QUANDO IL VESUVIO ESPLODERÀ

QUANDO IL VESUVIO ESPLODERÀ

Il Vesuvio esploderà. Rassegnatevi: Il terremoto è solo una delle catastrofi naturali che possono colpire l’Italia.

L’Italia è un paese ancora attivo dal punto di vista vulcanologico. Sebbene non siano pochi coloro che considerano spenti i nostri vulcani, tuttavia essi non mancano, periodicamente, di attirare l’attenzione con manifestazioni più o meno evidenti e macroscopiche. Il problema, dunque, è a monte, è insito nel concetto di vulcanismo o, meglio, di attività vulcanica, che i più considerano tale esclusivamente riferendosi ad esplosioni e colate laviche.

Innanzitutto spieghiamo quanto più brevemente possibile cosa è un vulcano. Per vulcano (termine che deriva dal nome del dio del fuoco Vulcano, di etimologia etrusca) si intende un’apertura nella superficie terrestre da cui fuoriescono gas, lave e materiali piroclastici. Non soltanto, quindi, eruzioni esplosive e fiumi di lava. Un vulcano, per potersi definire spento, estinto, non deve mostrare alcun tipo di attività nell’arco di migliaia di anni.

Ecco una panoramica del vulcanismo italiano, che comprende 10 complessi vulcanici i quali presentano tuttora attività, alcuni di livello esplosivo, con fuoriuscita di materiali piroclastici e colate laviche, altri caratterizzati da esalazioni gassose e di vapore.

Vesuvio

Il Vesuvio è il risultato del collasso di un edificio vulcanico ben più grande, il monte Somma, che ha portato alla formazione di una caldera e, successivamente, del monte Vesuvio. L’attività della zona risale a circa 400.000 anni fa. Il Somma-Vesuvio ha invece iniziato la sua storia circa 25.000 anni fa, mentre l’edificio del Vesuvio è nato circa 19.000 anni fa.
Il vulcano, situato sulla costa est del golfo di Napoli, è divenuto celebre per la distruttiva esplosione avvenuta nel 79 d.C., che ha sepolto le città di Ercolano e Pompei. La sua ultima eruzione si è verificata nel 1944. L’etimologia del nome è tanto oscura quanto discussa. Potrebbe derivare dal latino ves (fiamma). I romani chiamavano il vulcano Iuppiter Vesuvius. Attualmente si trova in fase di quiescenza, ma dal momento che di recente è stato scoperto un fiume di lava il vulcano è monitorato continuamente.

Ultimamente si parla molto poco del Vesuvio, tuttavia un vulcanologo americano, Flavio Dobran, della New York University, ha dedicato uno studio al vulcano partenopeo e dichiara: “All’improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944 esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli s’innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di 7 chilometri, spazzando via case, bruciando alberi, asfissiando gli animali, uccidendo forse un milione di esseri umani. Il tutto, in appena 15 minuti! Non è prevedibile quando ciò accadrà”.
“Non possiamo prevederlo” precisa il professor Dobran, “però sappiamo con certezza che il momento del grande botto arriverà. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala è quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 agosto del 79 d. C. distrusse Ercolano e Pompei uccidendo più di duemila persone. La più recente eruzione su media scala è quella del 1631, che rase al suolo Torre del Greco e Torre Annunziata, facendo 4 mila morti in poche ore”.

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A quanto pare Dobran pare abbia progettato un simulatore vulcanico globale che è in grado di ricostruire le passate eruzione dei vulcani, e dunque quelle del Vesuvio, in grado di descrivere quelle future visto che oltre ai dati storici vengono inseriti anche quelli delle condizioni attuali del vulcano:

“Abbiamo cercato di riprodurre al computer l’eruzione del ’79” dice Dobran, “e il simulatore vulcanico globale, dopo aver analizzato i dati, ha disegnato uno scenario infernale: appena 20 secondi dopo l’esplosione il fungo di gas e ceneri incandescenti ha già raggiunto i 3 mila metri di altezza, da dove collassa lungo i fianchi del cono. Un minuto dopo, la valanga ardente si trova già a due chilometri dal cratere. In tre minuti ha già raggiunto Ottaviano, Somma Vesuviana e Boscoreale. In quattro minuti sono spacciate Torre del Greco ed Ercolano. Sessanta secondi dopo è la volta di Torre Annunziata”.

