SATISPAY, PAGAMENTI CON IL CELLULARE

SATISPAY, PAGAMENTI CON IL CELLULARE

Satispay è una società di pagamento elettronico che usa i cellulari per inviare e ricevere bonifici. È stata fondata nel 2014 da tre ragazzi di Cuneo: Alberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta.
L’attivazione del servizio Satispay serve per pagare i conti presso i negozianti iscritti, per scambiare denaro con i propri amici e per comprare online e nei negozi oggetti e servizi. Applica sconti interessanti che vengono immediatamente riaccreditati sulla somma pianificata per la settimana.

I fondatori di Satispay: Daniele Pinta, Dario Brignone Alberto Dalmasso

Secondo i dati dell’osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano in Italia gli acquisti via smartphone in negozi fisici sono saliti dai 10 milioni di euro del 2016 ai 70 milioni del 2017. Metà di quei 70 milioni sono “passati” dallapp Satispay, società italiana indipendente che si serve di un unico passaggio intermedio tra un conto bancario e l’altro. Questo permette un abbattimento di costi significativo: per chi paga è sempre gratis, per gli esercenti costa 20 centesimi per incassi sopra i 10 euro e zero per quelli inferiori.

Con Satispay puoi pagare con il cellulare

Satispay ha 300mila utenti attivi e circa 34mila esercenti (comprese catene come Esselunga, Coop e Yamamay). Satispay sposta 9 milioni di euro al mese ed è pronta ad andare all’estero. «Quasi pronta», precisa Alberto Dalmasso, amministratore delegato e co-fondatore della  società, «abbiamo sempre pensato che si debba crescere per gradi. Quest’anno lo dedichiamo a consolidare la nostra posizione in Italia, dove puntiamo a raggiungere un milione di utenti, che poi sarebbero solo il 10% del mercato possibile. Nel 2019 possiamo avviare l’internazionalizzazione iniziando dalla Francia o dalla Germania».
Sono in corso trattative per stringere accordi con catene attive in Italia e già forti in quei mercati che possano fare “da ponte”. Sorprende che un’azienda italiana possa cercare di imporsi in Europa. È un settore altamente competitivo, dove Satispay ha rivali come Apple, Amazon e Samsung. «Anche se arrivano nomi del genere non cambia tanto», spiega Dalmasso, «chiunque voglia fare un’attività di questo tipo deve trovare le persone giuste, individuare i metodi, capire che cosa funzioni per convincere i clienti e i negozianti in Italia, in Francia o in Germania…».

Pagamento con il cellulare

I capitali però sono indispensabili. Satispay nel 2017 è stata la startup più finanziata d’Italia. Dalla fondazione ha raccolto 26,8 milioni euro con soci dai nomi importanti, come Iccrea e Banca Etica. I soldi sono stati impiegati per lo sviluppo tecnologico, il personale, il marketing. Per aprire le sedi all’estero ne serviranno altri. «Circa 30 milioni di euro per ogni mercato che vogliamo aggredire», dice Dalmasso.

Samsung pay

È in atto una vera e propria guerra fra tutti i servizi di pagamento con il cellulare per conquistare il mercato. I cellulari sono molto diffusi, renderebbero possibile la diffusione capillare del sistema di pagamento elettronico senza l’uso delle carte. Oggi anche le banche li propongono.

Questo tipo di servizio è stato reso possibile dalla creazione dell’area della Sepa cioè della Single Euro Payments Area (Area unica per i pagamenti in euro). Dopo l’adozione della moneta unica avvenuta nel 2002, il Parlamento europeo decise di adottare tutte le misure necessarie per armonizzare le leggi e i mercati. Si voleva rendere possibile l’invio di denaro, il pagamento di un debito e l’accredito di un bonifico verso un altro paese europeo con la stessa velocità e scioltezza con cui era possibile farlo nel proprio paese.

A rendere possibile il pagamento contactless, cioè senza contatto, è stata la procedura Ncf (da Near Field Comunication: comunicazione di campo vicino), che permette a due  telefoni cellulari di dialogare e di scambiarsi informazioni senza essere collegati con i fili. Un cellulare può dare all’altro l’ordine di prendersi una somma stabilita da un Iban registrato. Verrà sottratta all’Iban del telefono pagante e caricata su un Iban convenzionato. I soldi in questo caso non sono banconote, ma numeri. Verranno sommati o sottratti dal conto interessato. Simili operazioni sono possibili anche in presenza di una etichetta magnetica che invia segnali a distanza. Può essere letta per gli impulsi che invia anche se non è fisicamente visibile.

Pagamenti con smartphone

La tecnologia contactless consente di pagare senza dover digitare il pin, è sufficiente avvicinare al punto in cui c’è il simbolo apposito o la carta o il cellulare. Tuttavia di solito le carte richiedono il pin, soprattutto oltre una certa soglia. Il Pos (point of sale: punto vendita) segnala se la transazione è avvenuta regolarmente. Il Pos è lo strumento che permette le transazioni con denaro elettronico.

