SERGIO TOFANO OLTRE IL SIGNOR BONAVENTURA

SERGIO TOFANO OLTRE IL SIGNOR BONAVENTURA

Sergio Tofano nasce a Roma il 20 agosto 1886. Figlio di un magistrato, si laurea in lettere e contemporaneamente frequenta la scuola di recitazione all’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Disegnatore autodidatta, nel 1908 Tofano inizia a collaborare con Il Giornalino della Domenica di Vamba, creando per l’occasione il monogramma di Sto, firma con cui diventerà celebre. L’anno successivo esordisce come attore nella compagnia di Ermete Novelli e poi in quella di Virgilio Talli, con cui continua a recitare per dieci anni, fino al 1923.

Due passioni, quella per il teatro e quella per il disegno, destinate ad accompagnarlo per tutta la sua vita.

 

 

Nel 1917 Sergio Tofano crea il Signor Bonaventura per il Corriere dei Piccoli, settimanale di cui diventa il personaggio più noto. Il personaggio era la risposta allo sfortunatissimo Fortunello (Happy Hooligan) di Frederick Burr Opper: alla fine di ogni avventura lunga una tavola, Bonaventura vince il premio di un milione (in seguito, con la svalutazione della lira, diventato un miliardo).
Pubblicate per la prima volta il 28 ottobre del 1917, le avventure di Bonaventura, sceneggiate disegnate e verseggiate da Tofano, occuperanno per oltre quarant’anni le pagine del magazine per bambini.

 

SERGIO TOFANO OLTRE IL SIGNOR BONAVENTURASERGIO TOFANO OLTRE IL SIGNOR BONAVENTURA

 

Ma il “fumetto”, al tempo in rima e diretto a un pubblico di piccini, è solo una delle molteplici espressioni del talento grafico e narrativo di Sto. Negli anni venti, in contemporanea con Bonaventura, l’eclettico artista si dedica anche a racconti da pubblicare in volumi, come Storie di Cantastorie e Cavoli a merenda, che rappresentano un po’ il contraltare dei fumetti pubblicati sul Corriere dei Piccoli.

 

SERGIO TOFANO OLTRE IL SIGNOR BONAVENTURA

 

Mentre in questi ultimi predomina il disegno su testi in rima, nei libri le parole, sempre in rima, acquisiscono maggior peso rispetto alle immagini. Il risultato finale, tuttavia, non è dissimile, giungendo a filastrocche divertenti supportate da un disegno molto moderno per l’epoca, conciso, essenziale, di un perfetto minimalismo. Un concentrato di personaggi surreali e immediatamente simpatici, nonché una delle tante alchimie tra immagini e parole, via di mezzo tra fumetto e narrativa.

 

 

Nel 1923 sposa Rosetta Cavallari, compagna nella vita e nella professione, dato che lavora con Tofano in qualità di attrice e costumista. Sto comincia a cimentarsi, felicemente, quale illustratore di grandi classici della letteratura, tra cui Le avventure di Pinocchio, senza abbandonare la collaborazione con i periodici, che lo porta a disegnare per svariate testate, anche straniere, come la pubblicazione satirica argentina El Hogar e la prestigiosa rivista statunitense di moda Vanity Fair.

 

Sergio Tofano
La fama di Bonaventura continua a crescere e il personaggio, a partire dal 1927, esce dalle vignette per esordire sul palcoscenico, grazie all’interpretazione dello stesso Tofano, che non manca poi di pubblicare tali avventure in volume corredandole con illustrazioni.

Anche la pubblicità è attratta da quel suo disegno pulito e comunicativo, debitore nei confronti del futurismo, così importanti marchi italiani desiderano affiancarlo ai propri prodotti. Per Barilla e Zucca realizza le figurine di un famoso concorso del 1937, mentre per Campari è autore di numerose campagne.

Sul fronte teatrale, nel 1927 forma la propria compagnia assieme a Checco Rissone e Luigi Almirante, comincia inoltre a rivestire i ruoli di autore, regista, scenografo e costumista. Recita anche in opere altrui, per esempio indossando i panni del professor Toti in Pensaci, Giacomino! di Luigi Pirandello. Negli anni trenta approda al cinema, e nel 1943 scrive (con l’aiuto di Cesare Zavattini), interpreta e dirige il film Gian Burrasca.

Nel secondo dopoguerra importanti registi lo chiamano ancora sul set, così grazie a Luchino Visconti fa parte del cast di Il Giardino dei ciliegi e di Troilo e Cressida, mentre per Giorgio Strehler interpreta testi di Buchner e Goldoni.

 

 

Negli anni sessanta è anche attore televisivo, pur continuando a frequentare cinema e teatro e impegnandosi nel ruolo di insegnante di recitazione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma.

Non dimentica neanche la propensione al disegno, illustrando il Marcovaldo di Italo Calvino su espressa richiesta dello scrittore.

Sergio Tofano muore a Roma il 28 ottobre 1973, riconosciuto come uno dei più importanti artisti italiani del Novecento.

 

 

 

1 commento

  1. Ho una piccola collezione di libri di Tofano, è incredibile la sua versatilità. IL TEATRO ALL’ANTICA ITALIANA è una via di mezzo tra saggio e autobiografia relativa al mondo del teatro. Il PINOCCHIO illustrato da lui è una piccola chicca. I libri della Adelphi ricordati nell’articolo sono deliziosi, una riscoperta preziosa. Poi ho un paio di libri che raccolgono un po’ di tavole del signor Bonaventura. Ma mi spiace che nessuno abbia mai pensato di farne una raccolta integrale. C’era un bel volume della Cappelli, nella collana sugli illustratori diretta dalla Paola Pallottino, ma è fuori catalogo da secoli. In Italia decisamente non abbiano cura e memoria per i padri non dico del fumetto, ma dell’Arte a tutto tondo. Oggi, chi digiti “Sergio Tofano” su Amazon, troverà ben poco a parte i libri della Adelphi

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