COLTIVARE POMODORI, ANCHE IN BALCONE

COLTIVARE POMODORI, ANCHE IN BALCONE

L’Italia è la maggior produttrice di pomodori dell’Unione europea con circa 5 milioni di tonnellate l’anno. Oltre al prodotto fresco da insalata, l’Italia produce pomodori per la conservazione famosi nel mondo perché considerati di ottima qualità. Il pomodoro è una componente irrinunciabile della dieta mediterranea.

Palermo, marcato della frutta e verdura

La dieta mediterranea

La dieta mediterranea è un modello alimentare studiato per la prima volta in maniera sistematica dall’epidemiologo e fisiologo statunitense Ancel Keys in alcuni paesi del bacino del Mediterraneo negli anni cinquanta. La situazione era di grande difficoltà economica e di limitazione delle risorse a causa degli effetti della Seconda guerra mondiale. Queste condizioni favorivano uno stile di vita fisicamente attivo e frugale. Nella dieta c’era una predominanza di prodotti vegetali e scarsità di prodotti di origine animale.

La situazione alimentare dei lavoratori dell’Italia meridionale in questo periodo era particolarmente precaria. Contadini e braccianti agricoli calabresi, intervistati sulle loro abitudini alimentari, riferirono di alcune combinazioni di cibi che costituivano negli anni quaranta e cinquanta la loro dieta giornaliera. L’elemento principale era il pane accompagnato da erbe di campo o olive o patate, cavoli o fagioli. Non c’erano piatti che richiedessero una elaborata fase di preparazione a meno che non si voglia considerare tale la cottura di minestra, baccalà, polenta e frittata. La memoria collettiva insiste su pane e companatico (cipolla, formaggio, olive, peperoni) e ancora su grossi piatti di verdura e fagioli.

Friselle con pomodorini

Il piatto più comune era pane e pomodoro condito con sale, un filo di olio d’oliva a crudo e origano.

Totò in Miseria e nobiltà

Una realtà che non conosceva l’abbondanza o, comunque, dove l’abbondanza era riservata a pochissime persone mentre tutti gli altri potevano soltanto immaginarla, sognarla in termini di pasta e carne tutti i giorni. Ancel Keys dimostrò sperimentalmente che la dieta mediterranea dei popoli che si affacciavano sul Mediterraneo negli anni cinquanta e sessanta era la causa della loro longevità. Le razioni piccole, l’attività fisica continua, l’assenza di grassi saturi, l’abbondanza di ortaggi tra cui il pomodoro, tenevano lontane le malattie cardiovascolari che sono ancora oggi la prima causa di morte non solo nel resto del mondo ma anche in Italia.

Produzione del pomodoro nel mondo

California, nella lavorazione industriale i pomodori vengono caricati su un rimorchio con un braccio meccanico

Il primo produttore mondiale di pomodori sono gli Stati Uniti, e precisamente lo stato della California. Produce più del doppio dell’Italia. La Cina produce 5,5 milioni di tonnellate di pomodori e si posiziona al secondo posto. L’Italia è però il maggior esportatore mondiale di polpe, concentrati e pelati confezionati. Precede di poco la Cina. La produzione di pomodoro interna è insufficiente a soddisfare i bisogni dell’industria conserviera. Il primo importatore di pomodoro lavorato e confezionato è la Germania seguita dagli Stati Uniti. Anche noi importiamo polpe e concentrati dalla Cina per rilavorarli, inscatolarli e venderli all’estero, soprattutto in Africa.

Pomodori lavorati

Un decreto della fine del 2017 ha reso obbligatorio in Italia per salse, concentrati e passate l’indicazione del paese di origine del prodotto. I produttori devono scrivere chiaramente sui barattoli e sulle lattine dove il pomodoro è stato coltivato, trasformato e confezionato. Se le origini del prodotto sono varie si dovrà indicare se sono paesi della Unione europea o extraeuropei. L’obbligo della dichiarazione del paese di provenienza dei pomodori conservati non esiste per i paesi dell’Unione europea.

