RIUSCIREMO A SALVARE LE PALME?

RIUSCIREMO A SALVARE LE PALME?

Il lungomare con le palme è una costante del nostro paesaggio. In alcune località della Liguria i viali di palme c’erano già negli anni cinquanta.

Sanremo 1954

Purtroppo, al giorno d’oggi, parecchie palme sono ridotte in questo misero stato.

Chioma della palma a ombrello rovesciato

Cerchiamo di capire che cosa sta succedendo.

Le palme che vediamo sui lungomari e nei parchi non sono originarie della nostra zona climatica, anche se sono usuali nel paesaggio italiano.

Sicilia, l’unica palma originaria del Mediterraneo, la Chamaerops humilis

Una palma originaria delle coste mediterranee è la Chamaerops humilis, cioè la palma nana, che si trova spontanea in Portogallo, Spagna, Italia meridionale e Malta.

Phoenix Theophrasti originaria di Creta

Ce n’è anche una seconda che cresce spontaneamente in Europa, la Phonenix Theophrasti, originaria dell’isola greca di Creta.

La maggior parte delle specie sono native di Africa, Asia, Australia, America: le palme sono piante tropicali o subtropicali.

Trachycarpus fortunei a Dusseldorf

Solo la Trachycarpus fortunei, una palma originaria delle montagne della Cina e della Birmania, è in grado di resistere fino a temperature che, per brevi periodi, possono toccare i 20° sotto zero. Da noi si è ben acclimatata.

Palme in piazza del duomo a Milano

Proprio questo tipo di palma particolarmente resistente è stata piantata a Milano in piazza del Duomo, per reclamizzare la nuova apertura di uno Starbucks. Il giardino si deve all’architetto paesaggista Marco Bay, il quale ha voluto ricreare quello che c’era nello stesso luogo tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento.

Milano con le palme tra fine ottocento e inizio novecento

Tutti gli altri tipi di palma presenti sul nostro territorio sono stati importati dai paesi caldi fin dai tempi dei fenici. Infatti parecchi tipi si chiamano Phoenix. D’altra parte, i più bei giardini erano dei nobili e delle corti. Lo scopo principale era deliziare gli occhi dei signori e stupire gli ospiti, con la presenza di specie rare ed esotiche. Il giardino all’inglese, che tende a ricreare in forme artisticamente elaborate la natura circostante, è una moda della metà del settecento viva ancora oggi.

Il Palmeral de Elche della zona di Alicante in Spagna, patrimonio dell’umanità dell’Unesco

Il più antico palmeto d’Europa è il Palmeral de Elche della zona di Alicante, in Spagna. Fu piantato, a quanto pare, addirittura dai cartaginesi. Sono palme persiane che producono datteri e fruttificano a dicembre. I romani lo conservarono e lo curarono e gli arabi, arrivati in seguito, ampliarono la coltivazione. Ci sono parecchi esemplari che superano i 300 anni d’età. La palma, infatti, vive da 250 a 300 anni. Nel 2000 il palmeto è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Intorno al 1990 un terribile insetto, il punteruolo rosso, è arrivato in Europa dall’Asia sudorientale o dall’Oceania, passando per l’Africa fino in Spagna, Portogallo e Italia meridionale e si è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. Si dice che sia giunto in Italia con una partita di piante infette provenienti dalla penisola egiziana del Sinai.

Punteruolo rosso

Il punteruolo è un coleottero, cioè un insetto, con l’esoscheletro particolarmente duro. Misura da 2,5 a 3 centimetri ed è in grado di volare. La femmina produce circa 200 uova, che depone sulle parti molli delle palme. Dopo essersi schiuse, si trasformano in larve che si introducono nel fusto della palma cibandosi del tenero e carnoso cuore della pianta.

Le larve

Giunte a maturazione, le larve si impupano dentro un bozzolo formato da materiale tratto dalle palme ospiti:

Punteruolo che esce dal bozzolo

Escono poi dal bozzolo come coleotteri e riprendono lo stesso ciclo sulla medesima palma (fino a provocarne la morte), o sciamano verso un’altra pianta.

Il punteruolo rosso predilige la palma delle Canarie: potendo scegliere, attacca le piante maschio. In un primo tempo, proprio perché venivano attaccate solo le piante maschio, si sperava che il punteruolo non gradisse le piante femmine, cioè quelle che producono i datteri.

Phoenix canariensis

Purtroppo si è poi scoperto che il punteruolo attacca non solo le piante femmine, ma anche tutti gli altri tipi di palme: nei luoghi di origine ha distrutto palmeti completi sia di palme da dattero, sia da cocco, da olio e da vino.

Palmeto da datteri a Gabes

La palma ha una grande importanza economica nelle zone di produzione e i danni arrecati dal punteruolo sono rilevanti.

Abbattimento di una palma washingtonia, palma americana che si credeva immune dal punteruolo

La pianta attaccata deve essere abbattuta per evitare che il focolaio di infezione si trasmetta alle altre palme. Per identificare le palme infestate si usano rilevatori di calore o di suoni, perché le larve producono un caratteristico ronzio masticando il cuore tenero della palma. Le palme infestate emanano anche cattivo odore per la decomposizione della polpa masticata. Quando si sospetta che una palma sia infestata, bisogna avvisare l’autorità fitosanitaria perché il personale specializzato proceda all’abbattimento, in modo da non diffondere le larve. La pianta abbattuta viene bruciata presso i centri specializzati e tutto il materiale prodotto nell’abbattimento va smaltito nello stesso modo.

Le palme del cimitero di Fasano in Puglia

Inizialmente si sperava di eliminarlo con i preparati contro gli insetti, ma il punteruolo si è rivelato molto resistente e, inoltre, è impossibile raggiungerlo all’interno della pianta.

Il prodotto fitosanitario viene immesso nel tronco della pianta a pressione

Quando la palma è ancora sana si può intervenire in via preventiva con l’immissione di prodotti fitosanitari a pressione, a intervalli regolari, per evitare che il punteruolo si insedi.

Irrorazione della chioma

Si può irrorare la chioma della pianta con prodotti fitosanitari. C’è una nuova metodologia che consiste nel lasciare le sonde, con cui si immette il prodotto, sempre attaccate al tronco in modo da non causare altre ferite all’albero.

L’autorità fitosanitaria preposta ha avvertito che, alla stato attuale, non c’è nessuna sicurezza che tali interventi abbiano un’efficacia scientifica. Inoltre, ha richiamato l’attenzione sulla loro pericolosità per l’uomo e per gli animali: sono proibiti nei centri abitati. Esiste anche un altro strumento, cioè una scatoletta che funziona da trappola, in cui sono immessi dei feromoni in modo da attirare e catturare il punteruolo.

Pare anche che il punteruolo muti e diventi via via sempre più resistente agli insetticidi, che in un primo momento sembravano efficaci.

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