L’INSOSTENIBILE PERVASIVITÀ DEL KITSCH NEL MONDO ATTUALE

Kitsch

Qual è l’estetica predominante in questo ventunesimo secolo? Per molti critici non ci sono dubbi: viviamo nell’era del kitsch (parola tedesca che indica lo stile degli oggetti di cattivo gusto).
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Persino il grande critico d’arte Gillo Dorfles, che per anni lo combattè strenuamente, dovette ammettere verso la fine della sua lunghissima vita che il kitsch aveva vinto: “Oggi quasi tutto è kitsch, al punto che è sempre più difficile individuarlo e separarlo. Non è scomparso il bello, è solo cambiato il gusto. Una volta c’erano un gusto popolare e un gusto elitario. Oggi c’è solo un gusto, ed è il gusto diffuso”.
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Gli gnomi da giardino sono kitsch come i dipinti economici per i turisti, che sono tecnicamente corretti ma esprimono le loro “verità” troppo direttamente e troppo semplicemente, spesso sotto forma di stereotipi.
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Gli esempi di questo fenomeno possono essere legati a un momento o a un luogo, o possono essere universalmente applicabili. Per alcuni, il settimanale “Saturday Evening Post” (dove disegnava anche Norman Rockwell) rappresentò il kitsch americano dell’epoca della Seconda guerra mondiale, mentre quello globale risiede nelle migliaia di repliche di souvenir di famosi monumenti turistici in tutto il mondo.
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I gusti dei nuovi ricchi in Russia, Cina, Medio Oriente e Stati Uniti si riconducono a una sorta di cospicua volgarità che corrisponde perfettamente alle definizioni classiche del kitsch. Allora, perché ce n’è così tanto? Ce n’è più oggi di quanto non ce ne sia mai stato? Questa contemporanea attrazione per il kitsch avrebbe che fare con la “deculturazione”, un fenomeno in cui un particolare gruppo sociale viene privato di uno o più aspetti della sua identità.
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Gli esseri umani hanno sempre avuto bisogno di verità in cui credere. Mentre nel passato queste verità tendevano a essere trasmesse attraverso la cultura, ora vengono prodotte sempre più istantaneamente senza mediazione culturale. Il kitsch utilizza questo meccanismo nel regno dell’estetica. Nel mondo di oggi il kitsch sta ridefinendo la nostra percezione della verità, ed è una verità priva di cultura e di contesto.
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Diversi studi hanno dimostrato che ha le radici in un impulso intrinsecamente narcisistico. I social media incoraggiano il narcisismo perché consentono agli individui di riciclare se stessi senza confrontarsi con la cultura dell’altro. La distribuzione di informazioni su internet evita il confronto con idee “altre” o semplicemente con “l’altro”. Promuove atti di perpetua auto-scoperta narcisista.
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L’esplosione del fenomeno dei selfie è la manifestazione più letterale del fenomeno. Un’altra è la moltiplicazione di verità alternative: i terrapiattisti, i cospirazionisti, i no-vax eccetera non sono dovuti tanto alla disinformazione ma, piuttosto, alla “kitschificazione” della verità stessa. Le verità si stabiliscono autonomamente dai fatti reali, nell’affermazione individuale di una verità fantasiosa.
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Questi sono gli anni dei Ferragnez (la coppia formata da Fedez e Chiara Ferragni), la coppia che ha fatto del kitsch una ragione di vita. Sono gli anni degli uomini politici che promuovono programmi politici apparentemente “belli” ma inapplicabili nella realtà. Il kitsch appare oggi sempre più come una espressione dell’industria dello svago. Diverte, ma non va in profondità, non abbaglia, come la vera arte che accecando ci mostra la verità. Il kitsch introduce nella visione dell’uomo moderno un valore inquinante, corrosivo, mistificatorio, inautentico. È antiaccademico nell’essenza, non aspira a nulla di più che farsi feticcio di sé stesso, della propria etica “minima” e banale.

Il critico d’arte Gillo Dorfles (Trieste 1910 – Milano 2018), poco prima di morire a centotto anni meno un mese “sdoganò” il kitsch

Il kitsch si basa su quella che è stata definita la “preponderanza del finto”, il potere dell’artificio come semplice fuoco pirotecnico, non certo come funzione vitale. Incarna infine una delle espressioni più definitive e disturbanti della società dei consumi, massificata e senz’anima della quale rappresenta una specie di scoria estetica buttata nella grande discarica della modernità.

1 commento

  1. mi sfugge che cosa c’entrino i no-vax con il Kitsch;

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