PAZIENZA È ZANARDI

PAZIENZA È ZANARDI

Al marchese De Sade, che in realtà era conte, piacevano i giochi erotici estremi. Questo lo rendeva ricattabile dalle prostitute che frequentava e gli apriva spesso le porte del carcere. Essendo un nobile, nell’ancien régime aveva diritto a un trattamento di favore in prigioni confortevoli. Era uno dei cinque o sei prigionieri della Bastiglia quando, nel 1789, il popolo parigino decise stranamente di iniziare la Rivoluzione da lì. Durante il confuso periodo rivoluzionario, in cui tutto era permesso, De Sade trovò un editore per pubblicare i suoi libri dal tenore trasgressivo dai quali deriva oggi il termine “sadismo”. De Sade, personalmente apolitico, in quanto ex detenuto della Bastiglia si ritrovò per caso eletto rappresentante di un quartiere parigino. Mentre la ghigliottina tagliava le teste, lui cercava di salvarne il più possibile. Con Napoleone si torna alla normalità e i libri di De Sade vengono sequestrati. Il “marchese” venne internato in un manicomio e lì rimase per tutta la vita. Non ci si trovava malissimo, perché non essendo pazzo gli facevano fare quello che voleva, compreso organizzare feste con la bella società che arrivava dall’esterno, ma sempre prigioniero restava. Ancora nel 1961, in Italia, venne condannata al rogo tutta la tiratura di un libro di De Sade pubblicato dall’editore Luigi Veronelli, futuro gastronomo.

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Se non fosse vissuto nei rivoluzionari anni settanta, Andrea Pazienza non avrebbe potuto realizzare le sue storie trasgressive, proprio come De Sade. Benché Pazienza venga ancora osannato e la sua opera sia pubblicata in volumi allegati ai più grandi quotidiani, oggi nessun autore oserebbe prendersi le stesse libertà. Le generazioni “post-rivoluzionarie” contestano il diritto a un artista di fare quello che vuole per evitare che possa essere di “cattivo esempio” per il “popolo”. Soprattutto per i “giovani”. E non pensate ai bambiniiiii?!… che si fottano, i bambini.

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Andrea Pazienza (1956-1988) è universalmente considerato un genio. Un autore da mettere accanto ai grandi artisti del Rinascimento, benché la sua opera frammentaria e di livello altalenante renda difficile un suo effettivo successo commerciale. Inoltre, lo rende lontano dalla sensibilità contemporanea lo stretto legame che aveva con la generazione del Movimento del 1977. La differenza tra il 1968 e il 1977 è che il primo movimento credeva in Marx, Lenin e Mao, mentre il secondo non credeva in niente. Il nichilismo di quel periodo rivoluzionario, dove il pessimismo di Nietzsche aveva sostituito l’ottimismo di Marx, è ben rappresentato dalle opere di Pazienza.

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Un aspetto stupefacente di Pazienza, oltre ai disegni bellissimi e di una modernità irraggiungibile, è la capacità di trasportare le parole di quegli anni nei dialoghi dei personaggi. Abituati all’estetica del brutto, con gli eroi dei fumetti che si danno un artefatto “voi” invece del comune “lei” (ci avete mai fatto caso leggendo Topolino o Tex?), la libertà di linguaggio di Pazienza è sconvolgente.

0152Uno sceneggiatore contemporaneo a Pazienza poteva pensare che, al massimo, sarebbe potuto diventare il secondo sceneggiatore più bravo d’Italia, perché il primo c’era già ed era semplicemente irraggiungibile. Forse era l’uso della droga, che lo porterà alla morte, a fargli raggiungere quei livelli. Sì, speriamo in uno strano caso di doping, noialtri mediocri. Anche Tiziano Sclavi, dopo avere scritto i primi numeri mostruosamente belli di Dylan Dog, appena ha posato il bicchiere è diventato uno sceneggiatore come gli altri. O anche meno degli altri. Ne ha parlato lui stesso in un libro autobiografico e ne parlo io nell’articolo su Dylan Dog e Jack lo Squartatore. Con questo non voglio dire che l’alterazione mentale porta alla genialità: anzi, quasi sempre impedisce di concentrarsi.

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Andrea Pazienza inizia a pubblicare nel 1977 su “Alter Alter”, la rivista gemella di “Linus”, con “Le straordinarie avventure di Pentothal”, nello stile ermetico di Moebius allora in voga. In seguito Pazienza capisce che realizzare fumetti solo con dei bei disegni, senza un vero racconto, lo farebbe sparire dal mercato nel giro di poco tempo. Così inizia a scrivere una storia più bella dell’altra, oltre a realizzare vignette sparse. È uno dei fondatori di “Cannibale”, la rivista del 1977 che si può definire in qualche modo rappresentante di quel movimento, come “Il Manifesto” lo era del ’68. Rivista con fumetti bellissimi, peraltro. L’anno dopo Pazienza fa parte della redazione del settimanale satirico “Il Male”, che per un certo perodo ha un grandissimo successo. Ma i giornali contenitori di vignette hanno poco senso e “Il Male” finisce per chiudere, lo stesso prima o poi accadrà anche al francese “Charlie Hebdo”. Nel 1980 è tra i cofondatori del mensile “Frigidaire”, una rivista più giornalistica che fumettistica, dedicata al pubblico snob post-settantasettino. Qui fa la comparsa Zanardi, il principale personaggio di Andrea Pazienza.

