IL SOGNO AMERICANO DI CAPITAN AMERICA

IL SOGNO AMERICANO DI CAPITAN AMERICA

Capitan America, come Superman, è il simbolo di una nazione che si è trovata alla guida del mondo in tempi difficili. Sebbene i fumetti siano visti soprattutto come mezzi di evasione, qualche volta hanno veicolato tra le loro pagine momenti di riflessione.

Fin dalla nascita, Capitan America si erge come una sorta di bandiera americana vivente, incarnazione sofferta e inquieta di una nazione.
Nell’articolo esploreremo una delle storie editoriali più complesse della storia del fumetto, alla luce degli eventi storici che si sono succeduti dalla Seconda guerra mondiale a oggi.

 

Gli anni quaranta

Capitan America entra nella coscienza americana con una immagine esplosiva e duratura: un superuomo in rosso, bianco e blu che prende Adolf Hitler a pugni in faccia. Capitan America n. 1 esce nel marzo 1941, pubblicato dalla Timely (la futura Marvel). Il risultato del lavoro dello sceneggiatore Joe Simon, del disegnatore Jack Kirby e dell’editore Martin Goodman, tre ebrei di New York.

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La storia esce alcuni mesi prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, il porto delle isole Hawaii, che mette bruscamente fine al neutralismo americano. Il milione di copie vendute dal primo numero dimostra che molti americani erano favorevoli all’intervento militare degli Stati Uniti.

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Capitan America scende in campo facendo una scelta netta e precisa contro la tirannia. Il primo numero presenta ben sette storie dello stesso personaggio disegnate da Jack Kirby, che ha rifiutato l’offerta di Martin Goodman di essere affiancato da altri due disegnatori, affermando che avrebbe rispettato le scadenze. La prima storia, “Meet Captain America”, narra la trasformazione del magrolino Steve Rogers nel supersoldato a stelle e striscie grazie a un siero speciale.

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Steve Rogers è un guerriero riluttante, ma non un patriota riluttante: “Odio la guerra e gli spargimenti di sangue insensati, ma non posso rimanere inerte mentre altri combattono! Dev’esserci qualcosa che posso fare, un posto per me!”.
Il fatto che al posto di una spada o di una pistola Cap sia dotato di uno scudo riflette la situazione del momento. Nelle storie iniziali, infatti, prima dell’entrata in guerra, il capitano non parte per l’Europa o l’Asia, ma difende gli Stati Uniti dagli attacchi di fantomatiche spie naziste. L’immagine di un Paese invaso in maniera occulta dal nemico è una trovata propagandistica, che trova scarso riscontro nella realtà, per spingere i lettori verso l’interventismo.

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Sul n. 3 appare il primo lavoro del diciannovenne Stan Lee, “Captain America Foils the Traitor’s Revenge: un breve testo corredato da un paio di illustrazioni. A quel tempo Lee non ha ancora un ruolo nella casa editrice, si limita a dare una mano in redazione. Simon e Kirby concludono il loro lavoro su Capitan America con il n. 10 del gennaio 1942, dopo di che passano alla Dc Comics, per la quale creano un altro buon successo del fumetto bellico: i Boy Commandos. La periodicità di Capitan America rimane mensile fino al n. 41 dell’agosto 1944 per diventare, a causa della diminuzione delle vendite, bimestrale.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale la popolarità dei supereroi cala verticalmente, lasciando il posto a fumetti di altro genere, come quelli romantici indirizzati alle ragazzine e ai fumetti polizieschi o horror. L’ultimo numero di Captain America Comics è il 75, esce nel 1949 ribattezzato Captain America Weird Tales. L’albo presenta quattro storie dell’orrore che non hanno nulla a che fare con i supereroi.

 

Gli anni cinquanta

Il capitano scompare nell’oscurità dopo che la guerra è stata vinta, a quanto pare l’America non ha più bisogno di lui. Quasi cinque anni dopo, però, Martin Goodman, che ha cambiato nome alla Timely in Atlas, a seguito del successo televisivo delle avventure di Superman decide di far ritornare in edicola i supereroi della sua azienda: Sub-Mariner, la Torcia Umana e Capitan America.

