SPANKING, IL SOTTILE PIACERE DELLA SCULACCIATA

spanking

Dopo aver passato un’altra interminabile giornata fingendo di essere buoni, ecco che arriva il momento per sfogare le nostre tensioni, frustrazioni o semplicemente per il piacere di lasciare una cinquina sulla chiappa della nostra lei o del nostro lui.

C’è chi gradisce, chi fa finta di lamentarsi oppure chi soffre in silenzio per paura di disturbare.
Sta di fatto che la sculacciata ha origini antichissime, sia come punizione sia come pratica erotica che prende il nome di spanking.

Illustrazione di Luis Quiles

 

Spanking: la sculacciata erotica

La sculacciata può coinvolgere la sfera sessuale, dato che le mani e lo sguardo dello sculacciatore si trovano necessariamente molto vicini ai glutei e all’organo sessuale della vittima. Quando è un uomo a sculacciare una ragazza (oppure una donna con un ragazzo) e magari viene richiesta la nudità della vittima, è inevitabile che si crei una situazione di eccitazione sessuale di uno dei due o di entrambi.

La lingua inglese differenzia la sculacciata (punizione) dallo spanking (gioco sadomaso), quest’ultimo può essere preceduto dalla pratica del figging, che consiste nell’inserire nell’ano della persona sottomessa un pezzo di zenzero fresco e sbucciato per provocare un’immediata e forte sensazione di bruciore. Così la sculacciata perde l’aspetto di punizione e assume una valenza erotica, quando sia lo “sculacciatore” che lo “sculacciando” sono persone adulte consenzienti. Può trattarsi di un gioco erotico della coppia che precede il rapporto sessuale vero e proprio.

Questo tipo di pratica (detta appunto spanking in inglese e fessée in francese) è stata celebrata dal film francese La fessée del 1976 del regista Burd Tranbaree, dal film italiano La sculacciata del 1974 del regista Pasquale Festa Campanile con Sydne Rome; dalla canzone Hanky Panky del 1990 della cantante Madonna con il relativo videoclip. Oltre che dai libri L’arte della sculacciata del 1989 di Jean-Pierre Enard con le illustrazioni di Milo Manara, Elogio della sculacciata del 1997 di Jacques Serguine e Sculacciate e sculacciati del 2000 di Paul Stoves.

Le origini, la portata e il “valore” da attribuire alla sculacciata come consensuale pratica erotica rimangono in gran parte occultati ai più, e la sua storia, esistente fin dalle epoche più remote, quasi del tutto sconosciuta. Raffigurazioni di flagellazioni a scopo sessuale si trovano all’interno di tombe etrusche databili al sesto secolo avanti Cristo, denominate per l’occasione Tombe della fustigazione.
Famose sono poi Le confessioni di Jean-Jacques Rousseau della seconda metà del Settecento, in cui il filosofo illuminista, nel primo capitolo dell’opera, parlando della sua infanzia racconta di quando fu sculacciato per la prima volta dalla cameriera di casa a causa di una marachella: da allora e per tutta la vita seguitò poi a cercar questa (a suo dire) deliziosa forma di punizione che doveva essergli inflitta rigorosamente da una giovane donna.

“La Signorina Lambercier, nostra tutrice, esercitava in tutto su di noi l’autorità di una madre, anche per infliggerci la punizione classica data ai bambini… Chi avrebbe mai detto che questa disciplina infantile, ricevuta all’età di otto anni dalle mani di una donna di trenta, dovesse influenzar così tanto le mie propensioni, i miei desideri, tutte le mie passioni per il resto dell’esistenza… Cadere ai piedi d’una padrona imperiosa ed esser messo sulle sue ginocchia, del tutto inerme e scoperto a lei, obbedendo ai suoi ordini e implorando perdono, sono stati per me i godimenti più squisiti; e più il mio sangue s’è infiammato sforzandosi in fervide fantasie e più ho acquisito l’aspetto d’un amante piagnucolante”.

