LA CASSIFICA DEI PLATFORM A SCHERMO FISSO

LA CASSIFICA DEI PLATFORM A SCHERMO FISSO

Chi è cresciuto negli anni ottanta e novanta lo sa.

Internet non c’era, non c’erano gli smartphone e i giochini annessi, non c’era Facebook e non c’erano le salette Vlt, bensì sale giochi piene zeppe di fumo, di gente strana e spesso poco raccomandabile. Ma anche di Coin Op e di flipper, che erano un’attrattiva irresistibile.
I miei potevano dire quel che volevano, ma quelle lucine colorate, quei suoni, quei giochi, mi attiravano come una calamita. Potevano vietarmi di andarci, ma le gambe mi ci portavano lo stesso. Ci si divertiva con la coscienza sporca. E spesso neppure. Inutile dire che le mie paghette le spendevo tutte in videogiochi e flipper.

 

IL FASCINO CLASSICO DEI PLATFORM

Mi sono già dedicato alla classificazione dei miei flipper preferiti, stavolta ci occuperemo di un altro genere che mi ha sempre fatto impazzire: i Platform.
Solitamente la maggior parte dei Platform sono a scorrimento orizzontale, con personaggi che si muovono da sinistra a destra e viceversa e su più piani, ma ho scelto di occuparmi di quelli a schermo fisso, in cui la piattaforma di gioco è formata da un’unica schermata.

Alcuni li ho giocati in versione Coin Op, altri in versione casalinga tramite la conversione per i Computer di Mamma Commodore, principalmente Amiga 500, ma qualcuno anche nella versione Commodore 64 e 128 (che in fatto di giochi erano la stessa cosa).

Bando alle ciance e partiamo con il decimo posto, occupato da un gioco in cui esordirono personaggi poi diventati leggenda ed entrati nell’immaginario collettivo di ogni videogiocatore.

 

10° – DONKEY KONG

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L’immagine è abbastanza eloquente: parliamo di Donkey Kong della Nintendo, uscito nelle sale giochi di tutto il mondo nel 1981. Gioco che vede l’esordio dei due fratelli idraulici, qui in veste di carpentieri, che poi avrebbero fatto la storia e fatto fruttare tanti dindini ai tipi della Nintendo: Mario e Luigi.
Donkey Kong è stato il mio primo Platform a schermo fisso. La versione di Donkey Kong a cui ho giocato io è quella casalinga per Commodore 64, non posso purtroppo dire di aver avuto la fortuna di aver giocato al cabinato originale perché avevo solo cinque anni quando uscì. Comunque la conversione per C64 la ricordo piuttosto fedele e molto divertente.

Il gioco era semplicissimo: Mario doveva evitare i barili e tutti gli altri oggetti lanciati da Donkey Kong, per arrivare nell’ultima piattaforma in alto e provare a liberare la principessa. Purtroppo, appena si arrivava nell’ultima piattaforma, Kong si prendeva la principessa in spalla e via con un nuovo livello del gioco.
Livello dopo livello aumentavano ostacoli, oggetti e velocità e quindi saliva in maniera esponenziale la difficoltà.
Gran gioco, per certi versi un capostipite, di sicuro il prequel di una saga leggendaria come quella di Mario Bros.

 

9° – BOMB JACK

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Dio, quanto ci ho giocato. Pochi mesi fa l’ho emulato e ammetto che non so come facessi a giocarci, visto che adesso trovo persino difficoltà a superare i primi livelli. La vecchiaia mi sta rallentando i riflessi, mi sa.

Pubblicato dalla Tehkan, nel 1984 lo scopo del gioco era semplicissimo: prendere tutte le bombe presenti sullo schermo, evitando di farsi acchiappare dai nemici. Facile a parole, difficile nei fatti.
Anche questo l’ho giocato nella conversione a 8 Bit uscita per Commodore 64.
Gran gioco, anche se frustrante.

 

8° – RAINBOW ISLAND

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Cantiamo tutti in coro Over The Rainbow, musica presente anche nel gioco in versione 8 bit, e parliamo di Rainbow Island. Si tratta del seguito di un gioco di cui parleremo più avanti, visto che è presente anche lui nella mia classifica di preferenza: quel Bubble Bobble dalle cui costole nacquero milioni di conversioni e di giochi che ne continuano a sfruttare il Brand (Puzzle Bobble docet). Pubblicato nel 1987 dalla Taito, credo di averci giocato in più versioni. Soprattutto in quella per Amiga 500.