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Nel 1953 si è appena conclusa la guerra di Corea con una tregua armata e di conseguenza l’America ha un altro nemico: il comunismo. Captain America viene presentato come il “Commie Smasher”, lo sfascia-comunisti.

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Se nelle avventure del Capitan America degli anni quaranta i nazisti si erano infiltrati negli Stati Uniti, ora abbiamo i comunisti che agiscono all’interno del Paese per sovvertirlo. Come sosteneva, del resto, la troppo zelante commissione parlamentare presieduta dal senatore Joseph McCarthy preposta alla caccia di questi infiltrati, o presunti tali.

I testi del nuovo Capitan america sono di Don Rico e i disegni di John Romita. Lo sceneggiatore Don Rico riproporrà questo genere di storie anche nella Marvel della prima metà degli anni sessanta, scrivendo alcuni episodi “anticomunisti” di Iron Man (dove farà la sua prima apparizione la spia russa Vedova Nera, destinata a disertare in favore degli americani).
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La Atlas fa le cose in grande, presentando le nuove avventure di Cap su tre serie: Capitan America, ​​che riprende la numerazione con il n. 76, pubblicando anche il 77 e il 78; Young men, dal n. 24 al 28 e Male adventures n. 27 e 28. Il ritorno dura però solo nove mesi: dal dicembre 1953 al settembre 1954.

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Si tratta di brevi storie di 6 pagine che cercano di replicare gli schemi delle avventure degli anni quaranta, sia pure con meno fantasia, dove la svastica è sostituita dalla falce e martello. Nel primo numero la giornalista Betsy Ross è sospettata di essere una spia, ma Cap e Bucky riescono a scoprire che, in realtà, i veri traditori sono il suo fotografo e il suo caporedattore.

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Nella storia “You die at midnight” un brav’uomo è costretto a trafugare i segreti atomici per i comunisti che tengono in ostaggio il figlio. In “His touch is death” i russi creano un super-tizio con il potere dell’elettricità chiamato Electro, che Cap riesce a sconfiggere utilizzando l’acqua.

 

Gli anni sessanta

In Strange Tales n. 114, del novembre 1963, Captain America viene riportato in vita in un episodio della nuova Torcia Umana dei Fantastici Quattro. Mentre la storia si svolge, tuttavia, “Cap” si rivela essere, in realtà, il malvagio The Acrobat. La storia è stata ideata per testare la reazioni dei lettori a un eventuale nuovo ritorno del capitano… forse c’era ancora bisogno di lui.

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Infine, in Avengers n. 4 del marzo 1964, il nostro eroe risorge scongelato da un blocco di ghiaccio dove era rimasto intrappolato per tanti anni.
Nel mensile Tales of Suspense n. 59 del novembre 1964 cominciano a uscire le nuove avventure di Captain America di una decina di pagine, mentre l’altra decina di pagine dell’albo sono dedicate alle storie di Iron Man.

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Captain America condivide l’albo con un altro personaggio poiché evidentemente l’editore non è del tutto convinto che l’eroe della Seconda guerra mondiale possa avere ancora abbastanza seguito.
Il capitano ritorna sulla scena come un anacronismo vivente. Stan Lee e Jack Kirby, che realizzarono la maggior parte delle storie degli anni sessanta, giocano a lungo con questa sensazione di essere fuori dal tempo. Le avventure di questo periodo hanno poco a che fare con ciò che accade nel mondo reale, essendo ambientate nella Seconda guerra mondiale o trattano gli scontri con il redivivo Teschio Rosso, il suo arcinemico.