Francesco Cirio, il primo industriale del pomodoro in Italia

La lavorazione e la conservazione del pomodoro in Italia devono molto all’industriale piemontese Francesco Cirio.

Francesco Cirio nacque nel 1836 a Nizza Monferrato, in provincia di Alessandria. Incominciò a lavorare in tenera età. Si dedicò al commercio dell’ortofrutta. Gli ortaggi italiani erano molto apprezzati all’estero, tanto che Francesco Cirio iniziò a esportarli servendosi delle appena costruite linee ferroviarie. Cirio si impegnò a risolvere il problema di come fare ad avere verdura e ortaggi disponibili anche in inverno. Il francese Nicolas Appert, verso la fine del settecento, aveva inventato un metodo per conservare gli alimenti che chiamò appertizzazione. Consisteva nella sterilizzazione di cibi cotti in contenitori ermeticamente chiusi. Usando il metodo di Appert, Cirio inaugurò la sua prima fabbrica di conserve in scatola nel 1857 a Torino, la Cirio-Società Generale Conserve Alimentari.

La consacrazione avvenne nel 1867 all’Esposizione Universale di Parigi. Il pomodoro conservato italiano divenne famoso in tutto il mondo e sinonimo di qualità. La Cirio spostò i propri stabilimenti al Sud dell’Italia appena unificata, nella zona di Napoli. La Campania divenne una delle regioni vocate alla coltivazione del pomodoro.

Pomodori San Marzano

Il pomodoro San Marzano dell’agro sarnese-nocerino ha una forma allungata e un colore rosso pieno. Ha pochissimi semi e polpa compatta. È adatto a una cottura veloce che consente di mantenere intatto e vivace il sapore della salsa di pomodoro. Il pomodoro che viene venduto attualmente come San Marzano non è il discendente diretto del pomodoro San Marzano coltivato sin dal 1926. Si dice sia stato un dono del viceré del Perù al re di Napoli nel 1770. Fu piantato nell’area corrispondente all’attuale comune di San Marzano sul Sarno, dove attecchì bene grazie alla fertilità del suolo vulcanico. Un virus causò la totale scomparsa dell’originale San Marzano. Accurate ricerche hanno permesso di recuperare il pomodoro che ora è chiamato San Marzano e che ha una parte del patrimonio genetico dell’antico San Marzano.

Cuore di bue scoloriti per temperature troppo alte

Il clima italiano è particolarmente favorevole alla maturazione del pomodoro. Il pomodoro ha bisogno di una temperatura diurna di 23 gradi per maturare e notturna di 15 gradi, mentre necessita di una temperatura di 12 gradi per germinare. Temperature troppo alte, oltre i 30 gradi, possono causare danni alla pianta e lo scolorimento dei frutti. Temperature troppo fredde causano la morte delle piante. Nei nostri climi il pomodoro si comporta come una pianta annuale, mentre in climi più adatti sopravvive per parecchi anni.

Campo coltivato dagli Aztechi

Il pomodoro è originario del Messico e del Perù, gli Aztechi lo chiamavano xitomatl (da cui l’inglese tomato), cioè pianta con frutto a forma di globo. Lo consumavano ogni giorno, anche sotto forma di salsa. Il pomodoro giunse in Europa nel 1540, quando i conquistadores spagnoli ne portarono alcuni esemplari.

Pomodori gialli varietà Galapagos

 

I pomodori vennero guardati con sospetto, esattamente come l’erba morella (Solanum nigrum) e la belladonna (Atropa belladonna), la cui velenosità era conosciuta: erano tutte piante della stessa famiglia. Se ne innamorò invece il Re Sole, che a Versailles amava stupire gli amici mostrando quella pianta strana con i fiorellini gialli e le palline giallo-aranciate.