De Sade descrive questa pratica nei suoi romanzi, così come l’austriaco Leopold von Sacher-Masoch: autori dal nome dei quali derivano le parole “sadismo” e “masochismo”. Per avvicinarsi a tempi più recenti, la stragrande maggioranza della pornografia inglese dell’epoca vittoriana è costituita da centinaia di migliaia d’incisioni e fotografie di donne e uomini frustati o sculacciati. Non mancano neppure, per tutto l’Ottocento, quando i giochi di sottomissione sessuale d’un uomo verso la donna erano chiamati “vizio inglese”, molteplici e variegate rappresentazioni letterarie di flagellazione (birching) e spanking: i romanzi erotici dell’epoca come The whippingam papers, The birchen bouquet ed Exibition of female flagellants, assieme all’opera buffa pornografica Lady Bumtickler’s revels hanno alimentato le fantasie di intere generazioni.
Di molti personaggi noti è stata scoperta dopo la morte, questa loro predilezione, tra cui il più famoso di tutti è T.E. Lawrence (detto Lawrence d’Arabia).
Un moderno romanzo francese, del 1988, è intitolato L’arte della sculacciata. Insomma, la sculacciata è presente spesso e volentieri nella letteratura erotica, passata e contemporanea

Illustrazione di Luis Quiles tratta dal libro Revolutionary road – 001 Edizioni

In altre culture sculacciare le donne fino e oltre l’età adulta da parte del maschio capo famiglia (padre, marito, fratello maggiore) continua a esser ancor oggi uso comune e approvato di disciplina domestica. È difatti convinzione che l’uomo in quanto guida dell’istituzione famiglia abbia il diritto, oltre che il dovere, di punire adeguatamente moglie e figli quando se ne presenti il giusto motivo.
Nella maggior parte dei paesi occidentali moderni, questa pratica di coercizione fisica ha finito col tempo per esser considerata illegittima, oltreché socialmente inaccettabile, in quanto si tratta di violenza domestica e abuso. Punizioni corporali di routine da parte di mariti nei confronti delle mogli tuttavia esiste ancora in alcune parti del mondo in via di sviluppo (e, in casi isolati, anche nei paesi occidentali).
È rimasta al giorno d’oggi come modo consensuale di erotizzazione del rapporto di coppia in ambito privato che prelude al sesso più completo. Il suo uso è specifico all’interno della galassia SM (sadomaso) più soft.

Il tipo più comune di spanking viene somministrato sulle natiche scoperte: è eseguito principalmente usando le mani nude, ma ci si può avvalere anche di una varietà di strumenti specifici quali palette, canne di legno o cuoio, cinture, righelli scolastici, frustini (Paddle, Cane, Hairbrush, Ruler, Strap). Sono molto popolari anche altri strumenti, come rami flessibili di betulla, fruste e frustini, scarpe da ginnastica o zoccoli, spazzole per capelli, padelle da cucina, giornali arrotolati e infine anche il martinet (un flagello a più strisce di pelle dura).

 

Costume da spanking

La spank skirt (gonna da sculacciata) ha un’apertura aggiuntiva sul retro, pensata espressamente per esporre più facilmente e velocemente il sedere al momento dello spanking: generalmente aderente e realizzata con materiali di pelle sintetica (Pvc, lattice), è considerata una delle vesti classiche del fetish in ambito Bdsm (da Wikipedia: Bdsm è una sigla che identifica una vasta gamma di pratiche relazionali ed erotiche che permettono di condividere fantasie basate sul dolore, il disequilibrio di potere o l’umiliazione tra due o più partner adulti e consenzienti che traggono da queste soddisfazioni e piacere).

Una spank skirt, un capo di abbigliamento utilizzato in questo tipo di giochi erotici

 

Posizioni

La posizione classica è quella Over the Knee (Otk), ovvero con il partner sottomesso alla sculacciata (Spankee) posto sulle ginocchia del partner dominante sculacciatore (Spanker). Altre posizioni vedono colui, o colei, che riceve la sculacciata appoggiato alla spalliera di una sedia o poltrona con il busto piegato in avanti a 90°, oppure toccarsi le caviglie con le mani, o in tante altre posizioni anche in relazione allo strumento utilizzato.

La posizione può anche essere scelta per aumentare certi effetti specifici, quali l’aumento dell’umiliazione e del sentirsi completamente alla mercé dell’altro. Questi sentimenti si aggiungono così alla semplice sofferenza fisica, accrescendo alla fine il soddisfacimento.

 

Ruoli

Quando sono gli uomini che sculacciano le donne (M/F = Male on Female) a volte richiedono che si travestano da studentesse, oppure che giochino a fare la “sorellina”, la “segretaria”, l'”infermiera”, interpretando fino in fondo un ruolo che rende tutto più eccitante. In questi giochi la donna viene sculacciata per punizione, per qualcosa che ha commesso o per una mancanza. Lei inizialmente non accetta la punizione e tenta di ribellarsi, ma alla fine cede e offre il fondoschiena all’uomo per ricevere la sculacciata.

