PRIGIONIERI NEL PANOPTICON VIRTUALE

panopticon

Verso la fine del Settecento il filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham ideò il panopticon. Il panopticon era un tipo di edificio dotato di una torretta centrale destinata a una visione totale (dal greco pan=tutto e opticon=visione). Intorno alla torretta si sviluppava un anello nel quale erano ricavate le celle dei detenuti. I prigionieri non potevano vedere i loro compagni perché le celle erano isolate. E non potevano vedere il sorvegliante o i sorveglianti che risiedevano nella torretta centrale. Il guardiano, invece, poteva vedere in qualsiasi momento i detenuti. I prigionieri sapevano di essere sorvegliati, anche se non potevano verificare di essere effettivamente osservati in un dato momento.

Questo tipo di edificio, ideato per essere una fabbrica, inizialmente servì come carcere e come manicomio. Per manicomio si intendeva un ospedale dove si cercava di curare coloro che erano dichiarati malati di mente. Molti studiosi ritengono che Il panopticon sia una fedele rappresentazione della società dei nostri giorni. Il potere non è nelle mani di chi controlla, il quale è un semplice esecutore  di ordini. Il potere si esercita nelle connessioni stesse.

PRIGIONIERI NEL PANOPTICON VIRTUALE

Il panopticon

L’ideatore del panopticon, Jeremy Benthan, apparteneva a una importante famiglia inglese. Era stato un bambino prodigio. Nel 1791 era andato in Russia a far visita a suo fratello Samuel, un ingegnere che dirigeva le officine del principe Potëmkin (noto ancora oggi per il film sulla corazzata che ne prende il nome e per l’ingeneroso giudizio critico che gli viene dato da Fantozzi – NdR). Mentre ricopriva questo incarico, Samuel dovette comandare un considerevole numero di uomini. Ebbe l’idea che fosse possibile farlo più agevolmente mettendo in atto un controllo centralizzato.

PRIGIONIERI NEL PANOPTICON VIRTUALE

Olanda, prigione in forma di panopticon di Koepel, Arnhem, ancora in uso

 

Jeremy Benthan rimase molto colpito dalle soluzioni sperimentate da suo fratello Samuel. Si convinse che il panopticon avrebbe potuto essere la prigione ideale, al posto delle costosissime colonie penali allora in uso. Jeremy voleva migliorare la condizione delle persone e della società. Nel panopticon i prigionieri sarebbero sempre stati controllati. Questo controllo avrebbe creato un certo stress, ma avrebbe anche dissuaso i prigionieri dal commettere reati in cella. Il potere esercitato dai sorveglianti sarebbe aumentato senza l’uso di alcuna arma e senza nessuna tortura. Quindi, nel complesso, il panopticon sarebbe stato vantaggioso per la società.

PRIGIONIERI NEL PANOPTICON VIRTUALE

Isole di Ventotene e di Santo Stefano, carcere di Santo Stefano (1795)

Il panopticon ebbe molto successo. All’epoca, le numerose prigioni erano un grave peso economico per la comunità.

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Port Arthur, Australia, colonia penale inglese

Le colonie penali erano collocate anche in località lontanissime dalla madrepatria. Per esempio, la colonia penale inglese di Port Arthur in Australia si trovava agli antipodi rispetto all’Inghilterra. I prigionieri vi venivano trasportati dopo un viaggio di mesi.

PRIGIONIERI NEL PANOPTICON VIRTUALE

Prigione di stato dell’Illinois (Usa), i prigionieri consumano il pasto in una delle case rotonde sotto la sorveglianza dei carcerieri

In tutto il mondo si cominciarono a costruire dei panopticon, adattati alle più svariate utilizzazioni. Sopra vediamo il Centro correzionale di Stateville, un panopticon inaugurato nel 1925 vicino a Chicago. È ancora in uso.

