PERCHÉ GIAN LUIGI BONELLI NON ERA EDITORE – LA POSTA

PERCHÉ GIAN LUIGI BONELLI NON ERA EDITORE – LA POSTA

Gian Luigi Bonelli editore mancato

Caro Direttore,
non ho mai capito perché Gian Luigi Bonelli, il creatore di Tex, non fosse l’editore dell’azienda che porta il suo nome.
Filippo

PERCHÉ GIAN LUIGI BONELLI NON ERA EDITORE - LA POSTA

Gentile Filippo,
all’inizio degli anni quaranta Gian Luigi Bonelli è l’editore del settimanale Audace, che ha avuto in gestione dopo un complicato rimpallo tra Lotario Vecchi e Arnoldo Mondadori, i due precedenti editori.
Durante la guerra Gian Luigi Bonelli scappa in Svizzera come molti italiani e al ritorno si separa dalla moglie Tea Bertasi, alla quale lascia tutta la titolarità della casa editrice (che prima condividevano). Di fatto la casa editrice non è più attiva a causa della guerra, quindi si tratta di un “regalo” quasi simbolico.
Gian Luigi Bonelli parte poi per Genova, dove cerca di combinare qualcosa con l’improvvisato editore locale Giovanni De Leo. La nuova casa editrice non funziona e Bonelli torna a Milano con la nuova compagna genovese per collaborare con Tea Bertasi, ora sua datrice di lavoro. Sia pure stentatamente è riuscita a riavviare la casa editrice, ma le manca un autore di punta.
Gian Luigi Bonelli inizia a lavorare ad alcuni nuovi personaggi, che come al solito hanno scarso successo e chiudono dopo poco tempo. L’unico a non chiudere, ma che, anzi, negli anni continua ad aumentare le vendite è Tex. Diventando, alla fine, il maggiore successo editoriale del fumetto italiano.
In tempi recenti il nome alla casa editrice lo dà Sergio Bonelli (prima ne aveva vari per ragioni fiscali), in quanto figlio di Tea Bertasi, non in quanto figlio di Gian Luigi Bonelli.

 

Le donne nel fumetto

Caro Direttore,
non le pare che le donne siano discriminate nel mondo del fumetto?
Lucia

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Angela Giussani


No, gentile Lucia,
oggi ci sono molti più autori che autrici solo perché una volta le donne erano poco interessate a lavorare nel campo del fumetto. Adesso che ce ne sono di più cominciano a essere rappresentate nel settore.
Tra l’altro, come spiegavo nella risposta alla lettera sopra, la Bonelli in pratica è stata fondata e condotta da una donna: Tea Bertasi.
Lo stesso vale per l’Astorina, che pubblica Diabolik. Fondata da Angela Giussani, dopo aver imparato il mestiere dal marito Gino Sansoni, un pasticcione creativo che non aveva mai realizzato pubblicazioni durature.
E questo succedeva molti decenni fa, quando le difficoltà per le donne esistevano davvero: quindi basta piangersi addosso.

 

Il nuovo Superman di Miller e Romita

Caro Direttore,
ho letto molte critiche negative riguardo “Superman anno uno”, eppure a me è piaciuto.
Elena

PERCHÉ GIAN LUIGI BONELLI NON ERA EDITORE - LA POSTA

Gentile Elena,
anche a me è piaciuto, benché fossi prevenuto nei confronti dei testi di Frank Miller, che negli ultimi anni non hanno fatto altro che declinare. Così pure per i disegni di John Romita Jr, che in effetti non ho trovato superlativi nemmeno in questa occasione, benché narrino perfettamente la storia.
“Superman anno uno” è una bella cavalcata tra l’adolescenza di Clark Kent, la parentesi nell’esercito americano (che mi pare non fosse mai stata accennata prima), il rapporto con le sirene (questo già documentato) e gli inizi giornalistici.
Si potrebbero criticare molti aspetti (per esempio, tutta la vicenda sottomarina annoia abbastanza), ma quello che conta è la resa generale.
Ora una domanda la faccio io. Avendo letto l’edizione in volume, mi chiedo quale formato avesse l’edizione originale dei comic book dato che le tavole sono piuttosto quadrate.

 

Donne d’altri tempi

Le donne di Floyd Gottfredson nelle storie di Topolino somigliano troppo a quelle di Alex Raymond in Rip Kirby. C’è stato un contatto tra i due?
Cosimo

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Sì, gentile Cosimo,
un contatto epocale: Gottfredson e Raymond disegnavano entrambi negli anni trenta-quaranta, riprendendo le mode e i tipi femminili dalle riviste e dal cinema.