Quando è invece la donna (femdom = dominazione femminile) che sculaccia l’uomo (F/M = Female on Male) questa sarà la maestra o la madre severa, la domestica o baby sitter, la sorella maggiore o, nello specifico Bdsm, la mistress-padrona.

In alcuni casi lo spanking può essere applicato come forma di correzione fisica all’interno di una relazione di dominazione, in cui il partner dominante, detto Master (lui) o Mistress (lei), assume il compito di educatore o addestratore nei confronti del partner sottomesso, detto slave (schiavo). In questi casi non necessariamente la pratica dello spanking comporta l’eccitazione sessuale di uno dei partner, ma può concretizzarsi in una vera e propria forma di tortura diretta a provocare l’umiliazione psicologica (causata, per esempio, dall’esposizione imbarazzante e coattiva delle proprie parti intime al di fuori di un contesto sessuale) o il dolore fisico, anche persistente, nel soggetto che vi viene sottoposto.

La “panchina” o “cavallo per lo spanking” è un mobile utilizzato per posizionare lo Spankee. Può essere con o senza legacci: disponibile in varie dimensioni e stile, anche se il tipo più popolare è quello simile a un cavalletto con la parte superiore imbottita su cui ci si appoggia, e anelli o corde ai lati per imprigionare. Familiarmente chiamato l’inginocchiatoio, in ricordo dell’uso comune medioevale monastico di fustigare o sculacciare novizi e postulanti nei conventi proprio adagiandoli su un inginocchiatoio.
Teresa Berkley, nel 1828, è divenuta famosa per la sua invenzione del Cavallo Berkley, un apparecchio di forma simile al cavalletto utilizzato per il salto sportivo.

 

Aspetti psicologici

Cospicui sono gli studi sulla correlazione tra le pratiche di masochismo o sadismo, come lo spanking, e traumi, autolesionismo, attaccamento e abusi. Dalla letteratura psicologica e psichiatrica si evince come, al di là dei complessi profili psicologici degli interessati e delle motivazioni profonde che li possono condurre alla perversione, queste pratiche sono più spesso frequenti in soggetti di tipo borderline. In particolare, l’individuo che sceglie di assoggettarsi a pratiche di spanking, risulta mosso da un comportamento psicologico la cui causa emotiva è, a sua volta, il senso di colpa.

Un film che tratta l’argomento sculacciata in maniera soft e che vi consiglio di vedere è Secretary (2002), diretto da Steven Shainberg, con Maggie Gyllenhaal e James Spader. È una commedia con elementi di humour nero, basata su un racconto breve tratto dalla raccolta di racconti Bad Behavior di Mary Gaitskill.
La storia. Lee Holloway è appena ritornata a casa da una clinica psichiatrica dopo essere stata ricoverata per autolesionismo. Determinata a volersi guadagnare un posto nella società, impara a battere a macchina e viene assunta come segretaria nello studio dell’avvocato E. Edward Grey. Una particolare sensibilità lega i due, prima professionalmente, poi personalmente.
Nel film vengono affrontati temi come la dominazione, la sottomissione e il Bdsm. A questa aspirazione naturale di Lee ad (auto)infliggersi dolore si sostituirà la scoperta di un nuovo mondo. Lee diventerà il ritratto della consapevolezza sessuale, formando, infine, una felice relazione con Mr. Grey (secondo me, l’autrice di Cinquanta sfumature di grigio si è ispirata a questo film, dove fatalità compare anche lì un Mr. Grey)

Assuma la posizione: “Secretary” di Steven Shainberg

 

La sculacciata erotica, nella pittura dell’Ottocento

Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento assistiamo al moltiplicarsi, all’interno delle tavole dei dipinti di arte erotica, della sculacciata. Sopraffazione e sottomissione, ricordi di antiche punizioni corporali (legate a un’educazione punitiva), ammissione di essere in una condizione pre-erotica che va al tempo stesso punita e portata a termine nel disdicevole e nel peccato, coscienza dell’imminente liberazione di pulsioni proibite costituiscono i complessi rinvii di una pratica che oggi non alligna più come un tempo, in modo ossessivo, nel rapporto tra educazione repressiva e spudoratezza nell’esercizio della sessualità, ma che trova uno spazio diverso, come esplorazione delle diverse integrazioni tra corpi. Anche Balthus ha prodotto un dipinto, La lezione di chitarra, in cui la lotta tra la ragazza e l’insegnante contiene tutti gli elementi di contrasto, ma al tempo stesso di violenta sensualità, che si instauravano tra adulti e ragazzi nel momento della ribellione e delle punizioni corporali ad essa collegati.