0016-scanededitbyaquilaIl primo episodio è “Giallo scolastico”, presentato originariamente in bianco e nero su “Frigidaire” n. 5 del 1981. Si svolge in una scuola dove tutti, dalla preside al bidello, sono la fotografia dei personaggi che coprivano quei ruoli. Se uno vuole capire come era la scuola italiana, niente meglio di questo fumetto glielo spiega.

Zanardi e i suoi amici hanno preso il gatto della preside per sventrarlo. Tema assolutamente improponibile nelle storie di oggi, dove si accetterebbe lo sventramento di un uomo vivo, mai quello di un pooooovero micio.

0019-scanededitbyaquila0020-scanededitbyaquilaZanardi vuole vendicarsi della preside che minaccia rappresaglie contro di lui, ma le cose prendono una brutta piega e la donna viene strozzota. Era il tempo del terrorismo, la vita umana non aveva molto significato. Come quella dei gatti, del resto.

Se “Giallo scolastico”, per i dialoghi assolutamente in sintonia con i personaggi e i tempi, è il capolavoro di Andrea Pazienza, “Notte di Carnevale” è un sogno colorato uscito nei numeri 18, 20 e 23 di “Frigidaire” del 1982.

0057-scanededitbyaquila0064-scanededitbyaquila0067-scanededitbyaquila0069Ogni rivoluzionario che si rispetti deve essere iconoclasta: in questo caso a essere presa di mira è la mamma. Anzi, a essere presa e basta.

La storia è stata pubblicata da “Comic Art” n. 28 del 1986. Perché Pazienza smette di pubblicare nella “sua” Frigidaire? La rivista era in crisi e non poteva pagarlo bene? Di certo l’ha fatto per soldi, facendo incazzare quelli di “Frigidaire”: senza Pazienza la rivista avrebbe perso altri lettori ancora. Forse è più comprensibile il fatto che la storia non esca su “Alter Alter”: dopo la fuoriuscita di Oreste Del Buono, la redazione di “Linus” era in mano alle femministe. Tra le donne e i religiosi osservanti, in certe questioni, non c’è differenza. Già Paulette di Wolinski e Pichard era stata cancellata a metà avventura da “Alter Alter” perché faceva vedere troppo la figa. Più recentemente, i fondamentalisti islamici hanno agito in maniera radicale uccidendo Wolinski insieme agli altri di Charlie. D’accordo, le femministe non ammazzano. Per ora.

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Dopo “Giallo scolastico”, Pazienza sfiora ancora il capolavoro con il personaggio di Zanardi nella storia “Cenerentola 1987” (numeri 29, 30 e 31 di “Comic Art” del 1987).

Anche qui, tutti i protagonisti e le comparse sono perfetti. Dobbiamo ripeterlo, è che Pazienza è un grande sia come disegnatore sia come sceneggiatore.

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Negli episodi di Zanardi ci sono anche intermezzi meno impegnativi, come “La logica del fast-food” (uscito su “Comic Art” n. 41 del 1988, l’anno della morte di Andrea Pazienza per overdose). C’è chi lo definisce un porno… perché, non ci sono dei porno scritti bene?

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Andrea Pazienza è stato un maestro di tante cose, dal disegno al linguaggio (quasi ai livelli di Totò). Purtroppo non ha lasciato eredi.

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3 commenti

  1. un altro centro di Sauro,c’è quella striscia di Pazienza,sogno ,quella dei diti spettinati, che è penetrata nel mio inconscio e ogni tanto ,quando vuole mi ritorna in mente ,a quel livello non più fumetto ,è magia

  2. Philippe. un giornalista francese che viveva a Roma, mi scruta soprapensiero e continuando a stringere i denti su quella povera sigaretta spenta mi bisbiglia: “Ritorno a Parigi. Ristrutturato, il Bataclan ha ritrovato la sua facciata originale. Trasformata per mesi in cappella ardente, place de la République è stata ripulita dai fiori e dalle candele che la ricoprivano. Non rimane più traccia della follia omicida dei terroristi. Ma queste tracce sono altrove, negli sguardi diffidenti, nella voce dell’altoparlante nella metropolitana che invita in continuazione in quattro lingue i parigini e i turisti a fare attenzione, nei sondaggi che danno Marine Le Pen al secondo turno delle elezioni presidenziali nel 2017″.
    Ah, il mondo non rimane sempre lo stesso, tutto cambia.”Già” mi fa mio cognato Luciano che da Parigi viceversa è appena rientrato:” ma sai che si è spsrsa la voce nei salotti intellettuali della Parigi montparnassiana che il tuo nome è in lizza per la legion d’onore?”
    Ehh, non lo sapevo, ma non mi meraviglio: Il fatto è che non riesco ad immaginare il motivo “.
    Che sia per la faccenda di Jacovitti? cioè che ho questa fissazione? oppure che ho la mania di Parigi? AHHh, già, quasi certamente perchè ho questa passione per Parigi e Jacovitti visti in una ottica unitaria.
    Però, la legion d’onore!!
    Ma poi che me ne farò???

  3. Il Bataclan, già… il concerto di Spring: mah?

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