PLASTIC MAN DI JACK COLE: IL PIÙ BEL SUPEREROE DI SEMPRE

PLASTIC MAN DI JACK COLE: IL PIÙ BEL SUPEREROE DI SEMPRE

Praticamente mai pubblicato in Italia, non troppo noto neppure nell’America di oggi, morto tragicamente… eppure Jack Cole è stato uno dei più grandi autori della storia del fumetto e il suo personaggio principale, Plastic Man, il supereroe più riuscito fra tutti quelli creati prima e dopo. Questo perché il superpotere di Plastic Man è sempre visibile e declinabile in ogni situazione.
Il personaggio Tiramolla, un tempo famoso in Italia, ne è una copiatura in chiave più comica e stilizzata ammessa dagli stessi autori.
Di Jack Cole sono importanti anche le vignette realizzate per i primi numeri della rivista “Playboy”.


Jack Cole nasce nel 1914, i suoi unici studi artistici avvengono per corrispondenza (un po’ come per Charles Schulz e Basil Wolverton).
Nel 1936 sposa l’amica d’infanzia Dorothy Mahoney e negli anni successivi inizia a lavorare per i comic book, per lo più scrivendo e disegnando le proprie storie.

Dopo avere girato un po’ di editori, si ferma alla Quality Comics, la migliore casa editrice della golden age di proprietà di Everett “Busy” Arnold e supervisionata dal grande Will Eisner.
Per questo editore, nel 1941, crea Plastic Man nel primo numero del comic book antologico “Police Comics”. Poi, dal 1943, come pochi altri supereroi dell’epoca, Plastic Man appare anche in un comic book tutto suo.

Dopo le copertine delle due testate, guardiamoci anche alcune splash page (pagine formate da una unica grande vignetta) che risentono vagamente dell’impostazione grafica di Spirit.

Partiamo dagli adoranti adoratori dell’antica Grande Dea Phygä e finiamo con Plastic Man che schiatta nella camera a gas.

Nel dicembre del 1939, Jack Cole crea l’antieroe The Claw (l’Artiglio), per il numero 1 di “Silver Streak Comics” di Gleason. Quando la testata viene fagocitata da Daredevil (quello originale creato da Jack Binder), il malvagio Claw ne diventa il nemico principale. Ma già Cole mette i due l’uno contro l’altro, disegnando un Daredevil veramente infernale nella sua bicromia… anche se mai quanto Claw, un Fu Manchu all’ennesima potenza.

Sopra la prima tavola con le indicazioni dei colori di Jack Cole.

In questi anni i supereroi nascono come funghi. Il primo creato da Jack Cole è Comet, uscito nel gennaio 1940 su “Pep Comics” 1 della Mlj (la casa editrice che, quasi subito, rinuncia ai suoi pur ottimi supereroi per puntare tutto sulle storie infantili tipo Happy Days di Archie).

Dal 1940, Jack Cole diventa assistente di Will Eisner, per il mini comic book dedicato a Spirit accluso negli inserti domenicali dei quotidiani. Realizza anche alcune storie completamente da solo, in particolare per le strisce quotidiane dalla breve vita editoriale, che qui vediamo in alcuni esempi del 1942. Se non sbaglio questo è l’unico materiale di Cole tradotto in Italia, per il solo circuito delle fumetterie.


Dunque nell’agosto del 1941, Cole crea Plastic Man per il primo numero di “Police Comics”. Verrebbe da dire che Plastic Man ha preceduto di venti anni i poteri elastici di Mister Fantastic dei Fantastici Quattro, ma la Marvel può sempre vantarsi di avere avuto l’idea originale. Più precisamente l’ha avuta, nel 1940, il finlandese Klaus Nordling creando Thin Man per il comic book della Timely/Marvel “Mystic Comics”. Anche se Thin Man è più “sottile” che elastico, l’ispirazione è evidente. Tra l’altro, se non ricordo male, il bravo ma misconosciuto Nordling e Cole erano molto amici.

Qui sotto, il Thin Man originale di Nordling: qualcuno forse ricorderà la riapparizione del personaggio negli anni settanta come membro della Liberty Legion, uno spin-off degli Invasori.

Prima di diventare casualmente Plastic Man, Patrick O’Brian era un vero e proprio delinquente: rimasto contaminato da strane sostanze chimiche durante una rapina, acquisisce fantastici poteri “gommosi”.

(Fortunato Latella ha tradotto qui la prima storia di Plastic Man per Giornale POP).   

Ora che il suo corpo si è trasformarto in una sostanza plastica malleabile, Patrick decide di combattere il crimine insieme alla sua spalla, il goffo cicciotello Woozy.

Guardiamo l’evoluzione del già maturo Jack Cole in tre periodi.
Partiamo da alcune tavole ricche di fantasie oniriche di un episodio uscito nel 1948 su “Police Comics”.

Passiamo a una storia del 1950 con il mago di turno.

E finiamo il trittico con un episodio del 1953.

In questo ultimo periodo lo stile di Jack Cole diventa più realistico e drammatico, influenzato dalle storie horror che vanno di moda nei comic book.


Il soggetto della storia fa il verso ai film horror della Universal di una ventina di anni prima.

La produzione di Jack Cole si concentra su Plastic Man anche se realizza altri personaggi, soprattutto per la Quality.
Ecco il numero di tavole prodotte, anno per anno, durante la sua permanenza nei comic book.
Qui sono indicate le tavole di Plastic Man, corrispondenti al doppio delle altre sue produzioni fumettistiche.
Più sotto viene indicata anche la proporzione delle storie di Plastic Man per “Police Comics” con quella per l’omonima testata.

(I grafici e tutto il fottibile l’ho fottuto da questo sito). 

