LE STORIE MARZIANE DI J.-H. ROSNY AÎNÉ

LE STORIE MARZIANE DI J.-H. ROSNY AÎNÉ

Dell’affascinante collana “I tre sedili deserti” (Edizioni Il Palindromo), diretta da Giuseppe Aguanno, ne avevo già parlato in occasione di un volume dedicato a Jacques Bergier. Ci ritorno per scrivere di un altro libro da poco pubblicato, il ciclo marziano di due romanzi dello scrittore francese J.-H. Rosny aîné, per la prima volta tradotto e riunito in un volume in Italia: “I navigatori dell’infinito ∞ Gli astronauti”.

LE STORIE MARZIANE DI J.H. ROSNY AÎNÉ

J.-H. Rosny aîné: I navigatori dell’infinito ∞ Gli astronauti. Il Palindromo, marzo 2020 (I tre sedili deserti, 5)

Dice giusto il critico e saggista Sandro Pergameno, nella sua introduzione, quanto sia “curioso che ben poco sia arrivato da noi, sia degli autori moderni che di quelli considerati in Francia padri della SF”. Anche molta produzione pulp, per esempio, che negli anni Venti e Trenta aveva grande diffusione in Italia (ma ancora prima), sta lì, dimenticata, su riviste spesso introvabili, mai ripubblicate. Veri tesori che sono specchio dell’epoca e delle sue aspirazioni, del sentire di un’umanità diversa, quando non fantastici quadri di lettura che stupiscono per modernità, lungimiranza e potenza descrittiva.

Venendo più precisamente al nostro argomento e ancora con le parole di Sandro Pergameno: “Se Jules Verne viene giustamente considerato il padre fondatore della fantascienza francese, di sicuro il secondo posto (o comunque una posizione di assoluto rilievo) va a J.-H. Rosny ainé”.
Sono pronta a scommettere che pochi abbiano letto J.-H. Rosny aîné. D’altronde, a un certo punto la letteratura di lingua inglese ha sovrastato e poco o nulla si è parlato e si è letto del resto; che invece era familiare ai nostri bis-bisnonni, perlomeno, a quelli che sapevano leggere e magari compravano la “Collezione d’Avventure” della Casa editrice Emilio Picco o sognavano su “Il Supplemento della Domenica” di Picco & Toselli, solo per citarne un paio. Dove apparivano a dispense romanzi oggi difficilissimi da trovare anche in lingua originale, spesso proprio di quella letteratura fantascientifica che doveva avere un successo sancito solo nel dopoguerra.
A tutti gli effetti, è una parte del substrato culturale europeo di cui c’è un buco cognitivo che va colmato, e cominciare con Rosny ainé è un inizio superbo.

LE STORIE MARZIANE DI J.H. ROSNY AÎNÉ

I fratelli J.H. Rosny. Dornac, circa 1893 (a sinistra Rosny aîné)

LE STORIE MARZIANE DI J.H. ROSNY AÎNÉ

J.-H. Rosny aîné e la moglie Marie, 1900

Joseph-Henri Honorè Boëx (1846-1940) era il vero nome di Rosny aîné, belga di nascita e naturalizzato francese. Il suo esordio avviene attraverso il sodalizio letterario (a firma J.-H. Rosny) con il fratello, Séraphine-Justine-François Boëx, quando pubblicano un romanzo di ispirazione realista e naturalista che gli varrà l’entrata all’Académie Goncourt come membri onorari.
Ma già nel 1887 firmano la sottoscrizione al Manifeste des cinq, contro gli eccessi del naturalismo, insieme a Paul Bonnetain, Lucien Descaves, Paul Margueritte e Gustave Guiches (Le Figaro del 18 agosto). In questo stesso anno, pubblicano il racconto fantascientifico Gli Xipéhuz (Les Xipéhuz), pur continuando anche a scrivere opere che risentono del clima naturalista.
La fine della collaborazione artistica dei due fratelli avviene nel 1909, quando Joseph-Henri pubblica il romanzo Marthe Baraquin. Da questo momento, Joseph-Henri continuerà a scrivere firmandosi J. H. Rosny aîné e il fratello minore J. H. Rosny jeune (aîné-anziano, jeune-giovane).

J. H. Rosny aîné: Les Xipéhuz (Edition Albert Savine, 1888)

Oltre a scrivere opere di carattere scientifico e filosofico, Rosny aîné dà vita a storie fantastiche in cui c’è sempre attenzione per l’elemento sociale. Di fatto creando una commistione di naturalismo e fantastico che lo fanno rientrare nei precursori della fantascienza moderna, come lo sono Jules Verne, Gaston Leroux, Gustave Le Rouge e Albert Robida.

La sua produzione fantastica va da opere in cui si narra di viaggi spaziali, intelligenze aliene e tecnologia avanzata, a una affascinante serie di romanzi e racconti ambientati in età preistorica, il ciclo di Âges Farouches, dove vengono indagate le origini della specie umana. A questo ciclo appartiene La guerra del fuoco (La guerre du feu, 1909) da cui è stato tratto il film omonimo diretto da Jean-Jacques Annaud del 1981.