Anche altri vulcanologi sposano la tesi di Dobran. Il rischio dei paesi vesuviani è molto alto, e l’unica via di scampo sarebbe un buon piano di evacuazione di tali zone.

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Campi Flegrei

È sconosciuta l’età del vulcanismo di questa zona. Sono stati rivenuti materiali risalenti a circa due milioni di anni fa, eseguendo delle perforazioni, sebbene in superficie affiorino prodotti più recenti, risalenti a circa 60.000 anni fa.
La zona vulcanica chiamata Campi Flegrei, che proviene dal verbo greco flego (infiammo) si trova a nord-ovest di Napoli. È disseminata da crateri, alcuni dei quali divenuti laghi. L’ultima eruzione si è avuta nel 1538, dando vita al Monte Nuovo. Attualmente si verificano attività secondarie, legate all’attività vulcanica, come fuoriuscita di gas, solfatare, mofete e sorgenti termali.

Colli Albani

L’attività vulcanica della zona conosciuta ora con questo nome risale a circa 600.000 anni fa, ed è caratterizzata da un grande numero di eruzioni. Nella sua cronologia si riscontrano 3 fasi principali, che abbracciano un arco di tempo compreso fra 600.000 e 20.000 anni fa.
I Colli Albani fanno parte del cosiddetto vulcanismo laziale e sono un’area montuosa situata a sud-est di Roma. L’ultima eruzione si è verificata diverse migliaia di anni fa; sono quindi considerati un vulcano quiescente, non estinto. La fase di quiescenza implica che il tempo trascorso dall’ultima attività eruttiva è inferiore rispetto alla media fra un’eruzione e la successiva.

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Etna

La sua attività inizia fra i 700.000 e i 500.000 anni fa, con eruzioni sottomarine in un golfo ora scomparso, riempito dai materiali vulcanici. Si forma quindi il Monte Calanna, quindi il monte Trifoglietto, vulcano molto pericoloso, nasce quindi una seconda bocca, detta Trifoglietto II. L’intero sistema è poi collassato, fino alla nascita dell’odierno cono vulcanico.
L’Etna è situato a nord di Catania, la sua ultima eruzione è avvenuta nel maggio 2008, che ha prodotto emissione di ceneri e fontane di lava. L’Etna è quindi un vulcano attivo. Il suo nome deriva dal verbo greco aitho (brucio). È uno dei più grandi vulcani della terra e il più alto d’Europa. La sua attività continua con manifestazioni stromboliane e lanci di materiale piroclastico.

Ischia

L’attività più antica si registra circa 150.000 anni fa. L’eruzione più importante fu quella avvenuta circa 55.000 anni fa, chiamata del Tufo Verde dell’Epomeo, che ha portato alla formazione di una caldera e allo sprofondamento della parte centrale dell’isola. A questa sono seguite eruzioni esplosive e il sollevamento del fondo della caldera fino alla formazione del Monte Epomeo.
Ischia è un’isola vulcanica del Mar Tirreno, di fronte al golfo di Napoli. È la parte emersa di un rilievo vulcanico sottomarino di grandi dimensioni. L’ultima eruzione si è verificata nel 1302, e ha portato alla formazione del vulcano Arso. Attualmente la zona è interessata da attività di vulcanismo secondario, con fumarole e sorgenti termali.