 

Scrittori amati in epoca fascista e fumetti

Gentile Direttore,
vorrei scrivere la tesi di laurea sui riferimenti culturali del fumetto avventuroso italiano degli anni trenta, potendo godere della ricca collezione di mio nonno. Da cosa mi consiglia di partire?
Eloisa

Joseph Conrad

 

Gentile Eloisa,
glielo sconsiglio, costerebbe troppa fatica anche a un vero appassionato di fumetti.
Per quanto riguarda i disegnatori si può facilmente ricondurli soprattutto all’influenza di Alex Raymond, di cui in quegli anni L’Avventuroso presentava Flash Gordon.
Mentre per i testi degli sceneggiatori italiani occorre prendersi il tempo necessario per andare a leggere, oltre ai fumetti americani del periodo, scrittori di romanzi come Joseph Conrad, Jack London e il più popolare Zane Gray.

Questi e altri scrittori, con i loro personaggi permeati da un superomismo romantico (quindi introverso), avevano influenzato gli intellettuali fascisti e la cultura italiana in generale.
Non solo i fumetti avventurosi italiani degli anni trenta, ma anche personaggi successivi apparentemente molto diversi tra loro, come Tex e Corto Maltese, provengono da lì.

 

In ricordo del console Antonio Verde

Caro Direttore,
quando il fumetto smetterà di essere considerato un prodotto per sottosviluppati mentali?
Flavia

Gentile Flavia,
proprio in questi giorni a causa del Covid è venuto a mancare Antonio Verde. 60 anni. Era stato console a Los Angeles fino a due anni fa, mentre recentemente era stato trasferito nella sede politicamente ben più calda del Cairo.
Antonio era iscritto ad alcuni dei nostri gruppi di facebook, come Fumettoso e Vecchi Fumetti, nei quali ogni tanto interveniva nei commenti. Spesso ci litigavo, lui ribatteva piuttosto risentito finché, diplomaticamente, si ritirava. 
Soprattutto mi chiamava in chat per fare lunghe discussioni sul fumetto, fin troppo lunghe per i miei gusti e per questo cercavo di liquidarlo appena possibile.
Da quel poco che mi diceva di sé avevo intuito che fosse nel corpo diplomatico, anche se non ero andato a informarmi su quale ruolo avesse di preciso.
L’ultima volta che si è fatto sentire, un paio di settimane fa, è stato per chiedermi dettagli sui lavori di mio fratello Gabriele, che si è messo a fare anche ritratti.
Tra gli iscritti di Fumettoso ci sono anche giudici, uno dei quali pure venuto a mancare un paio di anni fa, professori universitari, scrittori, medici eccetera. Alcuni con un nickname e altri, come Antonio Verde, con il loro nome autentico.
Questo per dire che se alcuni disprezzano il fumetto, molte persone, anche di un certo rilievo, sono di diverso avviso.

 

I passi falsi della Bonelli

Caro direttore,
tutte le previsioni che negli anni scorsi aveva fatto sulla Bonelli si sono rivelate esatte: le nuove serie a colori sono state dei flop, e le serie per bambini e per “intellettuali” pure.
Qualcuno ha recitato il mea culpa?
Teresa


Gentile Teresa,

semplicemente hanno detto che quelle iniziative non hanno avuto il successo sperato perché il mercato editoriale odierno è in contrazione.
In realtà, quelle iniziative sarebbero andate male anche quando il mercato era florido (come dimostrano numerosi precedenti).

 

Sauro Pennacchioli

 

 

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3 commenti

  1. e intanto il bonellide samuel stern è arrivato a 18 numeri, ha superato mercurio loi, 4 hoods, cani sciolti ecc

    • Ma Samuel Stern ha costi infinitamente inferiori a quelli Bonelli ( leggi alla voce ” pagamento autori” ).
      Riguardo alle donne bistrattate dal mondo del fumetto , non abbiamo citato tutte le autrici di manga , che fin dagli anni 70 hanno creato opere di un certo spessore e importanza .

      La percezione che si ha in Italia del fumetto è sempre stata molto ambigua: fin dagli anni 70 i media generalisti lo hanno sempre trattato o come spazzatura che rincretinisce i giovani, o ARTE degna di stare nei musei .
      La via di mezzo pare non esistere.

      • colpa della bonelli che strapaga gente come Recchioni, Mauro Uzzeo, Alessandro Bilotta che vogliono fare i fenomeni senza averne l’abilita. Samuel Stern invece è un buon artigianato. Niente meta fumetto, provocazioni, campagne politiche ma storie solide per quanto banali .

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