I PEGGGIORI CLONI DELLE TARTARUGHE NINJA

I PEGGGIORI CLONI DELLE TARTARUGHE NINJA

Gli animali antropomorfi esistono dall’alba dei tempi dell’animazione, tanto che un certo Walt Disney è riuscito a fondare un impero su un topo bipede. Passano gli anni, ma le cose, in sostanza, restano sempre uguali. Se un tizio ha fatto fortuna disegnando animali che si muovono su due gambe, questo vuol dire che altri non possono replicare la formula. Chi ha un’età tra i venticinque e i trentacinque anni è impossibile che non abbia mai sentito parlare delle Tartarughe Ninja, fenomeno di costume dalla portata globale esploso sul finire degli anni ottanta. Le Tartarughe sono l’esempio lampante di quanto detto. Attenzione: un conto è ricalcare mettendoci la farina della saccoccia tua, altro paio di maniche è cavalcare la scia sfruttando il talento creativo di altri. Detto papale papale, copiare senza vergogna. Fatto l’immancabile pippone, andiamo a buttare l’occhio sui peggio cloni delle Tartarughe Ninja.

USAGI YOJIMBO

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Usagi di Stan Sakai non è propriamente quello che potrebbe definirsi un copycat. Anzi. Effettivamente, nata nel ’84, la serie a fumetti viene ancora pubblicata, sviluppando nel corso degli anni una qualità sempre crescente. Al di là dell’aspetto caricaturale dei personaggi, sostanzialmente la saga, non priva di una violenza anche estrema e accurata storicamente, si ispira alla vita di Musashi Miyamoto, il grande spadaccino giapponese. Allora perché lo menziono qui? Senza aprire una digressione troppo lunga, tiro in mezzo Usagi Yojimbo per il semplice fatto che le Tartarughe Ninja sono collegate alla sua nascita: se l’opera tirata su a sputi e preghiere di Kevin Eastman e Peter Laird non avesse dato il via alla moda del fumetto indipendente, spingendo tanti autori a ispirarsi e ad auto-pubblicarsi, Usagi non avrebbe mai visto la luce.

I COWBUOI DELL’ALTOPIANO

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Andando avanti, ecco che iniziamo ad addentrarci nel sudicio sottobosco popolato di copie svogliate e svergognate. Questa serie, fondamentalmente, è di una ignoranza agghiacciante. In pratica, vediamo che a seguito dello schianto di un meteorite si crea una specie di microcosmo autonomo su un altopiano isolato. Qui gli animali, si evolvono fino a livello, come dire… semi-umano. Fondano una città e fondamentalmente progrediscono, arrivando a vivere in una specie di vecchio west parallelo. Ventisei episodi divisi in due stagioni probabilmente sono stati pure troppi per ‘sta vaccata (scusate il gioco di parole).

TIGERSHARKS

lil_tigersharks_by_lordmesa-d4933xiGli uomini pesce sono l’infelice risultato della commistione molesta di cose e robe. In sostanza, i creatori della serie sono gli stessi dei SilverHawks e dei più famosi Thundercats, circostanza che sulla carta avrebbe dovuto destinare questa serie di appena ventisei episodi a una sorte decisamente migliore. Quindi se tanto mi dà tanto, dov’è l’inghippo? Che la formula della “squadra eroica” stava inevitabilmente passando di moda. Perciò, venne fatta qualche “modifica” prendendo spunto un po’ qui e un po lì, tanto per renderla più in linea coi tempi. Peccato che poi andò in onda quasi in contemporanea con quella delle Tartarughe, perciò quasi nessuno se la filò manco di striscio e finì inevitabilmente giù per lo scarico.

EXTREME DINOSAURS

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Di questa serie non c’è molto da dire, salvo un paio di cose: 1) Che il bello è quello di essere una “copia di una copia”. 2) Che, praticamente, nel 1996 o giù di lì la Mattel cercava di sciorinare l’ennesima serie di giocattoli poco originali. Ergo, visto e considerato il periodo, decisero di ficcare ‘sti dinosauri negli episodi finali degli Street Sharks, in modo che trainassero la nuova serie. Alla fine ci sono riusciti? Beh… insomma. Gli Extreme Dinosaurs restano pur sempre un prodotto “copia e incolla”, con l’aggravante di essere mutuato da un altro prodotto copia e incolla a sua volta, ma c’è da dire che la serie animata andò avanti per un bel po’: una sola stagione, sì, ma composta da una cinquantina di episodi.

BATTLETOADS

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Va da sé che un prodotto di successo si trasformi inevitabilmente in un multi-franchise, perciò, dai fumetti ai cartoni, le Tartarughe invasero anche il settore videoludico con discreto successo. E ‘sto fatto ci porta direttamente all’ancora più inevitabile concetto del “dove mangiano tre possono mangiare in trentatré”. Ipso facto, ecco le Rane da Battaglia. Sostanzialmente, anche qui vale il discorso fatto prima. Solo una cosa: nel 1992 venne realizzato un cartone pilota per una ipotetica serie su Battletoads (scritto da nientemeno che David Wise, il capo sceneggiatore della serie animata del 1987 sulle Tartarughe). Peccato che a quanto pare schifò un po’ tutti, per questo fu l’unico episodio realizzato. Alla fine le Rane sono apparse in altri videogiochi prodotti fino a metà degli anni novanta, tra cui un crossover con Double Dragon,  ma da allora sono cadute nell’oblio.

