LE PERLE DIMENTICATE DEL PROGRESSIVE ITALIANO

Le perle dimenticate del progressive italiano

Nel periodo della contestazione, che inizia nel 1968, si afferma la musica progressive. Questa musica poco orecchiabile, densa di contenuti e di sonorità ricercate, sembrò rappresentare al meglio l’irrequietudine del periodo.

Dal beat al progressive

Il progressive nasce come evoluzione della musica beat, sulla quale si innestano la lezione del rock psichedelico e alcune suggestioni derivanti dalla musica sinfonica.
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In italia i gruppi beat furono i più pronti a cavalcare queste nuove tendenze musicali provenienti da oltremanica. Non si limitarono a scopiazzare, ma riuscirono a fondere la musica prog con la tradizione melodica italiana dando origine a un genere a se stante, tanto ibrido quanto interessante.
Questo nuovo tipo di musica partorì interpreti che avrebbero raggiunto una notevole fama come la Premiata forneria Marconi, il Banco del mutuo soccorso, le Orme e i New Trolls, ma anche tanti gruppi minori che produssero musica eccellente.
È di questi che oggi vi vogliamo parlare.

Il Balletto di bronzo

Questo gruppo si forma a Napoli alla fine degli anni sessanta, inizialmente con il nome di Battitori Selvaggi. Comincia a farsi notare suonando musica beat nella base italiana della Nato.
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Il gruppo cambia poi nome in Il Balletto di Bronzo, ispirandosi al quadro Bronze Ballet, dipinto nel 1940 da Edward Wadsworth e conservato alla Tate Gallery di Londra. Nel 1969 realizza il singolo “Neve calda”, l’anno successivo esce il loro primo album “Sirio 2222”, considerato uno dei capolavori del progressive italiano anche se ancora a metà strada tra il pop con influenze psichedeliche degli anni sessanta e il rock progressivo degli anni successivi.

Tratto da questo album ascoltiamo il brano “Girotondo”, il quale si apre con chitarre che sanno di psichedelia hendrixiana a incorniciare un testo zeppo di nonsense e brevi interludi musicali che già fanno presagire il prog futuro.

Panna fredda

Gruppo romano formatosi negli anni sessanta con il nome di I Figli del Sole e più tardi I Vun Vun, dal nome di un celebre locale in cui si esibiscono spesso. Dopo i primi contatti con la casa discografica Vedette, il gruppo si riduce a un quartetto e assume il nome definitivo di Panna fredda.
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Nel 1970 i Panna fredda pubblicano due 45 giri: Delirio/Striscie rosse e Una luce accesa troverai / Vedo lei che hanno una buona programmazione radiofonica. Sempre in quell’anno registrano il loro album “Uno”, la cui uscita verrà continuamente rinviata fino al 1971. A quel punto il gruppo si è ormai sciolto. Il tastierista originale Giorgio Brandi entrerà poi nei Cugini di Campagna, con i quali farà una lunga carriera.

Tratto da “Uno” ascoltiamo il brano “La paura”, che inizia con una parte cantata dalla melodia classicheggiante alternata a un interludio basato su un intreccio chitarra e tastiere dalle tinte decisamente progressive.

Il Rovescio della medaglia

Il rovescio della medaglia si forma a Roma verso la fine del 1970, dallo scioglimento del gruppo beat I Lombrichi. Dopo aver provato numerosi cantanti, arriva Pino Ballarini e prende avvio la formazione tipo. Il loro primo successo è al Festival Pop di Viareggio nel 1971, e il gruppo diviene presto uno dei più famosi dal vivo in Italia nei primi anni settanta.
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Il primo album, La Bibbia, esce nel 1971: è fondamentalmente un ottimo disco hard rock con leggere influenze progressive. Il secondo, “Io come io”, esce un anno più tardi: rappresenta l’approdo definitivo a un progressive oscuro e disturbante venato di rock duro. L’album è complesso nella musica e molto ambizioso nei testi, che vogliono rifarsi in qualche modo al filosofo Friedrich Hegel.

Da questo lavoro ascoltiamo “Non io”, che inizia con un delicato arpeggio di chitarra acustica introduttivo a un cantato melodico e deciso, che alla fine lascia spazio a una cavalcata di chitarre distorte.

Garybaldi

Pier Niccolò “Bambi” Fossati, eccellente chitarrista, fonda I Gleemen a Genova intorno al 1965. Il complesso arriva a incidere il suo unico omonimo album nel 1970. Un buon disco rock, dominato dallo stile chitarristico selvaggio, ispirato da Hendrix, di Bambi.
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La formazione cambia nome in Garybaldi nel 1971, mantenendo inalterato il sound, salvo per l’introduzione di alcune concessioni alla musica prog di quegli anni. L’esordio discografico del nuovo gruppo avviene con il singolo “Marta Helmuth / Corri, corri, corri” del 1971. “Nuda”, un anno più tardi, è un album di hard progressive già maturo del quale balza agli occhi la splendida copertina, una delle più belle del rock italiano, realizzata dal bravissimo Guido Crepax, che disegna anche i fumetti all’interno del libretto, con dialoghi che si rifanno ai testi delle canzoni.

Ascoltiamo “Il giardino del re”, che dopo un introduzione liquida e trasognata in stile Pink Floyd vira verso una sezione centrale dalle ritmiche tese e dalle chitarre distorte.