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L‘unico accenno alla guerra del Vietnam lo troviamo in Tales of Suspense n. 61, del gennaio 1965. La storia viene scritta poco dopo che il pilota Everett Alvarez, in seguito all’abbattimento del suo aereo Douglas A-4 Skyhawk, diviene il primo prigioniero di guerra americano in mano ai nordvietnamiti nell’agosto del 1964. La storia intitolata “La forza del sumo”, vede Cap combattere contro un gigantesco lottatore di sumo per salvare un pilota dell’esercito americano di nome Jim Baker, il cui fratello aveva salvato Cap durante la Seconda guerra mondiale.
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I soldati e gli ufficiali nordvietnamiti disegnati da Jack Kirby condividono molte delle caratteristiche fisiche dei nemici giapponesi di Cap durante la Seconda guerra mondiale, come i denti da topo e i baffi alla Fu Manchu. Tales of Suspense cessa le pubblicazioni con il n. 99 dando vita a due albi: uno con le avventure di Iron man e Sub-Mariner, che parte con il n. 1; e Capitan America, che parte con il n. 100.
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Nelle storie di Capitan America, ricchissime d’azione, si vede poco l’influsso di Stan Lee con i suoi tipici intermezzi sentimentali: evidentemente lascia Jack Kirby con le briglie sciolte. Il diplomatico Stan Lee, per non alienarsi i giovani della Contestazione (che in negli Stati Uniti esplode nel 1964), limita sempre di più i riferimenti ai regimi comunisti, invece spesso citati nei fumetti Marvel ancora nei primi anni sessanta. Jack Kirby è meno “prudente” e più diretto, soprattutto nelle serie che “controlla” maggiormente, come Capitan America, appunto.

Nel n. 106 di Capitan America (ottobre 1968) si racconta di una società cinematografica di Hollywood che realizza un film in stile documentario riscrivendo la storia della Seconda Guerra Mondiale per fare apparire Captain America come un assassino. Alla fine si scopre che dietro a questa operazione c’è la Cina, attraverso il suo leader Mao Zedong, ritratto fedelmente da Jack Kirby. La Cina comunista sembra diventare negli anni sessanta un nemico più pericoloso dell’Unione Sovietica, con la quale, almeno, il governo americano riesce a trattare. Negli anni settanta, invece, Richard Nixon la trasformerà quasi in una alleata in funzione antisovietica.

 

Gli anni settanta

Capitan America fa il suo ingresso negli anni settanta sempre con i testi di Stan Lee e i disegni di Gene Colan, dopo tre strabilianti episodi di Jim Steranko e una parentesi non particolarmente brillante di John Romita.
Si tratta di una run forse sottovalutata, dove Gene Colan raggiunge i propri vertici e Lee decide di affrontare alcune scottanti problematiche dell’epoca.

Nel n. 117, a Capitan America viene dato un compagno: Falcon, un afroamericano dei ghetti. In un periodo in cui in America ci sono fortissime tensioni razziali.

In Captain America n. 125, del maggio 1970, l’eroe a stelle e strisce si ritrova in Vietnam per salvare un attivista per la pace catturato, forse, dai nordvietnamiti. Quando il capitano giunge sul campo scopre di trovarsi di fronte a un complotto ordito dal Mandarino. L’episodio sembra voler suggerire che la guerra del Vietnam sia un imbroglio dal quale bisogna uscire. In un certo senso questa è anche la strategia dell’appena eletto presidente Richard Nixon, che cerca di disimpegnarsi da un conflitto durato troppo a lungo.

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Nel n. 141 del settembre 1971 Stan Lee lascia i testi di questa e di altre serie Marvel, essendo aumentati i suoi impegni dirigenziali. Le sceneggiature passano a una nuova leva di autori fortemente influenzati dalla Contestazione, che in America si esaurirà solo nel 1974. Prima tocca allo sceneggiatore Gary Fiedrich, che però ha idee conservatrici in contrasto con i giovani dell’epoca, poi a Gerry Conway e infine, nel settembre 1972, a Steve Englehart, il quale dà il via a un lungo arco narrativo caratterizzato da una particolare attenzione all’attualità letta attraverso gli occhi della Contestazione.

Per dare un taglio definitivo con il Capitan America anticomunista dei primi anni cinquanta, nel n. 156 viene rivelato retroattivamente che questi “in realtà” era un impostore.

Il Vietnam torna sulle pagine di Cap nel n. 163, in una storia intitolata “Beware of Serpents!” (luglio 1973). Captain America incontra Dave Cox, un reduce che ha perso un braccio in guerra ed è diventato un “obiettore di coscienza”.

