RESPINTA LA NOMINA DELLA PRIMA PREMIER DI FEDE MUSULMANA

RESPINTA LA NOMINA DELLA PRIMA PREMIER DI FEDE MUSULMANA

Gli attentati che hanno insanguinato l’Europa negli ultimi mesi hanno determinato reazioni a livello militare, politico e istituzionale. La diffidenza verso la cultura islamica si riscontra in tanti episodi che non mancano di suscitare dibattiti e dividere gli animi. L’ultimo in ordine di tempo è avvenuto in Romania.

Nel più popoloso paese balcanico, il Presidente della repubblica, il liberale Klaus Iohannis, ha bloccato la nomina di Sevil Shhaideh, proposta dal centrosinistra, alla guida del governo. Fino a qui nulla di strano, tenuto conto che rientra nelle facoltà del capo dello Stato respingere una candidatura ritenuta non opportuna. Cosa che Iohannis ha per l’appunto fatto, chiedendo al Partito Socialdemocratico, che lo scorso 11 dicembre ha vinto le elezioni e di cui Shhaideh è espressione, un candidato diverso.

Quel che lascia perplessi è la possibilità che Shhaideh, appartenente a una minoranza turca della Romania, non sia stata gradita perché di fede musulmana. Se fosse stata nominata, sarebbe stato il primo capo di governo a giurare sul Corano in un paese dove la grande maggioranza degli abitanti è cristiano-ortodossa e solo una percentuale da prefisso telefonico di religione islamica.

Il Presidente non ha rilasciato particolari dichiarazioni, limitandosi ad affermare che, dopo una valutazione del curriculum, ha optato per il respingimento della nomina. Parole scarne che alimentano il sospetto di una discriminazione religiosa, alla quale si aggiungerebbero anche questioni di carattere politico. Il marito, di nazionalità siriana, sarebbe legato al regime di Bashar al-Assad, il che avrebbe creato degli imbarazzi in politica estera qualora la Romania, membro della Nato, fosse stata guidata da lei.

Su Shhaideh penderebbero anche alcuni dubbi sulla persona: in passato aveva lavorato a stretto contatto con alcuni personaggi finiti in manette per abuso d’ufficio e corruzione. Sulla questione la Commissione dell’Unione Europea ha preferito astenersi da ogni commento, sebbene sia difficile credere che la vicenda non sia attentamente seguita, poiché possibili scelte anti-islam potrebbero acuire la complicata situazione interna e internazionale.

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