IL RITORNO DELLE VAMPIRE NUDE

IL RITORNO DELLE VAMPIRE NUDE

Se alle parole “mangiadischi”, “spectrum”, “cornetta” e “Lp” non vi sentite investiti da un grosso camion a forma di punto interrogativo, allora potrete comprendere questo articolo senza dovervi collegare continuamente a Google.

Parliamo di ricordi e di ritorni: vi ricordate quando si andava dal barbiere e, oltre a quel caratteristico odore di acqua di colonia alla fragranza “merluzzo zuccherato”, trovavi quei fumettacci dalle bellissime copertine poco pudiche e dai titoli davvero insolenti? Scommetto che sono andato a solleticarvi sinapsi ormai secche come prugne della California.

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Le eroine sexy dei tascabil viste da Giuseppe Manunta

Le stesse copertine ammiccavano dalle rastrelliere delle edicole facendovi vergognare solo per il fatto di averle fugacemente sbirciate con la coda dell’occhio. Erano le pubblicazioni sexy di Edifumetto e Ediperiodici (e altre ancora) che per quasi un trentennio, tra la corsa alla luna e la fine dell’Urss, hanno sfrontatamente invaso l’Italia e poi il continente.

Poi accadde qualcosa, come per i dinosauri, e tutto finì. Era mai possibile che un fenomeno di costume così ampio (circa 400 titoli all’anno per diverse migliaia di copie ciascuno) potesse scomparire dalla mente dei milioni di fan in modo tanto repentino e silenzioso? Sì.

L’attenzione fu presto deviata sulle videocassette e il ricordo di quei fumetti sbiadì più in fretta delle promesse in una campagna elettorale. Sissignore: “Sukia”, “Cimiteria”, “Zora” e le altre t***ette d’inchiostro erano state la nebbia fastidiosa che offuscava la società perbene e il sole della modernità le ha spazzate via. Ma…

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Jacula di Lelio Bonaccorso

Ma attorno ad ogni dirompente flusso di cultura popolare che si estingue si crea sempre un alone di mistico desiderio di riscoperta e infatti, se proprio non possiamo più sentire il profumo del merluzzo zuccherato, possiamo unirci alle migliaia di collezionisti che cercano di ritrovare, quanto più intatti possibile, le copie originali di quei magnifici e scellerati prodotti che tanta cecità giovanile avevano causato.

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Zora di Giovanni Talami

Alcuni di loro sono nati dopo la fine di quell’epoca, ma ne sono rimasti affascinati per la spregiudicatezza e la forza con cui, numero dopo numero, abbattevano ogni vincolo morale, ogni catena censoria, restandone indelebilmente stregati.

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Ulula di Emanuele Taglietti

A qualcuno non sembrava abbastanza e grazie alle fantastiche possibilità offerte dalla tecnologia moderna è riuscito ad attivare un progetto bislacco: richiamare le care t*****ette di cui sopra dal polveroso limbo in cui erano state relegate e fargli vivere nuove avventure, scritte e disegnate da professionisti che forse con quei fumettacci non solo ci son cresciuti ma che, grazie a loro, si sono resi conto di cosa volevano fare da grandi.

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Lucifera di Alex Horley (Alessandro Orlandelli)

Questo qualcuno risponde al nome di Luca Montagliani, detto Laca dell’associazione Annexia, il potente mezzo è stato il blog di Tippy Conte, detta La Hostess. Il progetto “Vintagerotika-Pop Hard d’Autore” è stato portato avanti fino a sbocciare in un ambizioso e spumeggiante crowdfunding partito un paio di giorni fa sulla piattaforma Indiegogo.

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Cimiteria di Nestore Del Boccio

Stranamente nessuno ci ha pensato prima, ma tant’è, e la professionalità con cui è stato ordito questo diabolico piano, la scelta dei diversi autori (so di alcuni che son stati rifiutati perché non all’altezza), la cura di ogni fase tecnica e artistica, insomma, il tutto fa pensare che non sia stata un’attesa vana e che il prodotto sarà più che degno del risultato artistico che si prefigge.

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Belzeba di Alessandro Scacchia

Nell’era dei video porno misurati in tera-byte a costo zero, con attori e attrici ripresi con tanta qualità da sembrare d’averli in casa, forse quello di cui si sente la mancanza è quel sapore di prodotto personale che non mira alla realtà ma al fantastico, all’erotismo senza regole, senza legge e senza limiti fisici. In bocca alla vampira!

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