PERCHÉ HANNO BRUCIATO ASTERIX? – POSTA

PERCHÉ HANNO BRUCIATO ASTERIX? – POSTA

Asterix è un bianco colonialista

Caro Direttore,
un certo numero di scuole canadesi ha messo materialmente al rogo l’albo di “Asterix in America” e altri fumetti francofoni dove si parla di pellirosse, oltre a molti libri di vario genere.
Che senso ha tutto ciò?
Vanessa

PERCHÉ HANNO BRUCIATO ASTERIX? - POSTA

Gentile Vanessa,
un’ideologia totalitaria ritiene che il mondo inizi “veramente” solo dal momento in cui questa si impone: la cultura precedente va eliminata per evitare che qualcuno vi possa prendere cattivo esempio.
In occidente siamo stati fortunati perché qui è nata la filosofia, la prima forma di pensiero che ha cercato di spiegare il mondo senza mettere al centro qualche dio. Un pensiero che dalla Grecia si è irradiato nel resto dell’Europa e oltre.
La cultura filosofica era alla base anche degli studi dei primi intellettuali cristiani: questo ha fatto sì che abbiano reinterpretato i “sacri testi” in chiave occidentale persino nei passaggi più belluini di un’opera primitiva come la Bibbia. L’antica cultura è stata quindi conservata per rispetto della sua grandezza, benché in contrasto con lo spirito cristiano. Questo le ha permesso di riguadagnare terreno nel corso dei secoli, fino a tornare a imporsi in occidente.
La cancel culture degli ultimi anni è consapevole di tale “pericolo”, per questo vuole distruggere, eliminare, cancellare (appunto) il passato per impedire il recupero degli strumenti intellettuali che possano contrastarla.
Vorrebbe fare come l’islamismo, che, diversamente dal cristanesimo, si è guardato bene dal conservare qualcosa, pur essendosi diffuso in vasti territori all’epoca profondamente permeati dalla cultura classica come il Medioriente e il Nordafrica (non fanno testo i pochi filosofi che in genere facevano parte di gruppi considerati semieretici dal sunnitismo ufficiale).
Nel caso specifico a cui lei accenna, la cancel culture non vuole che i lettori moderni sappiano come venivano descritti i nativi americani, soprattutto in opere notevoli come quella di Goscinny e Uderzo, perché considerate in contrasto con la santificazione delle minoranze.
Del resto i fumetti di Asterix, appartenendo al genere letterario della satira sociale, sono facilmente attaccabili se si prendono per veri i suoi elementi paradossali.
Una volta eliminate le opere del passato, le nuove generazioni potranno essere facilmente indottrinate al nuovo “culto delle minoranze”, o supposte tali, viste come il bene assoluto, contro le maggioranze, qualunque cosa significhi oggi questo concetto, viste come il male assoluto. Un pensiero di tipo religioso, perché irrazionale, che si afferma sempre di più.
Quello che nel mio piccolo posso fare per contrastare l’avvento dei fanatici lo faccio nel gruppetto di facebook Politicamente Scorretto (clicca qui per saperne di più) e con il Partito occidentale, che, se qualcuno si decidesse a versare il benedetto milioncino per l’avviamento, fonderei subito.

 

Love and rockets è solo disegni e distintivo

Love and rockets è considerata una delle migliori serie degli anni ottanta e novanta. Sinceramente leggendola l’ho trovata buona, ma non eccezionale.
Direttore, quali sono le caratteristiche che la rendono un capolavoro? E, in generale, nel fumetto cos’è che rende tale un capolavoro?
Jason

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Gentile Jason,
Love and rockets colpisce per gli incredibili disegni di Jaime Hernandez, che sembrano la versione elegante, “alternativa” e artistica dei fumetti di Archie realizzati da Dan De Carlo. Purtroppo i testi, dello stesso disegnatore, sono inconsistenti. Ma in Italia tra le cosiddette riviste d’autore vigeva il principio che i testi non avevano molta importanza (anche per questo hanno chiuso tutte), quindi si valutava un’opera per i disegni, che almeno, in questo caso, erano davvero splendidi.
Io credo che un capolavoro per essere tale non debba avere caratteristiche tipiche, e quindi elencabili (contrariamente a quanto afferma un articolo dello stesso Giornale POP: clicca qui). Un capolavoro, per me, si discosta da quello è stato pubblicato fino a quel momento.
Watchmen di Alan Moore, per esempio, è un capolavoro perché è uscito quando non c’era niente di simile sui supereroi. Se fosse stato realizzato oggi, quando tutti scrivono così (o tentano di farlo), lo considererei molto meno interessante. Come del resto aveva fatto notare a suo tempo lo stesso Moore, ironizzando sul fatto che la linea Vertigo della Dc Comics fosse stata realizzata con l’obiettivo di imitare le sue vecchie opere.
Quindi, per farla breve, il vero capolavoro si discosta da ciò che va per la maggiore in quel momento.
O, in senso meno restrittivo, sono capolavori le opere di un autore che ha uno stile proprio, che non imita gli altri.
Oppure, per essere ancora meno restrittivi, qualsiasi opera coinvolgente è un capolavoro.

 

Gordon dei Nomadi

Gentile direttore,
perchè i Nomadi nella canzone Gordon dipingono Flash Gordon come un pazzo?
Andrea

PERCHÉ HANNO BRUCIATO ASTERIX? - POSTA

Gentile Andrea,
la canzone dei Nomadi dedicata per così dire a Flash Gordon (all’epoca ancora noto in Italia semplicemente come Gordon) è di ardua comprensione.
Ascoltiamo il brano dei Nomadi su YouTube cliccando qui.