Cassa di un negoziante che accetta il sistema Satispay

Affinché possa avvenire  questo tipo di transazioni è necessario che il valore di acquisto del denaro elettronico sia condiviso. È possibile scambiare i numeri in merci e in servizi perché il denaro elettronico è convertibile in merci e in servizi. Anche le merci e i servizi sono convertibili in numeri. Ciò avviene perché i governi danno un valore definito “a corso legale” al denaro elettronico. I numeri corrispondono a un determinato potere di acquisto di merci o di servizi. Però dal 1971 il denaro circolante anche elettronico non è convertibile in oro. Questo significa che noi possiamo andare in banca e chiedere che ci venga data una carta di credito o degli assegni o del denaro contante in cambio di quei numeri del nostro conto che corrispondono a una determinata somma. Possiamo anche scaricarci sul cellulare un’applicazione che ci consentirà di acquistare merci e servizi con uno smartphone in base a quanto abbiamo depositato in banca. Dal 1971 non possiamo però ottenere dalla banca tante monete d’oro pari al valore del nostro denaro depositato. Questa legge è stata fatta per evitare che tutti, come è successo in passato, vadano improvvisamente a ritirare in banca l’oro corrispondente al loro denaro. Se ciò fosse possibile potrebbe causare il tracollo della banca.

Marengo d’oro coniato dopo l’Unità d’Italia con il profilo di re Vittorio Emanuele II. Vale da 3mila a 10mila euro, a seconda dello stato di conservazione.

Quando si battevano d’oro e d’argento le monete valevano quanto la merce con cui si scambiavano.

Usa: moneta da venti dollari d’oro del 1900

Spesso erano gli stessi governi a coniare monete il cui valore non corrispondeva al valore nominale. Non era facile procurarsi il metallo prezioso necessario. Inoltre le monete si deterioravano. Alcuni cercavano di conservarle e le sottraevano al loro naturale uso, che era quello di scambio. Inoltre la mancanza di denaro circolante aveva un effetto depressivo sul commercio. Mentre la crescita del denaro contante faceva nascere nel popolo il sospetto che le monete fossero state contraffatte. L’alternativa era il baratto, cioè lo scambio diretto delle merci.

Il baratto

Il baratto è un tipo di commercio in cui si scambiano direttamente le merci. È un sistema tradizionale molto antico che si è protratto per secoli sino quasi ai nostri giorni. Per esempio il contadino consegnava un sacco di grano al fornaio che prometteva di dargli in cambio il pane. Ogni giorno i due segnavano su un libretto quanto pane ritirava il contadino. Occorreva valutare quanto valeva il grano, quanto poteva incidere la sua macinatura, quanto pane poteva derivare da un chilo di grano e così via. La comparazione delle merci e il loro valore reciproco era un calcolo complesso. Di solito si contrattava. Quindi il processo di compravendita era lento e complicato. Per facilitare le cose si fece ricorso alle monete oppure, presso altri popoli del passato, a oggetti di particolare pregio e di valore costante come conchiglie rare, fave di cacao, pietre preziose, monete e poi carta moneta.

Questo rese possibile lo sveltimento delle operazioni, che rispetto alle operazioni elettroniche attuali erano comunque lentissime.

La carta moneta: le mille lire con il ritratto della pedagogista Maria Montesssori

L’introduzione della carta moneta si deve a un imperatore cinese dell’ottavo secolo dopo Cristo. In origine erano lettere di credito di banche che i viaggiatori si portavano appresso in un viaggio. Lo facevano per evitare di portare con sé metalli o pietre preziose con il rischio di essere derubati: lasciavano i preziosi presso un cambiavalute che ne rilasciava ricevuta. Giunti alla meta andavano nella sede della banca, presentavano la ricevuta e ricevevano in cambio l’equivalente di quanto avevano consegnato in madre patria. La banca si tratteneva un piccolo compenso per il servizio reso. In seguito le banconote di cotone, lino e canapa sostituirono il metallo e lo scambio in natura. Inizialmente chi le emetteva ne garantiva la copertura in metalli preziosi e la convertibilità. In seguito non fu più così e noi oggi sappiamo che il nostro Paese non ha sicuramente delle riserve auree che coprano il nostro denaro circolante. Sappiamo inoltre con certezza che se tutti andassimo a ritirare quanto abbiamo depositato, le banche non potrebbero pagare e dovrebbero chiudere gli sportelli.

Grecia 2017, coda davanti alla banca per prelevare

I cittadini si mettono in fila per prelevare piccole somme non appena si rendono disponibili con il maturare della rata dello stipendio o della pensione. La recente crisi economica ci ha abituato a questi spettacoli. Gli economisti ci dicono che l’aumento di denaro circolante favorisce la ripresa economica. La possibilità di accelerare gli scambi e il commercio con sistemi di pagamento più semplici e fluidi dovrebbe favorire il commercio e in ultima istanza lo sviluppo economico. Quindi i pagamenti con i cellulari o con le bande magnetiche contactless contribuiscono a sviluppare il commercio. Il web dovrebbe diventare un enorme mercato elettronico in grado di vendere prodotti su una piazza mondiale.

(Ha collaborato Lorraine Lorena)

 

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