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Riflettendo sulla posizione di Dave contro la violenza e tenendo conto di tutto ciò che egli aveva sacrificato per il suo paese, Englehart mette in bocca a Cap queste parole: “Sono stato creato per mettere fine a cose del genere… per proteggere gli americani dagli aggressori… ma cosa posso fare se l’America stessa… ”. In questo modo Capitan America prende posizione contro la guerra, sia pure quando ormai stava per finire.
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Nel n. 169 del gennaio 1974, a pochi mesi dalla messa in stato d’accusa del presidente Richard Nixon per avere fatto spiare i responsabili del partito avversario durante le elezioni (lo “scandalo Watergate”), Englehart trasporta ancora più direttamente i temi dell’attualità politica sulle pagine di Capitan America. L’autore crea un intreccio dove realtà e finzione si compenetrano strettamente e diventa difficile capire dove una inizia e l’altra finisce. Viene introdotta l’associazione criminale “l’Impero segreto” che lavora nell’ombra per conquistare il Paese e viene suggerito, senza nominarlo direttamente, che a capo di questo complotto ci sia nientemeno che il presidente Nixon in persona.


Come l’America, anche Cap in questa fase è pieno di dubbi: “C’è stato un tempo in cui questo Paese ha affrontato un aggressore orribile e il suo popolo si è unito contro di esso! Ma ora niente è così semplice. Gli americani hanno diversi obiettivi e alcuni di questi sono opposti ad altri! Nella terra della libertà, dove ognuno è libero di pensarla a modo suo… quale America dovrei simboleggiare?”.

La crisi “esistenziale” porta per alcuni numeri Capitan America a rinnegare i colori della bandiera americana cambiando il nome in Nomad.
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Il pubblico, in gran parte composto da bambini, non gradisce molto questa svolta realistica e politica. L’albo di Capitan America perde copie e così, con il n. 193 del gennaio 1976, Jack Kirby ritorna a occuparsi della propria creazione prendendosi la responsabilità sia dei testi che dei disegni.
Jack Kirby elimina ogni riferimento all’attualità dalle storie e, in omaggio alla ricorrenza del bicentenario della indipendenza americana dall’Inghilterra, realizza una serie di episodi incentrati su un gruppo criminale che tenta di riproporre in America gli ideali aristocratici settecenteschi. La run di Kirby si conclude con il n. 214, uscito nel luglio del 1977. Se questi episodi lasciano l’amaro in bocca alla generazione della Contestazione, Kirby conduce i lettori nell’epoca del disimpegno politico.

 

Gli anni ottanta

Quando lo sceneggiatore Roger Stern subentra nel n. 247, del luglio 1980, nei testi di Capitan America impiega tre numeri a spiegare la sua filosofia sul Crociato a stelle e strisce ai lettori. Piuttosto che un “anacronismo”, come lo aveva ritenuto Stan Lee, Stern vede il capitano come un’anomalia, un uomo fedele soltanto al sogno americano.
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Nel n. 250, Roger Stern e John Byrne presentano l’eroe davanti alla proposta del New Populist Party di candidarsi come presidente degli Stati Uniti alle elezioni, quelle che vedranno trionfare Ronald Reagan. Nel discorso di rifiuto alla nomina del partito, Cap dice: “Il mio dovere verso il Sogno limiterebbe gravemente qualsiasi tentativo di gestire la realtà… è il sogno… la speranza… che rende la realtà degna di essere vissuta… e fintanto che il Sogno non sarà realizzato, non posso abbandonarlo”.

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Alla coppia Stern-Byrne segue quella di J.M. De Matteis e Mike Zeck. Cosi De Matteis spiega in un’intervista la sua visione del personaggio: “Capitan America è l’incarnazione del sogno americano. Non è legato a nessun particolare partito o filosofia politica. È al di sopra della politica. Va dritto al centro dello spirito americano, al nucleo di ciò che c’è di meglio in ognuno di noi”.

