SISSI, IN TV L’IMPERATRICE È AFFAMATA DI SESSO

SISSI, IN TV L’IMPERATRICE È AFFAMATA DI SESSO

C’erano una volta le fiabe, popolate da bellissime principesse e prodi principi azzurri. La malvagità dei draghi, delle matrigne e delle streghe non poteva nulla contro di loro e finiva sempre con il tormentone: “Vissero tutti felici e contenti”.

Le fiabe servivano a intrattenere i piccini e a dare un sogno e una speranza per il loro avvenire da adulti di uomini e donne.
Ma le fiabe, a volte, servono anche agli adulti. Magari a un’intera nazione che, non vedendo nel presente molte speranze, ricorda i bei tempi passati.

L’Austria era sconfitta, smembrata e invasa dopo le due guerre mondiali. L’organizzatore di operette Ernest Marischka si incaricò di creare una fiaba ambientata nel passato impero asburgico.
Ecco, dunque, nel 1955 il film La principessa Sissi, interpretata dalla fresca Romy Schneider.

Per gli spettatori austriaci è stata una consolazione rivedere un personaggio storico che fu simbolo di prosperità e bellezza nell’Ottocento diventare un successo al botteghino. Ciò permise al regista di girare due seguiti: Sissi la giovane imperatrice (1956) e Sissi destino di una imperatrice (1957).

Le fiabe possono essere zuccherose, ma vanno prese per ciò che sono. Chi non le gradisce passi ad altro di più realistico. Sarebbe inutile cercare di distruggerle per pura insensibilità, ma in questi tempi svilire le cose piacevoli sembra essere diventato uno sport da intellettuali.

I tempi cambiano e la storia della melanconica imperatrice è stata rivista nella serie televisiva tedesca intitolata Sissi tout court, trasmessa da noi in tre puntate su Canale 5 tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022.

SISSI, IN TV L'IMPERATRICE È AFFAMATA DI SESSO

La serie è caratterizzata da uno sfarzo di costumi, di ambienti e coreografie, ma con personaggi terrificanti.
Dominique Devenport, l’interprete della protagonista Elisabetta di Baviera, ovvero l’imperatrice Sissi, è caruccia, bravina nella recitazione, ma è affamata di sesso, benché inesperta. Si porta a corte una prostituta come maestra. Accorgendosi poi di certe sue conoscenze con gli attentatori ungheresi, la dovrà fare impiccare.

L’imperatore Francesco Giuseppe, marito di Sissi, in Italia lo chiamavano Cecco Beppe. Scarso l’attore a cui fanno ricoprire la figura del puttaniere nevrotico e isterico, cattivo sia con i sudditi sia con i propri soldati e persino con i più stretti amici e collaboratori.
Forse se Cecco Beppe fosse stato davvero così, non avrebbe guadagnato quella stima che lo fece diventare il protagonista saggio di una celebre commedia poi diventata operetta, Al Cavallino Bianco di Ralph Benatzky.

Ovviamente in questa nuova serie televisiva non può nemmeno mancare la scena di sesso tra la coppia coronata, anche se quando la moglie imperiale apre la sua vestaglia non ha le tette.

SISSI, IN TV L'IMPERATRICE È AFFAMATA DI SESSO

Intanto, l’imperatore avversario, Napoleone III di Francia, malvagio e beffardamente meschino, aspetta solo l’occasione buona per aprire le ostilità con l’Austria al fine di poterne strappare qualche pezzo.

Alla fine la guerra scoppia, va male per l’impero asburgico, ma ci penserà Sissi a farla finire presentandosi di persona davanti a Napoleone III, minacciando un coinvolgimento di tutta la Germania contro la Francia e portando dalla sua parte l’imperatrice Eugenia, consorte dell’imperatore dei francesi.

Dopo la storia immaginata dalla fiction veniamo a quella vera.

A parte le vicende personali di Sissi, che fu la regnante più infelice e sfortunata della sua epoca, l’impero d’Austria era uno stato vasto, potente e florido, ma retto da una pesante burocrazia e da rigidi militari.

Una delle regioni più ricche dell’impero era il Lombardo Veneto. Non possono essere dimenticati il carcere per gli oppositori politici, lo Spielberg nella vivida descrizione data da Silvio Pellico, il massacro di Brescia nel 1849, la forca per i patrioti mantovani e la fucilazione del povero Sciesa a Milano.

Torino era la capitale di un regno che comprendeva il Piemonte, la Liguria e la Sardegna, governato dalla dinastia dei Savoia. Un regno con una costituzione, un parlamento e un primo ministro piuttosto sveglio: Camillo Cavour.

Napoleone III cercava di ottenere il predominio politico e militare della Francia in Europa. Fu a opera di Cavour e un poco della sua smaliziata cugina Virginia, contessa di Castiglione e professionista in arti erotiche, che l’imperatore francese venne trascinato in guerra contro l’Austria nel 1859. Per lui fu una specie di trappola che gli fruttò pochi territori, Nizza e la Savoia.

Causò anche la creazione di una nuova entità europea, il Regno d’Italia di re Vittorio Emanuele II, completato l’anno successivo da Giuseppe Garibaldi con la conquista del regno borbonico dell’Italia meridionale, dove la regina era Maria Sofia, sorella minore di Sissi.

