NESSUNO SA CHE IL PRIMO SUPEREROE È PHANTOM

NESSUNO SA CHE IL PRIMO SUPEREROE È PHANTOM

Phantom, conosciuto in Italia come Uomo Mascherato, è il primo supereroe dei fumetti essendo uscito due anni prima di Superman. Anche se nessuno gli riconosce questo primato.

Il suo creatore, Lee Falk (Leon Harrison Gross), nasce nel 1911 a Saint Louis. Dopo gli studi si trasferisce a New York, dove trova lavoro come pubblicitario.

La svolta nella sua carriera avviene quando propone con successo due personaggi alla King Features Syndacate, l’agenzia fondata da William Randolph Hearst per distribuire le strisce dei fumetti ai quotidiani. I personaggi di Lee Falk sono il mago Mandrake, creato nel 1934, e, appunto, The Phantom nel 1936.

Falk è uno dei pochi ebrei a lavorare per le strisce avventurose dei quotidiani, mentre tra gli autori dei comic book (albi a fumetti) ce ne sono moltissimi: significativo, benché la cosa non sia mai stata sufficientemente approfondita, che i primi autori dei supereroi siano ebrei: Jerry Siegel e Joe Shuster di Superman, Bob Kane e Bill Finger di Batman, Joe Simon e Jack Kirby di Capitan America… Come sono ebrei i direttori e gli editori della Dc Comics e della Marvel. Gli ebrei lanciano i supereroi in America mentre Adolf Hitler assume il potere in Germania, evocando il “superuomo” contro la loro etnia che considera composta da “sottouomini”. Che sia una specie di risposta a distanza?…

Phantom è un uomo in costume e con il volto mascherato. Non avendo superpoteri, salvo straordinarie abilità atletiche, nel momento del bisogno non esita a impugnare le sue due pistole automatiche. Ma spesso si limita ai pugni, lasciando l’impronta del suo anello a forma di teschio nelle carni del malcapitato, allo stesso modo in cui Zorro firma con una zeta usando la spada. Del resto non sono i superpoteri a fare i supereroi, neppure Batman li ha, ma la calzamaglia: inizialmente, Superman e compagni venivano chiamati eroi in costume.

Il fatto che Lee Falk, uno sceneggiatore, sia riuscito a vendere due personaggi alla King ha dello straordinario: siccome i primi fumetti, nati tra fine ottocento e inizio novecento, erano realizzati da autori satirici “completi”, le agenzie di distribuzione dei quotidiani stentano a riconoscere l’esigenza di due autori distinti (uno che scrive e uno che disegna). Così Lee Falk, per imporre le sue creazioni all’agenzia, scrive e disegna le prime strisce di entrambi i personaggi, presentandosi come autore completo.

Lavorando come copywriter nella pubblicità, Falk ha di certo usato il metodo degli illustratori: cioè fotografare dei modelli e ricalcare con la matita i negativi proiettati sul foglio con l’episcopio. Inoltre, fa fare il ripasso a china di queste prime strisce a dei veri disegnatori, che poi avrebbero continuato a disegnare da soli i personaggi: Phil Davis e Ray Moore.

L’intenzione con Phantom è quella di ripetere il successo di The Shadow, il più noto personaggio delle riviste pulp (nato in realtà nei serial radiofonici, in italiano “radiodrammi”, i precursori dei telefilm). Le pulp presentano i racconti degli anticipatori dei supereroi, avendo costoro abilità eccezionali e abiti particolari che sono già quasi dei costumi (si pensi anche a Doc Savage). Nelle pulp sono rapidamente nate diverse imitazioni di Shadow, come il mascherato (nel senso di dotato di mascherina) The Phantom Detective.

Io ho letto diversi romanzi di Doc Savage e alcuni di The Avenger, altro personaggio delle pulp, conosco meno Phantom Detective, ma so che i primi episodi di Phantom di Lee Falk lo ricordano in molti punti. Anzi, lo ricalcano proprio. Ecco cosa dice in proposito la Wikipedia in inglese: The early episodes of Lee Falk’s Phantom newspaper strip strongly resemble the Phantom Detective. Abruptly, Falk abandoned this tack for the exotic adventure approach, abandoning his Manhattan locale and the Phantom’s original identity of playboy Jimmy Wells”. Praticamente un plagio, ma andiamo con ordine.

