NUOVI NOMADI: I FULLTIMERS

NUOVI NOMADI: I FULLTIMERS

Il terrremoto di Amatrice ha brutalmente ricordato a tutti noi quanto sia precaria la nostra condizione di inquilini del pianeta Terra.
Casa, beni immobili, impresa, affetti. Apparentemente ancorati alla terra, siamo appena poggiati su di essa, soggetti ad ogni suo scossone, pronti a volar via come foglie secche alla prima brezza.
C’è chi, subìto lo shock del sisma, accetta questa condizione di precarietà e ne fa il punto di partenza per un cambiamento che parte dall’abbandono di questo ancoraggio illusorio alla terra.
La rinuncia al cemento e alle fondazioni per scacciare la paura ma anche come risorsa per una nuova conoscenza dell’ambiente.

Lasciare una vita che, fino al giorno prima era fin troppo ordinaria e assaporare il senso di libertà che dà il viaggiare.
Lasciare per sempre la propria casa, in cemento e tegole, e vivere in un camper.

Riccardo Mc Otter, un ragazzo dell’Aquila che il 6 aprile 2009 ha 31 anni, ha preso questa decisione: vivere in camper con la sua ragazza. Fino al 2015, Riccardo ha condiviso con tutti la sua esperienza e rispondeva ai quesiti di chiunque stesse pensando di intraprendere questa scelta di vita,attraverso il suo blog www.vivereincamper.com. Una vita in grado di offrire soddisfazioni senza pari, pur non essendo certo esente da limiti.
Adesso ne ho perso le tracce.

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Nel blog forniva utili consigli, informazioni di tutti i generi, e rispondeva alle domande specifiche che gli venivano poste.
Riccardo, che è anche uno scrittore, ha pubblicato un libro in cui racconta come è nata la sua scelta di vita: “Casa mia: quattro anni su quattro ruote”, disponibile in versione eBook a meno di 1€, o anche in versione cartacea. Si tratta di un saggio autobiografico riguardante la sua esperienza di vita in camper, conseguente al sisma in Abruzzo nel 2009. Questo ed altre sue pubblicazioni si possono ancora acquistare sul blog.

Racconta Riccardo:
“Una sera come un’altra: computer, tisana, chiacchierata al cellulare. Ma alle tre di notte, l’inferno. E il mattino dopo, un’altra vita.
In seguito al sisma decido di trasferirmi in camper pur di non dover rinunciare a ciò che più amo: scrivere romanzi.
Un viaggio attraverso i primi terribili giorni post-terremoto, la disperazione e la rinascita, e infine la vita in camper fra le vette delle montagne.
La riscoperta del quotidiano e l’abbandono del superfluo in un’autobiografia che rifugge la retorica e il melodramma in favore di riflessioni ironiche, irriverenti e non prive di un velo d’umorismo”.

Anche se l’evento scatenante è la perdita dei beni e dei progetti di vita a causa dell’evento sismico, Riccardo è un uomo che recupera in sé una filosofia di vita che già gli appartiene e la mette in pratica attraverso l’abbandono delle sicurezze ben rappresentate dai solidi edifici che ha visto sbriciolarsi in pochi secondi.
Ci racconta di uno stile di vita itinerante, lontano dagli obblighi e dalle abitudini imposte dalla società dei consumi che condiziona le scelte di ognuno di noi.
Vivere in una casa, pagare le bollette, andare al lavoro ogni mattina immergendosi nel traffico cittadino, timbrare il cartellino, sono azioni automatiche che ci allontanano e ci impediscono, prigionieri come siamo del circolo vizioso “produci e consuma”, di assaporare il gusto di una vita più libera, migliore. Che ci consenta di conoscere il mondo, di vivere a contatto con la natura, di dedicare più tempo alle nostra vere passioni.

Può essere una scelta estrema, forse azzardata, ma sono sempre di più quelli che, come il protagonista del film Into the Wild, decidono di mollare tutto e andare a vivere in camper o in barca.

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Uomini e donne, single o coppie, cittadini irreprensibili e integrati, con impieghi sicuri e professioni di successo, infelici e insoddisfatti dell’assurdo tran tran in cui improvvisamente o con il tempo si sono accorti di vivere.

Una tribù, ormai diffusa in Europa, di itineranti che seguono precise direttive migratorie a seconda delle stagioni. Sempre connessi al web, curano spesso blog nei quali raccontano e condividono itinerari, esperienze, foto e filmati.
Sono i “Fulltimers”, come Pierluigi e Amelia, che raccontano la loro vita sul blog www.ormesulmondo.com.

Per fulltimers si intende chi non ha una fissa dimora. Ma attenzione! Non stiamo affatto parlando di clochard o di nomadi nel senso più deteriore che viene loro attribuito, quanto di gente che ha deciso volontariamente di ridurre al minimo i propri consumi voluttuari. Di vivere dunque con poco, sia dal punto di vista degli oggetti che posseggono che economicamente, in modo da potersi muovere leggeri e a bassissimo costo in ogni luogo che gli venga in mente di raggiungere.