Di tutto il Risorgimento italiano, vera spina nel fianco per l’Austria, non c’è alcuna traccia nello sceneggiato tv prodotto in Germania. Il film austriaco del 1957, invece, ammette l’ostilità dei sudditi italiani. Vediamo che a Milano i nobili disertano il ricevimento dei loro sovrani e al teatro alla Scala viene cantato il “Va, pensiero” dal Nabucco di Giuseppe Verdi, simbolo musicale di indipendenza.
Sempre durante la visita della coppia imperiale, sul Canal Grande di Venezia vennero chiuse tutte le imposte dei palazzi.

Napoleone III si incontrò con lo sconfitto Francesco Giuseppe subito dopo la battaglia di Solferino, solo per pochi minuti a Villafranca di Verona, il tempo strettamente necessario per concordare un armistizio e il disimpegno dei rispettivi eserciti.
Sissi non c’era e, diversamente da quello che vediamo nella serie tv, non poté influire in alcun modo su Napoleone III.

L’imperatrice riuscì invece a combinare qualcosa in Ungheria. Facendo leva sulla propria avvenenza e gentilezza si accattivò le simpatie dell’aristocrazia magiara, fino a quasi far dimenticare le rivolte del 1848-49.

Nel 1866, dopo una nuova batosta austriaca nella guerra contro la Prussia, l’Impero non si sfasciò, ma divenne un’entità federale con il nome di Impero Austro-Ungarico. Abbandonando l’assolutismo, fu introdotta la monarchia costituzionale con due parlamenti, uno a Vienna e l’altro a Budapest.
Questo permise agli Asburgo di restare sul trono per altri 52 anni, oltre la morte di Francesco Giuseppe nel pieno della Prima guerra mondiale (1916) e la precedente tragica dipartita di Sissi, pugnalata da un anarchico italiano (1898).

Gli antichi monarchi, uomini e donne, avevano normalmente degli amanti.
Tra i cortigiani c’erano numerose contessine, marchesine e baronessine che non vedevano l’ora di venire “onorate” dal sovrano infilandosi nel suo letto. Il re d’Italia Vittorio Emanuele II aveva come amante ufficiale la Bela Rosin, figlia di un sergente del proprio esercito.
C’erano anche fior di aitanti aristocratici, ufficiali nelle forze armate, che smaniavano per poter dimostrare la propria virilità alle regine e guadagnare così facili promozioni di grado.

Carlo, l’ultimo imperatore degli Asburgo, fu invece molto castigato, e dopo la liquidazione dell’impero nel 1918 vivrà ancora per pochi anni in esilio e in ristrettezze. In compenso oggi è un beato della chiesa Cattolica.
Almeno su di lui non potranno essere inventate grandi avventure erotiche.

 

 

4 commenti

  1. Ho letto il libro “Romy Schneider – Un amore a Parigi”, in cui vengono raccontati i difficili anni di vita dell’attrice dopo che aveva già girato la trilogia di Sissi… 🙁
    I confronti non andrebbero mai fatti ma qui è davvero difficile per chiunque non farli, ho notato subito il taglio più cruento della versione di Canale 5, ho trovato però un Napoleone III fisicamente molto somigliante e non ricordo se compariva anche nei vecchi film…

  2. Quanto amavo i film di Sissi con Romy Schneider! Visti decine di volte. Ho provato a vedere pure quelli di canale 5…. ma no, nun je lo fatta…. proprio 2 metri sotto….. vista una parte della prima puntata e abbandonati.

  3. Qualità infima e banalizzazione. Sembra proprio che qualsiasi prospettiva storica ormai sia destinata, nelle cose “alte” (corsi universitari, saggi ecc.) e in quelle “basse” (prodotti da intrattenimento) a venire appiattita sul presente. La cosiddetta “cultura woke”, che cultura non è e anzi ne rappresenta la morte, ormai ha vinto e stravinto. A meno che non diamo alla svelta quel milione al direttore del Giornale Pop.

  4. Cari amici, rispondo alle vostre avvedute critiche. Il mio è soprattutto il punto di vista di uno storico.
    Nei film anni ’50 di Marischka non compaiono guerre né sovrani esteri, specie quelli che metteranno in ginocchio l’Austria. Effettivamente Napoleone III è somigliante, ma per una produzione germanica risulta più antipatico, perciò è stato scelto come vilain antagonista. Il disprezzo verso l’Italia certamente c’è. Secondo loro L’impero asburgico è stato messo alle corde da un opposto imperialismo, non dall’aspirazione di un popolo che di essere sfruttato non ne poteva più.
    La cultura woke, che vuole ridisegnare sia il passato che il futuro, finisce per assimilarsi alla cultura totalitaria, come quando in Italia si favoleggiava di imperi da rifondare. D’altra parte anche Asterix ricade nello stesso difetto quando le suona regolarmente ai legionari romani. Perché allora il druida Panoramix non ha fornito la pozione magica a Vercingetorige ? La vittoria contro Giulio Cesare avrebbe assicurato l’indipendenza della Gallia, e oggi in Francia si parlerebbe una lingua simile ad un dialetto irlandese.
    Apprezzo però il far apparire un’attrice che non si è ancora fatta gonfiare i seni. La Devenport è da ammirare per il coraggio e la sincerità di non aver alterato la propria vera natura !

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