Nelle strisce, Phantom ha il costume grigio (non solo perché sono pubblicate in bianco e nero dai quotidiani), ma diventerà viola a dispetto di Lee Falk quando, nel 1939, cominceranno le tavole domenicali a colori. L’editore Nerbini, pubblicandolo in Italia le strisce prima dell’edizione a colori delle tavole, aveva deciso di colorare il costume di rosso.
Phantom vive la sua prima avventura a New York: come i futuri suoi colleghi supereroi e i contemporanei personaggi delle pulp, è inizialmente pensato per l’ambito metropolitano.

Che Ray Moore ricalchi le foto è particolarmente evidente in questa espressione di Phantom

Nella prima storia facciamo la conoscenza del playboy (significa ricco scapolo) Jimmy Wells che, anche se non viene detto esplicitamente, è l’alter ego di Phantom così come The Shadow lo è di Kent Allard (Kent sarà ripreso come cognome dell’identità segreta di Superman).

Qui in basso, vediamo Jimmy corteggiare Diana nelle strisce dei quotidiani colorate dell’edizione realizzata negli anni trenta dall’editore Nerbini. Sono state pubblicate dal settimanale “L’Avventuroso” e poi ristampate in albi monografici. Il nome di Jimmy Wells è italianizzato, secondo l’uso dell’epoca, in Paolo Rosi.

La storia verte su una misteriosa organizzazione criminale orientale, situazione tipica delle avventure di The Shadow e degli altri eroi delle pulp. All’improvviso, l’ambientazione si sposta da New York al Sud-Est asiatico per fermarsi stabilmente in una zona che parrebbe situata tra il Bangladesh e la Birmania, lungo il confine che divide gli indiani dalle etnie di razza mongolica. Peraltro, questi due attuali Stati all’epoca erano uniti nell’Impero indiano inglese. La regione, nelle storie di Phantom, si chiamerà in seguito Bangalla (evidentemente da Bengala, dal quale prende il nome l’attuale Bangladesh, stato indipendente dell’India orientale). Qui sotto la grafia del nome della regione usata nei paesi scandinavi.

In questa prima storia Lee Falk tira fuori una trovata dopo l’altra, a partire dai pigmei che servono Phantom assiso su un trono nella grotta a forma di teschio. Nel Sud-Est asiatico vivono i pigmei negritos, con caratteri vagamente africani, ma in generale, i popoli disegnati dal mediocre Ray Moore, pur essendo asiatici, assomigliano più a quelli africani che agli indiani. Quando a disegnare Phantom arriverà Sy Barry, dal tratto molto preciso perché più bravo, non ci sarà più alcun dubbio sull’ambientazione africana. Salvo per la presenza delle tigri, che non esistono in Africa. Comunque, negli anni successivi, le storie saranno ufficialmente collocate in un’isola immaginaria dall’appartenenza continentale non del tutto definita.

Phantom finisce per identificarsi totalmente con la regione esotica. Viene così rapidamente abbandonata New York e ci si dimentica completamente dell’esistenza di Jimmy Wells, il mancato alter ego. Se prima il costume di Phantom era necessario perché aveva una doppia identità, adesso appare privo di senso. Secondo me, una diffida da parte dell’editore della pulp di Phantom Detective ha costretto Lee Falk a cambiare completamente i suoi piani: meglio così, la nuova ambientazione è molto più originale, malgrado la stranezza di far indossare all’eroe un costume integrale nella caldissima e umida foresta tropicale (chiamata “giungla” dagli scrittori di fiction).

Si crea anche una leggenda, secondo la quale l’eroe mascherato sarebbe l’ultimo dei tanti Phantom che da padre in figlio si danno il cambio in quell’angolo sperduto di mondo.