PRIGIONIERI NEL PANOPTICON VIRTUALE

Cuba, Isola della Gioventù, Presidio Modelo (1920)

Il presidio Modelo è una prigione modello fatta come un panopticon, costruita a Cuba sotto la dittatura di Gerardo Machado tra il 1926 e il 1928. È costituita da cinque blocchi circolari in grado di contenere fino a 2500 uomini, ma è arrivata a contenerne 4000. Ha ospitato, nel corso della travagliata storia di Cuba, tutti i dissidenti dei vari regimi tra cui Fidel Castro e suo fratello Raul. Dopo la conquista del potere di Castro la prigione ospitò i dissidenti del suo regime. Nel 1967 il presidio Modelo fu chiuso a causa delle rivolte scoppiate per l’eccessivo affollamento.

 

L’invenzione della televisione inaugura il panopticon moderno

Nel 1926 l’ingegnere scozzese John Logie Baird (1888-1946) dà una dimostrazione pubblica della trasmissione di immagini a distanza. È la prima televisione in bianco e nero.

L’invenzione della televisione rese secondaria la forma della prigione: per esercitare il controllo sulle persone ospitate sono sufficienti le telecamere bidirezionali per creare una struttura a panopticon. In questo modo un guardiano può sorvegliare i prigionieri anche da un luogo lontanissimo dalla prigione. Può verificare che cosa è successo anche dopo molto tempo.

 

Il romanzo fantapolitico “1984”

George Orwell (1903-1950)

Nel 1948 lo scrittore e giornalista inglese George Orwell scrisse un romanzo ambientato nel futuro, intitolandolo semplicemente con l’anno in cui è ambientato: il 1984. Ottenne il titolo invertendo le due ultime cifre dell’anno in cui stava scrivendo.

Il Grande fratello ti guarda

Nel romanzo, George Orwell immagina che la Terra sia un panopticon dove il controllo viene esercitato da un sistema televisivo a circuito chiuso bidirezionale. Le telecamere controllano tutto il pianeta diviso in tre stati organizzati grosso modo nella stessa maniera. Gli schermi non si possono spegnere e la vita degli esseri umani è sottoposta a un controllo costante. Il romanzo è ambientato a Londra. Colui che dallo schermo esercita il controllo continuo è chiamato il Grande fratello, che probabilmente è una persona inesistente. Infatti la sua immagine è sempre la stessa: non è mai invecchiato.

Orwell, 1984, gli slogan del Grande fratello: la guerra è la pace, la libertà è la schiavitù, l’ignoranza è la forza

Gli schermi riversano sulle persone slogan come quelli che vediamo sopra: la guerra è la pace, la libertà è la schiavitù, l’ignoranza è la forza. Lo scopo del Partito al governo è rendere gli uomini docili e obbedienti. Un modo per controllare le masse affinché gli uomini si comportino come schiavi entusiasti. Il partito al governo riscrive il passato, manipola il presente, proclama verità la menzogna in modo che i cittadini non riescano più a distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il vero dal falso. La gente, tra cui anche il protagonista del romanzo, che pure fa parte del partito al governo, opprime, spia e si sente oppressa. Tutti contribuiscono attivamente a tenere in piedi il sistema. Il personaggio principale viola le regole imposte e subirà una lunghissima rieducazione, cioè una prolungata tortura.

 

La Guerra civile spagnola

La guerra civile spagnola, foto di Robert Capa

Questo universo distopico, cioè indesiderabile, fu ispirato a George Orwell dalla Guerra civile spagnola. Lo scrittore vi aveva preso parte combattendo come volontario nelle file del Partito operaio di unificazione marxista (Poum, Partito Obrero de Unificacion Marxista, d’ispirazione trotzkista), contro il dittatore Francisco Franco.

Nel 1937 Orwell venne ferito gravemente alla gola da un cecchino franchista e venne fatto rientrare a Barcellona. Nel frattempo, il clima politico era cambiato per il prevalere, nel governo repubblicano, della linea del fronte popolare e del Pce (Partito comunista spagnolo legato a Stalin, il dittatore nemico di Trotzky). Il Poum e i numerosi gruppi anarchici furono dichiarati fuorilegge. Nel giugno dello stesso anno Orwell e la moglie, sentendosi in pericolo di fronte ai loro ex compagni, lasciarono la Spagna quasi clandestinamente. Orwell denunciò nei romanzi “Le fattoria degli animali” e in “1984” le menzogne di coloro che erano stati i suoi compagni di lotta.