Tra gli altri eroi di Cole ci sono l’originale Quicksilver, The Barker, Death Patrol e alcuni personaggi di una sola paginetta come Windy Breeze.

Oltre al simpaticissimo Dogtag.

Di particolare interesse è il semiautobiografico Inkie (1944), che vediamo per intero.

La seconda metà degli anni quaranta è il periodo dei fumetti sui gangster, che anticipano quelli horror della prima metà dei cinquanta.

In “True Crime Comics” n. 2 del 1947, Jack Cole ci regala uno dei capolavori del fumetto da esporre al museo.

La vignetta sottostante è stata riprodotta dall’infernale psichiatra tedesco Fredric Wertham nel suo malefico saggio “La seduzione dell’innocente”, a causa del quale nella prima metà degli anni cinquanta è scoppiata la caccia alle streghe del fumetto.

Cosa avrà poi di tanto violento un’immagine così innocente? Mah, mi sfugge proprio.

E con questa (bellissima) copertina di Cole del 1953 siamo in pieno horror.

Nel 1955 il mercato dei comic book viene praticamente distrutto dalla caccia alle streghe, e non si ristabilirà mai più ai livelli di prima.
Anche Plastic Man, unico supereroe non della Dc sopravvissuto dalla morìa degli anni quaranta, deve chiudere dopo avere resistito fino al 1956. Successivamente i diritti del personaggio vengono acquisiti dalla Dc Comics, che incongruamente ingloba il brioso personaggio tra i suoi seriosi supereroi. Anche se Plastic Man avrebbe potuto fare gruppo con il primo Superman di Siegel e Shuster e con il primo Batman di Finger e Kane, a differenza di questi due personaggi non è stato possibile ridurlo a eroe disegnato in stile fotografico.

Diversamente da un artista come Fred Guardineer che deve riciclarsi come postino, Jack Cole non risente professionalmente di questi rivolgimenti epocali, avendo mollato i comic book già nel 1953. In quell’anno nasce “Playboy” e il suo editore-direttore, il giovane Hugh Hefner, è un fumettofilo che apprezza moltissimo Cole.

C’è da dire che Hugh Hefner (1926-2017), sia pure con le migliori intenzioni del mondo, ha rovinato due tra i maggiori autori dei fumetti.
Ha convinto Harvey Kurtzman (1924-1993) a lasciare “Mad”, la rivista che ha fondato per la Ec Comics nel 1952, e a lanciarne una analoga dalla brevissima vita per la casa editrice di Playboy. Negli anni a venire, il grande Kurtzman si arrabatta pubblicando nuove riviste satiriche che chiudono rapidamente (con la parziale eccezione di “Help!” per la Warren). In pratica, Kurtzman continuerà a guadagnare solo scrivendo i fumetti di Little Annie Fanny per Playboy.

A Jack Cole, invece, Hefner fa realizzare subito vignette grandi di una pagina per Playboy, sulla scia dei lavori analoghi che faceva da alcuni anni per riviste scollacciate di basso livello. Immediatamente, Cole diventa una delle firme maggiori e meglio pagate di “Playboy”.

Commento le vignette perché se alcune sono senza parole altre ricordo che avevano un testo (non riportato nelle immagini che ho trovato nel web).

Toccata e fuga (la vignetta era probabilmente senza parole).

La storia si ripete (i bianchi hanno fottuto di nuovo gli indiani).

Quella è tua moglie? A me sembrava il televisore!

Oltre alla prestigiosa collaborazione con “Playboy” che lo fa diventare un autentico personaggio, nell’agosto del 1958 Jack Cole riesce a vendere una striscia giornaliera alla Chicago Sun-Times Syndicate. In questi anni, pubblicare sui quotidiani è ancora l’obiettivo finale degli autori dei comic book (Stan Lee compreso, che dopo tanti tentativi riuscirà solo negli anni settanta con la versione quotidiana del suo Uomo Ragno).
Betsy e Me parla di una coppia con un figlio genio di cinque anni. Il nuovo stile bidimensionale di Cole cavalca la moda del fumetto “intellettuale e poetico” dei Peanuts di Charles Schulz. Aveva capito che per sfondare nelle strisce doveva disegnare peggio che poteva.

Due mesi e mezzo dopo aver raggiunto l’apice del successo, Jack Cole si uccide a 43 anni.

Sembra che, trasferendosi da New York ai dintorni di Chicago, dove sorge la sede di “Playboy”, sguazzando tra le conigliette Jack Cole e la moglie Dorothy siano entrati nel giro degli scambisti. La signora deve essersi trovata meglio con un certo droghiere che non con il marito, il quale, per “lasciarla libera”, si è tolto gentilmente di mezzo. In maniera definitiva. Le lettere di spiegazione spedite alla moglie e a Hefner prima di spararsi non sono state divulgate. La vedova, comunque, non deve esserci rimasta troppo male perché l’anno successivo sposa il droghiere.

Il saggio “Jack Cole and Plastic Man” di Art Spiegelman (autore della graphic novel “Maus”) e Chip Kidd è uno dei pochi tributi a un fumetto epocale e al suo creatore

 

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3 commenti

  1. Mi ricordo di aver letto, da piccolo (1968) una storia del Batman Mondadori con Plastic Man. Ho poi scoperto che si tratta del n. 32 “L’invasione della plastica”. Ovviamente ne rimasi affascinato.
    Complimenti per il blog
    Claudio

    • Sì, anch’io l’ho letta.
      Per qualche strano motivo, nella copertina la Mondadori aveva cancellato il volto di Plastic Man.

  2. Una delle prime vittime del liberalismo. Triste fine per un autentico genio !

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