J.-H. Rosny aîné: La Guerre du feu. Paris, Pierre Lafitte, 1913. Prima edizione illustrata

J.-H. Rosny aîné: La guerra del fuoco. Venezia, La Nuova Italia, 1929

I suoi romanzi fantascientifici si fondano su una prospettiva scientifica, in cui documentazione e studio preliminari convergono per creare universi compiuti, dove l’indagine narrativa riguarda non tanto il progresso scientifico (che invece era un obiettivo di Jules Verne), quanto il rapporto tra i regni vegetale, animale e minerale, le forme di vita aliene, ostili o amiche, e le relative possibilità di comunicazione.

J.-H. Rosny aîné: La mort de la terre. Editions Plon-Nourrit, 1910. Una illustrazione interna

Della produzione fantascientifica tradotta in italiano, possiamo trovare titoli ed edizioni sul portale fantascienza.com, nella sezione bibliografica del Catalogo Vegetti. Vediamone almeno una parte: Un altro mondo (Un autre mond, 1895), Il cataclisma (Le Cataclysme, 1896), La morte della Terra (La mort de la Terre, 1910), Terra inesplorata (L’étonnant voyage de Hareton Ironcastle, 1922), Nel mondo dei varianti (Dans le mond des Variants, 1939), I navigatori dell’infinito (Les navigateurs de l’infini, 1925) e il seguito, Gli astronauti (Les Astronauts), pubblicato solo nel 1960.
Una curiosità che vira nel territorio letterario orrifico: nel 1920 Rosny aîné pubblica una novella, La giovane vampira (La Jeune Vampire). Si tratta della prima volta in cui il vampirismo viene descritto come una mutazione genetica, trasmissibile da genitore a figlio.

J.-H. Rosny aîné: La Jeune Vampire. Ernest Flammarion, 1920

E finalmente veniamo a “I navigatori dell’infinito ∞ Gli astronauti“, il primo pubblicato nel 1925, il secondo postumo nel 1960.
Il volume de Il Palindromo reca, come già detto, una introduzione del saggista Sandro Pergameno, i testi sono tradotti da Falvio Mainetti. In appendice ci sono un saggio critico dello studioso Massimo Del Pizzo, la prefazione di Jacques Bergier all’edizione francese Rencontre del 1970, una nota biografica. In copertina un particolare di In Memore di Giuseppe Vassallo. Sempre accurata ed encomiabile l’accuratezza tipografica ed editoriale, che inserisce anche immagini a corredo.

Se non sapete chi ha inventato il termine “astronauta”, be’, è proprio il caposcuola Rosny aîné a coniarlo e a introdurlo nel suo ciclo marziano.
Nel primo romanzo, I navigatori dell’infinito, la storia prende avvio subito: il vascello Stellarium è già partito alla volta di Marte e il lettore non deve attendere molto per atterrare sul Pianeta Rosso. L’equipaggio in esplorazione avvista subito strani esseri, forse zoomorfi, che emanano uno strano bagliore. Incautamente si avvicinano troppo, ma riescono a scampare a morte sicura. All’improvviso, vedono sbucare due creature dall’aspetto umanoide. Sono alieni, autoctoni di Marte. Qui comincia la vera avventura, in un lento avvicinamento che condurrà a sorprese inimmaginabili.

Nel secondo romanzo, Gli astronauti, l’equipaggio è sulla Terra: sta pensando a una seconda spedizione su Marte. Stavolta li accompagnerà anche una donna, sorella di uno dei protagonisti. A differenza della prima, questa seconda partenza è salutata dal “ruggito della folla”. Presto, dal vascello, l’equipaggio non vedrà che “una confusa agitazione, come d’insetti volanti e terricoli. Poi paesaggi, città, una superficie indefinita e gli ultimi aerei”.
Di nuovo, l’atterraggio su Marte non è esente da pericoli, tanto che la protagonista sfiorerà la morte. I nostri sono determinati, hanno una missione e si avviano a tornare dai misteriosi alieni con i quali sono diventati amici e hanno stretto un patto di aiuto.
L’evoluzione della storia andrà ben oltre la difficile lotta intrapresa e avrà un epilogo molto umano, o molto marziano, a seconda dei punti di vista: le ultime parole di uno dei protagonisti, a chiusura del romanzo, suonano sibilline… Sono forse un monito a fare attenzione?

LE STORIE MARZIANE DI J.H. ROSNY AÎNÉ

J.-H. Rosny aîné: Les Navigateurs de l’infini. Parigi, Editions de la Nouvelle Revue Critique, 1932. Seconda edizione

 

 

«… credo che i termini “realistico” e “fantastico” vadano ridiscussi. Ancora oggi, vediamo storici della letteratura definire Émile Zola “scrittore realista” e Jules Verne “fantastico”. Il passo successivo è definire Verne un autore per bambini e Zola per adulti.»

dall’introduzione di Jacques Bergier all’edizione Rencontre del 1970

 

 

1 commento

  1. Comprato. Letto. Bellissimo!
    Grazie.

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