Ormai il personaggio è lanciato al successo. I nascenti comic book, gli albi a fumetti, si riempiono di uomini mascherati come lui: i supereroi. Quasi tutti i personaggi rimanenti dei comic book sono maghi, sulla falsariga di Mandrake, l’altro eroe di Falk. Lo possiamo vedere anche nel primo numero di Action Comics, l’albo dove Superman compare per la prima volta insieme a maghi con i baffetti ricalcati da Mandrake. Solo che poi i maghi si estinguono, mentre gli eroi mascherati si moltiplicano. L’influenza determinante di Lee Falk sui comic book, quindi sulla nascita dei supereroi, non è mai stata adeguatamente riconosciuta. Nemmeno quella di Phantom Detective su Phantom-Uomo Mascherato, per la verità.

Nel giro di pochi anni, viene realizzato un serial cinematografico su Phantom e gli vengono dedicati diversi romanzi (ne ho uno negli Oscar Mondadori).

Cliccando sull’immagine si possono vedere tutte e quindici le puntate del serial cinematografico di Phantom (1943)


Lee Falk inizia a lavorare anche come impresario teatrale, mettendo sotto contratto Marlon Brando, Paul Newman, Charlton Heston e tanti altri attori importanti.


Dal 1961, ai disegni di Phantom c’è Sy Barry (fratello del Dan di Flash Gordon), dal segno pulitissimo anche se per niente fantasioso. Come Ray Moore ricalcava le fotografie, ma, diversamente da lui, non ha inventato graficamente il personaggio e la sua ambientazione.


Lee Falk muore nel 1999, ma la sua striscia (oggi ridotta in formato francobollo mentre all’inizio andava da un margine all’altro della pagina dei quotidiani) è ancora pubblicata con i testi di Tony DePaul e i disegni di Mike Manley (che ha preso il posto dell’altro ex marveliano Paul Ryan, deceduto nel 2016). Una delle pochissime non umoristiche e non autoconclusive in circolazione.

Come Walt Disney, Falk firma le strisce pure da morto.

In Nord Europa, Phantom riscuote ancora oggi successo grazie alla un po’ ingenua produzione locale della Egmont.

Anche in Italia, soprattutto negli anni trenta, l’Uomo Mascherato ha conosciuto grande popolarità. Tanto che fino agli anni settanta è stato titolare di una testata che in genere ristampava le strisce rimontando le vignette per adeguarle al formato. Più raramente, come nel caso che vediamo sotto, gli editori Fratelli Spada (succeduti a Nerbini) usavano episodi realizzati in America per i comic book. Questo era stato pubblicato dalla Charlton, la casa editrice che apparteneva alla mafia newyorkese: il testo è del modesto veterano Dick Wood, i disegni del giovane e promettente Jim Aparo (futuro autore di Batman).

Nella copertina dipinta da Mario Caria, che ricalca quella originale di Aparo, il costume, come al solito in Italia, diventa rosso.




I non pochi supereroi italiani creati tra la seconda metà degli anni quaranta e i primi anni sessanta, come Plutos di Gian Luigi Bonelli, imitavano quasi sempre Phantom, piuttosto che Superman e successori. C’è persino un supereroe western ispirato a Phantom che esce ancora oggi nelle nostre edicole: Zagor di Gallieno Ferri e Guido Nolitta/Sergio Bonelli. Vi rimando all’articolo che gli ho dedicato: “Chi ha creato veramente Zagor?”.

 