I frutti ispirarono il nome pomo d’oro, dato dal padre della botanica italiana Pietro Andrea Mattioli (1501-1577). Al pomodoro vennero attribuite proprietà afrodisiache, che ne suggerirono l’impiego in pozioni e filtri magici preparati dagli alchimisti del Cinquecento e del Seicento. A indicare il pomodoro nelle diverse lingue europee si ritrovano le parole love apple, Liebesapfel, pomme d’amour (o pomme d’or). In Sicilia si chiamava pumu d’amuri. Il nome botanico Lycopersicon, frutto del lupo, invece testimonia la diffidenza dei primi consumatori.

Pomodorini del piennolo (del pendolo) del Vesuvio

In Italia il pomodoro cominciò a diffondersi negli ultimi anni del Cinquecento come pianta ornamentale nelle case del Nord. Un ventennio più tardi si espanse nel meridione, dove il clima favorevole portò frutti più grandi e di colore arancione-rosso, molto più golosi. Soprattutto i poverissimi contadini iniziarono a consumarli. Crudi o cotti, in salsa o fritti nell’olio, nelle minestre e nelle zuppe, gli italiani del Sud incominciarono a mangiare il pomodoro quasi un secolo prima degli altri europei.

Nel resto d’Europa le cose cambiarono solo con le pestilenze e le carestie del Seicento e del Settecento. Mancando il grano, non solo i poveri ma anche i ricchi dovettero cercare alimenti alternativi. In Gran Bretagna e in Germania i pomodori vennero utilizzati per preparare minestre, mentre in Francia la corte dei re li impiegò per piatti afrodisiaci. Nel Sud Italia era l’alimento base del popolo, ma ci volle la spedizione garibaldina dei Mille per diffondere l’usanza di mangiarlo nel Nord.

Nella fotografia sopra vediamo i pomodorini vesuviani del piennolo, cioè del pendolo, perché vengono appesi ai balconi in modo da favorire la loro conservazione nei mesi invernali. Non è necessario conservarli in barattolo né sottoporli alla cottura. Il pomodorino del piennolo è dotato di una buccia resistente che gli consente di superare l’inverno. È molto saporito perché cresce esclusivamente sulle pendici del Vesuvio, nel fertilissimo terreno vulcanico. I pomodori coltivati per la conservazione invernale si dicono pomodori da serbo.

Coltivazione del pomodoro

 

Peronospora del pomodoro

Il pomodoro, come tutte le piante di provenienza subtropicale e tropicale trapiantate nei paesi a clima temperato, soffre di parecchie malattie. Soprattutto è molto sensibile all’attacco dei funghi. Si possono evitare e contenere queste patologie se le piante di pomodori sono coltivate rispettando alcuni principi. Bisogna fare girare l’aria intorno ad ogni singola pianta. Si devono piantare alla maggior distanza possibile una dall’altra. È consigliabile appoggiare il fusto del pomodoro, che è naturalmente prostrato, a una canna che si eleverà sul terreno per un metro e mezzo.

Piante di pomodori incannati

Occorreranno dei trattamenti di solfato di rame per evitare che la micosi attacchi i pomodori, la quantità del prodotto dovtrà essere contenuta per non diventare nociva per l’uomo. Alcuni tipi di pesticidi permessi in altre nazioni sono proibiti in Italia.

Scacchiatura del pomodoro

Un modo per evitare che la vegetazione troppo fitta favorisca le malattie è quello della scacchiatura. Consiste nella eliminazione dei getti laterali della pianta. Si avrà così una minore resa quantitativa ma piante più sane, frutti di pezzatura superiore perfettamente maturi.

È consigliabile adottare la rotazione agraria, cioè non ripiantare l’anno successivo il pomodoro nello stesso terreno dell’anno precedente.

Dagli anni novanta la Cina ha cominciato a produrre triplo concentrato di pomodoro su larga scala. Il prodotto arriva su navi che sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con pomodoro da rilavorare e confezionare.

