SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: MENO MALE CHE C’È

SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Il Servizio sanitario nazionale fu istituito il 23 dicembre 1978 dalla legge numero 833 pubblicata sulla  Gazzetta Ufficiale. Fino a quel momento l’Italia aveva adottato un sistema mutualistico ispirato al metodo Bismarck.

Il metodo Bismarck era un sistema di assistenza sanitaria basato sui versamenti dei lavoratori e dei datori di lavoro. Le categorie meno garantite, per esempio i commercianti e i propagandisti farmaceutici, non avevano diritto alle cure ospedaliere pagate, almeno negli anni 1945/1950.

Mio padre aveva un negozio di frutta e verdura a Torino e quindi avrebbe dovuto avere la mutua dei commercianti, se ci fosse stata. Tutte le mattine andava ai mercati ortofrutticoli all’ingrosso che all’epoca si trovavano in via Giordano Bruno per rifornirsi dei prodotti da vendere.

I mercati generali

L’edificio dei mercati generali, inaugurato nel 1933, era un insigne esempio di architettura razionalista. Nel video che segue potete vedere il villaggio olimpico del 2006 sorto proprio sul mercato ortofrutticolo all’ingrosso, che era stato spostato. C’è ancora la torre dell’acqua che si trovava all’ingresso. La frutta e la verdura arrivavano sui vagoni ferroviari perché le rotaie correvano parallele al mercato.  Mio padre saliva su un camioncino e, ritto in piedi, tenendosi allo sportello aperto, girava il mercato alla ricerca della frutta e della verdura più bella e conveniente. Erano le tre, le quattro del mattino. Un giorno, non si seppe mai bene per quale ragione, mio padre prese una botta al fegato.

A causa della botta, o a causa di qualcosa d’altro, improvvisamente a mio padre cominciò a salire la febbre che si attestò sui  40 gradi. Eravamo alla fine degli anni ’50. Non so se non avessimo ancora la mutua dei commercianti o se la mutua dei commercianti non esistesse ancora o se ci fosse ma non coprisse le spese ospedaliere. So che dovevamo pagare l’ospedale di tasca nostra perché ne sentivo parlare in famiglia. Avevo 4/5 anni, ma lo capii anche io. La disgrazia più grave che potesse capitare a una famiglia era che uno dei componenti finisse in ospedale quando la famiglia non godeva di una buona mutua.  Comunque a mio padre la febbre non scendeva e il medico  lo ricoverò alle Molinette, il più grande ospedale di Torino. 


Mio padre era sconvolto dalla febbre e dal terrore per i risparmi che si assottigliavano. Qualcuno consigliò mia madre di andare al comune di Torino per chiedere che intervenisse a pagare una parte delle spese ospedaliere esorbitanti. Mia madre lo fece ma ottenne un rifiuto. Dovette portare a casa mio padre perché i risparmi erano finiti. Mio padre stava sempre malissimo con la febbre a quaranta. I preti del santuario di Oropa, allertati da qualche conoscente, si offrirono di ospitarlo per un mesetto, non so se per curarlo o per permettergli di morire lontano da noi figli, che eravamo ancora molto piccoli. In montagna, a quelle gelide temperature, mio padre cominciò a migliorare. La febbre sparì e lui riemerse scheletrico ma in piena salute. Non si seppe mai bene che cosa fosse successo.

Mio padre si preoccupava sempre di aderire a qualsiasi sistema mutualistico e assicurativo. Non so se quella abitudine gli fosse venuta dalla terribile esperienza che ho raccontato o se fosse stato così anche prima. Negli anni in cui era stato dipendente Fiat, aveva goduto della mutua Fiat che era un sistema molto favorevole per i dipendenti, in confronto alle altre mutue di cui godevano gli altri lavoratori.


Avere la mutua

I dipendenti Fiat avevano diritto ad andare alle terme di Chianciano, se il medico le prescriveva. I figli dei dipendenti Fiat avevano diritto alle vacanze in colonia. Girava una leggenda che le infermiere dell’ambulatorio Fiat, dove si recavano gli operai, adiacente al Lingotto, fossero “spie” della Fiat. Anche gli albergatori che ospitavano i dipendenti a Chianciano si diceva fossero spie Fiat e che riferissero all’azienda eventuali scappatelle dei dipendenti con altre ospiti che passavano le acque…

La mitica Inghilterra



Un altro mito leggendario medicale della mia giovinezza degli anni bui in cui bisognava pagarsi tante cure di tasca propria era l’Inghilterra. Eravamo nel 1967 e una mia compagna di università aveva un cugino che lavorava a Londra. La mia facoltà organizzò una gita scolastica nella capitale inglese.

