QUANDO È NATO IL FUMETTO NON SI SA

QUANDO È NATO IL FUMETTO NON SI SA

Un fumetto, per essere definito tale, deve rappresentare un’azione in una sequenza di vignette e deve essere fornito di dialoghi all’interno delle nuvolette. Da secoli abbiamo esempi separati con l’uno o l’altro elemento, ma solo in tempi relativamente recenti questi si sono saldati dando vita, appunto, al fumetto. Vediamo come sono andate le cose.

Gli illustratori si sono spesso serviti, almeno dall’invenzione della stampa in poi, della vignetta singola accompagnata da un testo. A volte, il testo corrispondeva ai dialoghi dei personaggi rappresentati. In questi casi, veniva scritto in un “contenitore” all’interno dell’immagine. All’inizio questo spazio per il testo era a forma di cartiglio, cioè di una pergamena srotolata con un angolo rivolto alla bocca del personaggio che parlava. Nel corso dei secoli, la pergamena si è lentamente smussata trasformandosi nella nuvoletta (o balloon) che conosciamo oggi.

Cartigli (“fogli” srotolati con all’interno il dialogo del personaggio rappresentato) in una illustrazione del 1498

In questa vignetta del 1770 il cartiglio è ormai irriconoscibile: siamo arrivati al balloon

Oltre alla vignetta singola, con o senza cartigli, i disegnatori avevano altre modalità espressive, come la rappresentazione di una storiella attraverso una sequenza di vignette, a volte accompagnate da didascalie. Stranamente, come abbiamo detto, per secoli i disegnatori non hanno mai collegato la sequenza delle vignette con le nuvolette, se non in casi sporadici e privi di sviluppi.

Lo svizzero Rodolphe Töpffer (1799-1846) è stato l’autore che ha usato con maggiore consapevolezza quella che in futuro sarebbe stata definita tecnica fumettistica (sia pure con dialoghi privi di nuvolette). Ma nei decenni successivi i suoi lavori non hanno avuto una influenza visibile.

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Töpffer, il precursore del fumetto

Tra i precursori, un autore che, sia pure involontariamente, ha contribuito a porre le basi della nascita del fumetto c’è il tedesco Wilhelm Busch (1832-1908). Disegnatore, scrittore e poeta di valore, nel 1865 Busch crea Max e Moritz. Una coppia di bambini terribili che ne combinano di tutti i colori, in sequenze di vignette accompagnate da didascalie.

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Il successo di Max e Moritz è stato fenomenale. Il libro, continuamente ristampato fino al 1963, viene amato da generazioni di tedeschi. Adolf Hitler lo teneva sempre sul comodino: solo i cartoni animati di Topolino gli piacevano di più (e poi dicono che i fumetti non fanno male!).

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Gli scherzi terribili di Max e Moritz

La coppia di Max e Moritz in Germania è talmente “iconica” da essere stata utilizzata recentemente per presentare un’inchiesta sull’integrazione degli immigrati.

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Prima di arrivare alla nascita definitiva del fumetto, dobbiamo considerare le riviste satiriche, come “Puck”, che escono negli Stati Uniti durante l’ottocento. Vi lavorano artisti del calibro di Richard F. Outcalt e Frederick Burr Opper, i quali saranno tra i primi autori di fumetti.

Qui sotto una copertina di “Puck” disegnata da Opper, nella quale lo spilungone Zio Sam (gli Stati Uniti) battibecca con il grasso John Bull (la Gran Bretagna).

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Nell’ultimo decennio dell’ottocento, l’editore del “New York Journal”, William Randolph Hearst, e l’editore del “New York World”, Joseph Pulitzer (che darà il nome al famoso premio giornalistico), si domandano come sfruttare la nuova possibilità di stampare a colori i supplementi domenicali dei loro quotidiani. All’inizio provano a presentare le immagini di quadri famosi, ma il pubblico non ne sembra entusiasta.