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Nel n. 280 dell’aprile 1983, “Sermon of the straw”, viene presentata la Coalition for an Upstanding America, un gruppo di facoltosi cittadini che protestano contro “l’erosione” dei valori americani. Questo gruppo vuole che Captain America sia testimonial del loro slogan: “L’America com’era una volta… L’America come potrebbe essere di nuovo”. Per Cap l’imposizione della “moralità” da parte di una “maggioranza” autonominata è incompatibile con la libertà di espressione.
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In questo periodo nelle pagine di Captain America viene introdotto Flag-Smasher (Spezzabandiera). Appare per la prima volta sul n. 312 del dicembre 1985, realizzato da Mark Gruenwald e Paul Neary. Inizia distruggendo le bandiere all’esterno dell’Onu, poi incendia una fabbrica che produce bandiere americane. Nella sua visione il nazionalismo è negativo, in quanto promuove la separazione tra i popoli. A volte nelle storie degli anni ottanta il cattivo di turno è portatore di valori più liberali di quelli dell’eroe. Mentre le azioni di Flag-Smasher sono malvagie, la sua causa appare nobile: un mondo unito oltre i singoli nazionalismi che metta in comune le risorse a beneficio di tutti.

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Questo numero di Captain America esce poco dopo il vertice tra il presidente americano Ronald Reagan e il premier sovietico Mikhail Gorbachev a Ginevra, quando per la prima volta dall‘inizio della Guerra fredda sembra vicina una effettiva collaborazione tra le due nazioni.
Anche l’episodio più politico del decennio è opera di Gruenwald: appare sul n. 342 del giugno 1988. Il gruppo di criminali chiamato la Società dei serpenti avvelena l’acquedotto di Washington con una sostanza in grado di trasformare gli esseri umani in serpenti. In questa storia il serpente più pericoloso di tutti ha le fattezze di Ronald Reagan (all’epoca da parte della sinistra, nella quale si riconosce la Marvel, c’è una forte avversione nei confronti del presidente americano).

 

Gli anni novanta

Qual è il ruolo di Capitan America dopo la caduta del regime sovietico? Pare che il problema non sia più la politica estera ma quella interna. Nel numero 422, del dicembre 1993, i lettori vengono introdotti a Blistik, il vendicatore urbano.

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Un fanatico che vedendo un gruppo di adolescenti ascoltare in strada le loro grandi radio intima di abbassare il volume, poiché stanno rendendosi colpevoli di inquinamento sonoro ai danni della città. Siccome non abbassano il volume, li picchia e li avverte che la loro prossima “infrazione” gli farà perdere “il diritto di cittadinanza”. Più tardi, vedendo due sicari assunti per uccidere Cap mentre fuggono, Blistik li blocca per essere passati con il rosso e avere quasi investito un pedone.
Infine, a un giovane che sta prendendo in considerazione l’idea di suicidarsi saltando da un ponte, Blistik dice che dovrebbe affrettarsi perché sta formandosi un assembramento di persone che finirà per bloccare il traffico.

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L‘anno seguente, sul n. 428 del giugno 1994, nell’episodio “Policing the nation” arriva un avversario analogo anche se meno “divertente”: Americop.
Un vigilante che dispensa una versione estremamente personale della giustizia. Indossa un’uniforme da poliziotto, ma ha il volto completamente mascherato. Il messaggio di Americop è semplice: legge e ordine. La “giustizia”, come suggeriscono queste pagine di Capitan America, è diventata meno importante per gli americani di quanto non lo sia l‘ordine.
Americop dispensa la sua versione della giustizia come meglio crede, senza passare per la fase del processo (come il personaggio dei fumetti inglesi Judge Dredd, del quale è l’evidente parodia).
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A un gruppo di trafficanti di armi, Americop dice: “Le prigioni della nazione sono già sovraccariche di parassiti criminali. Pertanto, nell’interesse dei contribuenti, vi condanno tutti a morte”. Americop definisce Cap un “triste strumento del dogma liberale”.