 

Il processo ad Adolf Eichmann

Adolf Eichmann in divisa durante la militanza nazista e durante il processo a Gerusalemme

L’11 aprile 1961 a Gerusalemme in Israele iniziò il processo ad Adolf Eichmann. Eichmann era un ufficiale tedesco responsabile di una sezione delle SS (l’organizzazione paramilitare nazista). Aveva diretto il traffico ferroviario per il trasporto degli ebrei nei campi di concentramento, che si concluse con il loro sterminio. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, per sfuggire alla cattura si rifugiò in Argentina. Qui il Mossad, il servizio segreto di Israele, lo catturò. Il governo israeliano lo processò a Gerusalemme per il genocidio degli ebrei e per crimini contro l’umanità. In Israele la radio trasmise in diretta il processo, mentre le riprese televisive furono trasmesse in differita in tutto il mondo. Il tribunale dichiarò Eichmann colpevole, lo condannò a morte e lo fece giustiziare.

Hannah Arendt, la banalità del male

Molti giornalisti, provenienti da tutto il mondo, fra i quali Hannah Arendt, una ebrea tedesca sfuggita all’olocausto, assistettero al processo Eichmann. Nel suo libro sul processo intitolato “La banalità del male”, la Arendt riporta quello che Eichmann aveva detto durante il processo. Il nazista pretendeva di non essere stato uno dei principali artefici della persecuzione degli ebrei, quanto piuttosto un grigio burocrate che rispettava semplicemente gli ordini. Negava di aver compiuto direttamente delle atrocità per sterminare gli ebrei perché la macchina era ben oliata: i tedeschi erano ottimi esecutori di ordini ed era molto facile ottenere l’obbedienza. Praticamente la macchina dello sterminio funzionava da sola. Quindi non era necessario creare un clima di terrore come quello rappresentato in “1948”, per esercitare un potere di vita e di morte. Era sufficiente dare ordini e avere sudditi fedeli. Eichmann sosteneva che lo sterminio degli ebrei aveva avuto molti volenterosi collaboratori anche tra i buoni padri di famiglia.

 

L’esperimento di Milgram

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L’esperimento sociale di Milgram,1961

Durante e dopo il processo Eichmann, scoppiarono diverse polemiche sulle dichiarazioni rese dal gerarca nazista e sulla sua linea di difesa. Gli ascoltatori si chiedevano se fosse davvero possibile che l’uomo comune, senza nessuna particolare malattia mentale, potesse commettere terribili atrocità obbedendo agli ordini senza fiatare.

L’esperimento di Stanley Milgram, preparazione dell’attore che avrebbe dovuto fingere di ricevere l’elettroshock a ogni errore

Tre mesi dopo l’inizio del processo a Eichmann a Gerusalemme, negli Stati Uniti presso l’università di Yale un giovane ricercatore di nome Stanley Milgram diede inizio a un esperimento di psicologia sociale. Milgram voleva verificare il rapporto fra l’autorità e l’obbedienza. Stanley Milgram e i suoi collaboratori volevano verificare se Eichmann avesse o meno ragione e se fosse possibile indurre le persone a compiere atti criminali senza nessuna costrizione fisica garantendo loro l’immunità.

Lo sperimentatore (E) ordina all’insegnante (T), soggetto dell’esperimento, di dare quello che secondo lui sono scosse elettriche dolorose a uno studente (L), che in realtà è un attore che collabora con Milgram. Il soggetto è portato a credere che per ogni risposta sbagliata lo studente riceva veri e propri elettroshock, anche se in realtà non è vero. Essendo separato dal soggetto, il collaboratore aveva installato un registratore a nastro integrato con il generatore di elettroshock, che riproduceva suoni preregistrati per ciascun livello di shock.

