IL REFERENDUM IN UNGHERIA CONTRO I MIGRANTI RISCHIA DI FARE SALTARE L’EUROPA

IL REFERENDUM IN UNGHERIA CONTRO I MIGRANTI RISCHIA DI FARE SALTARE L’EUROPA

La questione dei migranti, da emergenza umanitaria, si è trasformata in un punto di attrito nell’Unione Europea. Nella gestione delle migliaia di persone che ogni giorno sbarcano in cerca di un futuro migliore, l’Europa appare divisa e disorientata. Con i nervi a fior di pelle.

Solo pochi giorni fa il premier Renzi ha nuovamente strigliato gli altri stati europei, accusandoli di lasciare sola l’Italia a gestire il flusso migratorio proveniente dal Nord Africa. Scaramucce anche tra Francia e Belgio, con quest’ultimo accusato di aver fatto passare illegalmente in territorio francese un gruppo di siriani e iracheni.

D’altra parte, il piano di redistribuzione dei 160mila migranti è in una fase di stallo, solo 5290 sono stati ri-allocati. E qui è scattata la polemica in alcuni paesi, infastiditi dalla politica di chiusura promossa dal premier ungherese Orban.
Danimarca, Svezia, Islanda, Finlandia e Norvegia hanno scritto direttamente alla Commissione Europea, lamentando la costante violazione delle regole da parte dell’Ungheria, che di accogliere rifugiati entro i suoi confini proprio non ne vuole sapere. In ossequio al trattato di Dublino, i cinque paesi nordici hanno anzi reclamato di rimandare a Budapest tutti quei migranti che, dopo aver chiesto asilo in Ungheria, sono riusciti ad arrivare da loro.

Su posizioni simili anche Austria e Lussemburgo, che hanno criticato il comportamento di Orban. Che non pare comunque disposto a invertire la rotta. Tramite il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, il primo ministro continua a rivendicare il diritto a blindare le proprie frontiere, in barba a quanto invece stabilito dall’UE. La politica dei “muri”, sostenuta oltreoceano anche dal candidato repubblicano Donald Trump, è ribadita con forza per fermare l’invasione di quanti (questo è il timore) hanno usi e costumi troppo diversi da quelli del popolo ungherese.

Bruxelles per il momento nicchia e non sembra voler sanzionare l’Ungheria, nonostante riconosca la giustezza delle proteste sollevate. La situazione è molto delicata. Il prossimo 3 ottobre gli ungheresi saranno chiamati alle urne per esprimersi contro le quote di migranti, ma a nessuno sfugge che in realtà quello sarà un altro referendum pro o conto l’Europa. Meglio allora non buttare benzina sul fuoco, deve aver pensato il Presidente dell’Unione Europea Juncker.

Non è un caso se, in alternativa alle quote, è stata proposta una forma di solidarietà secondo cui i paesi che non possono accogliere i rifugiati sono chiamati a una partecipazione più attiva nella difesa delle frontiere esterne. Insomma, una politica prudente per non urtare nessuno e tenere tranquilla una Europa dove tutti sono contro tutti.

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