SE QUEI MURI POTESSERO PARLARE

SE QUEI MURI POTESSERO PARLARE

– Voglio mamma!
Il piccolo avrà avuto al massimo quattro anni ma i suoi occhi, neri e luminosi, svelavano una maturità precoce, si dimenava per svincolarsi dalla mano di suo padre e rincorrere un’automobile in partenza.
– Sei ‘no stronzo, devi anna’ a fanculo! E stanotte te manno a dormi’ co’ nonna!
Il padre rispondeva con una voce cavernosa ma infantile.
– No, con nonna no. Lo dico ai poliziotti che mi dici le parolacce.
– Preferisci ‘na parolaccia o ‘n destro in faccia?
– Voglio mamma!

Era evidente che, se il papà avesse avuto scelta, lo avrebbe lasciato tornare dalla madre.
Le lacrime che il bambino ingoiava in silenzio, sull’autobus di periferia, nel viaggio di ritorno, lasciavano spazio a un solo istinto: quello di prenderlo tra le braccia e raccontargli una storia, con le parole, con la musica, con un disegno, in qualunque forma, farlo sentire quello che era, un bambino e un eroe.

Il giorno seguente, in un altro quartiere, supero dei ragazzi sognanti, seduti su di uno scalino, e incontro questo murales: arriva come un pugno nello stomaco, ma incanta.

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Raccontami una storia, opera di Luis Gomez de Teran

Le strutture della periferia sono spesso fatiscenti e volutamente anonime.
Eppure la bellezza, che il grigio dell’ambiente vorrebbe soffocare, non viene scalfita.
Va a riempire gli sguardi delle persone che incontri, si appende sui fili delle terrazze condominiali, tra le battute nelle tabaccherie, nelle occhiaie di chi combatte ogni giorno, o sui muri che hanno iniziato a raccontare, grazie agli artisti che stanno operando per la riqualificazione delle periferie di Roma e di molte altre città.
E lo stanno facendo in una forma poetica che va a toccare le corde più intime di una persona; per strada, nella fretta e tra la folla, il singolo, il particolare, giganteggia in tutta la sua umanità, come questa Wonder Woman:

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Murales di Solo per Muracci Nostri, Roma 2015/2016

un’opera in omaggio di tutte quelle donne che scelgono di diventare genitore, pur sapendo di trovare un ambiente ostile sul lavoro, quando c’è, o di non avere sostegno alcuno per la cura del figlio, bensì ostacoli.
Un omaggio al coraggio di donne e uomini che affrontano, soli, ogni momento della giornata, con e per i loro figli.
La procreazione non comporta solo l’atto del concepimento, è un progetto di vita ed è una scelta individuale.

L’arte non ha colore politico; la Street Art, nello specifico, è testimonianza, condivisione e parte integrante della cultura popolare, cosa che a un politico dovrebbe interessare.

Il Ministero della Salute ha indetto una giornata, il prossimo 22 Settembre, per celebrare il Fertility Day, e ha ottenuto, probabilmente, l’effetto desiderato: attirare l’attenzione sulla questione della fertilità e della sua mancanza.

Sono sorte molte contestazioni e critiche, sia dal web che dal mondo politico, a causa delle immagini diffuse mediante la campagna che promuove questa giornata di celebrazione, al punto che, con l’intenzione di non voler offendere nessuno, arriva oggi la decisione da parte del ministro Lorenzin di revocare e revisionare due tra le più contestate:

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si spera che lo farà alla luce dei due argomenti principali sorti nelle reazioni della maggioranza delle persone:

1) servono asili;
2) servono opportunità di lavoro per i genitori donna (le mamme).
Questo se davvero si vuole promuovere la salute dei futuri genitori.

Ci sarà una revisione generale della campagna, per come era stata avviata, ma altre immagini che andavano a comporre lo spot non sono state oggetto di discussione.
Nonostante l’indignazione di molti, quindi, resteranno queste:

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se proprio non si vuole toglierle, che quantomeno vengano integrate con informazioni sui giovani che hanno bisogno di istruzione, anche sessuale, e di strumenti per scegliere con la propria testa come esprimere la propria creatività.

O chiarimenti su cosa sia inteso per “procreazione cosciente e responsabile”.
Quali figli restano esclusi dalla tutela dello stato?
Sono quesiti emersi all’unisono da molti, è importante che abbiano una risposta, e che l’attenzione sia volta all’analisi delle reazioni avute in questi giorni, magari provando anche ad ascoltare cosa ci raccontano certi muri.

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