In questo periodo l’America sta perdendo fiducia nel proprio sistema giudiziario, a causa di casi come quello di O.J. Simpson. Se hai dei bravi avvocati e sei abbastanza famoso puoi scampare persino dall’accusa di omicidio anche se tutte le prove sono contro di te. Gli americani vivono l’assoluzione del campione sportivo Simpson, accusato di avere ucciso la moglie, come una grave sconfitta per la giustizia.
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In questo clima, l’ideologia di antieroi come Blistik e Americop, pur incarnando l’antitesi di tutto ciò che Capitan America rappresenta, riflettono i sentimenti di un numero crescente di persone. In un mondo dove i valori sembravano ribaltarsi, la gente ha ancora bisogno di Capitan America? Una possibile risposta è il il fatto che con il n. 454 del agosto 1996 l’albo del capitano a stelle e strisce cessa le pubblicazioni.

 

Gli anni duemila

La storia editoriale del capitano a questo punto si complica e diventa difficile da seguire. Basti pensare che le serie di Capitan America ricominciate dal numero uno sono ben nove. Con gli spin-off, le serie limitate e altro, la situazione si è fatta molto intricata. La mancanza di continuità indica sicuramente una certa disaffezione da parte del pubblico verso il personaggio. Ma nemmeno in questo periodo le storie interessanti mancano, una in particolare ha lasciato il segno: Civil War.

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Civil War è una miniserie in sette albi scritta da Mark Millar e disegnata da Steve McNiven, pubblicata dal maggio 2006 al febbraio 2007.

L’arco narrativo di Civil War inizia con un gruppo di giovani supereroi che decide di combattere alcuni dei più potenti supercriminali, provocando un’esplosione nello stato del Connecticut che causa la morte di molti civili, alcuni dei quali sono bambini.

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A seguito dell’indignazione pubblica, il governo vota una legge sulla “registrazione” dei supereroi, decretando che tutti i supereroi devono essere autorizzati dal governo. Ciò porta a una divisione nella comunità dei supereroi, tra quelli a favore e quelli contrari la registrazione. Il primo gruppo afferma che la responsabilità nei confronti del popolo è giusta, il secondo ha la sensazione che rivelare le proprie identità segrete metterebbe a repentaglio la vita dei loro cari. Iron Man guida il gruppo dei governativi, mentre Capitan America è alla testa degli antigovernativi.

IL SOGNO AMERICANO DI CAPITAN AMERICA
La divisione provoca una guerra tra le comunità di supereroi, con il governo che dà la caccia a coloro che rifiutano di registrarsi. La vicenda culmina con Steve Rogers che si toglie il costume, arrendendosi, per prevenire ulteriori spargimenti di sangue.
Le questioni politiche sollevate in Civil War riflettono un periodo turbolento nella società e nella politica americane.

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Probabilmente l’allegoria più evidente è quella dell’atto di registrazione, una metafora del Patriot Act, firmato dal presidente repubblicano George W. Bush dopo l’attentato dell’11 settembre 2001. Secondo il governo il provvedimento rafforza l’America, fornendo strumenti necessari per intercettare e ostacolare il terrorismo. Nell’immediatezza dell’abbattimento dei grattacieli del World trade center di New York non essere d’accordo a “fornire strumenti adeguati” per prevenire il terrorismo equivale, nell’ottica governativa, a favorire i terroristi.

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Questo è il concetto alla base di Civil War. A Capitan America vengono impartiti ordini da parte dell’agente dello Shield Maria Hill per sostenere la registrazione e incoraggiare gli altri supereroi a fare lo stesso. Quando Cap rifiuta viene immediatamente inserito tra i “terroristi”. Capitan America da eroe dell’establishment diventa uno dell’antiestablishment.

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Poco dopo la resa di Cap, arriva la sua fine. Nella storia “La morte di Capitan America“ al lettore viene mostrato l’assassinio del Capitano incatenato sui gradini della Corte Suprema, ancora in costume e affiancato da due agenti.

 

Naturalmente Capitan America ritorna in vita, riflettendo anche negli anni successivi le trasformazioni dell’America. Prendendo posizione a seconda dell’idea di “sogno americano” che hanno gli autori che si avvicendano. La sua storia, quindi, è anche quella della politica americana, o, almeno, di una parte di essa.