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William Randolph Hearst, il primo tycoon dei media che ha cercato di imporsi come politico: senza successo

Hearst era un magnate della carta stampata, noto ancora oggi per il film “Quarto potere”, dove Orson Wells lo ritrae in maniera provocatoria. In effetti Hearst era un personaggio discutibile; per esempio, attraverso una campagna di stampa contribuì a trascinare gli Stati Uniti in guerra contro la Spagna per rendere indipendente Cuba, l’ultima sua colonia americana. Per gratitudine, i cubani hanno messo nella loro bandiera i simboli e i colori degli Usa.

Ecco un’immagine pubblicata dai quotidiani di Hearst per far ribollire il sangue dei propri lettori e prepararli così alla guerra: la polizia spagnola denuda una donna americana per cercarle addosso messaggi diretti ai rivoltosi cubani.

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A un certo punto, nel supplemento domenicale a colori del proprio quotidiano, Hearst decide di pubblicare le vignette umoristiche. Altri giornali hanno la stessa idea, in particolare il “New York World” di Pulitzer. I disegnatori ingaggiati provengono da riviste satiriche come “Puck”, che in quel momento sono molto popolari.

In questi nuovi supplementi domenicali, dal 1895 il disegnatore Richard Outcault presenta le tavole di un ragazzino dei bassifondi vestito di giallo: Mickey Dugan detto Yellow Kid, il ragazzino giallo. Per molto tempo si è ritenuto, a torto, che fosse proprio Yellow Kid il primo fumetto continuativo (tanto da dare il nome al premio della manifestazione fumettistica di Lucca). Invece non siamo ancora arrivati al fumetto vero e proprio, perché il personaggio viene presentato in grandi vignette con testi sparsi. Una tecnica vecchia di secoli.

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Nel 1897, il direttore della sezione a fumetti di Hearst, Rudolph Block, contatta un altro autore destinato a diventare celebre. Si tratta di Rudolph Dirks, un disegnatore nato in Germania. Block commissiona a Dirks un vero e proprio plagio dei Max e Moritz di Wilhelm Busch. (O forse di Peter e Paul, un’altra coppia di ragazzini ideata sempre da Busch per cavalcare il successo di Max e Moritz). L’idea originaria potrebbe essere dello stesso Hearst, che segue da vicino il supplemento domenicale e i fumetti che vi verranno via via pubblicati (l’ultimo che approverà prima della morte sarà Beetle Bailey di Mort Walker), ed avendo frequentato le scuole tedesche di certo conosce Max e Moritz. Comunque, le prime tavole di The Katzenjammer Kids (che da noi diventeranno Bibì e Bibò), pur essendo realizzate con una sequenza di vignette, sono ancora prive di nuvolette. Quindi neppure loro sono ancora veri fumetti.

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La prima tavola di Bibì e Bibò

Il look dei due piccoli immigrati tedeschi cambia nel tempo per diventare quello a noi noto. Alla fine compaiono anche le nuvolette, facendo di Bibì e Bibò una vera serie a fumetti: forse è stata la sequenza delle vignette, necessaria per mostrare gli scherzi delle due piccole pesti, a costringere Dirks a utilizzarle con continuità.

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Quando è accaduto esattamente? Di sicuro prima che Yellow Kid diventasse anch’esso un vero fumetto, ma le copie superstiti dei supplementi domenicali di fine ottocento sono rare e disperse. Credo che nessuno le abbia viste tutte.

Un altro autore da segnalare tra i primi creatori di fumetti è Frederick Burr Opper, del quale abbiamo già visto una copertina per “Puck”. Si tratta dell’ideatore di Happy Hooligan, noto da noi con il nome di Fortunello.

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Fortunello, pubblicato in Italia dal Corriere dei Piccoli, è stato portato in teatro dal grande Ettore Petrolini.

Nei primi anni del novecento la tecnica del fumetto è ormai ben distinta dalla produzione tradizionale degli illustratori umoristici, diventando un genere a parte.

È giusto chiedersi chi sia stato il responsabile della definitiva creazione del fumetto, che unisce la sequenza delle vignette alle nuvolette. L’autore Dirks? Il direttore Block? L’editore Hearst? Tutti e tre sono legati in un modo o nell’altro alla Germania e, quindi, conoscitori delle opere di Busch. Da quale anno il fumetto ha cominciato a essere pubblicato senza interruzione?

