QUEI 18 MORTI ALLO STADIO DI BASTIA

QUEI 18 MORTI ALLO STADIO DI BASTIA

Era svizzero, professore assistente di tedesco, e proveniva dal F.C. Barcellona. Si chiamava Hans Ruesh. Nel 1905, con l’ausilio di alcuni alunni del liceo in cui insegnava, fondò lo Sporting Club di Bastia. In origine lo S.C.B. era una società polisportiva che comprendeva, oltre al calcio, l’atletica, il sollevamento pesi, la boxe e la lotta. I suoi membri si allenavano in una sala situata nel mercato dei pesci della città.

Il primo campo da calcio fu invece la Place Saint-Nicolas. Allora non era stato costruito il chiosco della musica, che dal 1908 troneggerà nel bel mezzo, e non era ancora stato eretto il monumento ai caduti. Ma il lampione a gas a centro campo c’era già, come fosse un dodicesimo uomo che qualche volta toccava dribblare.
Gli inizi del club furono alquanto difficoltosi. A quei tempi la gente non era abituata alla pratica del calcio e, come disse l’avvocato Bergassoli, il tesoriere del club, bisognava “fare accettare ai genitori il consumo delle scarpe ecc… perché l’attrezzatura vera non venne che dopo. Ed è forse il colore blu e bianco della maglia che ha calmato certi spiriti.” Immaginiamo l’ostilità della gente alla vista di quei pazzi che correvano dietro una palla approssimativamente rotonda e che, ogni tanto, a seconda dell’abilità del tiratore, riuscivano a centrare qualche finestra dei palazzi intorno o la bombetta di uno spettatore occasionale, come quella dell’avvocato Decorsi, il quale, senza farsi troppo pregare, tirò fuori il coltello e bucò il pallone. Una volta, un tiro maldestro di Castagnetti, giocatore dello Sporting, mandò in frantumi la vetrina del magazzino Lota e avvenne il fuggi fuggi generale. Non si poté recuperare il pallone, forse l’unico in possesso della squadra, se non solo a tarda sera, e dopo lunghe contrattazioni e reiterate promesse di stare più attenti una prossima volta.
Ma a dispetto dell’ostilità della gente “perbene” e delle autorità civili, il calcio cominciava a guadagnarsi il diritto di cittadinanza tra i giovani e si prese a giocare dappertutto: nelle piazze, nelle vie, spesso usando gli ingressi dei palazzi o due alberi come porte. Gli aspiranti calciatori proliferavano. Il 29 maggio 1911, il sindaco della città, Auguste Gaudin, al colmo della rabbia decretò:
“Noi, sindaco di Bastia, atteso che il gioco detto “foot-ball association” così com’è praticato attualmente, costituisce un pericolo per i passanti ed è causa del deterioramento delle apparecchiature di illuminazione e dei giardini pubblici, decretiamo:
Articolo 1: il foot-ball è vietato nelle vie e piazze pubbliche;
Articolo 2: il commissario centrale è incaricato del presente decreto.”

 

Ma non furono soltanto le autorità a fermare il calcio. Presto la gioventù corsa fu coinvolta in quella che sarà considerata la “der des ders”, l’ultima delle ultime guerre. La Corsica pagò un doloroso tributo, lasciando sui campi di battaglia molti dei suoi figli. Le donne indossarono il lutto. Si dice che prima della guerra i corsi avessero dei bei costumi tradizionali, con tanti colori come un po’ dappertutto nel Mediterraneo, ma che in seguito a questa tragedia avessero continuato a vestirsi di nero e dimenticato le stoffe sgargianti di un tempo.
Quando finì la guerra, la gente cercò di affogare il ricordo delle atrocità nel divertimento. Si ricominciò a seguire le partite dello Sporting Club di Bastia, ma in uno stadio nuovo.

Un tempo, al posto di quello che è oggi la Piazza d’Armi, c’era una voragine. A partire dal 1834, e per 45 anni, fu progressivamente colmata per permettere le esercitazioni giornaliere della guarnigione dell’adiacente cittadella. A poco a poco, la voragine divenne il terrapieno della Place d’Armes. Poi la giunta comunale decise di piantarci degli alberi e destinare la piazza alle passeggiate. Il tempo ne fece uno dei posti più frequentati di Bastia dove si incontravano i carrettieri che venivano in città. Ogni giorno vi trovavano parcheggio oltre 600 carrette.

