LA LOTTA POLITICA OGGI SI FA A COLPI DI HASHTAG

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Ormai sembra proprio che la politica non si possa fare senza internet. Se una volta era il programma elettorale a propagandare i messaggi dei partiti, oggi la lotta si fa a base di hashtag. Per chi non conosce il significato di hashtag: si intende il tag utilizzato sui social network, a partire da Twitter, per richiamare l’attenzione degli utenti facendo in modo che il proprio pensiero diventi virale.
Una prassi in vigore ormai da anni, che in Italia è stata usata in particolare dal Movimento 5 Stelle per ovviare alla mancanza di mezzi tradizionali.

Dalle sezioni di partito a internet

Per decenni la lotta politica ha visto i partiti utilizzare come strumento di propaganda e lotta le sezioni territoriali e i manifesti. Una modalità fondata soprattutto sulla massiccia presenza di militanti e sfociata in un modello, il “partito pesante”, entrato in crisi alla fine del millennio a causa dei costi sempre più elevati.
Una modalità bypassata in Italia dal M5S, il primo a intuire come il partito fondato sulle strutture materiali rappresentasse ormai un lusso, in particolare per le formazioni appena nate. Lo strumento sul quale ha puntato il movimento fondato da Beppe Grillo è stato quindi internet, in particolare i social media. In questo quadro si è rivelato particolarmente efficiente l’hashtag, spingendo molti politici, compresi i leader di partito, a muoversi online, con risultati più o meno rilevanti.
Un trend non solo italiano, se si pensa alle polemiche suscitate nel settembre del 2017 dal rifiuto opposto da Google all’acquisto di spazi pubblicitari da parte del partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland. Per non parlare delle accuse rivolti da giornali e settori della politica statunitense contro gli hacker russi, accusati di aver manipolato le presidenziali che hanno portato Donald Trump alla Casa Bianca.

I pregi e i limiti della lotta politica online

Il politico che in questo momento sta sbaragliando il campo sui social è Matteo Salvini. Non passa praticamente giorno senza che il ministro degli Interni non interagisca coi suoi simpatizzanti su Facebook e Twitter, con numeri impressionanti. Sul social fondato da Mark Zuckerberg il leader leghista ha messo insieme una platea composta da oltre 3 milioni di persone, mentre su Twitter gode del seguito di oltre 900mila follower.
Se da un lato l’utilizzo degli hashtag può contribuire a diffondere in maniera straordinaria il messaggio voluto, occorre anche sapere usare al meglio questo strumento. In particolare bisogna evitare di postare interventi inappropriati, i quali possono rivelarsi un boomerang in considerazione dei numeri che abbiamo ricordato, arrivando infine a minare l’autorevolezza dell’interessato. Inoltre si può prestare il fianco ad accuse, come è successo appunto a Salvini, che secondo lo scrittore Roberto Saviano passa le sue giornate online invece di pensare ai problemi della sicurezza pubblica.

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