Gente che invece di sostare in un luogo fisso, che sia un appartamento o un altro tipo di abitazione, ha nel movimento, nel contatto diretto con tanti luoghi differenti, la propria quotidianità.

Chiariamo subito anche un altro elemento: il termine, in questo caso, si riferisce dunque a persone che di propria volontà, a un certo punto della loro esistenza, hanno detto basta al lavoro e al luogo di residenza fisso e hanno deciso di vivere muovendosi sul territorio.
In cambio, tutti testimoniano, senza eccezione alcuna, di almeno due cose delle quali, una volta scoperte, giurano di non poter più fare a meno: tempo per se stessi e libertà (quasi) assoluta. Una delle frasi ricorrenti è : “in un anno abbiamo fatto esperienze emotive uguali a quelle che si fanno in venti anni”.

Il punto, a quanto pare, è dunque “lasciare per avere”.
Pier ed Amelie hanno fatto così: hanno lasciato ognuno il proprio rispettabilissimo lavoro, hanno venduto case, auto, persino libri, vestiti e collezioni di fumetti, programmando il grande passo. Comprare un camper e vivere una vita consapevolmente nomade e felice, liberi da qualsiasi impegno o orario, liberi di gestire in piena autonomia il proprio tempo, e soprattutto di vedere il mondo.

Racconta Pierluigi Galliano:
“Abbiamo lasciato un lavoro sicuro e abbiamo deciso di dedicare più attimi alla nostra vita. Una scelta maturata nel tempo, con gli anni e con lunghe riflessioni. All’inizio sembra difficile, quasi impossibile. Bisogna pensarci bene, pianificare tutto al meglio. Vendere la propria casa, vendere o regalare molti dei propri beni. Le vostre collezioni di dischi o di fumetti. I vostri vestiti e magari le scarpe a cui tenete tanto; non c’è molto posto su un camper. Dire addio alla propria città, dove avete i vostri riferimenti: gli amici, i parenti, i colleghi di lavoro. Il vostro supermercato o il medico di fiducia. Dire addio a certe consuetudini: la partita di calcetto oppure l’aperitivo al bar o la serata al cinema. Salutare tutti e partire. Tornare magari ogni tanto per un abbraccio ai famigliari. Sembra facile ma, a pensarci bene, forse per molti non lo è”.

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A metà strada fra il lasciare tutto dei fulltimers ed il viaggiare per il mondo ci sono i grandi viaggiatori, quelli che fanno “il giro del Mondo”. Come i francesi Patricia e Andrew, lei commercialista, pittrice che nel (raro) tempo libero pensa a tutto e fa la copilota “da professionista”, lui pensionato dopo essere stato dirigente in una grande azienda francese, è l’organizzatore dei viaggi e gestisce il sito.

Il progetto dei due è sempre stato semplice: visitare 57 paesi su 4 continenti. L’ingrediente fondamentale? Tre diversi camper che si sono succeduti nel corso del tempo. Un fuoristrada Toyota con cellula abitativa, con cui hanno percorso con brio la bellezza di 101.000 km. I successivi 163.000 km sono stati percorsi su un Baviera I68BD su Fiat Ducato 2.8 JTD (telaio ALKO), per passare ad un semintegrale Van T 620 G della Burstner del peso di 3000 kg in ordine di marcia, carico utile 500 Kg, peso totale 3500 kg su FIAT Ducato 130, consumo osservato tra 10,5 e 13 litri per 100 km a seconda delle condizioni e soprattutto la velocità, ruote 215 x 70 x 15, telecamera di retromarcia, aria condizionata in cabina, cruise control, pannello solare 1x100W, batteria cellula, inverter, antifurto, frigorifero 90 litri, serbatoio acque 133 litri + 15 litri wc, filtro per l’acqua Katadyn, WC a cassetta con esalatore.

Il sito dove i due amici, compagni di viaggio, coniugi, raccontano la loro avventura con dovizia di particolari è www.chazel.com.
Dai preparativi durati 12 anni, alle singole tappe del viaggio, iniziato il 29/03/2004 e concluso il 18/04/2010, con il ritorno “à la maison” a Lozère, in Francia.
Il sito è a dir poco eccezionale per i dettagli e le informazioni fornite, inclusi i roadbook di ogni periodo e continente attraversato con i Km percorsi progressivamente, le tappe, le coordinate GPS.
Ed infine una famiglia al completo, ancora una volta francesi, che nel sito Camping-car Autour Du Monde racconta un viaggio attraverso i cinque continenti di una nucleo composto da padre, madre, tre figli ed un cane, su un Laika écovip 2 su Iveco Daily 3512.
Foto splendide, una sezione dedicata ai piccoli viaggiatori e un’altra a Shana, la splendida femmina di pastore tedesco che li ha accompagnati lungo almeno tre continenti, “Vers l’inconnu et l’au-delà!”.
Imperdibile!

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