Isola Ferdinandea

Si tratta di un’isola vulcanica che emerse in seguito ad un’eruzione avvenuta nel 1831. L’isola è situata fra la Sicilia e Pantelleria. L’isolotto fu poi eroso dalle onde, per riapparire l’anno dopo e inabissarsi nuovamente. La sua cima si trova attualmente a circa 6 metri sotto il livello marino. Si è verificata un’attività sismica nel 2002, ma l’isola continua a restare inabissata e il vulcano a dormire.

Lipari

Il vulcanismo delle isole Eolie risale a circa 1.000.000 di anni fa, nella prima fase del quale si è formata l’isola di Lipari, completatasi nella fase successiva. La sua origine è cominciata 223.000 anni fa. Nella sua storia vengono riconosciute due fasi dell’attività vulcanica: una prima fase che ha portato alla formazione del Monte Sant’Angelo e una seconda che ha portato alla formazione dei crateri a sud e a nord dell’isola.
Lipari è la più grande delle isole Eolie, la cui ultima eruzione è avvenuta nel 729 d.C., ad opera del monte Pelato, considerato l’ultimo dei vulcani attivi delle isole, costituito da pomici e da colate ossidianiche, il vetro nero. Sebbene oggi la sua attività sia ridotta alla presenza di fumarole, solfatare e sorgenti termali, il vulcano non può essere considerato estinto, ma piuttosto in fase quiescente.

Pantelleria

È difficoltoso ricostruire la storia geologica dell’isola, per mancanza di affioramenti. I prodotti più antichi, risalenti a circa 325.000 anni fa, si rinvengono nelle vicinanze della località di Scauri. Una forte attività esplosiva ha portato, circa 45.000 anni fa, alla formazione del Tufo Verde, in cui si forma la caldera dei Cinque Denti.
L’isola di Pantelleria si trova nel Mediterraneo centrale, a sud-ovest della Sicilia. La sua ultima eruzione si è verificata nel 1891 ad opera del vulcano Foerstner. Il suo picco più alto si chiama Montagna Grande. Ora le attività sono quelle relative al vulcanismo secondario: emissione di gas ed anidride carbonica, sorgenti termali, saune naturali.

Stromboli

Le sue attività hanno inizio circa 200.000 anni fa, con l’emersione di un vulcano, di cui ora resta soltanto il condotto eruttivo (lo Strombolicchio). Si forma poi, circa 100.000 anni fa, un vulcano chiamato Paleostromboli I, la cui attività cessa col collasso della caldera. Cominciano poi l’attività il Paleostromboli II e III, rispettivamente 64.000 e 34.000 anni fa. Circa 13.000 anni fa nasce il Neostromboli. 6.000 anni fa comincia l’attività dello Stromboli attuale.
Altra isola dell’arcipelago delle Eolie, nel mar Tirreno. Il nome deriva dal termine greco strongulos (rotondo), ma anche strombos (trottola), per le sue forme sinuose. Il vulcano è perennemente attivo, con continue manifestazioni, sia esplosive, con lanci di materiale piroclastico e ceneri, che sotto forma di colate laviche. Con la sua persistente attività, lo Stromboli è considerato uno dei più attivi vulcani della terra.

Vulcano

L’attività ha inizio circa 120.000 anni fa, con eruzioni che hanno portato alla formazione di una caldera. Si susseguono quindi attività eruttive che portano alla formazione di altri edifici vulcanici e caldere (complesso di Lentia-Mastro Minico e Caldera della Fossa, cono de La Fossa, Vulcanello).
Altra isola delle Eolie, Vulcano ha avuto l’ultima eruzione nel 1888-1890. Il suo nome deriva dal dio Vulcano e il termine è stato poi utilizzato per indicare tutte le montagne con attività eruttiva. La sua attività era caratterizzata prevalentemente da fasi esplosive con abbondanza di materiale piroclastico. Oggi le manifestazioni di Vulcano si esplicano sotto forma di fumarole, ossia attraverso l’emissione di gas e vapori.

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