I protagonisti sono Bub e Bob, che poi sono i draghetti di Bubble Bobble ritornati in forma umana.
Bub e Bob sono armati di un arcobaleno che possono usare come piattaforma per arrampicarsi e come arma. Il loro compito è superare sette isole formate da quattro sottolivelli.
Si può dire che il gioco non sia a schermata fissa, ma verticale, dato che Bub e Bob per superare ogni livello devono arrivare nel minor tempo possibile nel punto più alto dell’ isola.
Il passaggio del tempo è scandito dall’arrivo della marea, che invaderà lentamente lo schermo portando allo sprofondamento dell’isola, con la conseguente perdita di una vita.
Rainbow Island è un gran gioco, che trovo tuttora molto divertente. Ha meritato tutto il successo che ha avuto.

 

7° – PARASOL STARS

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Ancora Bub e Bob protagonisti nel gioco che è il diretto seguito di Rainbow Island.
Pubblicato nel 1991 sempre dalla Taito, Parasol Stars è l’unico gioco che non hai mai avuto una conversione in Coin Op. Uscì soltanto per Amiga 500 e le altre piattaforme computeristiche del periodo.

Questa volta i due simpatici protagonisti, invece dell’arcobaleno, avranno in dote un ombrello con cui difendersi e da usare come arma contro i nemici. Il gioco, a schermata fissa, è strutturato su otto pianeti che i due simpatici protagonisti dovranno liberare.
Poco da aggiungere, gran gioco. Ci ho giocato anche recentemente.

 

6° – MARIO BROS

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Rilasciato dalla Nintendo nel 1983, Mario Bros nacque dalla costola di Donkey Kong.
È praticamente il primo di quella che è probabilmente la saga più venduta e conosciuta del mondo videoludico. Io ci ho giocato nella versione per Commodore 64.

Trattasi di un classico Platform a schermo fisso, in cui Mario per sconfiggere le tartarughe e gli altri nemici che gli si parano davanti deve semplicemente prendere a testate la piattaforma nel momento in cui il nemico la attraversa, e successivamente farsi largo a calci.
Il gioco è semplicissimo, probabilmente meno complesso di Rainbow Island e Parasol Stars. Lo piazzo davanti a loro solo perché è un pezzo importante dei miei ricordi inerenti al Commodore 64. Oggettivamente si tratta di una posizione puramente affettiva.
Comunque questo gioco servì a piantare i semi dello sconvolgente seguito, quel Super Mario Bros che segnò un’epoca e la carriera di molti videogiocatori, tra cui il sottoscritto.

 

5° – BUBBLE BOBBLE

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Al quinto posto troviamo la prima avventura di Bub e Bob, ovvero il divertentissimo Bubble Bobble. Ci ho speso sopra non so quanti soldi e quante ore, sia nella versione Coin Op, che nell’ottima conversione per Amiga 500.

Pubblicato dalla Taito nel 1986, il gioco era strutturato a schermata fissa e poteva contare su ben 100 livelli da superare, una vera impresa. Era piuttosto semplice e allo stesso tempo dannatamente divertente, soprattutto se giocato in coppia. Lo scopo era sparare le bolle con cui imprigionare e successivamente eliminare ogni singolo nemico del livello nel tempo stabilito.
Gioco estenuante, ma con una buona varietà di nemici da affrontare. Ci gioco anche adesso.

 

4° – ROD LAND

Piazzare Rod Land solo al quarto posto mi fa male. Parliamo di un gioco immortale, uno di quelli a cui sono più legato. Grazie a quel Coin Op mi sono fatto e ho consolidato tante amicizie. I pomeriggi passati nel bar sotto casa a giocarci non si contano. È il gioco simbolo della mia adolescenza, della parte più bella della mia vita. Eppure, pur essendoci legato indissolubilmente, non è riuscito a entrare nel mio personale podio.
Rod Land ha anche avuto un’ottima conversione per Amiga 500, certamente una delle più belle della macchina griffata Commodore.

Il gioco, pubblicato dalla Jaleco nel 1990, vede protagoniste le due sorelline Tam e Rit.
Dotate di una bacchetta magica e del potere di creare scale con cui scalare le piattaforme, lo scopo del gioco prevedeva di acchiappare i nemici con il raggio prodotto dalla bacchetta e sbatterli a terra fino alla loro morte.
Se si raccoglievano i fiori e gli altri oggetti sparsi nel livello, i nemici venivano trasformati e messi in fuga e una volta uccisi si trasformavano in una lettera dell’alfabeto con cui cercare di comporre la parola con cui poi ti veniva data una vita Bonus. Molto accattivanti anche i mostri di fine livello, soprattutto quello che ricordava Mazinga.
Gran gioco, non posso che ringraziare la Jaleco per i tanti bei pomeriggi che mi ha fatto passare in compagnia delle due sorelline.