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8 commenti

  1. Paul Ryan ( quattro anni di Fantastic Four , DP7 per il New Universe ed il capitolo ” nuovo ” della Crisis di Wolfman e Perez tra i suoi lavori ndr ) è scomparso mi pare l’anno scorso. Tra i disegnatori recenti di The Phantom ricorderei anche il Graham Nolan che ha disegnato Bats negli anni novanta e ha co-creato il cattivo Bane su testi di Chuck Dixon.
    Concordo su quasi tutto quanto ho letto e rilancio dicendo che Mandrake e The Phantom – nei comics – sono gli archetipi di super-eroe apollineo e vigilante come dopo di loro Supes e Bats oggi declinati anche dalla coppia gay di Apollo ( appunto ) e Midnighter, ma la dicotomia tra personaggi solari con una anima piena di sì e notturni e tormentati dal dubbio è anche in Mickey Mouse & Don Duck e financo in Tex e Zagor.
    Lee Falk era un produttore teatrale che amava il medium , ma ha collezionato una teoria di fiaschi. Fondamentale invece il suo contributo ai comics. La stiscia di The Phantom, tanto x cominciare , parte con Diana Palmer sul ring che scaglia con un destro fulminante il suo sparring partner fuori dal ring. Praticamente la Olive di Popeye, ma non in una striscia umoristica. Falk aveva comunque davvero un grande orecchio per le trovate : quando ha realizzato che tutti guardavano quel bel gagà con sospetto perchè certi che amasse le calzamaglie , ha mandato il tavolo gambe all’aria con la notizia che The Phantom era tale 24 ore su 24. Bravo bene bis.

    • Quella è una giustificazione a posteriori, anche perché alla King tutto doveva essere concordato con i vertici. Rimango della mia idea del plagio di Phantom Detective e relative minacce di conseguenze legali.

  2. Di solito sono d’accordo con quanto scrivi, Sauro, ma dire che Ray Moore “non è fantasioso” mi fa sobbalzare. “Non bravo”, come dici poco sopra, passi, benché quell’apparente mancanza di perizia fosse proprio la sua cifra stilistica. Ma Moore è stato il più efficace disegnatore di Phantom, secondo me. Senza paragoni con gli altri.
    Tutto allegramente IMHO, naturalmente.

    • Non sempre Moore trova soluzioni adatte alla sceneggiatura e gli sfondi lasciano a desiderare, ma forse hai ragione tu: cambio il testo.

  3. Secondo alcuni critici, Moore era uno dei migliori disegnatori di donne sexy – sempre contestualizzando – ed è ancora oggi rimpianto dai fans. Io ammetto di averlo apprezzato di più quando contavo gli anni con le manine e potevo fare a meno dell’indice impegnato a dirigere lo sguardo di papà sul fumetto che mi guardava dalla edicola. Ricordo con affetto un volume con le storie di Wilson McCoy e la prefaz che parlava di un Uomo Mascherato domestico ed ” inquartato “. Se qualcuno ha letto ” Le Olimpiadi della Giungla ” con due birboni grandi e grossi che The Phantom piega ad apprendisti aiuto entomologi entusiasti di seguire uno strambo ometto a caccia di farfalle sa cosa intendo. Oggi nessuno ricorda McCoy se non consideriamo Dan Maramotti che lo ha omaggiato per esempio nella bio di Bruce Lee su testi di Stefano Benni. Ray Moore, al temo in cui leggevo le sue storie e quindi nel decennio delle targhe alterne e di Portobello in tv, era tanto leggendario che si pensava fosse scomparso in volo durante la guerra o che non riuscisse + a tenere la matita in mano x tutto l’alcol che aveva assunto. Da bimbo pensavo che fosse decollato tanto brillo da perdersi sopra le Bermuda insieme ai resti della Banda Aerea…

  4. Bell’articolo; preciso una cosa:

    “significativo, benché la cosa non sia mai stata sufficientemente approfondita, che i primi autori dei supereroi siano ebrei”

    Michael Chabon ha dedicato alla questione addirittura un ponderoso romanzo, «Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay», uscito 15-20 anni fa e che tutti gli appassionati dell’età d’oro del fumetto dovrebbero conoscere.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Le_fantastiche_avventure_di_Kavalier_e_Clay

    • Grazie, ne sono al corrente dato che ho letto il romanzo quando è uscito qualche anno fa. Esiste anche un saggio del quale ora non ricordo il titolo. Ma credo che sull’argomento si possa dire di più.

  5. […] Caria, che da piccolo conoscevo per le copertine degli albi dei Fratelli Spada, da Gordon all’Uomo Mascherato. Le copertine di Caria per Balboa venivano pubblicate a caso: quasi mai corrispondevano […]

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