STREET SHARKS

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Tornando al mondo dell’animazione, ecco un’altra idea “originalissima”: un gruppo di animali antropomorfi mutati, arroganti quanto basta, che fanno citazioni continue (ai limiti del ridicolo) verso la cultura pop del momento e che come hobby vanno a combattere il crimine che serpeggia fra le strade. Come detto, l’originalità pura. In ogni buon conto, questa era la formula, abbastanza semplice, che garantiva (più o meno) al secolo un discreto successo. Comunque sia, c’è da spezzare una lancia in favore degli Street Sharks. In fin dei conti, tra tutti i knock-off delle Tartarughe Ninja, loro e i Biker Mice sono quelli rivelatisi di maggior successo, godendo di una certa, nonché alquanto longeva, popolarità.

BIKER MICE

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Non c’è un molto da dire in merito, non ci allontaniamo più di tanto dalla “formula Tartaruga”. Al massimo, ai creatori di ‘ste pantegane in motoretta si può concedere il merito di essersi almeno sbattuti un pizzico. Per capirci, laddove il panorama tutto era esacerbato da mostrilli di vario genere, i Biker Mice non erano il consueto gruppo di tizi/animali geneticamente mutati. Infatti erano marziani, cioè letteralmente provenivano dal pianeta Marte: a quanto pare abitato da topi giganti antropomorfi. Trovatisi sulla Terra, ingaggiano la lotta contro i plutarchiani giunti anch’essi sul nostro pianeta, razza aliena causa della distruzione del loro mondo. Ah, c’erano pure le motorette come fulcro dello show, che conferivano quel tocco di tamarro in più che non guasta.

ROAD ROVERS

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Qui da noi questo assurdo cartone non è mai andato in onda ma, se proprio avete la curiosità, qualche episodio è possibile guardarlo sul tubo. In generale, la (discutibilissima) storia ruota attorno alle gesta e imprese di cinque cani che, di giorno, sono gli animali domestici dei leader mondiali. Di notte, invece, diventano una squadra di super potenti cani antropomorfi grazie agli esperimenti del genetista Dr. Shepherd o, come lo chiamano loro, Il Maestro. Due cose fantastiche di questo assurdo e pezzentissimo programma sono: 1) Il sesto membro della squadra, un rottweiler portato in giro con una camicia di forza su di un carrello a mano come Hannibal Lecter; 2) Il cattivo contro cui di norma combattono, il “Generale Parvo”. Parvo come Parvovirosi canina, malattia che uccide i cuccioli. A fronte di tutto questo, qualcuno doveva andarci giù pesante con certe sostanze illegali.

AVENGER PENGUINS

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Altra serie inedita in Italia ma facilmente recuperabile. Un bel po’ di tempo prima che Skipper, Kowalski, Rico e Soldato raggiungessero il successo, tre pinguini coraggiosi battevano le strade alla ricerca del male: gli Hell’s Penguins, un gruppo di pinguini motociclisti che hanno giurato di rendere sicure le strade di Big City. C’è da dire che sì, il cartone presenta molte analogie con le Tartarughe, però è voluto. Nel senso che, come opera, oltre che parodistica in generale, è anche molto meta-referenziale, finendo per assomigliare al primo ciclo a fumetti di Howard il Papero. In questo senso, oltre a parecchi programmi abbastanza popolari all’epoca, spesso e volentieri è proprio lo show delle Tartarughe a essere preso di mira, sottolineando le assurdità delle storie fino agli errori di animazione. Tutto sommato, bisogna ammettere che come copia questi pinguini non sono per nulla malvagi.

CHEETAHMEN

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Per concludere questa “hall of shame” di copioni, voglio tornare al discorso videogame. Siamo nel 1991, i videogiochi fra gli adolescenti sono ormai quanto di più popolare possa esserci, perciò sfondare nel settore automaticamente significa “successo” (leggi soldoni). A un certo punto, una software house chiamata Active Enterprises sviluppò e mise in commercio un prodotto denominato Action 52. Stiamo parlando di una cartuccia, inizialmente disponibile per il solo Nes, contenente cinquantadue giochi. Non voglio mettermi a sottolineare la pezzenteria di ognuno di essi, quello che c’interessa è proprio l’ultimo gioco sulla cartuccia: questo Cheetahmen, che nella testa di quel branco di gnu alcolizzati degli sviluppatori sarebbe dovuta essere “la risposta” al coin-op Teenage Mutant Ninja Turtles. Eh… come no. Sorvolando gli incredibili “slanci di originalità” che vedono tre leopardi esperti di arti marziali più il programmatore, un certo Franky Culodigomma (per la serie omen nomen), il gioco è riuscito a svilupparlo letteralmente col culo. Tra gli incredibili e tantissimi bug presenti, riuscì a inserire il “bug supremo”: arrivati a un certo punto, il codice presentava un errore che mandava tutto all’aceto rendendo impossibile completare il gioco. Bella, bellissima chiavica.

2 commenti

  1. […] il mercato diventando un fenomeno globale. Tanto che qualche tempo fa andammo a elencare i dieci peggio cloni delle Tartarughe. La loro incarnazione più famosa è la versione dello show televisivo del 1987, da cui fu tirata […]

  2. E ti sei scordato gli SWAT KATS, che erano carini e andavano in giro su un JET TRIMOTORE A DECOLLO CORTO E ATTERRAGGIO VERTICALE…

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