Alphataurus

Gruppo milanese fondato nel 1970, gli Alphataurus sono una delle tante meteore che improvvisamente ebbero un contratto discografico, realizzarono un album e poi scomparvero nel nulla.
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Dopo la partecipazione ad alcuni importanti concerti nel 1972, il gruppo viene contattato da Vittorio De Scalzi dei New Trolls, che propone loro la registrazione di un disco per la sua nuova etichetta, la Magma. Il loro unico lavoro, chiamato semplicemente Alphataurus e primo album per la neonata etichetta, è un capolavoro, così ben costruito che sembra impossibile che sia stato realizzato da un gruppo di musicisti sconosciuti.

Alphataurus è un concept album che parla della ricerca della stabilità emotiva, di punti fermi a cui aggrapparsi quando gli eventi negativi travolgono le persone. Purtroppo il gruppo si sciolse durante la preparazione del secondo album. Ascoltiamo “Peccato d’orgoglio”, uno dei pezzi di spicco dell’album che è un piccolo e compiuto capolavoro progressive.

Metamorfosi

Il gruppo dei Metamorfosi nasce a Roma nel 1969, quando il cantante siciliano Jimmy Spitaleri si unisce ai musicisti dei Frammenti, un gruppo specializzato nelle “messe beat” tipiche di quegli anni.
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Il loro primo album del 1972, “…e fu il sesto giorno”, contiene già gli elementi che caratterizzeranno la musica del gruppo: la voce quasi operistica di Jimmy Spitaleri in grande evidenza e lo stile classicheggiante del tastierista Enrico Olivieri, ma l’opera risente ancora troppo delle influenze tardobeat che verranno superate solo nel successivo “Inferno”.

Con “Inferno” i Metamorfosi creano il loro capolavoro, uno di quei dischi che ogni appassionato di prog italiano dovrebbe possedere. Da “Inferno” ascoltiamo “Caronte”, granitico paradigma di quel progressive duro e puro che caratterizza il suono di questo gruppo.

Museo Rosenbach

Il gruppo, inizialmente chiamato Inaugurazione Museo Rosenbach, nacque intorno al 1971 dalla fusione di due complessi sanremesi della fine degli anni sessanta: La Quinta Strada e Il Sistema. Nel 1972 lavorano ai brani che appariranno sul loro primo album: “Zarathustra”, pubblicato l’anno dopo dalla Ricordi. Album generalmente considerato uno dei capolavori del progressive italiano.
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Eppure Museo Rosenbach non ebbe successo all’epoca, anche a causa dell’accusa di inclinazioni politiche di destra dovuta alla copertina tutta nera con l’immagine del busto di Mussolini nel collage della copertina e i testi ispirati a Nietzsche, filosofo all’epoca ancora frainteso, che penalizzò la diffusione dell’album. Il Museo Rosenbach ha avuto una breve esistenza, sciogliendosi subito dopo l’uscita dell’album e dopo alcuni buoni concerti nell’estate del 1973.

Il batterista del gruppo, Giancarlo Golzi, riscuoterà un grande successo commerciale con il suo gruppo successivo, Matia Bazar. Ascoltiamo il brano “Il superuomo”, potente mini-suite pervasa dallo spirito dei tempi.

Il Volo

Un supergruppo fondato nel 1974, su iniziativa di Mogol e della Numero Uno come evoluzione della Formula 3, è composto da Alberto Radius e Mario Lavezzi alle chitarre e voce, Vince Tempera e Gabriele Lorenzi alle tastiere, Bob Callero al basso e Gianni Dall’Aglio alla batteria.
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Quando esce il primo album eponimo nel maggio del 1974 molti storcono il naso. La musica sembra priva di elementi d’avanguardia, in fondo si tratta solo di canzonette rivestite da sonorità complesse e imbellite da arrangiamenti supersofisticati.

E invece Il Volo sta reinventando il pop italiano con un approccio ipertecnico che fa sembrare semplice anche ciò che non lo è affatto. Ascoltiamo “Come una zanzara”, stralunata composizione di Mario Lavezzi con il testo del grande Mogol.

Maxophone

I milanesi Maxophone si formano nel 1973. Una formazione a sei con un ensamble inconsueto per varietà di strumenti (flauto, clarinetto, sax e corno francese e vibrafono tra gli altri). Ciò è possibile per via degli approfonditi studi musicali che accomunano tutti i componenti.
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Un gruppo di grandi talenti dalle eccellenti qualità che realizza nel 1975 il loro album omonimo, il quale arriva forse troppo tardi per competere con quelli dei più importanti gruppi italiani del genere, e passa senza destare grande interesse.

In realtà Maxophone, realizzato dalla Produttori Associati, è un album meraviglioso, pieno di atmosfere da sogno ed elaborati arrangiamenti di fiati, con ottime parti vocali in stile Genesis. Ascoltiamo “C’è un paese al mondo”, dalla elegante introduzione pianistica che subito cede il passo a poderose chitarre elettriche che si lanciano in un tripudio di scale.

Libra

Tecnicamente straordinari, i Libra sono stati gli unici musicisti italiani a registrare dischi per la prestigiosa etichetta americana Tamla Motown (quella di Stevie Wonder e Michael Jackson). Nascono a Roma alla fine del 1973 su iniziativa di musicisti che hanno fatto parte di gruppi storici e di culto della scena capitolina.
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Dopo aver collaborato con Gianni Morandi nello spettacolo “Jacopone”, alla fine del 1974 i Libra ottengono un contratto con la Ricordi e incidono il loro primo album: “Musica e parole”, pubblicato l’anno successivo.

Il disco, che vive su un alternanza quasi perfetta tra momenti acustici ed episodi ritmati, si fa notare per la chiara ispirazione americana e la matrice funky di diverse composizioni. Ascoltiamo “Nato oggi”, delicata ballata che ricorda certe atmosfere della prima Pfm.

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