Leggiamo, quindi, con attenzione il testo.

Ritorna al tuo pianeta Mongo
Torna al tuo sole Gordon
Non vagare per universi bui
Di una falsa coscienza
Non andare nel freddo
Di un niente che speranza
Più non ha.

Hai staccato il tuo segnale
Che ti legava alla Terra
Ti sei levato dalla rotta
Dell’astronave guida
Credi di poter andare da solo
Nel vero al di là.

Per i pazzi non c’è più pace
E tu sei pazzo Gordon
Dentro il freddo non c’è vita
E tu sei morto Mongo
Un fantasma opalescente
Maledetto nel ricordo della sua gente.

Le dico la mia intepretazione senza essere sicuro della sua esattezza.
L’anno in cui è stata scritta la canzone, il 1975, è cruciale per la diffusione della droga in Italia, in particolare dell’eroina.
Per me i Nomadi vogliono dire che Gordon, nome metaforico che indicherebbe un drogato, avrà pure avuto i suoi buoni motivi per lasciare il pianeta Terra, ma, d’altra parte, il suo viaggio verso il pianeta Mongo (la droga) è illusorio: “Dentro il freddo non c’è vita”.

 

L’eclissi di Guido Martina

Buongiorno,
io vorrei saperne di più sulla questione della redazione di Topolino che remava contro Guido Martina.
Marco

Gentile Marco,
parlando con i redattori arrivati a Topolino negli anni settanta e ottanta ho notato che non c’era tra loro una grande devozione verso Guido Martina, che invece io, come lettore, idolatravo. Mi hanno parlato di sue “distrazioni” nelle sceneggiature e di altri aspetti non positivi. Tanto che, se non ho capito male, ci sarebbero numerose sue sceneggiature mai disegnate.
Una volta convinsi il direttore generale della Walt Disney dell’epoca, che conoscevo da quando ero ragazzino, di istituire un premio dedicato a Guido Martina, ma questa idea non raccolse molti consensi e non se ne fece niente.

 

Concorso di soggetti

Gentile direttore,
potrebbe essere una buona idea se un editore, per esempio la Bonelli o la Panini, facesse un concorso per chiedere ai lettori di scrivere un soggetto su un personaggio dei fumetti dell’editore e poi pubblicasse il soggetto vincitore come fumetto?
Michele

Gentile Michele,
Sergio Bonelli aveva paura di usare il soggetto di uno sconosciuto: “E se fosse preso da una fiction brasiliana?”, diceva.
Per questo si rivolgeva solo agli sceneggiatori già noti nell’ambiente, confidando nella loro professionalità.

 

Rilanciare il teatro

Caro Direttore,
vedo che vi chiedete come si potrebbe rilanciare il fumetto tra i giovani, io mi chiedo come si possa fargli conoscere il teatro.
Giuditta

Gentile Giuditta,
non so quanto servirebbe, dato che il teatro in Europa mi sembra moribondo a livello creativo, diversamente da quanto accade in America, dove è ben vivo, anche se con musical e commedie considerate pacchiane da noi.
Comunque l’unico modo possibile per affezionare le persone è, ovviamente, presentargli il teatro prima possibile.
I bambini delle scuole elementari, o come si chiamano oggi, potrebbero essere portati a vedere opere allegre e semplici come “Arlecchino servitore di due padroni” di Carlo Goldoni. Dopo la lettura del testo spiegato dall’insegnante, potrebbero apprezzare anche un’opera più matura come “Il barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini.
A me alle elementari, invece, non avevano portato a vedere nessuna opera teatrale. Nel cineteatro parocchiale, in prima elementare, ci hanno fatto vedere solo il film Mary Poppins, che oltre a essere per la mia mente di allora quasi incomprensibile, mi pareva adatto solo a donne ed “effeminati” (già ero una bestia).
A teatro mi ci hanno portato una sola volta al liceo per vedere un’incomprensibile opera con risvolti omosessuali incentrata su Proust (o almeno così credo di ricordare), che ha instillato in tutti noi studenti presenti un odio inenarrabile per tutto ciò che ha a che fare con il teatro. Io stesso ho letto tutte le tragedie greche; le opere di Shakespeare, Moliere, Goldoni eccetera, ma ben poco ho visto di queste a teatro.
Sarebbe stato molto diverso, credo, se alle medie o alle superiori mi avessero portato a vedere “La locandiera” di Goldoni, sia perché è una storia per eterosessuali (scherzo) sia perché è comprensibile. Salvo per i critici, che scambiano la protagonista per una campionessa del femminismo contro i maschi, mentre è solo la campionessa della borghesia contro la nobiltà decaduta del tempo.
A teatro bisogna andarci sin da piccoli anche perché la recitazione con il tempo diventa uno scoglio insuperabile. Guardando i film ci abituiamo a una recitazione naturalistica, mentre a teatro gli attori, per essere intesi fino alle ultime file, gesticolano in maniera enfatica e usano una voce molto impostata (basti pensare alle parodie di Vittorio Gassman).
Questa estate ho visto un’opera teatrale all’aperto in una località turistica, per la precisione “La congiura di Fiesco a Genova” di Friedrich Schiller. Il fatto che gli attori fossero microfonati non li ha fatti recedere dall’uso della voce impostata necessaria nel chiuso del teatro, con effetti a volte quasi comici.

 

Sauro Pennacchioli

 

 

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2 commenti

  1. Le fotografie sui vecchi documenti sono esilaranti 🙂

  2. Nella foto della vecchia patente hai una certa somiglianza con Jerry Lewis giovane… !

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