LA SINDROME DI STOCCOLMA PRENDE IN OSTAGGIO

LA SINDROME DI STOCCOLMA PRENDE IN OSTAGGIO

La sindrome di Stoccolma, insieme al complesso di Edipo, è forse il disturbo psichico più citato dalla fiction. Chi ne è colpito prova un sentimento di affezione nei confronti del proprio sequestratore.
Ma perché si chiama “sindrome di Stoccolma”?

 

sindrome di Stoccolma

L’arresto di Jan-Erik Olsson

 

Il 23 agosto 1973 Jan-Erik Olsson, un trentaduenne evaso dal carcere di Stoccolma dove era detenuto per furto, tenta una rapina nella banca Sveriges Kredit di Stoccolma, prendendo in ostaggio tre donne e un uomo. In questi drammatici momenti i sequestrati diventano amici di Olsson, lo difendono quando alla fine viene catturato dalle Forze dell’Ordine e infine lo vanno a trovare in prigione.

Il criminologo e psicologo Nils Bejerot battezza questo fenomeno “sindrome di Stoccolma”: da allora verrà osservato in circa il trenta per cento dei sequestri di persona.

 

sindrome di Stoccolma

Patty Hearst in posa davanti al simbolo dei simbionisti (sopra) e al processo (sotto)

sindrome di Stoccolma

 

Già dall’anno successivo, il 1974, la sindrome di Stoccolma entra nel vocabolario giornalistico con la vicenda della giovane ereditiera Patty Hearst (nipote del magnate della stampa William Randolph Hearst, l’uomo che ha fatto nascere il fumetto e ispirato il celebre film di Orson Welles Quarto potere). Dopo essere stata rapita dagli esponenti del cosiddetto Esercito di Liberazione Simbionese, un gruppo terrorista nato sulla scia della Contestazione, la ragazza diventa loro complice in una serie di rapine in banca. La storia della ricca rapinatrice colpisce l’opinione pubblica americana: l’avvocato di Patty Hearst cita l’appena classificata sindrome di Stoccolma per difendere la cliente quando viene arrestata, e un giovane Stephen King inizia un romanzo (mai finito) sulla vicenda.

 

sindrome di Stoccolma

 

Venendo a oggi, il 20 giugno 2019 esce nei cinema italiani Rapina a Stoccolma diretto da Robert Budreau, una rievocazione dell’evento del 1973.
I nomi dei personaggi sono in buona parte cambiati rispetto agli originali protagonisti per motivi legali, ma la pellicola è piuttosto aderente ai fatti reali (probabilmente più di certi biopic, come il recente Bohemian Rapsody).

Ethan Hawke è Kaj Hansson, uno svedese appassionato dell’America che adora Bob Dylan. Finisce per chiedere il classico milione di dollari alle autorità (se ne infischia delle corone svedesi), rivelandosi un rapinatore sopra le righe e simpaticissimo. Si finge spietato al telefono con la polizia, mentre nel caveau divide con gli ostaggi le fette dell’unica pera che ha portato con sé. Si sviluppa subito una forte attrazione tra lui e l’impiegata Bianca (Noomi Rapace). La donna è sposata e ha due bambini, ma Kaj è molto più affascinante del grigio marito (“un brav’uomo”, lo definisce lei con scarso trasporto).
Il vero pericolo per gli ostaggi sono gli interventi scriteriati della polizia. Nel film compare anche l’allora premier svedese Olof Palme, interpretato da Shanti Roney.

Si tratta di un film divertente, a tratti grottesco, interessante anche per capire l’influsso che l’episodio reale ha avuto sulla fiction.

 

La sindrome di Stoccolma nella cultura pop

Se è vero che ormai è sempre più spesso la vita a imitare l’arte, il caso della sindrome di Stoccolma va in direzione opposta: è troppo affascinante perché film, serie tv e fumetti non ne prendano spunto. Citiamo alcuni esempi.

 

Mister No n. 87, “Gli ostaggi”

 

Nei fumetti gioca con la sindrome di Stoccolma il pilota amazzonico Mister No, creato da Sergio Bonelli, ne Gli ostaggi, un episodio del 1982 scritto da Alfredo Castelli e disegnato da Roberto Diso. Il bandito Ratso rapina una banca in Brasile prendendo alcuni ostaggi, tra i quali Mister No. Nella storia Ratso appare come un personaggio controverso, ma alla fine migliore della cinica polizia brasiliana.

 

sindrome di Stoccolma

“Un mondo perfetto” (1993)

 

In Un mondo perfetto di Clint Eastwood (1993) si sviluppa un rapporto quasi paterno fra il fuggiasco Kevin Costner e il bambino che ha rapito.
Ovviamente anche Homer Simpson si affeziona ai suoi rapitori, che citano la sindrome in un episodio della serie animata.
A volte la sindrome è usata a scopo parodistico: nel surreale film di fantascienza Azione mutante di Alex De La Iglesia (1993), la sposa presa prigioniera si innamora del capo dei rapitori, il quale, invece, la considera una piantagrane.

 

Azione mutante (1993)

 

Come abbiamo visto, spesso la sindrome è giustificata: gli uomini della legge sono rappresentati come “cattivi” e i presunti criminali fondamentalmente migliori di loro. Nel fantascientifico Pitch Black di David Twohy (2000), il fuorilegge Riddick (Vin Diesel) si rivela migliore del poliziotto che lo ha in consegna, e aiuta a cavarsela i passeggeri dell’astronave atterrata su un pianeta ostile.

In generale, nelle opere di finzione lo spettatore/lettore è portato a parteggiare per il cattivo, che alla fin fine si rivela di non esserlo poi molto. Anche il pubblico, insomma, diventa un ostaggio di Stoccolma.

 

 

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati con *

Dichiaro di aver letto l'Informativa Privacy resa ai sensi del D.lgs 196/2003 e del GDPR 679/2016 e acconsento al trattamento dei miei dati personali per le finalità espresse nella stessa e di avere almeno 16 anni. Tutti i dati saranno trattati con riservatezza e non divulgati a terzi. Potrò revocare il mio consenso in qualsiasi momento, integralmente o parzialmente, con effetto futuro, ed esercitare i miei diritti mediante notifica a info@giornalepop.it

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*