“UNA SOMMA DI PICCOLE COSE” DI NICCOLÒ FABI (UNA RECENSIONE INVIDIOSA)

“UNA SOMMA DI PICCOLE COSE” DI NICCOLÒ FABI (UNA RECENSIONE INVIDIOSA)

Negli anni in cui capii che scrivere canzoni era una delle cose più belle al mondo, non esisteva ancora il concetto di “home recording” (ovvero la possibilità offerta dai moderni personal computer di realizzare registrazioni di buona qualità anche nella propria camera). Per realizzare demo estemporanei dei miei brani, in modo da fissare rapidamente le idee e non dimenticarle, avevo un unico strumento: il registratore magnetico a quattro tracce Fostex. Grazie a questo straordinario mezzo potevo registrare su cassetta la traccia di base di chitarra e voce, e sovraincidere fino ad altri tre strumenti, abbozzando così anche un arrangiamento della nuova canzone. Una meraviglia.

Ricordo pomeriggi interi passati a registrare, sbagliare, riavvolgere la cassetta e ri-registrare sperando che il nastro reggesse le svariate sovraincisioni senza aggrovigliarsi tra le testine. Ogni tanto riascolto il risultato di quei sudati pomeriggi e mi accorgo che, spesso, quelle primordiali versioni conservano una freschezza e una leggerezza che a volte si perdeva nelle più complete ed elaborate versioni definitive realizzate in studio. Semplificare, restare più vicini possibile all’idea e all’emozione originale non è sempre facile.

A volte ascolti album in cui questa fedeltà all’ispirazione iniziale è stata mantenuta in maniera efficace. L’ultimo album di Niccolò Fabi, intitolato “Una somma di piccole cose”, mi ha dato subito questa impressione: una raccolta di canzoni dotate di leggerezza, immediatezza, profondità e ispirazione tali da sembrare brani appena composti. Quando ho scoperto che l’album è stato scritto e realizzato solo da Fabi, durante un ritiro di due mesi in una sua casa di campagna, mi è venuto naturale stabilire un nesso tra questo tipo di lavorazione e quei miei pioneristici pomeriggi di registrazioni.

Il lavoro inizia con la canzone che dà il titolo all’album, un brano dal forte sapore folk che elenca una serie di immagini, momenti ed istantanee che, sommate, creano l’esistenza di un uomo.

Tempo fa leggevo un articolo dove si diceva che un cantautore fa veramente il proprio mestiere quando è in grado di narrare la realtà contemporanea in cui è immerso. Se questo è vero, con “Ha perso la città” Niccolò Fabi dimostra di essere uno degli ultimi veri cantautori: il testo elenca tutte le brutture che deturpano la vita nelle metropoli moderne, trasformandole sempre più in luoghi di consumo e alienazione e sempre meno in comunità.

“Facciamo finta”, il pezzo più delicato della raccolta, mette in fila in una sorta di gioco fanciullesco una serie di desideri di un uomo maturo e adulto, che sembra cercare nella semplicità infantile un buon senso andato perduto. Tutti i testi sono permeati da questa ricerca di buon senso e saggezza che sembrano essersi smarriti nella società attuale, come in “Filosofia agricola” dove si invoca il rispetto verso la terra su cui viviamo, o in “Vince chi molla” dove Fabi lascia andare le zavorre che tengono lo spirito bloccato a terra.

Gli arrangiamenti delle composizioni contenute nell’album sono volutamente scarni: i brani si reggono su giri di accordi di chitarre acustiche o pianoforti su cui si posano chitarre elettriche eteree, che creano un’atmosfera di ambienti malinconici e profondi. Questa semplicità formale sembra voler portare l’ascoltatore a focalizzarsi sull’ascolto dei testi mentre accordi, arpeggi e ritmiche semplici, dipingono di emotività le parole, scelte con cura e attenzione.

“Una somma di piccole cose” è un album che sembra arrivare da un periodo diverso da quello attuale, pur essendo fortemente ancorato all’attualità. Un album dalle sonorità tutt’altro che modaiole e da classifica, musica che potrebbe essere stata registrata in qualsiasi decennio degli ultimi cinquant’anni. Forse proprio questo suo essere fuori dal tempo l’ha reso l’album di maggior successo del cantautore romano, portandolo a un meritatissimo numero uno della classifica italiana.

In America si usa dire “Less is more” ovvero (all’incirca) “Il meno rende di più”: mai come in questo caso il detto trova un’applicazione efficace e felice. Dovrò tenere a mente questo detto la prossima volta che preparerò nuovi brani. Mi sta venendo voglia di rispolverare il caro e vecchio Fostex magnetico a quattro tracce.

4 commenti

  1. Concordo: album bellissimo (testi e musiche!) che ascolto sempre volentieri….

  2. Uno dei migliori album dell’anno.

  3. Meraviglia pura! Bellissimo!

  4. Capolavoro. “Una mano sugli occhi”, poi, ha in sè un magnetismo e una disperazione incredibili.

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