Le punizioni corporali, per evitare che esse potessero infliggere danni seri ai bambini, tra Ottocento maturo e Novecento si praticavano soprattutto a livello delle natiche. La punizione materna e paterna si svolgeva a mani nude, mentre nei casi in cui si volesse aumentare la pena e, al tempo stesso, eliminare un contatto equivocabile con il corpo del bambino o della bambina, si usavano ramoscelli o cinghie dei pantaloni.

Nell’ambito iconografico assistiamo spesso all’intensificarsi dell’apparire di scene a mani nude o con minuscoli frustini vegetali, che sembrano precedere il rapporto sessuale vero e proprio, in cui è il maschio (che rappresenta la figura autoritaria, fortemente attiva sessualmente) a picchiare la propria donna.


Lungi da me istigare ogni forma di violenza, qui si tratta solo di pratiche tra persone adulte e consenzienti, dove vengono accentuati il desiderio e la passione con forme più o meno condivisibili.
Ognuno è libero di scegliere il proprio piacere o il proprio dolore e non sta a me giudicare.

Georges Brassens è stato un famoso cantautore, poeta e scrittore francese anarchico e ribelle. Qui sotto trovate la traduzione della sua canzone “La Feessée” (la sculacciata).

Volli rendere visita alla disperata e non sapendo come finir la serata, le tenni compagnia nella camera ardente. Per placare il dolore della poveretta mi son messo a contarle qualche barzelletta ogni metodo è buono a tener su il morale. Dopo qualche facezia e un poco di ciancia già la vedova stava a tenersi la pancia e l’ambiente divenne un po’ meno ufficiale. La mia pipa mi usciva dalle cuciture lei la vede e mi disse “La carichi pure, non si senta inibito da impegni morali. Mio marito che odiava il tabacco da vivo oramai non può più ritenerlo nocivo… Dove cavolo ho messo le mie nazionali!”. Verso l’una di notte con gesto squisito domandò se per caso c’avessi appetito “Non bisogna – mi disse con grande cautela – che il dolore ci porti alla disperazione. Non le andrebbe di mandar giù qualche boccone?”. E facemmo un pranzetto a lume di candela. “Si direbbe che dorma anzi che essere morto e non è certo lui che mi darebbe torto se annegassi il dolore in un po’ di spumante!”. Quando fummo arrivati alla terza bottiglia si scatenò d’un colpo un gran bel parapiglia nel suo spirito affranto e non più vigilante. “Questa vita con noi si comporta a casaccio!” mi sospirò la bella, sedendosi in braccio e baciandomi poi con fare repentino “Era un falso timore – squittì – meno male che ‘sti vostri bei baffi a forma di grembiale nascondessero forse un labbro leporino”. “Un grembiale i miei baffi”: questo paragone meritava, è ben logico, un gran sculaccione. Le scoprii quella parte che mai non si dice, ben cosciente di compiere un alto dovere, ma chiudendo la palpebre per non vedere, la picchiai con la mia mano vendicatrice. “Ahi, lei mi ha rotto in due il fondo della schiena!” lei gridò, e sul momento provai grande pena per paura d’esser stato troppo brutale. Ma più tardi mi accorsi, e ne fui ben contento, che questa condizione durava da tempo. Che bugiarda lo spacco era ben naturale! Ed il secondo colpo fu meno violento, non aveva più forza, non più sentimento e allorchè lei mi disse con grande finezza “Certo avrete notato che c’ho un bel sedere!”. La mia mano ricadde senza più potere, e così il terzo colpo fu una carezza!

Spanking vintage

Ringrazio Luis Quiles per avermi gentilmente concesso di poter pubblicare le dissacranti e geniali illustrazioni tratte dal libro Revolutionary road pubblicato da 001 Edizioni, che ho avuto l’onore di conoscere a settembre al Treviso Comic Book Festival. Un grazie ad Antonio Scuzzarella, perché lui sa.
A Max di Torino per le indicazioni cinematografiche e a Claudia perché lei è la mia più grande sostenitrice e in questo caso anche citazionista di classe.

 

 

(Da: “Per mangiarti meglio”).

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