 

3° – SNOW BROS

Ricordo quel pomeriggio come fosse ieri. Il mio amico arrivò al bar con le tasche piene di monetine con un solo e preciso obiettivo: sconfiggere il difficilissimo mostro finale di Snow Bros.
Ci avrà buttato dentro 10mila lire a pezzi da 200 lire senza costrutto. Snow Bros era un gioco bellissimo, ma un ruba monete come pochi. Era anche molto lungo, circa 50 livelli che ammetto di non aver portato mai a compimento, pur avendoci passato almeno sei pomeriggi a settimana nel baretto sotto casa. Dico sei perché nel settimo c’era la chiusura settimanale.
Per tutta la durata del cabinato in quel bar, Snow Bros era un’appuntamento fisso. Talmente fisso che quando fu cambiato lo andai a cercare in altri posti, pur di giocarci.

Il gioco fu sviluppato dalla Toaplan nel 1990 e successivamente importato dall’americana Romstar in tutto il globo.
Lo scopo del gioco era semplice. Nick e Tom avevano il potere di lanciare e intrappolare i nemici utilizzando palle di neve. Erano presenti numerosi Power Up che aiutavano i due protagonisti nel corso di ogni livello, sotto forma di diverse lanternine di colore diverso in grado di dare più velocità e più potenza di fuoco. La difficoltà stava nel tempo che era solo di 40 secondi a livello, prima dell’apparizione dell’immortale zucca assassina che ti avrebbe rincorso fino a morte certa.
Gioco bastardo come pochi, ma spassosissimo da giocare in due.

 

2° – TUMBLE POP

Il mitico Tumble Pop ha segnato le mie prime emulazioni con il Mame.
Lo ricordo nella sala giochi più grande della città, dove per andarci mi toccava fare una lunga camminata a piedi o prendere il bus nel centro cittadino. Nel bar e nelle sale giochi sparse nel mio quartiere non approdò mai. Quindi in versione Coin Op ci ho giocato pochissimo, ma è praticamente quello che ho emulato di più negli anni scorsi.
Considerando quanto ci ho giocato nei pomeriggi di pausa al negozio, quando ero ancora sprovvisto di una rete ad Internet, si merita tranquillamente la seconda posizione.
Fu il mio gioco anti-stress per eccellenza.

Tumble Pop è uno degli ultimi giochi a schermo fisso, sicuramente uno dei più belli graficamente. A dirla tutta è anche più facile di Snow Bros e soci, visto che l’ho finito abbastanza in fretta.
Il gioco, abbastanza semplice, racchiude tutti i crismi dei platform a schermo fisso. Impersoniamo una sorta di Ghostbuster, che provvisto di un raggio trainante è in grado di assorbire i nemici e lanciarli contro il muro o a sfracellarsi addosso agli altri. Bisogna farlo in poco tempo, perché il troppo assorbimento porta all’implosione e alla perdita della vita.
Lo scopo è sconfiggere gli avversari e l’anfora da cui fuoriescono. Come gli altri giochi del genere non mancano Power Up che aiutano nel proseguo dei livelli, via via sempre più difficili.
Come in Rod Land, raccogliendo le sfere che appariranno durante il gioco e completando la scritta Tumble Pop si avrà una vita Bonus.
Il gioco offre una grande varietà di nemici e di livelli e non ci sono dubbi sul fatto che graficamente sia il migliore della compagnia, insieme a Diet Go Go, uscito qualche anno dopo.

 

1° – PANG

Al primo posto non può esserci che lui, il rompipalle per eccellenza: Pang. Il gioco della mia vita. Letteralmente lo venero.
È probabilmente uno di quei cabinati che si trovavano un po’ ovunque. Uno di quei giochi che spuntava fuori nei posti più impensabili, nei peggiori bar, all’interno delle stazioni più vetuste e abbandonate e in qualunque sala giochi di periferia “dove i Tram non vanno avanti più”.
Pang è una mia ossessione. Tanto semplice quanto banale, eppure in tutti questi anni non ho mai smesso di giocarci, ed è sempre il primo gioco che emulo.
Bellissimo anche nella versione Amiga 500, anche se io sono sempre stato legato alla versione Coin Op, preferendo l’emulazione via Mame a quella WinUAE Amighista.
Non si contano le volte che mi “giocavo” la scuola per andare a giocarci. Il capolavoro di casa Capcom dal 1989 a oggi mi ha regalato e mi regala ancora adesso massicce dosi di divertimento. Probabilmente continuerò a giocarci anche a 60 anni e passa, se ci arrivo.

