SE AVETE PAURA DEI RAGNI, NON ANDATE A LONDRA

SE AVETE PAURA DEI RAGNI, NON ANDATE A LONDRA

E nemmeno a Bilbao, se è per questo. Perché rischiate d’imbattervi in ragni giganteschi creati dalla poliedrica artista Louise Bourgeois.

Nata in Francia nel 1911, crebbe a Choisy-le-Roi dove i suoi genitori avevano un atelier di restauro di arazzi e tappeti antichi. Quel filo col quale, undicenne, creava disegni nel tessuto aiutando i genitori, divenne ben presto il tratto delle sue opere successive. Trasferitasi a New York nel ’38, la Bourgeois attraversò il Surrealismo, l’Espressionismo astratto e il Minimalismo, passando dalla pittura alla scultura e alle installazioni.

È negli anni 90 che una nuova figura s’impone, quasi ossessiva, nella sua ricerca artistica: quella di un immenso ragno nel quale l’artista identifica la madre morta quando lei aveva 21 anni. Perdita che la gettò nella disperazione spingendola a tentare il suicidio buttandosi nella Bièvre, dalle cui acque la salvò a nuoto il padre, col quale aveva sempre avuto un rapporto ambivalente. “Mio padre provocava in me una continua perdita di autostima” si è lamentata l’artista in un’intervista. Il padre, da piccola, la portava con sé al bordello lasciandola fuori ad aspettare. Aveva molte amanti, e aveva portato una di esse a vivere in casa, umiliando la moglie. Durante una cena ritagliò nella buccia di un mandarino una figurina umana con il pene eretto, commentando coi commensali: “Mi dispiace che mia figlia non possa esibire una simile bellezza. Lei, è ovvio, lì non ha granché!”

La madre fu invece per la giovane una figura amichevole. Razionale e rassicurante, viene così descritta dall’artista: “Intelligente, paziente, pulita e disponibile, ragionevole, indispensabile come un ragno, poteva difendersi da sola”. Un ragno che tesseva la tela nel suo lavoro di restauratrice di tappeti. Anche Louise, novella Penelope come la madre, nella sua arte sente di fare, disfare e rifare continuamente una tela d’emozioni e ricordi lungo il corso dell’intera vita.

Nonostante il valore positivo che Bourgeois attribuisce ai suoi giganteschi ragni, queste immense presenze incarnano, forse suo malgrado, anche le paure inconsce e infantili dell’artista, che riesce a esorcizzare trasformando l’angoscia in piacere per fare finalmente pace con la dolorosa perdita della figura materna.

Oltre che a Londra e Bilbao, i suoi aracnidi alti anche dieci metri sono stati esposti in molte altre città, da Tokyo a Napoli a Ottawa.

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