Insomma, la domanda chiave è: chi è stato il primo a pubblicare fumetti definitivi (cioè composti da sequenze di vignette più nuvolette) in maniera non discontinua, ma permanente, inducendo gli altri a imitarlo? Credo che, al momento, nessuno sappia rispondere con certezza.

Sarebbe auspicabile che un editore ristampasse tutte le prime sezioni a fumetti domenicali: essendo formate da sole 4 pagine, un volume con un’annata del “New York Journal” ne avrebbe 208. Forse solo così potremo scoprire le autentiche origini del fumetto.

New York negli anni in cui nasceva il fumetto

 

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6 commenti

  1. A Roma esiste una chiesa dell’ alto medioevo con affreschi con i dialoghi a fumetto!

  2. Cra L.L,
    il punto, come ha precisato Sauro, sarebbe rintracciare chi in modo CONTINUO cioè non occasionale , ha pubblicato strisce o pagine con una storia disegnata contenente nei quadretti la nuvoletta, o balloon se meglio vi aggrada.
    Sarebbe veramente una scoperta straordinaria trovare tutta una serie di edifici religiosi costruiti in successione temporale regolare e ritrovare in ognuba affreschi o mosaici contenenti narrazione di storie disegnate con fumetti.
    Però propendo sia pimeglio pensare a pubblicazioni cartacee, giornali, riviste ecc.To penso, lo sìdesumo da quello che ho visto, che lnon pochi autori ed editori abbiano inizialmente usato in modo incompleto od occasionale la pagina fumettata, poi qualcuno tipo l’autore della saga di “The captain and the kids” (o l’equivalente intitolazione in tedesco) , sia passato dall’occasionalità alla regola. Manca l’annata di questo ipotetico giornale con la continuità della narrazione a fumetti fatta regola.
    Forse esiste in qualche archivio americano.
    Che fare?? vendere casa, moglie e gatto e con il ricavato partire per gli States??
    IO non lo faccio, tengo troppo alla mia gattina!!!

  3. Io stesso mi chiedo: perché poi tutti questi errori e storpiature linguistiche in quello che scrivo? Ebbene, è colpa della traduzione automatica dall’afacenturiano, linguaggio alieno proveniente da un’altro sistema solare, luogo nel quale una mia ammiratrice che mi segue da decenni mi manda interventi e reportages che io disonestamente faccio passare per miei.
    Io altra spiegazione non riesco a trovarla!!
    Vedo che Sauro ha le antenne in fibrillazione?? Di certo si chiede: ma com’è questa occulta collaboratrice from the outer space??
    Allora, solo perchè sei tu e questo è un tuo intervento te lo posso dire!! Ehhh, mi è venuta a trovare nel 1946 quando avevo solo nove anni e non ero ancora in grado di produrre una erezione, altrimenti ….
    Questa alfacenturiana ha la parte girevole del corpo dall’ombelico in giù, quindi se vuole ti gaurda e ti mostra le tette e nello stesso tempo protende verso di te le chiappe tipo carnevale brasiliano!!

    Questo fa impallidire Manus libera, che per quanto sia una contorsionista sessuale non credo sia all’altezza della mia ammiratrice aliena!

  4. […] Anche se autodidatta, Reiser ha lentamente affinato lo stile fino a raggiungere una resa altamente espressiva. Gli autori americani che alla fine dell’ottocento hanno inventato il fumetto, come Outcault, Dirks e Opper, avevano la sua stessa impostazione, sia formale sia contenutistica (come racconto nell’articolo “Quando è nato il fumetto non si sa”). […]

  5. […] Il fumetto, come genere a se stante non più confuso con le semplici vignette, nasce nei supplementi domenicali dei quotidiani americani degli ultimissimi anni dell’ottocento, anche se nessuno sa esattamente in quale momento (ne ho parlato nell’articolo “Quando è nato il fumetto non si sa”). […]

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