Serve davvero descriverlo? Penso di no, Pang è uno di quei giochi che credo conoscano anche le nuove generazioni. Per quei pochi che non ne hanno sentito parlare, emulatelo che è divertentissimo.
Mi prostro in ginocchio ai piedi del sommo Pang e lo ringrazio di tutte le ore, i minuti e secondi passati insieme, sperando che continuino ancora e ancora. Pang è insieme al flipper della Famiglia Addams il cabinato che vorrei avere in casa, certamente uno dei miei più reconditi desideri.
Pang ha avuto anche un ottimo, quanto difficilissimo seguito: quel Super Pang che tante bestemmie ha generato nelle menti di tutti i videogiocatori per la sua incredibile difficoltà.

PLATFORM FUORI CLASSIFICA

Sono legatissimo anche a Super Pang, che in qualche modo ha rappresentato uno degli ultimi baluardi dei Platform a schermo fisso e anche uno degli ultimi Coin Op a cui ho giocato, ma non mi ha mai preso quanto il primo.
Super Pang resta comunque un gran gioco, anche se fuori classifica. A dirla tutta in termini di grafica e giocabilità, Super Pang è sicuramente più completo del suo illustre predecessore, ma ai miei occhi resta comunque inferiore.

 

Infine, anch’esso fuori classifica, faccio menzione di un altro gioco con il medesimo schema, Diet Go Go.

Diet Go Go è a tutti gli effetti l’ultimo Coin Op che giocai nel bar sotto casa. Prima che le macchinette del video poker inglobassero tutti i Coin Op, assurgendo a protagoniste indiscusse di qualsiasi bar/sala giochi del mio agglomerato cittadino.

Prodotto nel 1992 dalla Data East, Diet Go Go ricorda moltissimo Tumble Pop, del quale è un chiaro successore visto che anche Tumble Pop all’epoca fu creato dalla medesima Software House.
Il tema portante del gioco è quello del cibo. Lo schema è il solito: eliminare tutti i nemici e completare il livello. Per farlo, questa volta i personaggi protagonisti del gioco avranno del cibo con cui fare ingrassare e successivamente eliminare i mostri che appariranno durante il livello.
Non mancheranno Boss finali da sconfiggere e vari Power Up, che faranno l’apparizione durante i vari livelli.

 

Anni dopo, sempre sotto l’etichetta Data East, un altro gioco del medesimo filone fece la sua apparizione, questa volta ambientato nella preistoria: Joe & Mac Returns.

A sua volta seguito del bellissimo platform a scorrimento orizzontale Joe & Mac Caveman Ninja.
Ammetto che all’epoca dell’uscita di Joe & Mac Returns nei bar e nelle sale giochi ci passavo pochissimo tempo e quindi ci ho giocato poco o nulla. L’ho recuperato solo in tempi recenti.
Certo, lo schema è sempre il solito, quindi dal punto di vista della giocabilità non è che offra grandi innovazioni rispetto ai precedenti. Infatti lo emulo poco o nulla.
Graficamente e in termini di gameplay è un ulteriore passo avanti rispetto a Tumble Pop e Diet Go Go, ma il solo impatto grafico e la sola ambientazione non bastano a elevarlo al di sopra. Resta comunque anch’esso un gioco piuttosto divertente.

 

In conclusione, i Platform a schema fisso hanno rappresentato una parte imprescindibile della mia adolescenza, forse la migliore. Certamente la più divertente.
Questa passione piuttosto vintage probabilmente mi rende un uomo ancorato al proprio passato e poco interessato al presente e al futuro tecnologico.
Ma non ci posso fare nulla, sono fatto così.

 

(Da Frammenti e Tormenti)

1 commento

  1. Io Rainbow Island non lo considero fisso perché scorre verso l’alto come dici giustamente anche te.
    Però secondo me manca un caposaldo dei platform su 8 bit, ovvero Jet Set Willy.
    Uno dei giochi più assurdi e allucinanti dello Spectrum. (E convertito anche per BBC Master / Olivetti Prodest 128s, Commodore 16, Atari, …)
    Io ogni tanto me lo rigioco, ma non sono mai riuscito a finirlo.

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