Only You uscito solo due anni prima. Il secondo film di Urusei Yatsura diretto da Oshii (Lamu: Beautiful Dreamer) faceva già presagire i segni di una consapevole volontà di distacco dalla produzione mainstream del tempo.

Ma con Tenshi no Tamago, Mamoru Oshii va oltre e condensa in 71 minuti di animazione tutti gli stilemi registici e concettuali su cui fonderà le sue opere successive e più mature, anche se questo atto di coraggio e il flop di pubblico che ne seguì lo pagò a caro prezzo: per tre anni venne messo ai margini delle produzioni animate del Sol Levante.

A livello grafico risulta sicuramente un piccolo capolavoro nei disegni, così inusuali per le opere animate giapponesi del periodo. Amano dà libero sfogo al suo talento artistico con uno stile ricercato, dai segni leggeri, grande uso di contrasti in chiaroscuro, sospeso tra influenze europee e richiami alle proprie radici orientali. Gli sfondi acquerellati, fondati su tonalità fredde, tetri e crepuscolari, a tratti gotici, contribuiscono ad avvolgere lo spettatore in una atmosfera fiabesca e quasi onirica insieme al magistrale accompagnamento musicale a opera di Yoshihiro Kanno, minimalista, ma mai banale e risuonante echi classicheggianti. Le animazioni sono poche, ma mai scontate, una mano che si schiude, una veste che si adagia seguendo dolcemente le linee del corpo, i capelli lunghi e arruffati della protagonista che prendono vita assecondando i movimenti della testa.

TENSHI NO TAMAGO, L’ARTE DI EMOZIONARE PER IMMAGINI

La parte visiva è così preponderante da travolgere tutto il resto, in primis la storia, che viene risucchiata in un furioso e affascinante vortice emozionale.

La trama quasi non esiste in Tenshi no Tamago. Tutta la vicenda ruota intorno all’incontro di due personaggi: una bambina che trasporta un uovo e un viaggiatore/guerriero munito di una possente spada cruciforme, con alle spalle, a fare da sfondo, un mondo grigio e in rovina, mentre i pochi dialoghi e le evidenti citazioni bibliche rendono la comprensione ancora più ardua.

È un film criptico, simbolico, quasi ipnotico per lo spettatore, lento nel ritmo e poverissimo di dialoghi (circa 2 minuti sui 71 complessivi), fatto di lunghe carrellate che rimbalzano tra gli sfondi tetri e decadenti e gli sguardi enigmatici dei due protagonisti.

Che poi protagonisti forse non sono neanche. Il vero protagonista, in questa e nelle opere di Mamoru Oshii, soprattutto quelle successive, è lo spettatore, che sfrutta la visione del film come catalizzatore di emozioni e sentimenti, creando lui stesso la vera storia alla base del film, riempiendo i vuoti lasciati volutamente a disposizione dal regista con quello che sente nel proprio cuore e nel proprio animo: siamo noi a riempire di contenuto l’Uovo dell’Angelo finché esso non si schiuderà e rivelerà la sua vera essenza.

Io stesso, da spettatore, ho costruito la mia personale visione della storia, donando spessore ai personaggi e alle scenografie e una forma al percorso narrativo, seguendo il mio gusto e il mio stato emozionale.
Ecco la mia interpretazione.

Pioggia, il cielo dopo ogni nuova Genesi è sempre scuro e gonfio di pioggia.

Dovrei esserci abituato, ma ogni nuova missione gonfia il mio animo di gelida malinconia, mentre lo sguardo rimbalza tra i vari monitor dell’Arca: solo grigie rovine di un tempo allegro e fecondo.

Dei fasti di quella civiltà millenaria ormai restavano solo le ombre del passato, ombre pietrificate dalla morte e dal dolore che ripetono a memoria gesti una volta quotidiani, all’infinito, in un vortice di tetra rassegnazione.

La morte non è mai dissoluzione totale, ma solo destrutturazione molecolare, trasformazione nella forma, nello spazio, nel tempo, questo era il primo insegnamento che veniva impresso ai novizi studenti della Suprema Accademia della Genesi.

Avrei voluto essere un Modellatore da bambino, poter liberare il mio genio creativo per riflettere la luce nell’ombra, far crescere forti fondamenta dalle rovine, accompagnare e sostenere la vita che rinasce dalla morte.

Ma ognuno di noi ha il suo posto nell’Universo, vive una frazione di infinito seguendo i suoi talenti.

Io sono un Controllore. Ho fatto ormai pace con me stesso e non rimpiango il mio percorso. O almeno non lo rimpiangevo fino ad ora. Fino al momento in cui ho incrociato lo sguardo malinconico e al contempo dolcissimo di quella piccola Eva dai capelli lunghi e arruffati. Ogni Eva vive il suo destino senza esserne informata, segue il suo istinto e conosce il suo ruolo solo quando è ormai troppo tardi per cambiare strada.

Ma la piccola Eva dai capelli arruffati sta provando a contrastare il suo fato, sta monopolizzando la mia attenzione e il minimale dialogo tra noi mette in secondo piano il compito che mi è stato affidato, sta conquistando il mio animo sterile, fecondando i miei sogni e sgretolando le catene delle mie certezze. La piccola Eva sta cercando di essere protagonista della sua esistenza, di diventare madre e non essere solo genitrice.

Devo farlo. È la mia missione. Perdonami, piccola Eva dai capelli arruffati, il percorso della Genesi non ci appartiene. Non puoi far tuo l’Uovo dell’Angelo, devi accudirlo e lasciarlo schiudere e far sì che la vita si espanda nel Cosmo. Lo so che è un destino crudele, ma non possiamo ribellarci. La Vita è l’Arca e l’Arca è la Vita, noi siamo solo comparse in un gioco più grande di noi.

TENSHI NO TAMAGO, L’ARTE DI EMOZIONARE PER IMMAGINI

(Il testo finale in corsivo dell’autore è World © di Marco Bizzarri. All rights reserved)

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