Era veramente un altro mondo, un altro modo di vivere. Noi avevamo appena lasciato i grembiuloni neri che portavamo ancora alle superiori e a Londra impazzava la minigonna. Il cugino venne a incontrarci con un suo amico. Faceva il cameriere in un ristorante e ci confessò che avrebbe perseverato ancora per qualche tempo prima di tornare al paesello a fare il ristoratore. Io pensavo che stesse mettendo i soldi da parte per comprarsi un ristorante. Invece voleva riuscire a farsi mettere a posto i denti dal servizio sanitario inglese. Sembrava una tale leggenda che non pensai minimamente di controllare se fosse vero, se fosse possibile. Da noi nessuno riusciva a sistemarsi i denti se non di tasca propria. Inoltre per aggiustarsi un dente bisognava estrarsi tutti i denti intorno. Non esisteva l’implantologia. Gli anziani (e alcune volte anche qualche giovane) erano decisamente senza denti, i più ricchi con dentiere mobili che si erano pagati di tasca propria e gli altri erano sdentati. Solo in tempi più recenti ho sentito che il Servizio sanitario nazionale aveva sostenuto le spese dell’estrazione dei denti del giudizio, per esempio. Non so se un tempo fossero prestazioni fornite. In Francia a mio figlio, che attualmente lavora lì, la sua mutua (la Francia ha un sistema mutualistico del tipo Bismarck) paga un tot all’anno di spese dentistiche autorizzate.

 

1978: istituzione del Servizio sanitario nazionale

Così quando il quarto governo Andreotti, con la democristiana Tina Anselmi ministro della Sanità, propose la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale sembrò a tutti che avessimo raggiunto un grande risultato, che quello fosse un passo avanti sulla strada del progresso.
Il nuovo modello era proprio il modello inglese che tanto apprezzava il cugino della mia amica. Abbandonammo il sistema tedesco delle mutue, complicato e farraginoso (Bismarck, primo ministro del regno di Prussia, nel 1883 istituì un sistema di assistenza sanitaria basato sui contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro).

Metodo Beveridge

Si passò al metodo Beveridge. William Henry Beveridge, primo barone Beveridge (1879 – 1963), è stato un economista e sociologo britannico, celebre per aver redatto nel 1942 un rapporto sulla “sicurezza sociale e i servizi connessi” meglio conosciuto come “Rapporto Beveridge”, che è servito da base per la riforma dello stato sociale britannico messa in atto dal governo laburista eletto nelle elezioni generali del 1945.
L’ente pagatore era lo Stato, che reperiva le risorse dalle tasse. Lo stato pagava i medici, i fornitori di servizi e le medicine. Tutti gli abitanti avevano diritto ai servizi. In Italia hanno diritto anche coloro che non sono residenti ma solo temporaneamente domiciliati, che sono in una condizione di pericolo imminente per la salute.
Questo sistema consente allo stato di negoziare le tariffe e di calmierare i costi. L’Istituzione del Servizio sanitario nazionale sul modello Beveridge entrò in vigore in Italia nel 1980 e nel 1982 fu introdotto il sistema dei ticket, cioè del pagamento di una quota del costo dei medicinali e del costo degli esami per evitare l’abuso dei medicinali e degli esami paventato, se fossero stati concessi gratis.

Cure di tasca propria

Comunque, fin dall’inizio, le cure dentistiche per rimettersi i denti non sono state fornite dal Servizio sanitario nazionale. Mi diceva un nostro vecchio caro amico, che era stato medico condotto del suo paese che, prima del Servizio sanitario nazionale, la professione rendeva pochissimo. Infatti mia nonna diceva che, quando lei era giovane, (inizio Novecento) la gente chiamava il medico e, in contemporanea, il prete per l’estrema unzione, solo quando il paziente era quasi morto perché bisognava pagare il medico di tasca propria.
Forse solo i dentisti se la passavano bene se avevano una buona clientela. L’introduzione del Servizio sanitario nazionale non fece scomparire i medici privati né le cliniche private che fornivano esami di laboratorio e interventi. Il tasto dolente del Servizio sanitario nazionale è soprattutto legato alla tempistica. I tempi di attesa nel pubblico sono molto lunghi e dopo il Covid sono peggiorati.
Dovevo fare, a settembre 2023, una gastroscopia. Io abito in provincia di Torino. L’Asl mi ha prenotato per la fine di aprile 2024 all’ospedale di Mondovì in provincia di Cuneo. Naturalmente non avevo una particolare fretta. Era più che altro uno scrupolo della dottoressa. Se avessi avuto fretta sarei sicuramente dovuta andare a pagamento. E chi non ha soldi non si cura.

Venire di giù


Tutte le volte che ho preso il vagone letto Bari-Torino oppure Scalea-Torino ho incontrato, la domenica sera, pazienti che dal Sud salivano al Nord per sottoporsi alla chemio, per esempio, nella convinzione che la sanità al Nord fosse migliore. Alcuni avevano abitato al Nord e ritornavano per le cure o un’eventuale operazione. Non so dirvi se la sanità al Sud sia così disastrata come pensano i meridionali.

Da noi, alcuni piemontesi vanno a curarsi a Parigi, in ospedale. Una mia zia, che aveva un tumore al seno, si fece la chemioterapia a Parigi. L’accompagnava la sorella su e giù per settimane. Il piemontese è convinto che tutto a Parigi sia meglio, specialmente gli ospedali.