Nel 1919 la piazza fu messa a disposizione del club dal governatore militare alla precisa condizione di non tagliare il platano che lo abbelliva. Ovviamente, per quanto bello, l’albero impediva l’omologazione dello stadio e le partite ufficiali; per vari mesi dovettero essere disputate nel centro dell’isola, a Corte. Poi i soliti furbi, con l’aiuto di un giardiniere, nottetempo ebbero la disgraziata idea di avvelenare la pianta… A poco a poco l’albero si seccò e fu necessario sradicarlo. La partita fu vinta e si poté finalmente giocare in uno stadio omologato.
Se per qualche anno fu possibile rincorrere il pallone senza particolari problemi, se non quello di andare a recuperarlo tra i cespugli del dirupo che delimitava lo stadio ad est o nelle acque chete della sottostante spiaggia, le finalità del club erano altre: era imperativo possedere uno stadio proprio che assicurasse l’autonomia del club stesso con la vendita dei biglietti e la pubblicità. L’S.C.B., che vinceva tutti i tornei possibili in Corsica, tra cui la Division d’Honneur e la Coppa di Corsica istituita nel 1923, cominciò ad ambire a competizioni più importanti, fuori dell’isola. Possedere uno stadio diventava sempre più questione di vita o di morte. Fu così che prese a guardare dalla parte di Miomo, a soli tre chilometri a nord di Bastia, poi del cordone lagunare di l’Arinella, e infine di Furiani, a sud.

Nel 1908 fu fondata a Corte l’U.S.C.C. (Union Sportive des Clubs du Cortenais), e nel 1910 videro la luce altri importanti club nell’isola. A Bastia il C.A.B.(Cercle Athlétique Bastiais), ad Ajaccio l’A.C.A.(Athlétique Club Ajaccien) e il GFCA (Gazélec Football Club Ajaccio). Se prima della guerra non esistevano ancora i tornei nazionali e le squadre si affrontavano tra di loro in campionati regionali, nel 1917 fu creata la Coppa di Francia, unica competizione a carattere nazionale e, nel 1919, nacque la Federazione Francese di Football Association (F.F.F.). Era tempo di guardare oltre.

Fu sotto la presidenza del dottor Pierre Luciani che il club costruì il suo stadio in località “Campaleone” a Furiani. Il 4 febbraio 1931 fu simbolicamente posata la prima pietra di quel che sarà chiamato lo stadio del dottor Luciani. Il 21 gennaio 1936 morì, all’età di 33 anni, l’ex capitano dello Sporting, Armand Cesari. Dalla stagione calcistica 1937/1938 lo stadio è stato intitolato a lui.
Lo stadio era stato trovato, ma la squadra rimaneva confinata nell’isola. La Federazione Francese di Football Association, ancora nel 1958, rifiutava la partecipazione dei club corsi a competizioni nazionali. Fu l’intervento di Jean Zuccarelli, allora presidente della Liga Corsa di Calcio, poi sindaco della città di Bastia, a fare annullare quel regolamento insensato e discriminatorio. Nella stagione calcistica 1958/1959 il club partecipò per la prima volta al CFA (Championnat de France Amateurs), cioè il campionato di Francia non professionista. Nel 1965, la squadra fu autorizzata dalla F.F.F. a partecipare al campionato di seconda divisione, equivalente alla nostra serie B, entrando di fatto nel mondo del professionismo. In seguito conobbe, tra promozioni e retrocessioni, degli alti e dei bassi, ma la stagione 1977/1978 fu quella che rimarrà nella memoria di tutti.

L’epopea europea ebbe inizio con la vittoria sullo Sporting Lisbona, poi ci furono quelle sul Newcastle, sul Torino, sul Carl Zeiss Jena e sul Grasshopper di Zurigo. Il Bastia approdò alla finale della coppa delle coppe contro la squadra olandese dell’Eindhoven. L’S.C.B. pareggiò la partita andata 0-0 ma perse per 3-0 quella di ritorno.
Ma se ci fu la stagione della gloria e della leggenda ci fu anche quella della tragedia.
Lo stadio Armand Cesari, che nel frattempo era diventato vetusto e troppo piccolo per gli incontri di alto livello, aveva una capacità massima di 10.000 spettatori. Il 5 maggio 1992 si sarebbe giocata la semi finale della Coppa di Francia contro l’Olympique di Marsiglia. Ad aprile, i dirigenti del club, che prevedevano una massiccia affluenza di spettatori corsi e marsigliesi, decisero di smantellare la tribuna nord, intitolata al miglior giocatore corso di tutti i tempi, Claude Papi, e di sostituirla con una struttura metallica che avrebbe portato la capacità dello stadio a 18.000 persone.
La partita doveva avere inizio alle ore 20:30. Alle 19:00 i responsabili della sicurezza si accorsero che la struttura cominciava a muoversi. Ci si attivò per stringere i bulloni. Alle 20:15 lo speaker chiese agli spettatori di non battere i piedi, specialmente nella struttura metallica, ma inutilmente.
Alle 20:20, quando i giornalisti di TF1 andarono in onda per la diretta, la tribuna crollò. Gli spettatori seduti nella parte alta della tribuna metallica fecero una caduta di 15 metri. Vi furono 18 morti e 2.357 feriti. In seguito alla catastrofe si individuarono le responsabilità e ci furono delle condanne, ma niente ha potuto cancellare dalla memoria dei Corsi quella notte di sangue.

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