 

 

1 commento

  1. L’episodio del 1964 con Cap in Vietnam è stato saltato nel quattordicinale Capitan America ( 1973 ) della Editoriale Corno probabilmente perché argomento controverso nella Italia di quel decennio e tradotto per la prima volta nei primi anni ottanta nella ristampa Capitan America Gigante ( durata solo tredici numeri ndr ).
    Personalmente sono un fan del Cap della Silver Age perché a differenza dei vari Scavezzacollo, Ragni e Dei del Tuono non ha un alter ego con una vita parallela. Steve Rogers coincide con Cap anche quando gira senza indossare la bandiera. King Kirby e Steranko liberi sulla pista fanno fare allo Scudiero quello che vogliono. Steranko gli fa persino accendere una sigaretta, citando involontariamente quello delle origini che fumava la pipa come Sherlock Holmes. Il serial è all action. In una delle prime storie si cita la entry di uno 007 con un ceffo mascherato in un caso come Bond e nell’altro come Steve inseguito come una preda per testare una nuova arma.
    Segnalo solo una cosa a margine: negli anni novanta Cap – come gli altri Avengers, i Fantastic Four ed una versione di Hulk – passa in un universo tasca gestito dagli studi Image di Liefeld e Lee per un anno. Gli eroi
    ” classici ” non vendono come mutanti e ragni, simbionti alieni e vigilantes teschiati ergo occorre provare a modernizzarli.
    Cap passa a Loeb e Liefeld ( pare che Chuck Dixon non sia entrato in sintonia con quanto si voleva proporre ) dopo una manciata di storie innovative di Mark Waid e Ron Garney che arrivavano dopo dieci anni di Gruenwald che aveva caratterizzato nel bene e nel male il personaggio come un padre nobile della Nazione.
    Liefeld e Loeb hanno a parer mio una idea interessante: Cap è stato congelato perché disapprovava le bombe atomiche. Rob litiga con gli altri ragazzi Image e l’anno è terminato da James Robinson e Joe Bennett. Quando Vendicatori e FF tornano a casa nel Marvel Universe tradizionale, Cap è l’unico a tornare nelle manine di chi lo aveva seguito prima della parentesi Image. Waid e Garney ed Andu Kubert fanno funzionare le cose fino ad un famigerato episodio che rilegge le origini di Red Skull che gli editors riscrivono. Io naturalmente ho letto solo quello pubblicato e non mi pare che edulcori il succo di quello dei sixties di Lee e Kirby ( o quello di DeMatteis e Neay ndr ), ma probabilmente la Marvel di allora temeva che Waid rendesse il Teschio Rosso uno degli ultimi , una vittima il cui odio x il genere umano avesse qualche attenuante. Chissà. Dopo Waid arriva Jurgens, prima solo ai testi poi anche ai disegni inchiostrati dal pard Bob Layton, e le storie di Cap sono classiche come nemmeno quelle pre Watergate. Un nuovo love interest. Un nuovo anti-Cap nomato Protocidio.
    Forse Dan sarebbe riuscito ad andare avanti ancora un po’, ma poi arrivò 11/9/01 ed il super -soldato doveva prendere posizione…
    Personalmente credo che Marvel avrebbe dovuto dare retta a DeMatteis che avrebbe voluto sostituire Rogers con un nativo americano ( Corvo Nero ndr ) già negli anni ottanta dello scorso secolo per provare altre vie.
    Mamma DC attraverso cose come lo Swamp Thing di Moore /Bissette/Totleben, lo Shade di Milligan/Bachalo e parte dello Spectre di Ostrander /Mandrake ha riflettuto sugli Stati Mentali della America. Cap Corvo Nero sarebbe stato un passo in quella direzione.
    Oggi sarebbe interessante – a mio modesto avviso – qualcosa come Modok redento che diventa il Capitano. Un disabile vittima della scienza impazzita e del desiderio di altri di potere che usa le sue altre notevoli capacità al servizio della comunità e per evitare che quello che altri passino il suo Calvario.
    Può sembrare una boutade, ma nelle nuove squadre mutanti militano tra gli uomini e le donne x ceffi come il Creatore di Orfani e Tata, Sinistro e quella isola vivente da cui Wein e Cockrum fecero ricominciare il romanzo degli X-Men…mm

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