Farsi del male

Io, invece di andare a Parigi a curarmi come fanno i piemontesi vecchio stile, quando ho avuto bisogno ho fatto la cosa più stupida che potessi fare, la cosa per cui deridevo gli altri.

Dicevo, con una certa supponenza: “Dal privato si può andare a fare un’analisi del sangue quando si ha fretta. Grossi danni non possono farti. Ma quando si ha qualcosa di serio bisogna andare da un boia buono. Alle Molinette, possibilmente. Il cibo non sarà granché perché gli ospedali sono come gli eserciti (come diceva Asterix) e più l’ospedale è qualificato e peggio si mangia, ma ti salvano la pelle”.

E così ho ceduto alle lusinghe di un amico medico e sono andata ad operarmi al cuore in una clinica privata. Naturalmente era convenzionata con il Servizio sanitario nazionale e non pagavo manco il ticket. Mi sono beccata lo stafilococco aureo e mi hanno salvato alle Molinette ri-operandomi di notte, dopo un mese, quando ero già più di là che di qua. Vi risparmio tutti i miserevoli particolari.

Sensi di colpa?

Mi hanno detto, non so se sia vero, che esistono degli antitumorali o chemioterapici che costano 10mila euro a scatola. Quando vedo questi prezzi sono grata al Servizio sanitario nazionale che ci fornisce cure così dispendiose. Ho anche un po’ di strizza perché sono vecchia e mi chiedo fino a quando sarà possibile che l’Italia curi noi vecchioni, quando in molti Paesi del mondo le persone pagano di tasca propria le cure sanitarie oppure non si curano. Sono ben contenta che esista il Servizio sanitario nazionale.

2 commenti

  1. Cara Angela, in Germania il metodo Bismarck è ancora l’unico benché in due versioni, e come nel tuo racconto funziona bene per i dipendenti, ma non per chi lavora in proprio. Io che lavoro per conto mio devo pagare il 19 per cento di quello che guadagno per avere un servizio sanitario che funziona se ti devono salvare la pelle, e che è mediocre per il resto; perché i medici del servizio pubblico sono pagati pochissimok possono permettersi poco aggiornamento e sono sfiniti dalla immane quantità di pazienti cui devono star dietro. La cassa malattie passa anche il dentista, ma per una devitalizzazione il dentista prende una quarantina di euro e gli impianti sono fantascienza – in Germania. Per cui dal dentista ci vado in Italia, poi mi faccio rimborsare qualcosina dalla mutua tedesca. I dentisti tedeschi vanno ancora di dentiere, oppure paghi di tasca tua, ma a quel punto vai a curarti in Slovacchia, che è la patria dell’odontoiatria a est di Vienna.
    Sta di fatto che se un mese non lavoro, o per due anni non lavoro grazie al delirio Covid, io devo comunque pagare il 18 per cento di quello che non guadagno, perché allo Stato tedesco non importa niente se i soldi li prendi o no, sempre almeno 210 euro al mese devi tirar fuori. Altrimenti passi nel tritacarne della assistenza statale per i derelitti, che ti assiste sì, ma prima devi venderti tutto quello che hai, poi quando non hai più niente da venderti allora ti aiuta. Però non uoi neanche uscire dalla città senza il permesso dell’apposito ufficio. In effetti fino a vent’anni fa nessuno in Germania arrivava mai al livello di povertà, ma adesso le cose sono ben diverse.
    L’altra cassa malattie legale, quella privata, è invece legata all’età; a trent’anni paghi cento euro al mese, a 70 paghi tremila euro al mese. Dopo i cinquant’anni non puoi più passare dalla mutua privata a quella pubblica, e se per caso spinto da ottimismo resti in quella privata e le cose ti vanno male finisci in rovina per pagarla. E da stimato professionista passi alla assistenza per i derelitti di cui spra.
    Alla fin fine il sistema italiano è uno dei migliori esistenti sulla Terra, e pazienza per il ticket. Certo sarebbe meglio se i medici di famiglia ti visitassero invece che mandarti al pronto soccorso perché hai un dolorino, intasandolo.
    Ciao!

  2. cavolo quanto hai ragione,io recentemente ho dovuto fare un test genetico, costava 1300 euro e io ho pagato solo 35 euro di ticket in quanto prima visita;purtroppo l’ultra tecnologia costa un botto .mah speriamo che il ssn regga, mi raccontava un conoscente medico che per il diabete di tipo 2 ora ci sono farmaci di nuova generazione molto più efficaci di quelli vecchi, ma la loro prescrizione è molto farraginosa e complessa , per ridurre la platea dei fruitori e spendere il meno possibile. Io stesso per un banale farmaco che assumo da anni e ora diventato irreperibile sono obbligato a comprarlo in Svizzera e mi sto svenando, mentre prima pagavo solo 8 euro di ticket, purtroppo va sempre peggio

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