I soggetti sottoposti al test erano maschi americani di un discreto livello culturale. Pensavano che lo scopo del test, cui parteciparono volontariamente per un piccolo compenso, fosse l’esplorazione del rapporto tra apprendimento e punizioni corporali. In realtà erano loro i soggetti sottoposti al test pensato per indagare come, in presenza di un’autorità che se ne assumesse la responsabilità (sperimentatore E), un soggetto (T) fosse disposto a torturare una persona inerme (L) che non avesse commesso alcun crimine.

Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri (1797)

La tesi che all’epoca sembrava più strana era che l’uomo si lascia facilmente manipolare anche senza l’uso della forza se sa di poterla fare franca. I risultati dell’esperimento andarono ampiamente in questa direzione. Benché l’esito dell’esperimento sia stato molto contestato, tutti i risultati successivi dei test che indagavano sullo stesso problema non si discostarono molto dai risultati ottenuti da Milgram.

 

L’anello di Gige

PRIGIONIERI NEL PANOPTICON VIRTUALETra il 390 e il 360 a.C. il filosofo greco Platone scrisse il saggio La Repubblica, dove viene raccontato, tra gli altri, il “mito” di Gige. Gige era un pastore della Lidia (nell’odierna Turchia) che serviva il sovrano portando al pascolo le sue greggi. Un giorno, a causa di un terremoto, la terra si spaccò in una profonda fenditura. Gige scese nel baratro e trovò un enorme cavallo di bronzo cavo, dentro il quale l’antico cadavere di un gigante giaceva con un anello d’oro al dito.

L’uccisione del re, illustrazione di Arthur Rackham

Gige prese l’anello al morto e se lo infilò al dito. In seguito, quando si accorse che muovendo il castone dell’anello aveva il potere di rendersi invisibile, uccise il re per usurpare il trono e sposare la bella regina. Secondo Glaucone, che racconta la storia di Gige nelle pagine del saggio di Platone, l’uomo se è sicuro di non subire punizione (in questo caso grazie all’invisibilità) fa il male perché è vantaggioso. L’esperimento di Milgram pare confermare il pensiero di Glaucone/Platone.

 

Il panopticon di Michel Foucault

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Il panopticon di Foucault

Nel 1975 il filosofo francese Michel Foucault pubblicò “Sorvegliare e punire. Nascita della prigione.” Secondo Foucault il panopticon di Bentham è la società moderna. Dove il potere non discende da un re che controlla e punisce, come nell’antichità e nel medioevo. 

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Maledetti open space!

Il potere prolifera in rapporti complessi che crescono in profondità e connessione. All’interno del sistema i rapporti sono sempre squilibrati e il potere viene sempre esercitato. Il potere, così, non occupa più un luogo circoscritto e non si identifica più in una persona.

 

Il panopticon è la modernità

“Il Grande fratello” televisivo

La visibilità, la sorveglianza e la punizione sono le forme del potere moderno. La visibilità permette ai colleghi e ai superiori di accedere al nostro computer e di vedere quello che stiamo facendo anche da molto lontano. La sorveglianza cui tutti siamo sottoposti pretende di evitare il ripetersi degli errori. La punizione assicura la modifica del comportamento che a suo tempo ci ha fatto sbagliare. Ciascun superiore spia i suoi sottoposti ed è a sua volta spiato e osservato. Le istituzioni tendono a essere sempre più pervasive, chiuse, disciplinari. Il panopticon è la modernità. Una guardia armata non ci sorveglia più da una torretta o da un muro di cinta. Nessun addetto controlla il nostro badge ma la telecamera è dotata di riconoscimento facciale oppure identifica la nostra iride.

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Coloro che desiderano ingannarci, approfittarsi di noi, compiere il male cercano di nascondersi. Per esempio assumono una falsa identità in rete. Se sono uomini politici di servono di gruppi di specialisti che li informano di quali siano i desideri e le paure degli elettori. I politici di successo sono bravissimi a rispondere ai desideri dei cittadini e a cambiare idea quando cambiano le situazioni. Diventano invisibili dietro uno specchio in cui siamo noi a specchiarci. Quella che crediamo di vedere è la nostra immagine.

panopticon

 

(Lorena Lora ha collaborato all’articolo )

 

 

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