A Napoli giungono treni di container che trasportano confezioni di concentrato di pomodoro prodotto in Cina carico di micotossine, additivi e coloranti.
Ora non sarà più consentito venderlo all’estero come pomodoro italiano.

Anche in Italia esiste una quota di pomodori lavorata industrialmente con le macchine. I pomodori sono lasciati prostrati a terra. Vengono raccolti tutti insieme e quelli acerbi sono scartati. La raccolta con macchine raccoglitrici costa più o meno quanto la raccolta a mano.

Puglia, raccolta a mano dei pomodori

La raccolta dei pomodori a mano è necessaria per prodotti di particolare pregio. Non è gestita direttamente dai produttori insieme ai braccianti, ma affidata all’intermediazione dei cosiddetti caporali che portano sul posto di lavoro i raccoglitori con un’auto o un camion. Le organizzazioni dei produttori spesso sono fittizie e non possiedono i campi, ma si limitano all’intermediazione. Il prezzo del pomodoro non è stabilito dal contadino produttore sulla base dei costi sostenuti, viene fatto dalla grande distribuzione organizzata attraverso aste al ribasso online. Viene applicato il prezzo più basso che l’organizzazione dei produttori si è offerta di praticare. Spesso il prezzo non è remunerativo e quindi si devono contenere i salari dei raccoglitori al di sotto dei livelli di sussistenza.

Foggia, incendio al “gran ghetto” di Rignano garganico

I caporali offrono e si fanno pagare anche baracche di fortuna in cui alloggiano i raccoglitori. Nella foto sopra il “ghetto” di Rignano garganico in cui si ammassano i braccianti in attesa di essere ingaggiati e portati sui campi per la raccolta dei pomodori. I centri per l’impiego di competenza regionale, che dovrebbero gestire l’incontro fra domanda e offerta anche del lavoro agricolo, non sono mai riusciti a modificare questa realtà.

I mercati dei contadini

Torino, mercato contadino di piazza Bodoni

Tutte le città d’Italia hanno istituito i mercati contadini, con lo scopo di avvicinare i prodotti ai consumatori in modo da favorire la vendita dei prodotti a un prezzo equo. In questo modo non sarà necessario ricorrere al lavoro in nero dei raccoglitori.

Campagna amica mercato contadino Bologna

Si possono acquistare prodotti maturati nella campagna intorno a noi, che quindi hanno affrontato trasporti più brevi.

Vendita diretta degli agricoltori in campagna

Vendita diretta in campagna

Lungo le nostre strade di campagna non è raro imbattersi in cartelli che riportano la scritta “Vendita diretta”. Se compriamo direttamente dai contadini avremo modo di costatare come sono coltivati i pomodori. Osserveremo se si tratta di una coltivazione intensiva che richiede inevitabilmente molti pesticidi oppure se le file sono ben distanziate. Alcuni contadini consentono anche di raccogliere direttamente i prodotti che si preferiscono.

Coltivare pomodori in proprio

Coltivare pomodori in proprio

Se abbiamo la fortuna di avere un pezzo di terreno o di potercelo procurare tramite amici e conoscenti o dal nostro Comune di residenza, potremo coltivare i pomodori in proprio. Ci farà bene alla salute perché ci muoveremo di più e farà bene alla nostra testa fare qualcosa di creativo e interessante. Se ci sono altri orti domestici intorno a noi, facciamoci consigliare da qualche vecchio ortolano che sarà molto lieto di trasmetterci le sue conoscenze. Cerchiamo di non usare troppi pesticidi e concimi chimici, altrimenti sarà inutile farci un orto in proprio.

Coltivare pomodori sul balcone

Anche un balcone sarà sufficiente per una coltivazione di pomodori ciliegini. Ci regalerà il necessario per condire un delizioso pane e pomodoro fragrante e profumato che ci farà rivivere la nostra infanzia.

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